Kalarà, ragazzina

Serie: χαλαρά-l'arte del vivere lento


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Un incontro casuale tra due persone in Grecia da vita a una storia d'amore impossibile

Qualcuno tra i commensali, cominciò a mostrare i primi segni di cedimento e ne approfittai per preparare la mia ritirata.

Mi alzai, seguita da Vassili.

-Te ne vai?

-Si, devo riposare un po’. Stanotte Igor e Gorislav mi portano a fare un giro per locali.

Vassili annuì fissandomi intensamente, poi si voltò verso i due ragazzi che conversavano fitto fitto tra loro.

-Kalarà ragazzina.

-Cioè?

-Kalarà vuol dire lentamente, prendi la vita con calma, aspetta che le cose succedano. E soprattutto sii forte, sii forte per tutto quello che verrà. -Mi guardò con dolcezza e proseguì:

-Io sono un uomo vecchio, ho quasi sessant’anni, tu hai l’età di mia figlia. Se ti avessi incontrata trent’anni fa…io.

Si bloccò vedendo la mia espressione turbata.

-Oh no no, non pensare male, lo sai. Te lo dico con sincerità , mi sarei potuto innamorare in un’altra vita. Spero che tornerai presto in Grecia a farci visita, ma nel mentre prenditi cura di te e del tuo cuore.

Mi diede due baci sulle guance e si avvio fuori dal mercato.

Fu poi il turno della Rockstar, che per inciso si chiamava Philippe, che mi abbraccio forte e di Aleksander che mi diede due sonori baci augurandomi buona fortuna.

Non riuscivo a capire perché, ma la vista di quelle sagome che si allontanavano mi riempiva il cuore di tristezza.

Gorislav mi diede un colpetto sulla spalla:

-Quindi ci raggiungi dopo?

-Si Igor dovrebbe inviarmi la posizione.

Questo fece capolino alle spalle dell’amico abbracciandolo.

-Ci vediamo dopo!

Mi fece un sorriso malizioso e anche loro se ne andarono.

Rimasta sola e un po’ brilla uscii a mia volta dal mercato e mi ritrovai nuovamente sulla via principale.

Feci per andare in direzione dell’hotel, ma ebbi un’epifania: non avevo niente da mettere.

Ero partita con solo uno zaino, pieno di vestiti “da battaglia”, roba comoda insomma.

Ma non potevo presentarmi così.

-Non puoi presentarti così CON IGOR.- disse una vocina maligna da qualche parte nella mia testa.

Lasciai perdere i pensieri intrusivi e mi concentrai sulle vetrine dei negozi finché non ne avvistai uno dall’aria papabile.

-Hi! I’m looking for…something!

La commessa sembrava non aspettare altro, tirò fuori top, vestiti, pantaloni, gonne e anche una specie di tuta in microfibra colorata. Presa dall’entusiasmo provai tutto, anche la tuta, ma optai per un pantalone ampio e un top corto. Pagai e andai finalmente verso l’hotel.

Salutai con un cenno il ragazzo della reception e sal’ verso la mia stanza.

Passata mezz’ora ero pronta e profumata ed ecco il messaggio che stavo aspettando:

Igor:

“Siamo al Poseidone, ti aspettiamo.”

Scesi le scale a rotta di collo e mi incamminai trattenendo a stento un sorriso, ormai quasi saltellavo dall’eccitazione.

Dopo dieci minuti arrivai al ristorante posizionato sul lungomare. Per un istante dimenticai che i due stavano là ad aspettarmi, perché la visione che mi si parò davanti aveva del magico: le luci dei bar e del porto si riflettevano sull’acqua seguendo la linea curva della costa e accompagnavano lo sguardo fino alla sua punta più estrema, dove queste si fondevano in un’unica grande luce gialla , emanando un alone che virava quasi al viola, unendosi al blu profondo del cielo.

A completare l’atmosfera c’erano il brusio allegro delle terrazze dei locali e il profumo delle diverse pietanze che impregnava l’aria.

Cercai con lo sguardo i due ragazzi, ed eccoli accomodati su due grandi poltrone in velluto attorno ad un tavolo ovale.

Mi avvicinai sorridendo e Igor si alzò per salutarmi e spostare la mia sedia, Gorislav aveva invece l’aria abbattuta.

– Che c’è?- gli chiesi.

-No niente, sono solo stanco, il pranzo di oggi mi ha distrutto. Ho bevuto troppo.

