Interludio
Serie: Frammenti di nero
- Episodio 1: Sacramento
- Episodio 2: Sacramento pt.2
- Episodio 3: Indennità
- Episodio 4: Indennità pt.2
- Episodio 5: Indennità parte n.3
- Episodio 6: Spine sui cuori
- Episodio 7: Memorie
- Episodio 8: Memorie pt.2
- Episodio 9: Viaggio: arrivo al villaggio
- Episodio 10: Viaggio: sentimenti e crisi
- Episodio 1: Interludio
- Episodio 2: Viaggio: la locanda
- Episodio 3: Interludio: cime scozzesi
- Episodio 4: Viaggio: fiamme familiari
- Episodio 5: Interludio: arte notturna
- Episodio 6: Interludio: finale
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Ero sdraiata sul divano, a contemplare la fiamma del camino. La legna ardeva e scoppiettava, il fuoco crepitava, i mattoni da un debole colore salmone ora erano di un rosso ardente, e fra la mani tenevo un libro portatomi dall’altgravio Alger von Veltz. Egli divenne amico di mio padre quando entrambi si ritrovarono nello stesso campo di battaglia, durante la guerra di successione del trono d’Austria. Mio padre aveva lasciato la Scozia per imbracciare le armi e partire verso la Prussia, dove avrebbe incontrato Veltz. I due avevano una ridicola differenza di età di sette anni, e fu questo a spingere mio padre a credere che nel campo militare si fosse intrufolato un bambino. Veramente, nei suoi ritratti di quando aveva diciotto anni, Alger sembrava un quindicenne o sedicenne, non più vecchio. Ora che era a casa dei mie genitori, sette anni dopo la fine della guerra, aveva una bella complessione, con un fisico che tradiva la sua passione per la bruta lotta e la scherma; non nascondeva nemmeno quelle cicatrici sulle mani che si era guadagnato contro gli ottomani. Mi rivelò che poco dopo la guerra per il trono austriaco, egli fu mandato a combattere lungo il confine fra l’impero austriaco e l”Ottomania” ( come la chiamava lui, arricciando sempre il labbro in segno di disprezzo di quelli che considerava barbari).
Dicevo: ero sdraiata sul divano di famiglia e ammiravo le illustrazioni di una versione preziosa del Pamela di Richardson, e la sonnolenza mi pervadeva dopo il lauto pasto consumato con il nostro ospite, quando Von Veltz intavolò un discorso sulla storia della sua famiglia.
Adalgund fu il suo più vecchio antenato e anche fondatore della loro casata nobiliare: all’età di ventun anni Adalgund aveva combattuto contro il dente arabo, e stette lontano da casa sua per nove mesi, guadagnandosi la fama di abile spadaccino e ottimo medico. Alla fine della fallimentare crociata, oramai noto pure alla persona di Friedrich II, Adalgund tornò nella sua terra natia unicamente per salutare i suoi compaesani, poiché poi si sarebbe dovuto spostare verso la Cechia, dove avrebbe acquisito il controllo di una piccola contea. Questo il pegno di ammirazione e bontà dell’Imperatore verso il prode suddito. E dopo Adalgund i membri della sua stirpe si sarebbero spostati sempre più verso il sud, fino a radicare definitivamente in Ungheria, dove avrebbero continuato a vivere fino al tempo di Alger. Ora, l’ultimo discendente si preparava a prendere sotto il suo controllo le terre che il padre morto gli aveva lasciato recentemente. Durante la cena aveva affermato che avrebbe fato costruire un castello nuovo, con ampi arazzi e mobilio nuovo. Era venuto a visitare il suo amico mentre i lavori per la sua fortezza venivano eseguiti, e sarebbe stato in Scozia per un paio di mesi, poi si sarebbe spostato in Normandia, dove avrebbe trovato una sposa, e solo una volta che si fosse maritato sarebbe tornato in Ungheria.
Intanto che continuava a parlare con mio padre della minaccia ottomana sull’Ungheria, io sfogliavo le pagine e la ruvida carta era tanto piacevole per le mie dita quanto i petali vellutati di qualche fiore. I caratteri stampati sulle pagine parevano parlare da sé, mentre mi scivolavano sotto lo sguardo, senza darmi alcuna possibilità di guardarli, di afferrarne il significato. Mia madre notò che guardavo con attenzione quelle pagine e mi chiese di darle il libro, perché voleva capire il perché di tutto il mio interesse verso quel tomo. Lo sfogliò pagina per pagina, e gli occhi si fissarono su ogni singola parola alla ricerca di qualcosa che lei potesse considerare assolutamente improprio per me. Non lo lesse, perché per leggere quel libro ci avrebbe messo ore. No, lei si mise alla ricerca di parti indecenti che avrebbe sicuramente coperto in maniera irreversibile. Alger colse la fretta delle mani di mia madre, e, come indovinandone la causa, disse: “Signora, non mi permetterei mai di dare a vostra figlia un qualche libro impuro o che predichi le cattive abitudini e i vizi. Non pensavo avesse una opinione così maligna di me.”
Mia madre lo guardò con un grande cipiglio, lasciando intendere che non aveva apprezzato quello che Alger aveva detto, e poi riprese a sfogliare il libro, con lentezza però, perché oramai immaginava che non vi avrebbe trovato alcunché di scandaloso. Certo, quando aveva mostrato del disgusto doveva essere stato a causa delle seduzioni tetre di Mr. B, e quando il suo volto si era dipinto in sorriso era perché sicuramente aveva trovato giuste le azioni caste di Pamela. Confesso, nella mia matura età di ora che scrivo, che non apprezzai mai quel libro, né comprendo perché Alger me lo diede.
