In una casa di campagna
Serie: In una casa di campagna
- Episodio 1: In una casa di campagna
- Episodio 2: In una casa di campagna
- Episodio 3: In una casa di campagna
- Episodio 4: In una casa di campagna
- Episodio 5: In una casa di campagna
- Episodio 6: In una casa di campagna
- Episodio 7: In una casa di campagna
- Episodio 8: In una casa di campagna
- Episodio 9: In una casa di campagna
- Episodio 10: In una casa di campagna
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- Episodio 8: In una casa di campagna
STAGIONE 1
STAGIONE 2
La vettura signorile laccata di nero attraversava i dolci avvallamenti della campagna del Surrey alzando scie di polvere bianca al suo passaggio. All’interno, i viaggiatori, stipati come sardine chiuse in una scatola foderata di raso, sobbalzavano sui sedili ogniqualvolta le strette ruote inciampavano in una buca. «Smettila di venirmi addosso!» si lamentò Albert, allontanando con le braccia la sorella. «Lasciami stare!» protestò Olivia, che avrebbe volentieri evitato il contatto con il fratello e fin dalla partenza aveva tentato, i muscoli tesi e le dita aggrappate ai sedili, di mantenere uno spazio fra sé e il più piccolo della famiglia. Il proposito risultava impraticabile ora che, in prossimità dell’arrivo, le curve si susseguivano una dopo l’altra, così i due continuavano a battibeccare. «Mamma! Lo fa apposta!» gridò Olivia, dopo un nuovo assalto di Albert. «Hey!» si lamentò Lucy, la sorella maggiore, pigiata contro il finestrino.
Il signor Fanti, infastidito, fermò la vettura per consentire a Lucy e Olivia di scambiarsi di posto. Lucy, rassegnata, prese posto in mezzo ai due fratelli più piccoli, la visione della campagna preclusa e gli scossoni dovuti alle buche ancora più violenti.
«Hai avvisato Martin che i Cartbridge arriveranno a London Bridge e non a Charing Cross?» chiese il signor Fanti alla primogenita.
«Sì, papà,» rispose Lucy. «Spero che riesca a trovare la strada senza perdersi,» aggiunse, pensando al tragitto che separava Londra dalla residenza in campagna.
«Beh, sarebbe un miracolo!» sbottò Fanti, beffardo.
«Non è uno stupido, papà!» ribatté Lucy, il busto teso verso il guidatore. «E’ la prima volta che viene a Parkside!»
Il signor Fanti accantonò i dubbi sull’inettitudine del futuro genero e si dedicò alla guida della sua Wolseley Hornet nuova fiammante: l’aveva appena acquistata, direttamente dalla fabbrica di Birmingham, e per la prima volta ne saggiava le qualità in un viaggio così lungo e accidentato.
Ai lati della vettura, file di alberi caducifogli scorrevano rapide, lasciando spazio per lunghi tratti a scorci di vegetazione estiva. I campi coltivati si susseguivano per miglia segmentando il terreno ondulato fino alle colline. Olivia, accoccolata nella medesima posizione dalla quale Lucy aveva ammirato la sommità delle colline, indugiava con lo sguardo affascinato sui particolari vicini al margine della strada. Albert giochicchiava coi lacci dei pantaloni estivi buttando occasionalmente l’occhio verso la madre che, seduta a fianco del guidatore, scrutava composta la strada che rimaneva da percorrere.
Quando la vettura imboccò il viale alberato d’ingresso alla tenuta, il sole era ormai a picco nel cielo. I bambini fremevano per l’eccitazione e soltanto i richiami di Elisabeth e le braccia di Lucy, che con difficoltà li costringevano al loro posto, impedirono ai piccoli di precipitarsi fuori dalla macchina prima che arrestasse la corsa. Il signor Fanti frenò davanti al portone di ferro battuto, poggiò le scarpe lucidate di fresco sullo sterrato e spalancò le ante, constatando con soddisfazione che erano ben oliate. Olly e Albert, liberati dal giogo di Lucy, si lanciarono oltre il cancello, correndo lungo la porzione di viale che conduceva alla villa, l’uno al centro dell’acciottolato, l’altra radente la siepe che lo limitava sul lato destro, il palmo della mano a sfiorarne le foglie. Elisabeth li controllava guardando attraverso il parabrezza della macchina, il volto impreziosito da un involontario sorriso.
La vettura riprese la corsa e raggiunse il cortile assieme ai bambini. Ai piedi della scalinata che precedeva l’ingresso della villa, il signor Bayling e la signora Frazer, i custodi di Parkside, accolsero i proprietari sfoderando il loro migliore sorriso. Olly si fiondò subito fra le pieghe del grembiule della tata, voluminoso quanto il girovita della donna che l’indossava, mentre Albert, vergognoso, si fermò a metà strada fra la vettura e Bayling, indeciso sul da farsi. Si nascose dietro le gambe del padre e percorse assieme a lui la distanza che lo separava dal maggiordomo. Giunto a ridosso di Bayling lo fissò a lungo, mentre questi parlava con Fanti, come volesse assicurarsi che fosse davvero quello l’uomo con cui aveva tanto giocato l’anno precedente e non un servitore che gli somigliava.
