IVO

Una candela accesa illumina un muro con un chiarore arancione.

“Cambiò tutto quel giorno” la fiammella comincia a danzare proiettando un’ombra sul muro “il lupo con passo felpato ma sicuro, si avvicinò”

L’ombra da forma alle parole, segue il racconto della voce misteriosa, una voce maschile, calda e decisa “l’uomo davanti alla creatura rimase fermo e con aria di sfida guardò direttamente negli occhi gialli della belva” le ombre mimano con perfezione il racconto.

“Il lupo continuò ad avvicinarsi arrivando ad un solo passo di distanza dal suo sfidante, l’avrebbe ghermito, non c’era alcun dubbio” il crepitio della candela ha la stessa potenza del più mastodontico dei falò “la bestia saltò contro l’uomo, atterrandolo senza alcun timore, aprì la bocca mostrando le sue enormi ed affilatissime fauci…”

“…e l’uomo tirò fuori un blaster e polverizzò il lupo!” interviene una voce infantile.

“Ma come un blaster?!” dice incredula la voce misteriosa. La candela si spegne ed il chiarore arancione muta in uno bluastro.

“L’aveva nascosto all’interno della sua giacca invisibile” continua il fanciullo entusiasta “Tornò vincitore dalla sua famiglia”

“Va bene piccolo è ora di dormire, domani comincerà un nuovo splendido giorno sia per me che per te” conclude la voce misteriosa “Buona notte, piccolo mio”

“Notte, babbo” prosegue il bambino.

“Chiamata terminata” una voce robotica annuncia l’interruzione della trasmissione tra padre e figlio.

“Uffa, ma io non sono per niente stanco”

“Il padrone ha detto che è ora di dormire” un piccolo robottino umanoide con la testa a forma di televisore si avvicina al letto del fanciullo.

“Ivo, secondo te, il mio babbo mi vuole bene?” chiede candidamente il bimbo dai capelli rossi e delle lentiggini appena visibili, seduto a gambe incrociate sul letto. Il robottino rimane qualche istante in silenzio, poi sul suo schermino appare una faccina sorridente che fa l’occhiolino “Grazie Ivo, ti voglio bene”

Il piccolo poggia il capo sul cuscino e si addormenta di colpo. Ivo, con le sue braccine robotiche, rimbocca le coperte al padroncino ed esce dalla stanza, la porta si chiude automaticamente dietro di lui.

Ivo attraversa il corridoio, l’illuminazione si accende e spegne autonomamente al suo passaggio. Raggiunta una piccola stanza dalle pareti partono dei raggi di colore giallo ocra che lo scannerizzano. Terminata la scansione le luci diventano verdi:

“Scansione terminata” informa una voce femminile meccanica.

Il varco da cui è arrivato Ivo si chiude ermeticamente con una serranda in piombo, mentre un’altra si alza rivelando davanti al robottino un passaggio con una rampa che punta verso l’alto.

Ivo percorre la rampa raggiungendo un’altra stanza, decisamente più grande di quella di prima. Alle pareti ci sono vari ganci che sostengono tute e caschi anti radiazioni, mentre agli angoli della stanza sono accatastate diverse bombole di ossigeno e oggetti di vario genere: da zaini di ogni misura fino ad uno scalpelletto da archeologo.

Le porte si aprono ed Ivo entra all’interno di un ascensore. L’ascensore sale, sopra la testa del robottino si apre un portellone che porta all’esterno. Ivo mette piede sul suolo esterno, l’ascensore si chiude. Di fianco all’entrata c’è un piccolo palmare che sbuca dal terreno con vari pulsanti da premere, Immesso il codice si può accedere alla casa.

La luna ha quasi raggiunto lo zenit ed il suo candore verdastro illumina distese di terreno arido. Intorno a Ivo non ci sono altro che crepe nel terreno. Le stelle in cielo sono poco visibili, nonostante la completa assenza di nuvole. Oggi, tra i corpi celesti, è appena visibile Venere, normalmente uno dei pianeti più luminosi e facilmente notabili dalla Terra.

Silenzio.

Dalla schiena di Ivo fuoriesce una piccola antenna che inizia a lampeggiare:

“Analisi in corso” il lampeggiare si blocca, muta in una luce rossa fiammante che illumina la zona circostante “Analisi completata: anidride carbonica 70%, azoto 25%, ossigeno 2,08%, argon 1%. Radiazione residua 45%. Possibilità di forme di vita 0%”

L’antenna rientra all’interno della schiena di Ivo, che si incammina. Il silenzio è assordante, a malapena i passi del robottino generano rumore, della polvere si alza propagandosi nell’aria per poi svanire senza lasciare traccia.

