In vino veritas

Serie: Marie


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: L’autrice elenca una serie di classici della letteratura erotica, per dare poi uno sguardo alla lista di libri monotematici sul catalogo della nuova collana Monderos.

Lo smartphone posato sul tavolo aveva ripreso a vibrare. Ancora ─  aveva pensato, tentennando, mentre volgeva lo sguardo verso il cellulare, incrociando le braccia. Dopo la terza chiamata, continuava ad esitare, tormentata dagli scrupoli e dalla tentazione di mollare tutto per dedicarsi ad altro. Ad altro cosa?

«L’elicicoltura sarebbe un’ottima idea» le aveva suggerito Alice, conoscendo la sua voglia di stare all’aria aperta, a contatto con la nuda terra, tra l’erba fresca, i ciuffi di avena selvatica e qualche albero piantato da suo padre nell’agro di Mara Gangiosa, e sopravvissuto al caldo torrido dell’ultima estate.

«La bava di lumaca è molto richiesta. Puoi rivolgerti a Silvio: suo cognato lavora per la Sarbava.»

Lei ci pensava, l’idea non le sembrava del tutto assurda. Il terreno c’era, vasto, incolto e promettente. Sarebbe bastato attrezzarlo, seminarci qualche insalata o altre erbe adatte al nutrimento delle lumache. Non sarebbe stata un’impresa difficile. Per la manodopera avrebbe potuto rivolgersi a uno dei suoi conoscenti di Campagna Amica. Paolo, il ragazzo da cui comprava miele, uova e ricotta a chilometro zero, le avrebbe indicato qualcuno capace e affidabile, per darle una mano nella realizzazione pratica di allevamento delle chiocciole.

Aria nuova e vita nuova. Niente più giornate intere di clausura, sedentarie, a pregare che si accendesse il lume dell’estro creativo. Fine dell’angoscioso blocco dello scrittore e dell’ansia galoppante, con i continui solleciti dell’editore.  E fine della paura latente di deludere i critici, i lettori, gli amici e i parenti.

L’idea le sembrava allettante; intanto, però, aveva firmato un contratto. E quello doveva rispettarlo. Aveva l’ obbligo di portare a termine il romanzo e di impegnarsi per la campagna promozionale. Recarsi in paesi e città, più o meno distanti, per convincere qualcuno ad acquistare il suo libro e per indurre i pochi presenti al passaparola, come strumento pubblicitario a costo zero. Lei che, col suo carattere introverso e iperemotivo non riusciva a vendere e neppure a parlare senza impappinarsi, neanche al suo vicino di casa. Lei che si sentiva come un’inetta nella comunicazione verbale e forse proprio da questo nasceva il bisogno e aveva tanto sperato di poter comunicare al mondo intero, attraverso la carta stampata. Ammirava, con un pizzico di invidia, il suo collega Buonaparte. Uno scrittore di romanzi hard che aveva lanciato il nuovo video sui social, con la disinvoltura e l’abilità di chi è abituato ai microfoni, alle telecamere e alle conferenze stampa.

Beato lui. Un video che spacca ─ pensava. E immaginava il suo: neanche per Natale, con la bottiglia dello spumante mezzo vuota, un po’ brilla, loquace e più disinibita. Il suo video sarebbe stato quello di una mummia imbalsamata. Non avrebbe fatto breccia neanche su Febo e Lele ─ figlio e genero di una cugina ─  affezionati lettori, sempre molto gentili nel recensire i suoi racconti in rete.

Forse, su alcuni parenti, avrebbe potuto suscitare un po’ di tenerezza.

“Poverina, cosa le tocca fare, da quando è rimasta orfana” avrebbe potuto commentare la buonanima di zia Pinuccia, se non fosse passata a miglior vita, dopo il calvario della sua lunga malattia.

Eppure non aveva altra scelta, non poteva sottrarsi. Le clausole numero tre e numero sette erano chiare e vincolanti. E lei aveva firmato. La data stabilita per la consegna della bozza entro e non oltre il tredici dicembre. Giorno dedicato a santa Lucia martire, trafitta sul patibolo con una pugnalata in gola. Il signor Vecellio non era Diocleziano; anzi era una brava persona. Lei, comunque, non intendeva rischiare guai, trafitta da pesanti ingiunzioni nelle battaglie legali.

