Irreversibile
Serie: Trame
- Episodio 1: Premessa
- Episodio 2: Viola
- Episodio 3: La scelta
- Episodio 4: Finding Freddie
- Episodio 5: Fratture
- Episodio 6: Irreversibile
STAGIONE 1
Anna ha trentadue anni e una vita di svolte interrotte: ogni inizio la accende, ogni approdo la soffoca. Milano le assomiglia: cambia pelle in fretta, e lei scambia quel movimento per destino.
Lavora in una libreria specializzata nella fotografia. Tra immagini e copertine impara che fissare significa scegliere, e scegliere significa lasciare fuori.
Alberto entra nella sua vita durante una presentazione editoriale. Parla poco: traduttore e curatore, vive di archivi e rigore. È una forma stabile. Lei sente in lui un pavimento. Lui, in lei, una scossa. Poi, con il passare dei mesi, l’armonia rivela il proprio lato rigido. Alberto desidera un futuro dai contorni chiari: convivenza definitiva, figli, una vita per sedimentazione, gesti che si ripetono. Anna sente che la parola “definitivo” le chiude la gola e le irrigidisce le spalle. Nel suo corpo nasce una resistenza, una specie di allarme. Alberto interpreta quel movimento come esitazione temporanea, poi come scarto da correggere. Anna interpreta la sua richiesta come una morsa gentile. Restano educati, razionali, persino affettuosi, eppure la distanza cresce.
Nel tentativo di trovare un punto fermo, Anna torna a studiare. Scrive un saggio breve sulla rappresentazione del desiderio femminile nella fotografia contemporanea. Evita la provocazione facile, costruisce un’analisi rigorosa: sguardo, potere, postura, narrazione del corpo, tensione fra visibile e invisibile. Il testo viene pubblicato, attira attenzione, le porta inviti a presentazioni, a incontri, a tavole rotonde. Per qualche settimana Anna sente di diventare finalmente qualcosa di definito, un nome associato a un campo, una voce riconoscibile. Subito dopo arriva il panico: l’identità appena conquistata assume la forma di una cornice che promette prestigio, però toglie aria.
Un pomeriggio in libreria entra Nicola. Grafico freelance, collabora con studi di comunicazione visiva, vive di progetti brevi, lavori a termine, spostamenti mentali rapidi. Ha un modo di guardare le cose che assomiglia a un montaggio fotografico: taglia, accosta, sintetizza, intuisce. Chiede una monografia fuori catalogo. Anna lo trova impolverato in una sezione quasi segreta. La loro conversazione nasce da lì. Due persone che si ritagliano uno spazio mentale separato dal resto del mondo. Anna gli racconta parti di sé che ad Alberto restano inaccessibili: l’euforia delle partenze, la vertigine degli approdi. Con Nicola sperimenta un’intimità basata sull’attenzione immediata, sull’idea di progetto, sulla possibilità di restare in movimento. Il tradimento prende forma. Alberto percepisce un cambiamento: Anna torna a casa con gli occhi più vivi e un’aria distante e una leggerezza che fra di loro non esiste. Lui tenta di stringere, di dare forma, di proporre soluzioni concrete. Lei risponde con gentilezza, però dentro sente un attrito continuo.
La rottura con Alberto arriva pochi mesi dopo. Nessuna esplosione, nessuna scena spettacolare. Frasi corrette, silenzi educati. Si separano riconoscendo la stima reciproca, la cura, l’inadeguatezza del loro incastro.
Con Nicola la vita assume un andamento nuovo: mostre, progetti visivi, viaggi, collaborazioni, aperture improvvise. Anna ritrova energia. La “leggerezza produttiva” diventa una promessa quotidiana. Lavora a un’idea di mostra che intreccia fotografia e grafica, immagini urbane e interventi tipografici, dettagli di muri e trame di manifesti strappati. Nicola la sostiene e l’aiuta. L’assenza di richieste esplicite, all’inizio, ha il sapore della libertà. Poi, col tempo, quella stessa assenza diventa mancanza di direzione. Nicola vive sospeso, procede a colpi di intuizione, evita di scegliere, mantiene sempre una porta aperta verso altrove. Anna capisce che anche quell’assetto contiene una forma di stallo: movimento senza radice, velocità senza meta.