Dopo alcune centinaia di metri Ivo si ferma, dal terreno incolto si eleva un piccolo palmare. Ivo tocca un pulsante. Lo schermo si accende mostrando al suo interno un uomo con una rete per capelli e un grembiule sporco di terreno che mastica una gomma da masticare.

“Chi è?” chiede l’uomo con disinteresse.

“Buona sera signor Serri, sono Ivo, il robot dei Rinaldi, sono qui per l’ordine”

“Certamente, allora: due zucchine, cinque broccoli ed una melanzana” replica l’uomo leggendo da uno schermo.

“Precisamente signore”

“Arrivano subito, porta i miei saluti al piccolo Carlo” l’uomo, con un sorriso ed un cenno della mano, chiude la chiamata.

Il palmare ritorna all’interno del terreno. Poco distante si apre uno sportellino, da cui fuoriesce un tubo semi trasparente, tutto impolverato, da cui esce una busta chiusa ermeticamente.

Ivo la raccoglie e ritorna a casa.

Una volta tornato in ascensore, durante la discesa verso l’interno della casa, dai lati del tunnel vengono spruzzati dei getti di liquido trasparente.

L ’ascensore termina il percorso nella stanza delle tute.

Le porte si aprono ed Ivo entra nella zona abitabile della casa. Raggiunta la cucina, le luci ai lati della stanza si accendono in maniera soffusa, Ivo mette il contenuto della busta all’interno del frigorifero. Le finestre dell’abitazione mostrano un paesaggio marittimo notturno. Il robottino si sofferma ad osservare il panorama.

“Casa, che paesaggio stai mostrando?” chiede Ivo, con apparente curiosità, anche se la sua voce resta priva di emozione.

“Le spiagge della Sicilia di notte” risponde la voce femminile della casa.

Ivo osserva la tranquillità e la serenità della spiaggia che viene baciata gentilmente dal movimento delicato delle onde. Solo il suono di questa danza sinuosa manca per rendere il tutto tanto reale da poterlo toccare.

“Messaggio in entrata” si auto annuncia il robottino.

Lo schermo di Ivo si illumina, un uomo dai capelli brizzolati, la barba incolta e gli occhi visibilmente esausti appare sullo schermo.

“Ivo domattina ricordati di insegnare a Carlo la trigonometria” anche la voce dell’uomo traspare stanchezza.

“Certamente padrone” risponde il robottino senza nessun indugio.

“Casa rilascia, al risveglio di mio figlio, una leggera fragranza di Orchidea e proietta alle finestre i campi di girasole delle Marche, alternando i paesaggi  dei vitigni toscani e le distese di grano pugliesi. La sera, invece, le Alpi che silenziosamente sorvegliavano il nostro bel Paese” il padre di Carlo si strofina la faccia con le sue mani rovinate dal lavoro, la sua voce comincia a mostrare dello sconforto.

“Sarà fatto, padrone” risponde la casa.

“Deve sapere per cosa stiamo combattendo. Pensare che prima si discuteva su quale regione fosse la più bella…ora è tutto così terribilmente uguale” il viso dell’uomo si incupisce.

“Padrone, vostro figlio gradirebbe rivederla, quando ritornerà?”

“Non ne sono ancora sicuro, Ivo” l’uomo si distende, sconsolato, sulla sedia “Stiamo terminando delle ricerche, se tutto va bene le piante che stiamo modificando potrebbero crescere anche in posti inospitali, praticamente ovunque ormai” l’uomo si alza stiracchiandosi “Tra l’altro la prossima corriera potrà riportarmi a casa non prima di due settimane, il piombo scarseggia. Un’altra equipe specializzata sta cercando di progettare delle tute e delle vetture che abbiano all’interno abbastanza acqua da deflettere le radiazioni” l’uomo ridacchia nervosamente “Peccato che l’acqua che riusciamo a depurare basta a stento per noi. Adesso devo tornare a lavoro, prenditi cura di mio figlio, Ivo” l’uomo osserva lo schermo con tristezza per qualche istante, poi chiude la chiamata.

