Incipit

Serie: LA VERGINE SBAGLIATA


La storia di un piccolo paese e dei suoi abitanti si mescola alla leggenda che li tiene vivi.

La chiamavamo la bella Alma, ed era bella davvero. 

 

Era bella quand’è comparsa, come i miraggi dall’asfalto di agosto, lungo l’unica strada curva che attraversa il paese, in quel giorno lontano della guerra passata. 

Avanzava dritta, senza guardare – i piedi scalzi, le mani nere, i capelli sciolti d’argento – e le altre donne come impazzite a correre: «Luisa, ti prego, fammeli stare come stanno a lei».

 

Era bella in coda al fornaio, china sul lavatoio, tra i tavoli del ristorante con la ragazzina scimmietta in grembo, sui banchi del mercato a imbrattare le stoffe bizzarre dei suoi segni strani, era bella che gli uomini se la litigavano come i lupi con l’ultimo boccone, bella che persino il prete. 

Dicono che il giorno del matrimonio avesse infilato il proprio nome nella sacra formula, al posto di quello dello sposo, ma di proposito, e mica per sbaglio, per fare il furbo e sposarsela un poco pure lui. Che un altro modo per averla, quel disgraziato, non l’avrebbe avuto mai. 

E dicono bene. 

Quello che non dicono, è quello che non sanno.

«Gettala ai pesci, la tua fede.»

Senza ombra di rimorso, né di rimpianto, Alma puntava il dito indicando l’acqua scura.

«Quello che vedi non esiste. Questa immagine non mi appartiene.»

Era bella anche allora.

 

E fu bella anche dopo, nel giorno dannato dell’incidente, rotta, frusta, matta da legare china sopra la tomba vuota e vaglielo a spiegare che là sotto ancora non riposava nessuno – lo sapeva benissimo, peggio: quella pagliacciata era stata idea sua. 

Ma ancora: le donne sarebbero impazzite a loro volta strappandosi ad uno ad uno i capelli, avrebbero rinunciato senza commedie ai propri figli, nipoti, mariti, e tinto a morte e di nero le vesti pur di somigliarle ancora, pur di essere ancora, per una volta, in quello straccio di cosa, simili a lei.

 

Alma come un’apparizione, dicevano. E’ venuta dal niente. Non dalle terre ricostruite straniere, non dal mare, non da dietro le montagne. Non dai circhi zingari ai bordi delle città, non dal seme, non dalla pancia di una madre.

C’era della stoffa colorata, giù laghetto, insieme a un paio di lacci di cuoio e due occhi scuri. Stavano proprio dietro la cava, gettati a terra e dimenticati, come si fa con gli stracci.

Un giorno quella stoffa, insieme al resto, s’è alzata.

A riempirla, era lei. 

Che fosse stata un’altra avrebbero detto: « E’ il demonio. Ci ha messo la coda». 

Ma lei era Alma. E ci si schiantavano come mosche ai vetri le malelingue, si trasformavano in rantoli muti le calunnie, si disperdevano come echi inespressi le invidie: perdevano. Non guadagnavano il cielo.

 

Alma la bella, Alma la pazza, Alma la santa, Alma assassina. 

 

Alma, che non di rado occorreva voltarsi, chiudere gli occhi. Chinarli a terra bruciati, animali feriti, e stanchi, come il sole quando acceca ed è troppo il male. 

 

Alma. Che avessi potuto scegliere, dal basso del mio ventre o sopra questo malmeritato altare, sarebbe stata sua la parabola che avrei voluto raccontare. 

 

 

Serie: LA VERGINE SBAGLIATA


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Discussioni

  1. “Ma lei era Alma. E ci si schiantavano come mosche ai vetri le malelingue, si trasformavano in rantoli muti le calunnie, si disperdevano come echi inespressi le invidie: perdevano. Non guadagnavano il cielo.
    Alma la bella, Alma la pazza, Alma la santa, Alma assassina.”
    Nonostante l’ambientazione questa riflessione è attuale e moderna.
    Bellissimo incipit…

    1. Ciao Thomas, che bello vederti passare di qui😊
      Hai colto una prospettiva molto interessante, non l’avevo pensata neppure io che l’ho scritta in questi termini…grazie!

  2. “Alma. Che avessi potuto scegliere, dal basso del mio ventre o sopra questo malmeritato altare, sarebbe stata sua la parabola che avrei voluto raccontare. “
    È come se tu avessi scritto trattenendo il fiato fino all’ ultima parola.❤️

    1. Ciao Dario, in effetti io sono cresciuta con le canzoni di Faber…e i suoi testi li ho tutti sottopelle, quindi si, hai avuto la giusta intuizione. Grazie per essere passato di qui 😊

  3. Cosa è successo. Questo racconto mi era sfuggito, rimasto indietro nella pila di racconti non letti subito, nella pila dei racconti che ho letto dopo. La prima settimana di agosto ho letto pochissimo, poi ho recuperato quello che ho potuto ritrovare, e come un anello andato perduto, è rimasto lì a luccicare nell’ombra, e finalmente l’ho trovato. E letto. E riletto. Bellissimo.

    1. Ciao Giancarlo! Sai, non sei il solo al quale era sfuggito, ma sono contenta che tu l’abbia ritrovato e che ti sia piaciuto. Grazie di cuore.

