
Inverno Nucleare
Serie: Cuori Solitari
- Episodio 1: Credo che in Giappone
- Episodio 2: Parlando con la Luna
- Episodio 3: Lonely Hearts
- Episodio 4: L’Alba
- Episodio 5: L’insostenibile pesantezza dell’etere
- Episodio 6: Segno di Pace
- Episodio 7: Mangiafuoco
- Episodio 8: Le Parole Perdute
- Episodio 9: Inverno Nucleare
- Episodio 10: Il ragazzo di Sabri
STAGIONE 1
Kuzja, seduto davanti alla stufa, mi parlava mentre intagliava, con mani sapienti, dei soldatini di legno:
– Sei ancora giovane, Matvey Sergeevič. L’esistenza ti sembrerà per lungo, lungo tempo ancora, una favola meravigliosa e infinita. Ma un giorno ti sveglierai e…
– E cosa, nonno?
– … e dovrai sopravvivere al sogno.
Quando lui si apriva così, avrei potuto stare ad ascoltarlo per ore. Sapevo che mi stava regalando, in quei magici istanti, qualcosa di unico e prezioso, l’esperienza degli anni spensierati, della maturità. Della vecchiaia con le sue solide rocce, dagli spigoli che a volte fanno male. Un segreto mio e soltanto mio da custodire, finché non sarei stato capace di comprenderlo fino in fondo.
-Ragazzo, che fai lì impalato ad ascoltare le farneticazioni di un vecchio? Metti su il tè.
Ripenso spesso a quei momenti con una nostalgia infinita. Mi succede perfino ora mentre seminudo contemplo, dalla vetrata del mio attico, la Ploschad 1905 e i fantasmi dei fasti di un passato che non c’è più.
Mi volto pensieroso, dando le spalle a un’alba gelida. Oltre il fumo della sigaretta vedo una ragazza che dorme, disfatta da una notte infuocata. Non conosco il suo nome, né lei il mio: fra qualche ora ci perderemo tra la folla, ognuno per la sua strada.
Ho avuto tutto dalla vita, tranne la vita. Nonno Kuzja mi aveva messo in guardia, ma neanche lui poteva immaginare fino a che punto sarei giunto. Fin dove la nostra follia ci avrebbe portato. Possiedo ogni genere di ricchezza: appartamenti, auto di lusso, i locali più gettonati qui a Yekaterinburg. Eppure, la mia è una voce che grida nel deserto… un deserto affollato come mai.
Ieri passavo davanti alla Cattedrale, quella che, commosso, non manco mai di ammirare: una chiesa sorta sul sangue. Ho provato l’inaspettato desiderio di entrarvi, anche se sono lontani i tempi in cui frequentavo la piccola comunità ortodossa del mio villaggio dove svolgevo quelle piccole, semplici attività che oggi ricordo come gesti pieni di umanità e calore.
– Nonno Kuzja, tu credi nel buon Padre?
– Sì, Matvey. Eppure, ti confesso che c’è stato un momento nella mia vita in cui ho dubitato.
– E cosa è accaduto?
– In principio non ho avvertito nulla. Ma con il tempo, mi sono reso conto di non avere più nessuno con cui parlare… non perdere mai la speranza, ragazzo mio. Un giorno ti salverà: e la fede le somiglia così tanto da non riuscire a distinguere l’una dall’altra.
È stato davanti al grande edificio che ho realizzato di aver per sempre smarrito il mio Dio: mi sono fermato senza proseguire, voltando infine le spalle all’ingresso. Un pianto improvviso mi ha colto di sorpresa senza un apparente motivo, senza un manifesto perché. E il Tempo ha proseguito imperturbato la sua corsa, di fronte ai passanti che neanche alzavano lo sguardo.
Nulla scuote più questo mondo indifferente.
Un bagliore tra le nuvole attira ora la mia attenzione: globi luminosi solcano l’atmosfera, lasciandosi dietro delle scie fatte brillanti dai primi raggi del sole nascente. Sapere chi ha lanciato per primo l’attacco, se noi o loro, non ha alcun senso ormai… il mondo può continuare a dormire, ignaro del suo destino.
Guardo ancora la mia bellissima donna di una notte. Faccio un ultimo tiro, poi spengo la cicca nel posacenere.
-A presto, nonno Kuzja.
Serie: Cuori Solitari
- Episodio 1: Credo che in Giappone
- Episodio 2: Parlando con la Luna
- Episodio 3: Lonely Hearts
- Episodio 4: L’Alba
- Episodio 5: L’insostenibile pesantezza dell’etere
- Episodio 6: Segno di Pace
- Episodio 7: Mangiafuoco
- Episodio 8: Le Parole Perdute
- Episodio 9: Inverno Nucleare
- Episodio 10: Il ragazzo di Sabri
I tuoi racconti hanno questo segno distintivo della collocazione geografica, è una cosa che personalmente gradisco molto. Non c’è solo la città, ma spesso anche un riferimento a un ideale punto d’orientamento; in questo caso il protagonista vede dal suo attico la stazione della metropolitana che, a quanto ho letto, è il capolinea. Abbini sempre un brano musicale e questo proprio mi era del tutto sconosciuto. La musica di questi Piroda (evidentemente non a caso hai scelto un nome russo) amplifica le sensazioni suscitate dalla lettura. Poi si, bello anche il titolo.
Mi sembra che gli inverni siano due, ma paralleli. C’è l’indifferenza della società e c’è la vacuità dell’animo di Matvev, cuore solitario. Lo stato d’animo del protagonista c’è a prescindere dalla società, non ne è conseguenza
Una lettura, questa tua Francesco, che si avvicina veramente molto a ciò che mi ha ispirato. In particolare, i due inverni paralleli, quelli che con la tua caratteristica, acuta sensibilità hai saputo centrare e delineare.
Per la musica, merito di Marilyn, non so come riesca a centrare sempre il bersaglio fornendomi poi quella marcia in più.
La parte difficile è stata trovare una città importante, intendo importante anche nell’allora Unione Sovietica affinchè ci fosse il riflesso della Guerra Fredda, che avesse inoltre una piazza paragonabile a quella dell’immagine mostrata sul video. Ho scoperto un bel pò di cose girando, ma a Yekaterinburg la vera sorpresa è stata la Cattedrale di cui ho parlato: non sapevo della tristissima storia collegata.
Grazie, Francesco.
Bellissimo titolo, anche in questo caso come il librick che ho letto ieri!
Grazie dell’apprezzamento, un’altra conferma, come dicevo piace moltissimo anche a me tanto che di fatto ci ho costruito sopra tutto.
Per quanto riguarda l’altro testo “che hai letto ieri”, a quale ti riferisci in particolare?
“Enigma” di Giancarlo Iannizzotto
Bella e raffinata incursione nel crepuscolo del modo moderno, in una chiave intimista molto ben riuscita.
Mi ha intrigato l’uso del termine “inverno nucleare” nel titolo di un racconto che si ferma dove l’esplosione nucleare che lo causa sta per avvenire. Un gioco di parole, presumo, con l’inverno descritto dall’ alba gelida.
Complimenti apprezzatissimi: bellezza ed eleganza sono obiettivi che mi prefiggo di raggiungere in ogni lavoro, ma a volte l’intenzione non basta. Come tutti qui cerco di migliorare, apprendere dai miei errori, anche cogliere qualche ottimo spunto da altri autori.
Sì, il titolo dice molto e non ti nascondo che mi piace tremendamente. “Nucleare” è qualcosa di più: molto di più. Mi fa davvero piacere che tu sia riuscito ad agganciare questa frequenza subliminale.
Grazie Giancarlo per la lettura.