
Interrail-Il viaggio
Serie: Planavamo a stento
- Episodio 1: L’incontro
- Episodio 2: L’inizio della frequentazione
- Episodio 3: La nascita dell’amicizia
- Episodio 4: L’aeroclub
- Episodio 5: Il volo
- Episodio 6: Il gruppo storico
- Episodio 7: Le ragazze
- Episodio 8: L’appuntamento
- Episodio 9: L’impatto con gli esami
- Episodio 10: Il primo esame
- Episodio 1: La bottiglia
- Episodio 2: Secondo tentativo
- Episodio 3: L’esame
- Episodio 4: L’Interrail-La partenza
- Episodio 5: Interrail-Il viaggio
- Episodio 6: Si ricomincia a studiare
- Episodio 7: Il piano
- Episodio 8: Un’audace incursione
- Episodio 9: Il colpo di mano
- Episodio 10: Effimera tranquillità
- Episodio 1: Nuove difficoltà
- Episodio 2: La sconfitta
- Episodio 3: Il colpo
- Episodio 4: La fuga
- Episodio 5: Una specie di addio
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Il giorno dopo ci rimettemmo di nuovo in cammino per la città per continuare i nostri giri e ormai ci muovevamo con dimestichezza con la metropolitana.
La sera ritornammo per cena al campeggio e notammo una grande tenda vicino alla nostra accanto alla quale c’era un ragazzo magro, coi capelli ricci, poco più grande di noi, che stava suonando alla chitarra un brano dei Doors. Poco dopo arrivarono anche due ragazze della nostra età, che avevano anche loro una tenda vicino alla nostra e quando parlarono fra loro capimmo che erano italiane, dall’accento leggero probabilmente del Sud Italia. Una delle due salutò il ragazzo in francese e lui rispose.
Io rivolsi la parola a una di loro e le chiesi: “Ma siete italiane? Anche noi, voi da dove venite?”
“Veniamo da Matera”, mi rispose lei.
“Ma lo conoscete?” Dissi, indicando il ragazzo.
“Si, si chiama Manfred. È un ragazzo di Parigi che d’estate preferisce stare in campeggio qui perché dice che è più fresco e può conoscere gente.”
“Che strano”, dissi io e poi mi presentai alla ragazza che mi disse sorridendo che chiamava Anna. Era una brunetta coi capelli corti e il viso allegro e simpatico e mi presentò la sua amica che si chiamava Elisa, anche lei con i capelli scuri, ma che le scendevano lunghi sulle spalle.
Erano le prime conoscenze che facevamo da quando avevamo cominciato il viaggio e l’idea di avere un contatto reale con qualcuno che viveva in quella città per noi ancora aliena e piena di novità ci entusiasmava.
In più Antonella ed Elisa erano molto carine e mi affascinavano perché ammiravo la loro intraprendenza e indipendenza. Chiacchierammo a lungo e la casualità della nostra conoscenza e la precarietà del nostro rapporto invece di tenerci a distanza rendevano estremamente facile parlare di qualsiasi argomento e creavano una specie di confidenza da pellegrini che si incontrano per caso, ma si sentono diretti alla stessa meta.
A un certo punto Manfred ci propose di andare in centro, ma nessuno di noi aveva voglia di fare la lunga camminata per arrivare alla metropolitana. Lui però ci disse di avere un’auto parcheggiata nel campeggio: una piccola Renault 4 dove però ci saremmo entrati.
Fummo entusiasti dell’idea e partimmo subito: Manfred guidava e parlava un po’ in francese con Elisa e Anna, e un po’ in inglese con me, mentre Nicola cercava di seguire, rimanendo un po’ indietro per la poca conoscenza di entrambe le lingue.
Come al solito lui non faceva nessun tentativo esplicito di sedurre nessuna delle due ragazze, ma io capii chiaramente che il modo in cui Anna lo guardava e i suoi continui tentativi di coinvolgerlo significavano che anche in quel caso il suo viso attraente e il suo atteggiamento sempre un po’ sfuggente aveva affascinato quella ragazza come avevo visto tante altre volte.
