
Le grotte purganti
Serie: In viaggio con l'angelo
- Episodio 1: La verde prateria dell’aldilà
- Episodio 2: Le grotte purganti
- Episodio 3: La casa dal tetto di foglie
- Episodio 4: L’albero di fico
- Episodio 5: Un demone animivoro
- Episodio 6: La terribile lotta tra Mikhael e Lucifero
- Episodio 7: La cometa dalla lunga coda di luce (ultimo episodio)
STAGIONE 1
Mentre l’angelo si apprestava ad entrare, io esitai un momento, ma sapevo di non potermi esimere da qualsiasi destinazione mi avesse assegnato quell’angelo, quindi rassegnato e fiducioso al tempo stesso entrai con lui in quella grotta buia e umida. C’erano tante piccole barche ferme sulla riva di quel sinistro fiume, e noi salimmo su una di quelle. L’angelo mi chiese di sedermi e così feci, mentre lui restò in piedi, si aggrappò a un filo che si allungava sulle nostre teste, fissato sotto il soffitto della grotta e tirandolo con le mani, la barca iniziò a muoversi verso l’interno di quell’oscura gola di rocce. Dopo un po’ di navigazione chiesi all’angelo: «Nathaniel, dove stiamo andando? Perché mi stai portando in questo luogo buio?»
E lui rispose: «Il Fiume Negro è l’unica strada possibile per passare oltre le montagne.»
Nathaniel continuava a tirare il filo con le mani per fare avanzare la barca, e continuammo così per un bel po’, fino a quando cominciammo a sentire dei lamenti di sofferenza che si facevano sempre più forti. A un tratto vedemmo sulla nostra destra una grande stanza aperta tra le rocce e dentro una folla di spiriti sofferenti. Dal suolo di quella stanza si generavano dei fuochi fatui che avvolgevano gli spiriti in vortici di fiamme, ma solo per qualche istante, dopodiché si spegnevano. Ogni volta che quei fuochi si accendevano, gli spiriti gridavano di dolore, ma appena si spegnevano, alcuni angeli si avvicinavano e si prendevano cura di loro, confortandoli e li aiutavano ad immergersi in una grande piscina che attingeva acqua dal fiume negro e poi in esso ritornava.
Quelle immagini mi avevano scosso, «cosa hanno fatto questi spiriti per meritare una tale punizione? Queste fiamme… è terribile tutto questo», dissi piangendo, mentre mi asciugavo le lacrime col dorso della mano. Sembrava un brutto sogno, avrei voluto svegliarmi e ritrovarmi nel letto di casa mia, ma così non era. I sogni sono fatti di vapore, d’immagini sfocate, di consapevolezza limitata, invece quelle circostanze avevano tutta la consistenza della realtà. Era tutto terribilmente vero e non si poteva tornare indietro. L’angelo vedendomi abbattuto si rivolse a me con tono amichevole e mi disse: «Smettila di piangere, Filippo; fatti coraggio e non avvilirti più. Hai lasciato il tuo corpo sulla terra ed ora sei in questo nuovo mondo, fattene una ragione. Stai soffrendo per aver lasciato i tuoi cari sulla Terra, ma in compenso, tra poco potrai abbracciare i tuoi cari che vivono in paradiso. Abbi pazienza e vedrai che presto saremo fuori di qui.»
Riprese tra le mani il filo guida e continuammo la navigazione sul bruno canale, andando oltre la stanza dei fuochi fatui. Le parole dell’angelo mi rassicurarono un po’ e mi ripresi da quel brutto momento di sconforto. Dopo avermi visto un po’ più sereno, l’angelo volle riprendere il discorso sospeso e disse: «Non è per punizione che quegli spiriti devono passare tra le fiamme, ma per grazia di Dio. I peccati germinano nelle anime degli spiriti come le erbe cattive germinano nella terra. L’uomo accorto, mentre è in vita sulla terra, vede sbocciare quelle radici maligne e le estirpa sul nascere; ma lo stolto tira avanti, e le lascia crescere dentro di sé senza avvedersene, finché irrobustiscono contro di lui, ottenebrandogli volontà e intelligenza. Il superbo diventa vanitoso e sprezzante, l’avaro si attacca in maniera smisurata ai beni. Ne accumula continuamente, senza mai goderne, l’invidioso guarda con occhio malevolo tutte le persone che hanno beni, qualità o vantaggi che lui non possiede. Un uomo invidioso prova astio, gioisce delle sconfitte delle persone invidiate e si rattrista per i loro successi. Il gozzovigliatore trova come unica via di piacere il cibo, e mangia continuamente, fino a deformare il suo corpo, a volte anche fino a farlo morire. Se il gozzovigliatore, per bramosia di piacere della gola deforma il suo aspetto esteriore, Il lussurioso, per bramosia di piacere della carne deforma la sua anima, abbandonandosi senza regole a desideri che spesso degenerano in lui in passioni infamanti. L’iracondo è prigioniero dei demoni e si arrabbia continuamente, a volte anche per cose futili. Bestemmia, ha desideri di distruzione e può anche arrivare ad uccidere per la sua ira incontrollabile. Come puoi capire da solo Filippo, gli uomini che hanno lasciato crescere dentro di sé questi mali, non possono entrare in paradiso se prima non vengono purificati col fuoco. Quelle radici del male possono essere eliminate solo col fuoco, che le brucia come legna secca». Ci fu un momento di silenzio, e mentre l’angelo continuava a tirare la corda e la barca avanzava, dondolando sul fiume, cominciai a chiedermi come mai non mi avesse lasciato nella stanza