-Quindi devi bere ancora per tirarti su!

-Visto te lo dicevo!- Intervenne Igor- Comandiamo del vino, una bottiglia! A te cosa piace?

-Una bottiglia?

-Si si una bottiglia!

Gorislav fece un verso a metà tra il pianto e il vomito.

Ma ormai era troppo tardi, ci scambiammo uno sguardo disperato, Igor stava già tornando con a seguito cameriera e bottiglia. La ragazza in questione non gli staccava gli occhi di dosso e ancheggiava facendo le fusa accanto a lui.

Te la faccio ingoiare la bottiglia.

 

Non so dire quale fosse la mia espressione in quel momento, ma sicuramente era abbastanza minacciosa da indurre la ninfetta a lasciare il posto al suo collega per servire il vino, eclissandosi dietro il bar.

Brava.

 

– La signora assaggia.- disse Gorislav.

Ora, io non ero certo un’esperta di vino ma sicuramente sapevo capire se una cosa faceva schifo ed era quello il caso.

-Il vino è bouchonné, sa di tappo. Potremo avere un’altra bottiglia per favore?

Il cameriere entrò nel panico, bofonchiò una scusa in inglese e partì per cercare un’altra bottiglia.

Igor e Gorislav mi guardavano con le sopracciglia alzate.

-Ma che c’è?

Gorislav indicò un’ombra scura galleggiante nel mare in lontananza:

-La vedi quella?

-Eh.

– Ecco è il cameriere che è andato a suicidarsi

-…sicuramente era il suo primo giorno…

– Tranquillo amico domani se ne torna in Francia

I due latrarono per qualche minuto e mio malgrado cominciai a ridere anche io.

Il resto della cena trascorse in maniera piacevole, scambiandoci aneddoti sulle nostre vite e di nuovo quel senso di calore e famiglia pervase tutto il mio corpo fino alla punta delle dita. Igor aveva completamente perso quell’attitudine maliziosa e provocatoria, era agitato, le parole si affollavano sulla punta delle sue labbra e sembravano voler uscire a fiotti, come se avessimo il tempo contato.

Io dal mio canto mi beavo di  tutte le sue storie e del suo buffo accento , allungandomi inconsciamente sul tavolo quasi a volerlo toccare.

Era bello, certo, ma non era questo il punto. Emanava una sorta di di energia luminosa, una gioia contagiosa.

Come il sole.

-Madonna santa, ripigliati un poco Lisa. – dissi tra me e me.

Gorislav invece, aveva assunto un’espressione pensierosa e indecifrabile e stava in silenzio, osservandoci.

 

Mi ricordai improvvisamente di avere un corpo con dei bisogni.

-Scusatemi devo andare al bagno, torno subito

Istintivamente passando accanto a Igor, posai una mano sulla sua spalla e lui rapido mi afferrò per la vita:

-Muoviti o ti lasciamo qua con il fantasma del cameriere.

Ridacchiai e corsi su per le scale che portavano alle toilette.

Con la coda dell’occhio scorsi Gorislav che afferrava la spalla dell’amico con forza e al mio ritorno sentii chiaramente che la temperatura era cambiata.

I due ragazzi discutevano animatamente in polacco e io stavo lì al mio posto ad osservarli, non capivo un piffero ma non sembrava niente di buono.

Igor sospirò e si grattò la tempia, spento, con la schiena curva come un giocattolo scarico.

-Scusaci, niente di importante. Andiamo?

Gorislav aveva ancora uno sguardo pesto e serio ma fece un sorriso dolce:

-Andiamo a divertirci no?

Decisi che era meglio non indagare, per il momento.

Uscimmo dal ristorante e ci dirigemmo verso la via dei bar per continuare la nostra serata.

 

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Discussioni

  1. Ciao Eleonora, non so se hai invertito di proposito l’ ordine cronologico degli eventi. Non riuscivo a capire. Ho riletto tutto daccapo, dal primo episodio fino al quarto. Ora e` tutto piu`chiaro, anche se ci sono alcuni aspetti oscuri che ci rivelarai a suo tempo. E noi aspetteremo.

    1. Si si ho invertito di proposito per fare uno spaccato temporale e un quadro delle due diverse ambientazioni, però forse avrei dovuto essere più chiara nel passaggio tra i capitoli:) in ogni caso sto lavorando sul quinto,aspetto che le idee si mettano in ordine:)