Arrivati sull’enorme viale degli Champs Élysées e avviandoci verso l’Arco di Trionfo, in mezzo a migliaia di auto, mi venne la voglia irrefrenabile di provare a guidare e chiesi a Manfred se potevo farlo. Lui rispose subito di si e ci scambiammo la guida e in breve mi trovai nel flusso d’auto a girare intorno all’Arco per poi andare a prendere il viale che continuava e che entrava nella zona dei teatri e dei tanti grandi magazzini con le insegne luminose. Mi sembrava di essere tutto a un tratto al centro delle cose, pronto a entrare in qualsiasi situazione, invece che sempre un po’ al margine, sempre leggermente defilato, come ero abituato da sempre.
Tornammo a tarda notte e, mentre andavamo verso la tenda, notai che Nicola e Anna rimanevano indietro finché non li perdemmo di vista. Sarebbe piaciuto anche a me riuscire a creare un contatto più diretto con Elisa ma percepivo di non riuscire a interessarla nello stesso modo immediato con cui Nicola era piaciuto ad Anna. Mi sembrava anche di non avere altre tecniche di seduzione senza l’appoggio a cui ormai mi ero abituato con Carlo, così la salutai e andammo a dormire.
Rimanemmo a Parigi ancora due giorni finché non cominciammo a sentire una frenesia di vedere i tanti posti che erano accessibili semplicemente prendendo altri treni e decidemmo di partire. Provammo a proporre alle ragazze di venire con noi, ma loro seguivano altre traiettorie e sembrava impossibile deviarle per farle convergere con le nostre. Così ci salutammo, scambiandoci indirizzi e numeri di telefono, sicuri che la confidenza magica che si era creata fra noi ci avrebbe fatto rincontrare altre volte, ma senza capire che quella intesa era una strana magia effimera che apparteneva solo a quel posto e a quel momento e non si sarebbe ripetuta.
Ricordo le settimane successive come una serie continua di treni e campeggi e lunghe camminate in città straniere splendide e assolate, sapori di cibi e bevande che non conoscevamo, musica di chitarre la sera vicino alle tende e chiacchierate negli scompartimenti dei treni con ragazzi sconosciuti che incredibilmente diventavano familiari. Ci dirigemmo verso Bruxelles, e poi da lì ad Amsterdam, andammo poi a Calais dove ci imbarcammo per l’Inghilterra rimanemmo tre giorni a Londra e poi arrivammo fino a Edimburgo. Poi prendemmo un piccolo treno a vapore che arrivava fino alla punta a Nord Est fra immense distese di prati verdi e un sole brillante che illuminava tutto il paesaggio con una luce calda. Vedemmo le suggestive scogliere che si ergevano scure di fronte al Mare del Nord, dormimmo nei giardini pubblici del piccolo paese e poi fummo presi di nuovo dalla smania di vedere altri posti e facemmo una lunga tirata su diversi treni per tornare a sud e arrivare a Monaco di Baviera.
Lì la sera scoprimmo l’enorme birreria vicino alla piazza centrale dove parlammo con ragazzi olandesi, spagnoli e poi con due piccole ragazze bionde danesi molto carine, Freja e Sofie, con le quali, grazie alle birre, riuscii a essere spiritoso e spigliato come quando ero con Carlo, anche se Nicola non riusciva a darmi lo stesso appoggio. Anche quella volta però pur senza bisogno di esporsi Sofie, la ragazza più carina delle due con i capelli chiarissimi e lisci sulle spalle, cominciò a chiedermi molte informazioni su di lui e qualche volta mi chiese di tradurre alcune frasi, finché non riuscirono a comunicare in qualche modo.
Ci demmo appuntamento l’indomani nel parco vicino allo Stadio Olimpico e passeggiamo nei viali, Nicola con Sofie e io accanto a Freja, che mi attraeva per il suo corpo magrissimo e i suoi capelli tagliati corti e con la frangetta. Camminammo e scherzammo finché non si fece sera e ci sedemmo vicino a un piccolo laghetto. Dopo poco tempo vidi Nicola e Sofie che si baciavano a pochi metri da noi e come la volta a casa di Carlo al mare quella situazione mi diede la spinta per smettere di parlare a vuoto e uscire allo scoperto. Mi avvicinai per baciare Freja che sembrava quasi attendermi e piano piano sentii svanire i miei pensieri e fui consapevole solamente della consistenza morbida delle sue labbra e del suo corpo esile accanto a me. Passammo un’ora sulle sponde del laghetto, nella sera limpida e fresca, stesi sul prato tagliato corto e in quella sera, frastornato dai tanti chilometri percorsi e dalle tante conoscenze effimere eppure intense, mi sembrava che fosse tutto a portata di mano.