  4. Cara Dea, finalmente torno a leggerti! ❤️‍🔥
    È incredibile come TUTTE le tue opere d’arte (perchè opere d’arte sono) abbiano il sapore di quei vecchi film in bianco e nero.
    Quando ti leggo mi sembra di danzare, mi perdo tra quelle frasi articolate che bisogna saper interpretare oltre le parole scritte.
    Non vedo l’ora di scoprire dove porterà questa nuova opera! 😻

    1. Grazie mille Mary, hai sempre delle bellissime parole per me!!! Ne sono onorata. Tra una stesura della diva e l’altra, non vedo l’ora di darvi presto il seguito! Un abbraccio.

  5. Molto bello. È come l’ouverture di un melodramma, dove spesso si ascoltano i temi che poi si ritroveranno al posto giusto nel corso dell’opera. Però il paragone col melodramma finisce qui, perché il tuo stile è tutt’altro che melodrammatico: piuttosto direi che è impressionistico, se mi passi il termine, nel suggerire immagini per lampeggiamenti ed evocazioni.

    1. Ciao Elena, grazie mille per essere passata di qui. Mi colpisce come tu abbia colto in pieno le mie esatte intenzioni: evocare attraverso immagini quello che poi, nel corso della storia, verrà svelato. Mi ha fatto davvero piacere.

  6. Un primo capitolo che sembra quasi trasportare il lettore in un mondo alternativo, onirico, oserei dire.
    Un inizio davvero molto coinvolgente, che apre il sipario su una serie che si prospetta molto bella.

  7. Non è possibile non innamorarsi di lei fin dalle prime righe, fin dal momento in cui lei appare lungo l’unica strada curva che attraversa il paese. Non lo so se è più un desiderio dell’anima oppure un desiderio carnale quello che ti prende mentre la immagini con le sue mani nere e quei capelli che vorresti averli come i suoi. Hai una capacità di immaginare le cose che va oltre l’aspettativa e si concretizza in una maniera di metterle su carta che è diventato davvero il segno che lasci al tuo passaggio. Adesso regalaci una storia.

    1. Sai Cristiana, ammetto che, con un pizzico di presunzione, scrivendo mi chiedevo cosa ne avresti pensato, e mi dicevo si, questa mia nuova creatura credo proprio le piacerà. Sono davvero felice sia stato cosi. Spero ora di mantenere la promessa. Grazie mille per le tue belle parole, sempre ❤️

  8. Hai sempre un modo speciale di raccontare le storie. Il nome che ti sei scelta – forse te lo dissi sin dal tuo esordio qui, su Open – si addice perfettamente al tuo stile di scrittura.

  9. Sedie di plastica vuote ed impilate una sull’altra in questo martedì di agosto, il cancello aperto a metà della fabbrica a ricordarmi che la produzione è ferma per le ferie estive, gli operai sono a casa. Ma l’amministrazione no, lei non conosce pace, come Batman.
    Inserisco la moneta nel distributore automatico circondato dal silenzio di un ambiente deserto e attendo con pazienza il mio cappuccino sintetico, lo guardo formarsi piano piano mentre il caffè si riversa dall’ugello nella schiuma biancastra che sta già lì in attesa nel bicchiere.
    Lo sportello si apre e io prelevo il tutto, controllando che la macchina (la stessa che un giorno prenderà coscienza grazie a Skynet e ci distruggerà tutti, ne sono sicuro) non abbia dimenticato di erogare la paletta in plastica. Niente zucchero nel mio cappuccino ma una mescolata va data, altrimenti il caffè resta tutto sul fondo. Io ero uno di quelli che per la Coppa Bianca sceglieva sempre la terza opzione, “… oppure assaporarli insieme”.
    Prendo la prima seggiola in alto della pila e me la porto nel mio angolo, quello dove il sole filtra appena tra le fronde dei Cedri del Libano.
    Mi siedo, assaporo il primo sorso ed inizio a leggere il tuo racconto. Ed ecco che, un’altra volta, mi persuado che le descrizioni dalle quali scaturiscono tutte quelle immagini che mi si formano in testa, che così bene si adattano al contesto calmo, silenzioso e lievemente desolato che mi avvolge, siano state pensate esattamente per allietare la pausa che mi prendo ancor prima di iniziare a lavorare.
    Ci tengo a farti sapere che ci sei riuscita alla perfezione, come sempre accade, senza che l’ombra di un dubbio inquini mai i riflessi delle acque che mi appresto a sorseggiare ogni volta che immergo le mani a coppa in un tuo scritto.

    1. Se riesco a rendere migliore anche il sapore di un cappuccino sintetico, allora vuol dire che il mio dovere l’ho fatto. Mi piace tantissimo il modo in cui permetti alle mie parole di far parte del tuo mondo. Grazie Roberto.

  10. Che inizio!
    Sono rimasto invischiato nelle tue righe come una mosca nel miele.
    Rimango sempre affascinato da chi sa domare le parole, aspettando con ansia la storia che vorranno raccontare.
    A presto

  11. È un incipit ed è ancora presto per parlare, ma quanto è bello l’incipit dell’incipit! “I miraggi dell’asfalto di agosto lungo l’unica strada curva che attraversa il paese”.
    Aspetto con fiducia srotolarsi la storia di questa vergine sbagliata.

    1. Ciao Francesco, e grazie 😊
      In effetti questo è proprio un assaggino. Mi premeva fissarlo, prima di iniziare a lavorare sul seguito. Spero di potervelo regalare al più presto.