dei fuochi fatui. Non ero un peccatore sconsiderato, ma nemmeno un santo, e avevo anch’io i miei peccati da bruciare. Forse c’erano altre stanze delle sofferenze oppure altre difficoltà da superare, ma questo non potevo saperlo, e quindi pensai di chiederlo a lui, ma non ebbi il coraggio e preferii restarmene in silenzio ad aspettare. Sembrava non finire mai quel percorso su quel fiume fetido di zolfo, quando all’improvviso vidi Nathaniel accostarsi con la barca alla riva. Appena la barca urtò contro la proda, la ormeggiò e dopo aver preso la lanterna mi chiese di scendere e di continuare a seguirlo. Entrammo in un tunnel buio e stretto, a destra del fiume, che sembrava a tratti diventare obliquo e la mia unica consolazione era la presenza di Nathaniel con la sua lanterna che camminava davanti a me. Dopo aver camminato per lungo tempo, ci ritrovammo all’interno di una stanza grandissima. Era sorprendente, sembrava che una grande montagna fosse stata completamente svuotata del suo contenuto roccioso. In aderenza alla parete c’era un’immensa scala a chiocciola che girava tutt’intorno alla stanza e saliva verso l’alto, fino a raggiungere l’uscita situata in cima al monte. A guardarla bene, quell’apertura aveva la forma di un occhio con al centro una stella che sembrava una pupilla di fuoco. Da lassù, quell’occhio scrutatore sembrava osservare tutto ciò che stava dentro la stanza. Nathaniel mi spiegò che quel puntino luminoso si chiamava astro della speranza ed era fisso nel cielo a indicare l’uscita dalle grotte purganti. Era un astro luminoso, molto simile alla nostra luna, ma molto
più brillante e fermo in quel punto del cielo. La stanza era illuminata da un gran numero di fiaccole, una ogni quattro gradini, che seguendo la circolarità delle scale, giravano intorno alla stanza, come i bracci della Via Lattea. Mi ero fermato a mirare quello spettacolo di fiaccole, sedendomi sul primo gradino della scalinata, «perché ti sei fermato?», mi domandò Nathaniel, «c’è ancora tanta strada da fare.»
«Sono troppe scale da salire. Abbiamo camminato tanto e ora sono molto stanco. Vorrei riposare un po’ prima di cominciare la salita», dissi.
«Non è consentito riposare qui!» esclamò Nathaniel in tono secco, «in questa stanza purifichiamo il peccato di accidia, e ogni volta che ti fermerai sulle scale per riposare sarai
costretto a rifarle daccapo, partendo di nuovo dal primo gradino.»
«Cosa?!… ma ci sono delle regole assurde qui!», obiettai, «Sono stanco e voglio riposarmi», dissi.
Detto fatto, mi sedetti a riposare le mie gambe stanche. A quel punto, Nathaniel non disse nulla, si voltò e cominciò a salire le scale senza di me.
«Dove vai, angelo, mi lasci solo?», dissi rizzandomi in piedi.
«Proseguo da solo», rispose, «tra non molto passerà un altro angelo e continuerai con lui». Quando lo vidi allontanarsi, capii che stava dicendo sul serio e corsi verso di lui raggiungendolo. Mi ero abituato a lui e con un altro angelo non sapevo come mi sarei trovato.
«Nathaniel, ora che ci penso quando mi hai parlato dei peccati, non mi hai parlato dell’accidia.
L’accidia è la pigrizia vero?»
«La si chiama così quando la si vuole simpatizzare e sminuirne il potere logorante dello spirito. L’accidia è l’anestesia del diavolo, che toglie dal cuore dell’uomo ogni interesse e ogni voglia. Il diavolo inietta questo veleno dentro l’anima, perché uno spirito svogliato e indolente non prega più, non spera più, e non ha più la forza di fare nulla. Lentamente il cuore di un accidioso diventa vuoto e senza più desideri. Non ti avevo parlato prima di questo male, perché non può essere guarito con i fuochi fatui, ma solo con la fatica. Ecco, questa è l’ultima stanza delle grotte purganti, tutti gli spiriti dovranno passarvi e dovranno salire 144.000 gradini, prima di vedere la luce di fuori. Ovviamente chi nella vita terrena si è lasciato schiavizzare dall’accidia dovrà soffrire molto a oltrepassare questa stanza, e guarderà l’astro della speranza come una meta irraggiungibile», rispose Nathaniel.
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- Episodio 6: La terribile lotta tra Mikhael e Lucifero
- Episodio 7: La cometa dalla lunga coda di luce (ultimo episodio)
I 144.000 gradini avevano incuriosito anche me e sono stata contenta di aver trovato risposta nel commento qui sotto. Come detto da Filippo, nessun uomo è esente dal peccato seppur in forma lieve. La prima purificazione, quella dall’accidia, sembra essere ottenuta con il raggiungimento dell’agognata cima della scalinata
Avevo intuito cge non poteva essere un numero a caso. Mi incuriosiva sapere il motivo. Grazie per la spiegazione.
Avvincente anche questo secondo episodio. Interessante la definizione dei peccati. Una domanda: perche´ 144.000 gradini?
Ciao M. Luisa, dovevo scegliere un numero di scale molto alto per rendere la pesantezza della punizione, e quindi ho scelto un numero nell’ordine delle centinaia di migliaia, indicato nelle sacre scritture. Infatti, nella Bibbia si parla di 144.000 salvati… Il primo numero che mi è venuto in mente😊. Cmq mi fa molto piacere che tu stia apprezzando, grazie!😉