Anna inizia un progetto fotografico sugli edifici in demolizione, sulla memoria urbana che si sfalda. Documenta fabbriche svuotate, cortili sventrati, palazzi segnati da crepe e polvere, ringhiere arrugginite, scale che non portano più da nessuna parte. Cerca tracce: una scritta a matita dietro una porta, una piastrella diversa dalle altre, un calendario dimenticato, un mazzo di chiavi senza serratura. Ogni scatto diventa un gesto di salvataggio e anche un’accettazione: la materia cambia, i quartieri mutano, le vite si spostano, il passato si ritira lasciando impronte. Anna comprende che la sua ossessione riguarda la permanenza: la paura dell’istante in cui una scelta diventa irreversibile.
La svolta successiva arriva quando Alberto si ammala gravemente. La notizia raggiunge Anna in modo concreto, asciutto, privo di teatralità: un messaggio, un incontro, un nome di reparto, orari di visita. Il passato ritorna con una forza lucida. Anna va da lui. Alberto affronta la fine con una calma che per Anna diventa uno specchio impietoso. I loro incontri restano sobri. Parlano di ciò che hanno costruito, di ciò che hanno lasciato sospeso, di ciò che avrebbe potuto essere. Alberto le restituisce, senza accusa, la verità sul loro legame.
Anna scopre di attendere un figlio. La notizia cambia il peso delle giornate. La maternità entra nella sua vita, facendole attraversare una soglia. Ogni rimando accumulato si condensa in una decisione reale. Nicola reagisce restando presente e insieme distante. Offre parole prudenti, promesse a breve raggio, disponibilità intermittente. Anna vede con chiarezza la sua incapacità di trattenere, la sua tendenza a restare sempre in movimento.
Anna attraversa una stagione di lucidità. Comprende che la sua esistenza si è nutrita del differire: tenere aperte le strade, evitare l’atto definitivo, sostare nell’anticamera della scelta. Ora l’irreversibilità appare per ciò che è: la condizione stessa dell’esistenza, il prezzo necessario di ogni realtà vissuta. Il corpo la guida più delle idee. Sente crescere in sé una forma di presenza nuova. Lavora come fotografa per un archivio urbano. Documentare l’ultimo giorno di una fabbrica prima della demolizione. Entra all’alba: polvere sospesa, luce inclinata, odore di ferro e calce. I pavimenti portano segni di passi ripetuti. Anna scatta una foto dopo l’altra con una concentrazione totale. Cattura dettagli e vuoti: corrimano consumati, targhe scolorite, sedie spaiate, armadietti numerati, una parete con poster tecnici. In quelle foto Anna si riconosce: demolizioni, ricostruzioni, identità provvisorie, ritorni inattesi. Questa volta resta. Vuole assumersi il peso del futuro, accettare il carattere definitivo dei gesti, abitare il tempo senza scappatoie. Il suo sguardo si fa adulto: vede la permanenza e la trasformazione nella stessa inquadratura. Anna esce dalla fabbrica con una calma costruita sul coraggio di vivere l’irreversibile.
Serie: Trame
- Episodio 1: Premessa
- Episodio 2: Viola
- Episodio 3: La scelta
- Episodio 4: Finding Freddie
- Episodio 5: Fratture
- Episodio 6: Irreversibile
Affascinante, Anna. E affascinata, forse, da quel tendere continuamente verso l’ignoto che si tramuta nella paura della stabilità, e dell’irreversibile. Mi è piaciuto il finale, la maternità, da un lato, il lavoro a fotografare i cantieri, dall’altro, che insieme la portano ad accettare la permanenza. La fotografia, la cattura di un istante che già sta cambiando, ma che rimane eterno, mi è parsa una metafora bellissima e centrata.
Ciao, i vostri commenti mi fanno molto piacere. Mi rimane solo un po’ di amaro in bocca per non avere il tempo di sviluppare le storie e farle diventare romanzi. Ci vorrebbe un’altra vita.
Un racconto sul desiderio di restare in movimento e sulla paura che ogni scelta, nel momento in cui si fissa, diventi una perdita.
Attraverso relazioni, immagini e città che cambiano pelle, Anna impara che l’irreversibilità non è una gabbia ma la sostanza stessa del vivere e che solo accettandola lo sguardo smette di fuggire e diventa finalmente adulto.