Incursione

L’elicottero li aveva lasciati poco lontano, adesso marciavano tra la foresta e la palude.

Akira strinse il Type-95: presto avrebbe visto cosa sarebbe successo.

Il plotone giunse nei pressi della centrale nucleare, tutti si disposero per la battaglia.

Akira raggiunse via intercom i capisquadra, via radio ci fu una sequela di: «Pronto, signor tenente».

Gli faceva piacere, ma non si sapeva mai che qualche insidia si celasse dietro l’angolo.

«Iniziamo ad avvicinarci» ordinò via intercom.

Come se fossero rivoli di pioggia, scesero dalle colline e furono nei pressi del perimetro di sicurezza. Non c’era nessuno.

Un attimo dopo, arrivò una guardia che teneva al guinzaglio un cane lupo. Prima che potesse lanciare l’allarme, Akira li seccò tutti e due con una corta raffica di Type-95.

Usarono il tagliafili e furono dentro il terreno della centrale nucleare. Akira mantenne il controllo, anche se sapeva che di lì a poco un bel po’ di cinesi urlanti gli sarebbero stati addosso.

Per ora no, allora raggiunsero una prima casupola. Dentro c’era un sorvegliante che guardava la CCTV. Servì una raffica e non costituì più un pericolo.

All’improvviso il suono di una sirena squarciò l’aria e arrivarono i cinesi. Con i QBZ50 li tempestarono di pallottole e le forze speciali giapponesi si difesero. Molti cinesi fecero una brutta fine, ma ebbero lo stesso ragione e i giapponesi si dovettero ritirare.

«Ahimè, andiamocene da qua» ordinò Akira.

Così fecero. E lo fecero con il movimento tattico.

I cinesi li assillarono e uno degli uomini di Akira cadde ferito.

«Lasciatemi qui, pensate a sopravvivere».

«Non lo dire neanche per scherzo, soldato». Akira se lo caricò sulle spalle, ma poi si accorse che aveva perso tempo prezioso. Come rivoli il resto del plotone era scomparso tra la foresta e la palude, invece loro erano rimasti lì.

Akira scosse la testa. «Noi giapponesi non ci siamo mai arresi, se non di fronte alle bombe atomiche».

«Cosa vuole fare, signor tenente?».

«Ma il guerriero giapponese, cos’altro sennò!». Ridendo, svuotò il caricatore sui cinesi.

I cinesi morirono, altri li oppressero con cariche a ondate umane, poi in cielo arrivò un elicottero.

Si avvicinò ad Akira. «Coraggio, salite».

Stavolta, Akira non se lo fece ripetere due volte. Ma poi sarebbe tornato lì, a sabotare la centrale nucleare dei maledetti cinesi.

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Discussioni

    1. Ah, guarda, mio padre mi ha sempre parlato fino alla nausea di Giappone e anche della Cina (seppur il mandarino abbia provato a impararlo ma non fino in fondo) e l’idea era di parlare di un’incursione dei misteriosi corpi speciali giapponesi in Cina visto che può darsi che in futuro scoppi una guerra tra i due paesi… di nuovo