Infanzia e adolescenza

Serie: Ad imperitura memoria


Aureliano narra l'infanzia e l'adolescenza trascorsa con Zoe.

Crescemmo insieme. Mia madre l’accolse come la figlia che aveva tanto desiderato, ma che non era mai arrivata. 
Le corse sfrenate sotto il portico, il pane rubato di nascosto al fornaio, che mio padre puntualmente risarciva, e le notti invernali a dormire accanto al braciere ci unirono più di tutto.
Tra le cose che preferivo fare con Zoe, c’era partecipare agli spettacoli che allestivano in città. Ce ne stavamo seduti uno accanto all’altra a ridere degli uomini dal trucco pesante che interpretavano ricche matrone. Poi, nel momento in cui il protagonista segnalava la fine dello spettacolo, Zoe si alzava e correva giù per la gradinata. Fendeva la folla che si affrettava in strada con il suo corpo mingherlino. Arrivava all’uscita sempre prima di me. Così, era costretta ad aspettarmi. Non c’era modo di starle dietro; non ci riuscii mai.
«Un giorno di questi ci perderemo e non potremo farci nulla» le dissi una volta, raggiungendola accanto la fontana dove si era fermata a bere.
«Non si può perdere ciò che è tuo per sempre» mi rispose lei passandosi il dorso della mano sulla bocca bagnata. E poi ricominciò a correre. Ancora una volta, faticavo a starle dietro nel cammino della vita, perché lei sapeva quello che voleva e se lo prendeva ogni giorno. Io sentivo solo che desideravo lei, ma non credevo fosse abbastanza.
Rimanevo bloccato dalla paura di ciò che poteva essere, perché sentivo che era qualcosa di enorme e diverso dalle mie cose sicure; ero certo che non avrei saputo gestire ciò che ne sarebbe derivato. Non potendo fare altrimenti, la guardavo tracciare il sentiero della nostra vita a qualche passo di distanza, senza mai smettere di seguirla.

Occhio nudo
cuore aperto

Aspettavo tutto il dì che arrivasse la sera. Dopo aver terminato i compiti, sgattaiolavo fuori dalla stanza in cui Tiberio se ne stava a capo chino a correggere le mie tabulae e raggiungevo il cortile interno della villa. Per me, era il momento più felice della giornata: non solo ritrovavo quegli astri così luminosi che sarebbero diventati i testimoni della nostra storia, ma vivevo anche nella certezza che Zoe mi avrebbe raggiunto di lì a poco.
Soli, sull’erba umidiccia, le regalavo le storie di cui Tiberio mi aveva fatto dono durante la giornata in cui eravamo stati separati.
«Le stelle sembrano diamanti su un tessuto di peli fittissimo» mi disse quando le riferii di come Plinio il vecchio, nella sua Naturalis Historia, descriveva quelle pietre così dure e luminose.
«Non ti pare? Potrebbe essere una stoffa pregevole con cui vestire il corpo di una donna bellissima» continuò.
«Sì, è vero» confermai, incantato dall’immagine di lei vestita da un cielo stellato.
«E non ti piacerebbe prenderne una e guardarci attraverso, come facciamo con le sfere di vetro che ingrandiscono le parole dei tuoi volumen
Annuii.
«Magari potrei vedere come sei fatto dentro» disse «certe volte sei così enigmatico che mi piacerebbe avere qualcosa con cui analizzarti.»
Ridacchiò.
«Non credo di essere enigmatico. Tiberio direbbe di-strat-to» le risposi, imitando il suo tono perentorio.
«Distratto da che cosa?»
«Da quello che mi accade intorno, credo. Sai, delle volte mi perdo in certi pensieri e…» mi interruppi, perché nemmeno io sapevo com’ero fatto davvero. 
In lontananza, i campi di grano sulla collina più alta si muovevano in modo disordinato sotto il vento fresco. In tutte le stanze della villa le candele erano spente.
Zoe voltò la testa e io sentii il suo sguardo su di me.
«Perché non sei venuto con me e Cassio da quell’indovino ieri?» mi chiese.
«Avevo da studiare» risposi.
«Secondo me è perché avevi paura di quello che avrebbe potuto dirti» chiosò lei.
«No, davvero.» 
«Questa è una cosa che mi dà molto dispiacere. Pensi troppo a quello che gli altri hanno da dire su di te, gli dai troppa importanza. Non va bene, perché ti ritrovi a non fare certe scelte per paura di deluderli. Vale sempre la pena fare ciò in cui si crede, perché magari potrebbe andarti meglio di quello che pensavi.»
Non risposi. Chiusi gli occhi.
Tempo dopo capii che non si riferiva solo alla mia vita con gli altri: mi stava chiedendo di prendere in mano la nostra.

Continua...

Serie: Ad imperitura memoria


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Amore

Discussioni

  1. In questo episodio c’é profondità e leggerezza, poesia e prosa scorrevole che si fondono. La spensieratezza di una ragazza e le insicureze di un ragazzo: due adolescenti che si attraggono come due creature complementati. Alcune immagini risaltano nitide come fotogrammi che rendono piacevole la lettura.

  2. Il testo è delicato, poetico e molto coerente nelle sue parti. Si sente che Zoe, fin dalla nascita, non è solo una presenza amata, ma il centro emotivo della vita di Aureliano. Funziona bene la crescita del loro legame, prima tenero e infantile, poi sempre più profondo e consapevole. Bello il contrasto tra lei, libera e decisa, e lui, innamorato ma ancora trattenuto dalla paura.
    Piccolo consiglio: alleggerirei qualche immagine troppo ricercata, così la bellezza del rapporto tra loro arriverebbe con ancora più forza.

    1. Grazie mille per queste parole! Mi fa molto piacere che il riscontro sia positivo, perché significa che quello che ho scritto ha valore e senso anche per qualcun altro oltre me, e, soprattutto, sono contentissima del consiglio prezioso; ne farò tesoro. 🙂