Irene (Parte III)
Serie: Ricevimenti al crepuscolo
- Episodio 1: Il tuo amore per la neve (Parte prima)
- Episodio 2: Il tuo amore per la neve (Parte seconda)
- Episodio 3: Il tuo amore per la neve (Parte terza)
- Episodio 4: Irene (Parte I)
- Episodio 5: Irene (Parte II)
- Episodio 6: Irene (Parte III)
- Episodio 7: Irene (Parte IV)
- Episodio 8: Irene (Parte V)
- Episodio 9: Irene (Epilogo)
STAGIONE 1
«Quando chiudo la porta e la mia ombra si dilata sul parato della loro cameretta, i piccoli svaniscono nelle copertine, lasciando fuori soltanto gli occhi, come degli esserini lontanissimi, sconosciuti, avvinti entrambi dal desiderio di parlare e domandarmi all’infinito dei misteri delle storie ascoltate dalla voce del dottor Gustav, come se non vi fosse altro tempo e non fosse già buio. Io vorrei raccontare loro storie più ariose e rasserenanti, mi creda, ma non me ne danno il tempo. Sono concentrati ad assediarmi con le loro domande dell’orrore, dicendomi che è importante che io risponda. Domande difficili ma soprattutto lugubri, dottor Otto, sproporzionate agli interessi, come all’età e alla sensibilità di due bambini così teneri e innocenti.»
«Le dispiacerebbe entrare meglio nei dettagli, Irene?» le chiese Otto con aria insidiosa, raddrizzandosi sulla sedia, con le mani ben tese sull’estremità di ciascun bracciolo.
«Che cosa pensano o sognano i morti quando scende la sera, per esempio. Se battono i denti nel buio delle tombe, o se è vero che i loro capelli continuano a crescere all’infinito, e che alcuni genitori chiudono nelle bare delle loro bambine finanche le loro bambole, con i loro vestiti e le loro scarpine di velluto rosso» gli disse Irene.
«Oh… ma davvero, Irene? Le chiedono queste assurdità poco prima di addormentarsi? E mia moglie? Sarebbe all’oscuro di tutto?»
«Mi hanno pregato di non parlarne a nessuno, dicendomi che sono segreti che avrei dovuto tenere solo per me. Capisce che responsabilità ? Per questo non ho resistito.»
«Mi sta dicendo che li ha appena traditi, Irene» le disse.
«Lei cosa avrebbe fatto al mio posto?»
«Ha fatto benissimo a raccontarmi tutto, ci mancherebbe. Ma tu sentili… e che fantasia, poi. Non me lo sarei mai aspettato, soprattutto da Marcus, proprio lui che dovrebbe dare il buon esempio. Stasera mi sentirà » fece il signor Otto, con aria lievemente seccata.
«Vi sono ancora altre domande che mi hanno posto i suoi bambini, prima di addormentarsi.»
«Continui pure, Irene. Ormai che ci siamo…»
«Mi hanno chiesto, giusto ieri sera, se i morti desiderano lo sguardo e il corpo caldo dei vivi che non hanno posseduto. E se hanno desideri intimi verso cose, situazioni, persone; e se possono telefonare o toccare i vivi nei capelli, durante il sonno, e spegnere con un soffio le candele, accendere di soppiatto il gas, nascondere loro scarpe, fazzoletti, biancheria, occhiali da vista, chiavi di casa, sfilare calze di seta e sottovesti, graffiare gambe e braccia con dei fermagli, per poi nascondere, o frantumare, libri di preghiere e pillole per il cuore, prima di soffocare i visi immersi nel sonno con decine di cuscini neri, e poi…»
«Si fermi, Irene, per favore. Può anche bastare, direi. La vedo piuttosto provata e me ne dispiace.»
«Non si preoccupi per me.»
«Mi ascolti bene, adesso: non crede che sia più semplice dire ai bambini che i morti non esistono? Che cosa ne pensa? Sono morti e stanno nel buio, nel vuoto dell’inesistenza, faccia un po’ lei. Sarebbe meglio per tutti, non le sembra? In modo da evitare un tale dispendio di energie e di spiacevoli imbarazzi» disse il dottor Otto, stavolta con la sagacia del grande uomo di legge e non con la pazienza del padre amorevole.