Il nostro ospite aveva tutt’altro che l’aspetto di un amorevole signore, e la sua tendenza a sferzare i suoi destrieri poteva solamente rafforzarne l’immagine crudele che qualcuno si poteva fare di lui; e questo fu il motivo principale per cui mi chiesi come mai quell’uomo conoscesse il significato di un volumetto come quello che mi aveva regalato.
Mi misi a leggerlo appena mia madre me lo ridiede, ed io me ne tornai sulla mia poltrona, e lei si risedette al suo posto alla tavola paterna. Cominciai a leggerlo avidamente, ma man mano che la storia proseguiva sentii il sonno appesantirmi le palpebre e rallentarmi il pensiero cognitivo. Non mi addormentai, ma sentii di non essere completamente né presente né assente da quella stanza. Continuavo a guardare il volto di Alger, senza mai capire cosa ci fosse di particolare. Mi parve, improvvisamente, di aver visto quel volto da qualche parte, forse fra gli ovali dei vecchi pastori della nostra contea, ma non ne ero affatto sicura. Ero scettica, specialmente perché non avrei mai creduto che un uomo dal carattere così aspro potesse fungere da guida per le anime credenti. Ebbi un guizzo, e mi parve di risvegliarmi: quell’uomo l’avevo visto fra i volti delle vecchie famiglie nobili della Francia, e questo mi parve assolutamente bizzarro e al contempo sensato. Lineamenti del genere, la ampia eloquenza di Alger in francese, tutto ciò che sapeva sembrava legato alla terra francese. Queste, però, erano solo fantasie di una ragazza, mi dicevo in cuore, e ora le posso confermare. Infatti, Alger parlava perfettamente anche tedesco e un dialetto tanto aspro e acuto che non avrei mai ricollegato alla Scozia, o alla Francia o all’Italia. Non avrei potuto escludere che fosse lingua basca, quella che Alger parlava con i suoi servi, ma riflettei che Alger aveva un nome puramente tedesco, per cui mi convinsi che il mio scetticismo era infondato.
Ungheria, ancora oggi non so cosa sia, ma so che lì ci sono i figli di Alger.
Mi rendo conto, rileggendo quanto scrivo, che sono assolutamente incostante nella narrazione, e pure io mi chiedo perché. Sospetto che la mia mancanza di concentrazione sia dovuta al ricordo vago, nebuloso di Alger, e dei strani movimenti del mio pensiero durante il soggiorno di Alger in Scozia. Prometto di essere meno ambulante col pensiero e nella scrittura.
Alger rimase, dunque, fino a tarda sera. Quando l’orologio segnava le otto di sera tutti i tre mi raggiunsero davanti al camino, e continuarono a dialogare delle novità di quel periodo, e di come sarebbe stato imminente un altro conflitto fra Austria e Prussia, e delle fedeltà del Regno Unito all’Austria. Mio padre doveva aver bevuto eccessivamente, perché era intossicato con l’alcol e non riusciva più a parlare correttamente, non senza l’aiuto di mia madre, la quale però attutiva segni di stanchezza, così che alla fine si congedò in breve tempo. Rimanevamo in tre, ma dopo poco tempo mio padre sprofondò nel sonno. Sapevo che avrei dovuto o svegliarlo o congedarmi pure io, ma decisi che avrei fatto meglio a rimanere lì, per non mettere in imbarazzo mio padre. Continuai a leggere, cosciente che di tanto in tanto Alger mi guardava, certo di non essere notato. Il fuoco oramai si era ridotto a un mucchio di ceneri, così che dovetti far accendere i candelabri. Una volta che infiammarono le cere, tornai a leggere.
“Signorina S.” disse lui ”avete mai letto La vita e le avventure sorprendenti di Robinson Crusoe?”. Aveva negli occhi il riflesso della luce della candela, e il rosso del vino raccolto in un calice che teneva in mano.
Lo guardai e decisi di chiudere il libro.
“Sì, l’ho letto, e voi?”
“Assolutamente, ma in francese. Sapete, non padroneggio affatto l’inglese. Direi che è una lingua ostica per me. E ditemi, non trovate che questo fuoco, queste fiamme, in qualche modo, rassomiglino le palme descritte da Crusoe?”
Non dico per via del colore, sia chiaro, piuttosto a causa della peculiarità della forma, e della sua natura aspra e selvaggia. Dico, forse sono solo alterato da gli spiriti che ho bevuto, ma ora mi chiedo se non sembri questa candela un po’ come quelle esotiche palme che tanto accuratamente vengono descritte nel libro. “
Lo guardai incuriosita. Non riuscivo a capire se tutto quell’alcol l’avesse drogato o meno. Sembrava completamente diverso: aveva perso il suo volto rigido e sembrava completamente assorto nei suoi pensieri.
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- Episodio 10: Viaggio: sentimenti e crisi
Ciò che mi ha colpito è stato il modo in cui la protagonista, che è anche narratrice e idealmente anche scrittrice del testo, rifletta sul suo stesso modo di scrivere, mettendo in evidenza il suo divagare, associandolo al ricordo vago di Alger.
Lo stile è molto coinvolgente e anche la storia è molto interessante.