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La mia psicologa ha ritenuto che fosse utile per me intraprendere un’arte che ho sempre amato, ma che mi ha sempre resa nervosa perché la capacità di scrivere è unica, non è per tutti. Non conosco parole difficilissime, non ho sempre le idee ben chiare… ma quando sono giù di morale inizio a scrivere fino allo sfinimento, fino all’ultima lacrima se ce n’è bisogno, fino all’ultimo urlo soffocato dal silenzio della notte che tortura la mia mente. Mi fa bene scrivere, mi fa bene leggere, e mi intriga l’idea di cominciare questo percorso che può aiutarmi sotto tanti punti di vista così come mi aiuta il canto, che amo da morire. Anche in quello ho delle cadenze che spero di riuscire a superare con il tempo… cantare mi pesa delle volte. Capitano giorni in cui, magari, il mio umore non è adeguato ad un tipo di canzone da interpretare in quel momento. E se non si interpreta cosa succede? Si annoia il pubblico, esattamente come quando si scrive. Bisogna avere l’input, immedesimarsi all’interno di esso con tutto l’animo, a costo di sudare, piangere, ridere… a costo di finire e sentirsi più leggeri, soddisfatti. Ma è più facile a dirsi che a farsi: le emozioni sono ingestibili, se sei triste non puoi essere felice, se sei arrabbiato non puoi essere tranquillo. E se la tristezza e la rabbia fossero sempre presenti? Sempre presenti, qualche volta soffocati, ma restano lì, intatti e intanto distruggono tutte le tue forze, il tuo amore, la tua voglia di vivere. Ti spegni. Sembra di stare rinchiusi in una gabbia in cui non è possibile vedere nulla se non una piccola luce, una piccola luce che equivale alla speranza di poter ricominciare a vedere tutto a colori, a vivere. Tutto si forma con la forza di volontà, con un po’ di autostima, con l’amore. Un amore forte, capace di superare tutto, dai litigi più futili a quelli più seri. Un amore che ti sproni a fare sempre di più. 

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