Mancava poco alla data di scadenza e non riusciva ad andare oltre i primi sei capitoli. Ispirazione zero, vuoto totale, fantasie erotiche per proseguire la narrazione, più assenti che scarse. Le aree neuronali del desiderio sessuale sembravano atrofizzate. Raccontare senza sentire il minimo fremito o un vago diletto attraverso il suo immaginario, avrebbe azzerato qualsiasi intento finalizzato a suscitare interesse per quel genere di narrativa. Senza provare la minima sensazione di ciò che doveva trasmettere, avrebbe sortito lo stesso effetto di una manciata di pepe versata in una brodaglia calda, da servire sul piatto a cubetti surgelati.

Un guizzo improvviso le aveva mutato la mimica facciale, con l’espressione di un vago sorriso.

Una nuova speranza, un’idea che poteva essere come una boa in alto mare, a cui aggrapparsi per un po’, prima di ritrovare le forze per raggiungere la riva con le sue braccia.

Era sempre stata restia a utilizzare certe risorse a buon mercato, sfruttate spesso da alcuni colleghi più scaltri o più pigri. Aveva scaricato l’applicazione da tanto tempo, solo per curiosità. Il risultato era stato deludente. Aveva riso per le risposte alle sue richieste. Non era andata oltre i primi tentativi, sentendosi come una pessima ladra maldestra.

A distanza di qualche anno, era arrivato il momento di riprovarci; forse sarebbe riuscita ad ottenere risultati migliori ─ e magari sorprendenti ─ da quelle chat intelligenti.

Le sarebbe bastato un incipit stimolante e sarebbe andata avanti spedita, senza trucchi e senza inganni.

Prima di sedersi davanti al suo caro, vecchio Windows, era andata in cucina. Aveva caldo e sete. La sua temperatura corporea sembrava in risalita. Buon segno era stato il pensiero dovuto a quella strana sensazione: un misto di eccitazione mentale e di nuova energia fisica per l’ innesco pronto a divampare.

Dentro il frigorifero una bottiglia d’acqua, due lattine di birra analcolica e qualche bottiglia di vino. Lo spumante Malvasia di Bosa, lo teneva da parte per le occasioni importanti o per i momenti un po’ speciali. Il vino rosso, corposo, Cannonau di Jerzu, era adatto soprattutto per i pasti abbondanti, con arrosti succulenti, per i suoi rari ospiti carnivori. Il bianco, amabile, un po’ frizzante, Karamè, ben si adattava alle varie circostanze. Poteva bastare un solo flute per tirare su l’umore un po’ calante. Due calici di fila potevano agire come sedativo persistente, per molte ore di sonno, su chiunque fosse poco avvezzo all’alcool. Qualche compressa di sonnifero prescritta dal medico e dispensato dal farmacista, avrebbe avuto maggiori effetti collaterali, dichiarati con chiarezza dal bugiardino.

Continua...

Serie: Marie


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Erotico

Discussioni

  1. Ammiro tanto la tua capacità di dosare ironia e umanità e mi piacciono i tuoi personaggi che sono raccontati con sensibilità e autoironia.
    Bello il il contrasto tra il desiderio di cambiare vita e gli obblighi del mestiere di scrittrice. Un particolare che rende il personaggio credibile e vicino al lettore.
    Lo stile è ricco e personale, con immagini originali che alleggeriscono anche i momenti di sconforto. L’idea finale di ricorrere all’intelligenza artificiale apre una prospettiva curiosa e attuale.
    Esisterà una AI che anche lava e stende? 😀

    1. Ciao Cristiana, grazie. Una AI che lava e stende non so, a parte i robot che fanno qualsiasi cosa; peró una lava e asciuga eviterebbe almeno di stendere. I non l’ ho mai avuta, mi hanno detto che costa e consuma troppo. Con i diritti d’ autore per arrotondare, tolte le spese, resta solo il conto che langue. 😉