Informazioni in punto di morte

Un brano sviluppato più ampiamente nel dialogo tra Stefano ed Y in un capitolo della “Carezza della cometa” seconda parte che (forse) a breve vedrà la luce.

Infine me ne sto andando, ne sono consapevole e non mi dispero, anzi ho una tranquillità che non mi appartiene: essere vecchio e stanco facilita certamente le cose. Mi spiace per chi lascio, ma sono certo che avranno modo di superare la tristezza e auspico conservino di me il sorriso e non il ghigno iroso che ogni tanto sfoggiavo. Ho qualche sprazzo in cui intravedo chi mi assiste ma mi confonde la carezza dolce di Anna che è morta da molto e non può sicuramente essere seduta al mio fianco, dove io credo di vederla. Mi attraversa una ventata di ricordi, nitidissimi, alcuni mi fanno ridere rumorosamente, almeno così a me sembra ma è tutto talmente incerto che non mi riesce di capire cosa sia reale e cosa sia sogno o delirio. Mi accorgo di aver iniziato un conto alla rovescia e non mi capacito di essere io a gestirlo eppure la mente scandisce una serie di segnali di avvicinamento e tutto ciò mi stupisce e affascina.

«Ciao Isaac.»

La voce mi giunge chiarissima ed è strano perché negli ultimi giorni non capivo quasi nulla di ciò che mi veniva detto. Mi sforzo di aprire gli occhi e da quel poco di luce che arriva alle mie vecchie cornee direi che sono solo. Intuisco che la voce è dentro di me, ma non sembra appartenermi. Capisco che l’ossigeno ormai fatica ad arrivare al cervello e tutto va a ruota libera. Vorrei rispondere ma ho difficoltà a respirare figurarsi a parlare! Forse è un ultimo gioco e mi va di giocare. Rispondo col pensiero:

«Ciao, sei il mio angelo custode?»

Ride.

«Se vuoi metterla così! Ma in un certo senso hai ragione. Sono una parte di te, siamo assieme da sempre ma solo ora che ci separiamo dal corpo possiamo distinguerci e dialogare.»

«Aspetta, aspetta! Questo è un discorso interessante, peccato non sia abbastanza lucido per poterlo affrontare e che tu sia solo la prova del mio delirio…»

Mi interrompe:

«No che non sono frutto del tuo delirio e quella parte di cervello che ancora ti funziona lo sa benissimo. Sono sempre stato in te e spesso abbiamo discusso solo che non facevi caso al dualismo trovandolo naturale, cosa che in effetti è. Come spiegarti!? La religione la chiama anima, i filosofi pensiero, gli psicologi inconscio e i medici coscienza. Tanti nomi diversi per definire quella semplice cosa che rimarrà quando il tuo corpo cesserà di vivere.»

«Semplice cosa? Cioè tutta la mia vita a cercare risposte, a costruire un sano ateismo e tu ora mi vieni a parlare di anima e di immortalità? E poi? Che c’è dio e che quindi verrò punito per non aver avuto fede?»

«Non mettermi in bocca parole non mie! Non ho parlato di dio, ho solo detto che la religione chiama anima questa cosa. Un’ intuizione, questa, che non è prerogativa religiosa, anzi è comune a quasi tutte le culture e filosofie.»

«Mi stai confondendo e non mi sembra il momento, perché non mi lasci morire in pace?»

«Morire? Ma allora non capisci! Ti ho appena detto che “quella cosa”, non la chiamo anima per non irritarti, sopravvive e tu stai li a piagnucolare. Muore il corpo, noi no! Come io sono stato con te per questo tempo ora tu starai con me. Punto! Cos’è che ti sfugge?»

«Scusa eh! Spiegami quella faccenda che sei parte di me, perché è ovvio, da ciò che suggerisci, che noi non siamo una cosa unica. Cosa sei, da dove vieni e soprattutto, dove andiamo poi?»

«Noi siamo una cosa unica. La storia sarebbe lunghetta e non so se ci resta il tempo umano per raccontartela, tra l’altro fra un po’ saprai tutto e non scherzo quando dico tutto.»

«Su dai, finché sono vivo soddisfa la mia curiosità terrena, così tanto per ingannare il tempo.»