«Lei crede davvero che le cose stiano così? E che i morti appartengano alle regioni dell’inesistenza, avvocato? Ne è così sicuro?»
«Non immagino altre risposte, mia cara. E non mi dica che ritiene possibile che i nostri bravi defunti abbiano pensieri, vista, tatto e desideri così dozzinali, vero? Come il tempo e la volontà di frugare negli indumenti, nelle carni e nelle tristi medicine di noi vivi… andiamo, Irene. Mi meraviglierebbe non poco, conoscendo la sua intelligenza e levatura culturale.»
«Non me lo sono mai chiesto. Ho sempre preferito stare lontana da pensieri e da considerazioni disturbanti, che esigono sempre della cautela, quanto del rispetto per determinate dimensioni così poco note e spiegabili. Non è prudente affrontare argomenti del genere con dei bambini, ma non dovrei dirglielo io. Ne parlerei quanto prima con il dottor Gustav, invece. Penso che vada fermato prima che sia troppo tardi» disse Irene, abbassando di peso lo sguardo sulle carte in disordine sparse sullo scrittoio.
«Ma tardi per cosa?»
«Tardi per tutto, avvocato.»
Un’altra sorsata di tè attraversò il loro improvviso silenzio. L’occhio di Irene era della tinta precisa dell’infuso, che brillava come il bagliore di un pianeta nella tazza del dottor Otto.
Suonarono al telefono.
«Mi perdoni un momento» le disse il dottor Otto prima di sollevare il ricevitore, cambiando espressione del viso e ritornando alla sua dimensione professionale di sempre.
Dalla finestra affiorò un passero dalla gola screziata di bianco. Rimase fermo, sbattendo l’occhio e fissando il viso stanco di Irene. Il becco vispo dell’uccellino picchiettò sul vetro bagnato della finestra. Il dottor Otto era sempre concentrato nell’ascolto del suo interlocutore. Il rintocco del becco del passero si fuse con l’incedere discorsivo della pioggia, quando la signora Silvia rientrò in casa con Marcus. La donna indossava un vestito nero aderente e un cappellino rosso, tenuto un po’ obliquo e screziato di pioggia. La piccola Giada era rimasta a casa di un’ amica, come la donna comunicò dall’ingresso a suo marito, senza ottenere alcun riscontro. Irene si congedò con un sussurro, abbandonando di corsa lo studio del dottor Otto, il quale rimase ancora del tempo al telefono, senza scomporsi in alcun modo per la sua assenza, restituendo alla casa il silenzio tombale del pomeriggio inoltrato.
Serie: Ricevimenti al crepuscolo
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- Episodio 2: Il tuo amore per la neve (Parte seconda)
- Episodio 3: Il tuo amore per la neve (Parte terza)
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- Episodio 6: Irene (Parte III)
- Episodio 7: Irene (Parte IV)
- Episodio 8: Irene (Parte V)
- Episodio 9: Irene (Epilogo)
“Dalla finestra affiorò un passero dalla gola screziata di bianco. Rimase fermo, sbattendo l’occhio e fissando il viso stanco di Irene. Il becco vispo dell’uccellino picchiettò sul vetro bagnato della finestra.”
Questa frase mi ha ricordato una storia simile di un insetto. Forse inconsapevolmente il nome del dottor Gustav non é del tutto casuale.
Ciao. È possibile che l’uccellino ti abbia aperto questi varchi e quindi abbia dato al nome di Gustav la funzione di raccordo. Interessante. Un saluto e grazie.
Tardi per cosa? mi hai lasciato col tarlo del dubbio
Per tutto, direi.
Ma in fondo è un passaggio molto enigmatico anche per me. Lo sto ancora esplorando. Ma sono contento che abbia lasciato una certa sospensione anziché indifferenza. Non credo che i personaggi in quel momento siano allineati alla stessa realtà . Vi è nell’aria qualcosa di allucinato, che sembra dirottarli per poi svanire. Almeno la mia sensazione mi porta a pensare questo.
è la stessa sensazione che si prova prima del temporale, quando l’aria ha un peso differente. Tutto sembra quieto ma sai che tra poco si scatenerà l’inferno
È un’immagine molto centrata, in perfetta sintonia con le atmosfere della storia.