Lucy, scesa dalla vettura, si soffermò a osservare le pendici del bosco, quindi affrettò il passo e raggiunse gli altri. Bayling e la signora Frazer si prodigarono nell’informare i nuovi arrivati degli avvenimenti accaduti durante i mesi della loro assenza. A stento trattenevano la gioia per l’arrivo dei padroni venuti da Londra: dopo un anno trascorso in solitudine, anche loro pregustavano un’estate di festeggiamenti. I bagagli furono scaricati dalla vettura e trasportati nelle stanze. Albert suscitò l’ilarità dei presenti quando, accantonata ogni inibizione nei confronti di Bayling, decise di aiutarlo e cercò di issarsi sulle piccole spalle una borsa dalle dimensioni spropositate. A Lucy, invece, Fanti consigliò di restare in terrazza assieme agli altri membri della famiglia ad ascoltare il resoconto prolungato della domestica. Lei però fremeva: voleva recarsi quanto prima nel bosco e assaporare il suo profumo umido, ritrovare le fronde di quegli alberi magici che sapevano celarla al resto del mondo.
Si era fatto mezzogiorno e i nuovi arrivati, dopo essersi rinfrescati, si recarono in sala da pranzo. La terrazza, gialla di sole, restò vuota e silenziosa, animata solo dai cinguettii degli uccellini e dal rumore delle fronde degli alberi che, di tanto in tanto, venivano scomposte da raffiche di vento improvvise. Parkside, appena scossa dall’arrivo dei villeggianti, sembrava essersi già ripresa i suoi spazi: la siepe che delimitava il giardino antistante la scalinata, adornata dai voli irregolari delle farfalle, la ghiaia bianca del cortile, scavata dal passaggio dell’automobile, il tavolino in ferro battuto che occupava il lato sinistro della terrazza, sulle cui decorazioni evaporava l’impronta da poco lasciata dal tocco dei proprietari.
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Sai cosa mi ha colpito? Che Parkside è il vero personaggio. La famiglia arriva, fa casino, e la casa li guarda, li sopporta, e appena si siedono a tavola si riprende tutto. Le farfalle sulla siepe, la ghiaia segnata dalle ruote, l’impronta delle dita sul tavolino che evapora. È un inizio che sa di estate lunga e di storie che devono ancora venire. Un inizio che promette bene.
Ciao Paolo,
questo incipit mi è piaciuto molto, soprattutto per l’ambientazione. Hai una scrittura matura, descrittiva che non risulta pesante. Le descrizioni si intrecciano bene alla narrazione e permettono di visualizzare facilmente ogni scena. Mi è piaciuta in particolare la cura con cui vengono raccontati i piccoli movimenti dei personaggi e l’ambiente che li circonda: sembra quasi di assistere alla scena attraverso una macchina da presa. Complimenti👏
Grazie
C’è davvero sostanza! La contestualizzazione storica è rigorosa, i dettagli tecnologici sono precisi e le dinamiche socio-culturali sono tipiche dell’epoca. Inoltre cattura con maestria un passaggio epocale, quello della vettura a motore. Mi è piaciuto tantissimo il fatto che nelle prime righe non sia evidente: la vettura laccata, le ruote strette e il raso potevano riferirsi a una carrozza. N’est pas? Per farla breve, attendo il seguito. Complimenti.
Grazie!
Ciao Paolo, un ottimo inizio. Mi piace come sei riuscito a caratterizzare la famiglia Fanti solo descrivendo un viaggio in macchina e l’arriva nella casa estiva. Casa che diventa un tutt’uno con i domestici che aspettano prendendo vita assieme ai personaggi. Ottimo anche l’aggancio tra la figlia Lucy e il bosco che immagino ci farà scoprire qualcosa nei prossimi capitoli.
Grazie
Mi è piaciuto molto il modo in cui la casa del racconto assume quasi il ruolo di personaggio (amo le storie che parlano di case). All’inizio è soltanto una destinazione, ma appena arrivano i Fanti comincia a riprendersi i suoi spazi, come se li avesse aspettati per tutto l’anno.
La tua scrittura ha un sapore molto classico ed è ricca di dettagli. E c’è qualcosa, soprattutto in Lucy e nel suo rapporto con il bosco, che mi fa pensare che dietro questa tranquilla estate di campagna ci sia parecchio altro. Una bella lettura. Aspetto il seguito.
Grazie, sei sempre molto gentile