«Allora ti faccio un riassunto brevissimo: dopo diversi infruttuosi tentativi la modifica del dna di vostri lontani predecessori ha dato risultati positivi, uhm positivi si fa per dire…»

«Chi ha modificato? Come e per cosa? Dio?»

«Certo che sta fissa di dio non passa mai. Prova a pensare a tutto ciò che conosci come a un infinito insieme di informazioni, se ci pensi lo è, dal più piccolo infinitesimale atomo alla complessità dei buchi neri tutto ciò che ritieni esistente è originato dalle infinite possibilità. Si, in effetti per la mente umana non è molto accessibile, poi, quando saremo entrambi nel flusso lo capirai bene. Comunque prova a pensare all’infinito dimenticando la nozione di tempo e spazio tipicamente umana, ora che il tuo corpo è giunto a termine è un pensiero che puoi affrontare senza impazzire: non c’è distanza, non c’è tempo… cosa ti ricorda? O il nulla o una stupenda simulazione di un supercomputer oppure che sei tu dio e tutto è frutto della tua immaginazione. Ecco, alla fine faremo parte di quel flusso di dati che vanno a comporre quello che il tuo cervello chiama realtà e che invece non è che la capocchia di uno spillo rapportata all’infinito.»

«Va bene, tutto molto interessante, ma non mi convinci anzi, in alcuni punti ti contraddici tanto da farmi pensare che sei la parte bacata del mio cervello: a volte ci definisci come un unico e altre come qualcosa che si è integrato in me, metti in discussione ciò che per me è sempre stato reale, dimentichi sentimenti, arte, ingegno…»

Sento che sto per morire e avverto un suo ultimo sussurro:

«Sono solo informazioni Isaac.»

Ora tutto è chiaro, riesco a vedere la stanza e le persone presenti, sento dei singhiozzi e la voce del dottore:

«Non c’è più attività cerebrale, Isaac è morto.»

Sono morto, grazie dottore per l’informazione.

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Discussioni

  1. Ciao Giuseppe! Ho molto apprezzato questo dialogo (interiore?) dalle molteplici sfaccettature. Sai passare agilmente dalla filosofia alla (fanta)scienza, tutto con grande leggerezza e con la tua caratteristica ironia! Ottimo lavoro!👏🏻

  2. Le informazioni sono immortali? Ci sopravvivono? Noi sopravviviamo in esse? Non lo so, ma se è un modo per non dargliela vinta alla morte, io ci sto. Anima o non anima, DNA o quello che sia, qualsiasi cosa in cui io possa restare presente con la mia coscienza di esserci è un’alternativa preferibile all’incubo dell’annullamento.

  3. Un racconto scritto molto bene, Giuseppe. Ho capito che l’argomento sarà approfondito in futuro e in effetti mi piacerebbe saperne di più su come hai sviluppato il concetto del DNA modificato.

    1. Ciao Francesco, non ho adeguata preparazione scientifica per parlare del DNA quindi le mie sono ingenue fantasiose congetture. Immagino il DNA come un software autoaggiornante che prevede regole ed istruzioni e in grado di modificarsi adattandosi all’ambiente. Se lo considero come software devo anche pensare che qualcuno lo abbia compilato (chiamala natura, intelligenza artificiale, dio, alieno o ciò che vuoi) e che sia in grado pure di manipolarlo. Una cosa a cui penso spesso è il paragone con lo scimpanzé (se non sbaglio ha un dna quasi identico al nostro): perché noi siamo evoluti e lui è più o meno rimasto com’era milioni di anni fa? Pensare al DNA è come pensare all’infinito, un termine che significa tutto ma che non siamo in grado di concepire realmente. Ci mettiamo un po’ di umana fantasia e le possibilità di narrativa che offre sono, appunto, infinite. So di non essere stato chiaro ma il tutto credo sia umanamente incomprensibile. Un abbraccio.

  4. Bellissimo racconto e bellissimo finale. Come se dopo tutti i dubbi, le speranze, le domande, la risposta arrivasse proprio racchiusa in quest’ultima frase.

    1. Hai letto bene, in quel “Ora tutto è chiaro” post mortem c’è tutto il senso di ciò che volevo esprimere. Apprezzo il tuo gradimento e la tua sensibilità. Un grandissimo abbraccio!

