In una casa di campagna
Serie: In una casa di campagna
- Episodio 1: In una casa di campagna
- Episodio 2: In una casa di campagna
- Episodio 3: In una casa di campagna
- Episodio 4: In una casa di campagna
- Episodio 5: In una casa di campagna
- Episodio 6: In una casa di campagna
- Episodio 7: In una casa di campagna
- Episodio 8: In una casa di campagna
- Episodio 9: In una casa di campagna
- Episodio 10: In una casa di campagna
- Episodio 1: In una casa di campagna
STAGIONE 1
STAGIONE 2
La compagnia si era ricomposta nella stanza del pianoforte, dov’erano soliti radunarsi dopo aver terminato il pasto serale. Albert si acquattò assieme a Olivia sul tappeto del salotto ad ascoltare i racconti della coppia che, completato l’elogio della Natura, ricordava le avventure vissute durante i loro innumerevoli viaggi. Lucy, seduta sulla poltrona vicino alla giornalista, ne studiava rapita i lineamenti.
«Raccontateci ancora di quando vi siete conosciuti,» chiese ai viaggiatori, e quelli tornarono con i ricordi ai caldi lidi di Zanzibar, dov’era sbocciato il loro amore. Era piacevole sentirli parlare; per Lucy, una gioia constatare quanto potente fosse il sentimento che li univa.
Olivia prese a rotolare sul tappeto, scontrandosi con Albert, fino a quando la madre le impose di fermarsi. Allora restò immobile a pancia all’aria, con gli occhi fissi sulle greche del soffitto stuccato a disegnare con la fantasia le immagini prese a prestito dai racconti dei Cartbridge. Il signor Fanti e Dexter Longville, che dopo cena si erano chiusi nello studio per consumare il solito bicchierino, raggiunsero gli altri in salotto a metà serata. Tutto ciò che Longville, amante dell’esotico e appassionato viaggiatore, benché solo sui libri, giudicava a portata delle sue conoscenze, cercava di confutarlo o comprovarlo con aneddoti ricavati dalle proprie letture. I suoi interventi interessavano tanto il signor Fanti, che prendeva spunto dalle parole di Longville per aggiungere nuove considerazioni, quanto infastidivano Lucy, la cui estasi risultava inevitabilmente corrotta. Ben presto i Cartbridge lasciarono che i due gentiluomini alimentassero i propri discorsi e si ritirarono in un’intimità fatta di sguardi complici e poche parole. Sorridevano, occasionalmente, ai commenti di Longville, come chi condivide un mistero che nessun uomo di città, per quanto istruito, sarà mai in grado di svelare. Quando le parole dei due oratori le vennero a noia, Lauren Cartbridge si chinò a giocare con Albert e Olly sul tappeto. Lucy li osservava, confinata sulla poltrona, accanto al fidanzato, e si prendeva la gonna fra le mani per stemperare la frustrazione.
«L’anno scorso,» pensava, «potevo ancora giocare con loro.»
Il pomeriggio successivo, poco dopo pranzo, Lucy lasciò di soppiatto la stanza del fidanzato per recarsi nella sua radura.
Pensieri incombenti come nuvole livide turbavano la giovane mentre, abbandonata sopra l’erba verde smeraldo, vagava con lo sguardo nell’azzurro del cielo. Tutto era sfumato nella sua mente quando pensava al futuro, la certezza un conforto che tardava a presentarsi. Eppure, se guardava avanti a sé negli anni, Lucy poteva raccontare punto per punto le tappe che avrebbe percorso dopo il matrimonio: lavoro, per il tempo necessario a sentirsi emancipata, una prole numerosa e, quando i figli le avessero sottratto troppe energie, ritirarsi a vita privata. Distesa nella radura sotto il sole d’estate, Lucy rivisitò le immagini di Lauren Cartbridge registrate la sera precedente. Ricordava le labbra di lei, vivaci, raccontare smaliziate le avventure di cui era stata protagonista, le spalle morbide e le braccia abbronzate accompagnare i movimenti repentini del corpo, quando si eccitava nel rievocarne le circostanze.
«Lauren Cartbridge è una donna meravigliosa; come ha fatto a diventare così?» si chiese Lucy, pensando alla madrina. La risposta era sempre la stessa: Lauren Cartbridge era dotata di qualità innate. Non immaginava, Lucy, che Lauren avrebbe potuto essere lei stessa, vent’anni prima, stesa sul prato di St. James’s Park e che erano state le decisioni prese negli anni a seguire a trasformarla nella donna che era.
«Lauren Cartbridge è libera di fare ciò che le piace,» pensò ancora, voltandosi di lato e spazzolando l’erba con la mano. «Anch’io, in fondo, lo sono,» si disse per rassicurarsi e chiuse gli occhi, vegliata dagli alberi.
Elisabeth annodava i fili di cotone facendoli scorrere sui ferri, rapidi. Seduta accanto a una finestra della stanza del pianoforte, percepiva le voci degli ospiti di Parkside e gli schiamazzi dei figli, provenienti dalla terrazza. Presto li avrebbe raggiunti, come esigevano le buone maniere e i suoi doveri di madre, ma ancora per qualche minuto sarebbe rimasta lì, sola, a godersi il tepore del pomeriggio. La luce le irradiava il vestito bianco facendola risplendere, i riccioli dorati come raggi di sole e il colletto di pizzo slacciato per il gran caldo.
Aveva raggiunto un’abilità ammirevole nel lavorare a maglia, la sua principale occupazione a Parkside, benché lei stessa lo considerasse un passatempo di poco conto. Il marito le aveva fatto notare più volte l’incongruenza che caratterizzava quel diletto, e lei per prima gli aveva dato ragione, considerato che mai a Londra le era venuto in mente di trascorrere il tempo a quel modo. Tuttavia, giunta in campagna, sentiva il bisogno di riprendere in mano i suoi ferri, sedersi accanto alla finestra e cominciare a lavorare. Era stata la signora Frazer, il primo anno di villeggiatura, a insegnarle come fare, e da allora Elisabeth non aveva più saputo smettere. All’inizio non riusciva a identificare le ragioni del suo comportamento: che fosse la Natura bucolica che circondava quel posto a dirottarla verso un’attività così tranquilla, oppure l’impossibilità di proseguire le occupazioni che normalmente svolgeva a Londra? La signora Frazer, interrogata in proposito, le aveva assicurato che la sua disposizione d’animo era del tutto normale: l’aria di campagna, secondo l’esperta domestica, quietava lo spirito.
A seguito di quella rivelazione, Elisabeth aveva cominciato a fare più attenzione ai propri comportamenti, notando come lì i suoi pensieri si facessero più schietti, perdendo l’aria sofisticata che avevano a Londra e le sue stesse membra le sembrassero più rilassate. A poco a poco, aveva risolto il mistero: era per non disturbare quella calma, quasi fosse un’entità sacra che regnava su Parkside, che lavorava a maglia in silenzio. Senza rendersene conto, la signora Fanti aveva stipulato con la casa di campagna un patto essenziale: silenzio in cambio di pace interiore.
Serie: In una casa di campagna
- Episodio 1: In una casa di campagna
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