Il giorno dopo ci rivedemmo con le ragazze alla birreria e, anche se eravamo euforici per la musica allegra, per le due ragazze e per la comunicazione facile che avveniva là dentro, già sentivamo la smania di partire. Così la mattina dopo, dopo aver scambiato i contatti anche con quelle due ragazze ci dirigemmo verso la Spagna. Visitammo in pochissimi giorni Barcellona e Madrid, dove non riuscimmo a vedere altro che le piazze e i quartieri centrali, ma in quel momento ci sembrava che la cosa importante fosse esserci stati, sentirsi nel flusso in movimento in una splendida estate con la possibilità di andare ovunque.
La sera prima di partire ci fermammo a mangiare in un locale sul mare vicino al campeggio in cui stavamo a Barcellona. La sera era splendida e rimanemmo seduti a quel tavolo a lungo a parlare di tutto: della paura del futuro, delle aspirazioni che ci muovevano, della scelta del lavoro, delle certezze e dei dubbi che a quell’età abbiamo provato tutti. E a furia di parlare ci fu un istante in cui ci parve quasi possibile arrivare al centro delle questioni, comprendere le ragioni di tutti i problemi, conoscere le risposte ultime sulle infinite domande del mondo.
Mentre vivevamo quel momento ci sembrava che tutto sarebbe rimasto sempre così chiaro e semplice, ma la realtà invece era che eravamo in quello stato di grazia perché per noi tutto doveva ancora succedere ed era questo che ci faceva sembrare che ogni cosa fosse possibile in quella sera di fine estate.
Fu un’euforia breve e incredibilmente intensa, appena intaccata dal pensiero che l’indomani saremmo partiti per tornare a casa dove mi aspettava l’autunno con altri esami estenuanti da affrontare.
Serie: Planavamo a stento
- Episodio 1: La bottiglia
- Episodio 2: Secondo tentativo
- Episodio 3: L’esame
- Episodio 4: L’Interrail-La partenza
- Episodio 5: Interrail-Il viaggio
- Episodio 6: Si ricomincia a studiare
- Episodio 7: Il piano
- Episodio 8: Un’audace incursione
- Episodio 9: Il colpo di mano
- Episodio 10: Effimera tranquillità
Un capitolo denso di informazioni dove tutto scorre velocissimo. Io, come al solito, ti remo contro (😊) e ti suggerisco di frenare. Mi piacerebbe avere di più, ma è chiaro che rispetto la tua prosa e narrazione. Ed è chiaro che i tempi sono i tuoi e solo tuoi. Comunque continuo a divertirmi in questa avventura.
Ciao Cristiana, ti ringrazio per il commento, che trovo molto interessante.
Tu intendi che dovrei frenare raccontando questo viaggio in più capitoli o intendi soffermarsi maggiormente sugli incontri sentimentali?
Entrambe le cose! Credo che il tuo romanzo abbia delle potenzialità che andrebbero sviluppate. Senza paura. Dovresti lasciarti andare senza preoccuparti delle limitazioni. Chi ti legge è avido di info che riguardano i protagonisti. Ottimo il contorno, ma meglio concentrarsi sui protagonisti senza risparmiare nulla. D’altronde il tuo mi pare molto vicino al genere del diario. Scorre bene in prima persona. Devi solo aprire le finestre, senza paura. Ricorda però che questo è solamente un parere. Chi tiene le redini sei tu 😊
Capisco, in effetti potrei aggiungere particolari o altre scene in successive stesure, in quelle finora c’era anche la difficoltà di portare avanti il filo della storia e per questo probabilmente mi è stato più difficile soffermarsi su altri particolari.
In che epoca è ambientata la serie? Ai giorni nostri o qualche decennio fa?
Questa parte si svolge nella prima parte degli anni 80.
Poi ci dovranno essere altre parti a distanza di anni.
“Come al solito lui non faceva nessun tentativo esplicito di sedurre nessuna delle due ragazze”
Io!