  5. Con un dialogo interiore articolato benissimo hai esposto splendidamente ed in poche righe un argomento che mi sta tanto a cuore, e che è tornato alla ribalta con le recenti scoperte sulla meccanica quantistica. Non sono sorpreso, conosco le tue capacità. Sono solo davvero contento di averti letto. Davvero molto contento.

    1. Ciao Giancarlo, avevo intuito (facile) che l’argomento ti sta a cuore. Ne potremmo parlare giornate intere: racchiude “solo” il mistero della vita e dell’intelligenza. Trovo appagante il fantasticare su cose che non so spiegarmi e mi fa piacere il tuo apprezzamento perché, un po’, temevo di farti ridere. A presto!

  6. Negli ultimi tuoi testi ho notato una certa evoluzione poetica del linguaggio e approfondimento dei contenuti. Questo è molto bello e appassiona sicuramente chi ti legge perché da te oramai ci aspettiamo racconti che in realtà sono pura poesia. Tantissimi gli spunti di riflessione e complimenti per aver, in un certo senso, saputo spersonalizzare il tema della morte così che possa abbracciare ogni lettore. Il finale è bellissimo e mi ha fatto venire la pelle d’oca…

  7. Grazie Giuseppe, per questo testo che ci stai regalando. Dimostrazione del fatto che la scrittura è in grado di oggettivizzare, e quindi separare da noi in un certo senso, tutto quello che sembra essere un legame alla vita impossibile da rescindere.

    1. Ciao Francesca, ho cercato, se possibile, di dare vita alla morte: è un momento, una tappa obbligata che temiamo ma che, essendo ineluttabile, dovremmo considerare in maniera diversa. Sono un maledetto materialista ateo quindi cerco assurde risposte razionali (si fa per dire) che mi garantiscano che tutto non finisce li (sto ridendo). Un grande abbraccio!!!

        1. Sicuramente! Dando per certo l’assunto che “Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma”. La risposta in cosa è però assolutamente incerta. 😉

  8. Un bellissimo racconto, caro Giuseppe, Hai toccato una questione delicata che tutti noi, in qualche modo, prima o poi, dobbiamo affrontare e gli interrogativi sul tema ci accompagnano per tutta la vita. Non é una argomento quello spirituale i filolosofico trascendentale di cui si parla spesso nei racconti di narrativa. Non so se dipenda da una sorta di pudore a mettere a nudo le voci dell’anima o dello spirito o della coscienza o come la si vuol chiamare. Si parla spesso, apertamente, senza alcun imbarazzo o inibizione, di qualsiasi forma di sessualitá: etero, omo, bis, autoerotismo e altro ancora. In casa, al bar, a scuola… E quanto più se ne parla, anche in classe, educando al rispetto, tanto meglio. Ma si sta ignorando sempre più una parte essenziale di noi umani che hai messo in luce molto bene in questo breve racconto. Una negazione, in questa nostra attualitá, che potrebbe essere una delle concause per cui molti stanno perdendo una consapevolezza fondamentale che può condurre a calpestare o a sopprimere, troppo spesso, il valore della propria vita e di quella altrui.
    Attendo la seconda parte di questa storia e molte altre ancora.

    1. Grazie M. Luisa. Ho provato, dosando l’ironia per non scivolare nella commedia, a parlare della morte come fosse una porta che da sull’infinito. I quesiti sono tutti relativi alla vita però, visto che del dopo nessuno, nemmeno gli agenti di dio sulla terra, possono darci certezze. Se consideriamo che la vita umana è racchiusa tra un “prima” e un “dopo” sarebbe anche bello chiedersi e cercare risposte sul “perché”. Un abbraccio a te e alla tua bellissima terra!!!

      1. Ancora una volta sono d’accordo con te, Giuseppe, sull’importanza del perché, su quale sia il senso più alto della nostra esistenza. Bisognerebbe interrogarsi di più; più di quanto non ricerchiamo in internet informazioni che possono essere comunque utili.
        Col silenzio intorno, placando il brusio dei pensieri, in uno stato di rilassamento profondo o di una meditazione, affiorano, talvolta, percezioni che la nostra mente razionale non riesce a sentire.
        Grazie Giuseppe, un abbraccio e buona domenica.