La morte di Linda Fabbri

Intervista a Francesca Faramondi

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Francesca Faramondi

La trama di questo racconto si dirama con l’impatto forte di un’abitudine che viene improvvisamente spezzata dall’inevitabile tragedia di morte, che pur durando pochi secondi, riesce a fermare e interrompere con un’immediatezza agghiacciate, le vite umane. Sorte tragica che accade a Linda Fabbri e di cui il lettore viene a conoscenza attraverso la visione di una voce narrante femminile delicata e insieme potente che descrive l’interno, il vissuto personale, di quello che è uno fra i tanti degli atti di violenza e terrorismo del nostro mondo quotidiano.
[button size=”default” url=”https://edizioniopen.it/membri/francescafaramondi/?no_frame=1″ open_new_tab=”true” text=”Francesca Faramondi” icon=”” type=”default” bottom_margin=””] prima classificata al contest letterario #LibriCKmania 2° edizione con il LibriCK “La morte di Linda Fabbri” con questa storia ha avuto il coraggio di tirare fuori i sentimenti più reconditi dell’animo umano, Edizione Open ha il piacere di intervistare l’autrice per capire com’è nato questo racconto.

La storia si svolge in metropolitana, so che tu sei romana, immagino che per te sia un mezzo abituale per spostarti, quanto ha influito la scelta del luogo per far arrivare il senso di terrore e scompiglio all’interno del tuo racconto?
Ogni giorno per andare a lavoro prendo la metropolitana. Anzi, ad essere sincera ne prendo due. Sarebbe ipocrita, da parte mia, dire che negli ultimi anni nulla è cambiato. Se da una parte, infatti, si mostra sicurezza e voglia di andare avanti è anche vero che, dall’altra, si guarda con occhio sempre più critico e diffidente ogni passeggero che sale con te sul vagone. Credo che chiunque, almeno una volta, si sia chiesto: “E se capitasse a me?”. Questo racconto è nato proprio per cercare di rispondere a questa domanda. La metropolitana in questo senso non solo è, purtroppo, un luogo tristemente noto per gli attentati, ma anche un luogo chiuso, stretto, il cui senso di claustrofobia non fa che aumentare il terrore e lo scompiglio. Un giorno ero in metro, c’era moltissima gente, eravamo schiacciati come sardine; la ragazza seduta accanto a me ha aperto un libro, e proprio mentre il segnale acustico segnalava la chiusura delle porte un signore di mezza età è saltato al volo sul vagone. Mi è sembrato un incipit perfetto ed il resto è venuto da sé.

Hai scelto di parlare anche di invidia in “La morte di Linda Fabbri”, forse per far leva su come gli atti terroristici possano colpire su diversi fronti. Come sei riuscita a modulare questo sentimento solitamente egoistico all’interno di un racconto che invece spinge a pensare “per fortuna non è successo a me”?
Spesso quando si pensa alle vittime degli attentati si fa riferimento solo alle persone che hanno perso la vita, ma purtroppo la scia di dolore che questi atti portano con sé è molto più vasta. Chi è sopravvisuto spesso è doppiamente vittima, non solo per quello che ha vissuto, ma anche per quello che continuerà a vivere nei suoi incubi e nei suoi ricordi. Per questo la protagonista del racconto invidia Linda, perché non riesce a superare ciò che ha vissuto. E alla fine, il senso di sollievo che il lettore prova nel pensare “per fortuna non è successo a me” viene amplificato proprio dalle paure della voce narrante. Perché il vero miracolo non sta nel sopravvivere al massacro, ma nel tornare a vivere dopo tale terribile esperienza.

Come donna hai uno stile narrativo molto particolare e drammatico, non sempre facile da trovare nel genere femminile, si può dire che sia il tuo segno distintivo. Ti piace spaziare di genere o preferisci rimanere fedele a questo stile?
Ogni volta che mio padre legge un mio racconto esclama: “Ma perché devi essere sempre così tragica?!” Con questa battuta credo di aver risposto alla tua domanda. Quasi tutti i miei racconti hanno una vena drammatica che, spesso, va a braccetto con fatti purtroppo reali. È il mio tratto distintivo. Però negli ultimi tempi sto cercando di spaziare: ho scritto un racconto romantico e sto tentando di imbastire la trama per un horror. Credo infatti che sebbene ognuno di noi scriva con proprie e peculiari caratteristiche non bisognerebbe mai mettere freno alla propria fantasia e al proprio estro. Ogni volta che mi trovo davanti ad un foglio bianco è sempre una sfida e mi piace pensare di poter utilizzare tutte le mie armi per poterla vincere.

So che scrivi da diversi anni e che hai lavorato anche in una casa editrice, con questo contest hai fatto il botto, tornando vincitrice dopo una pausa dai concorsi letterari. Quindi prima di lascarti ti chiedo, quanto è importante affidarsi all’istinto per scegliere a chi consegnare i propri scritti e perché per “La morte di Linda Fabbri” hai scelto Edizioni Open?
Molti credono che la parte più difficile per chi scrive sia mettere nero su bianco le proprie idee e i propri pensieri, ma non è così. La parte più difficile a volte è trovare uno sbocco per i propri scritti. Passo molto tempo nel vagliare vari concorsi e nel capire quale racconto candidare. Ho scovato Edizioni Open proprio durante una di queste mie ricerche e quando ho letto il bando ho pensato: ecco, ho trovato il posto giusto per Linda. Il racconto lo avevo scritto da alcuni mesi, ma non riuscivo a trovargli il posto giusto. Ciò che mi ha colpito di Edizioni Open, non è stato solo il bando di concorso, ma il fatto di aver trovato una community, un luogo dove, vittoria o non vittoria, Linda avrebbe potuto far sentire la sua voce… e alla fine l’ha fatta sentire eccome! Al momento gli impegni mi stanno tenendo lontana dalla mia passione (troppo a lungo per i miei gusti), ma conto di continuare a pubblicare su Edizioni Open.

Intervista a cura di Marta Borroni

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La morte di Linda Fabbri from Edizioni Open on Vimeo.[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/4″][/vc_column][/vc_row]

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