“Messaggio terminato” Lo schermo di Ivo si spegne. Ivo continua a scrutare le spiagge così quiete.

“Il mio babbo sta ancora curando il pianeta?” Carlo si trova sul ciglio della porta e si stropiccia gli occhi, ha ascoltato il messaggio del padre.

“Il padrone si sta impegnando per curare la brutta malattia che ha contagiato la Terra”

“Però sta sempre via” dice il bimbo rammaricato, guardando il pavimento.

“Sta cercando di rendere il pianeta un posto migliore, dove tu potrai crescere e vivere nel miglior modo possibile”

“Chi ha fatto ammalare la Terra?” Carlo si avvicina con passo lento ad Ivo.

“Gente potente e cattiva, che puntava solo ai suoi interessi”

“La mamma si è ammalata per questo?”

Il robottino rimane in silenzio, sembra stia cercando un modo per rispondere alla domanda del piccolo, ma la sua programmazione sembra impedirglielo.

“Ecco…”

“Ivo” lo interrompe subito il piccolo.

“Si, padroncino?”

“Puoi farmi rivedere la mamma?” Carlo prende la mano dell’androide e lo guarda innocentemente.

“Certamente”

Ivo si dirige, mano nella mano, verso la stanza di Carlo. Rimbocca nuovamente le coperte al bambino. Sullo schermo del robottino appare un video: una donna sul letto, dai lunghi capelli rossi e con delle lentiggini sul viso, con la schiena poggiata al cuscino, che coccola un neonato infagottato in un lenzuolo bianco. La donna canticchia una ninna nanna, con voce delicata e lenta.

“Grazie, Ivo, ti voglio bene”

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

Discussioni

  1. Molto bello, non saprei proprio cosa aggiungere ai commenti degli altri openiani che hanno lasciato le loro riflessioni prima di me. Forse giusto una cosa: apprezzo molto il tuo stile essenziale, che è una costante di tutti i tuoi racconti, e questi finali sempre aprti.

  2. Come gli altri amici openiani che hanno commentato, anche io ho avvertito una sorta di evoluzione emotiva nel racconto. Da una fase iniziale carica di dolcezza col padre che racconta (seppur da remoto) la fiaba al figlio, alla malinconia per la distanza, la preoccupazione per le condizioni del pianeta ed infine la tristezza realizzando che la madre del bambino non c’è più.
    Un viaggio ben pensato e ben realizzato, in un’ambientazione distopica (che mi piace!), ma forse nemmeno così tanto distopica: è un futuro forse non prossimo, ma magari a medio termine più che plausibile, se non cambiamo il nostro modo di utilizzare le risorse naturali. Apprezzo anche il messaggio ecologico contenuto nel racconto.

    1. Ciao Sergio.
      Sono felice che hai avuto questa ondata di emozioni leggendo il racconto. Questo forse è uno dei racconto in cui sono sceso più a fondo. Non sono mai stato tipo da riflessione post lettura nei miei testi, ma grazie a voi openiani ho capito che è molto importante

  3. Amo molto i temi che hai affrontato in questo racconto: la distopia/nondistopia di un mondo desolato, la robotica intesa come qualcosa in più di un insieme di ingranaggi e bulloni. Leggendo il mio sorriso è passato dal tenero al malinconico. Quello della natura dell’anima è un concetto che io stessa ho esplorato: dove risiede, esattamente? Non so se questo è il genere che ti è più confortevole, ma da vecchia strega distopica ti do il benvenuto a braccia aperte nel club

    1. Ciao Micol.
      Sono molto contento che il testo ti abbia trasmesso a ariete emozioni.
      A me le storie distopiche piacciono molto: presenti alternativi, futuri possibili e improbabili. Mi affascinano molto. Questo è il mio primo esperimento in quel campo. Ti ringrazio per avermi fatto unire al club, sono più che lieto di farne parte

  4. Dall’iniziale senso di tenerezza che ho provato nel leggerlo, sono poi passata a leggere un’agghiacciante desolazione e solitudine con la spesa fornita attraverso un programma. Resta ferma la cura del piccolo protagonista, affidata a Ivo che tra le altre cose lo fa quasi meglio di alcune figure genitoriali. Tutto è possibile, anche viaggiare proiettando panorami e paesaggi e profumi. Un racconto che è costruito benissimo a mio avviso. Grazie anche per l’invito alla riflessione su ciò che abbiamo fatto alla nostra madre Terra.