
Kalarà, ragazzina
Serie: χαλαρά-l'arte del vivere lento
- Episodio 1: Kalarà, ragazzina
- Episodio 2: Risveglio
- Episodio 3: Incontro
- Episodio 4: L’ascensore
STAGIONE 1
Qualcuno tra i commensali, cominciò a mostrare i primi segni di cedimento e ne approfittai per preparare la mia ritirata.
Mi alzai, seguita da Vassili.
-Te ne vai?
-Si, devo riposare un po’. Stanotte Igor e Gorislav mi portano a fare un giro per locali.
Vassili annuì fissandomi intensamente, poi si voltò verso i due ragazzi che conversavano fitto fitto tra loro.
-Kalarà ragazzina.
-Cioè?
-Kalarà vuol dire lentamente, prendi la vita con calma, aspetta che le cose succedano. E soprattutto sii forte, sii forte per tutto quello che verrà. -Mi guardò con dolcezza e proseguì:
-Io sono un uomo vecchio, ho quasi sessant’anni, tu hai l’età di mia figlia. Se ti avessi incontrata trent’anni fa…io.
Si bloccò vedendo la mia espressione turbata.
-Oh no no, non pensare male, lo sai. Te lo dico con sincerità , mi sarei potuto innamorare in un’altra vita. Spero che tornerai presto in Grecia a farci visita, ma nel mentre prenditi cura di te e del tuo cuore.
Mi diede due baci sulle guance e si avvio fuori dal mercato.
Fu poi il turno della Rockstar, che per inciso si chiamava Philippe, che mi abbraccio forte e di Aleksander che mi diede due sonori baci augurandomi buona fortuna.
Non riuscivo a capire perché, ma la vista di quelle sagome che si allontanavano mi riempiva il cuore di tristezza.
Gorislav mi diede un colpetto sulla spalla:
-Quindi ci raggiungi dopo?
-Si Igor dovrebbe inviarmi la posizione.
Questo fece capolino alle spalle dell’amico abbracciandolo.
-Ci vediamo dopo!
Mi fece un sorriso malizioso e anche loro se ne andarono.
Rimasta sola e un po’ brilla uscii a mia volta dal mercato e mi ritrovai nuovamente sulla via principale.
Feci per andare in direzione dell’hotel, ma ebbi un’epifania: non avevo niente da mettere.
Ero partita con solo uno zaino, pieno di vestiti “da battaglia”, roba comoda insomma.
Ma non potevo presentarmi così.
-Non puoi presentarti così CON IGOR.- disse una vocina maligna da qualche parte nella mia testa.
Lasciai perdere i pensieri intrusivi e mi concentrai sulle vetrine dei negozi finché non ne avvistai uno dall’aria papabile.
-Hi! I’m looking for…something!
La commessa sembrava non aspettare altro, tirò fuori top, vestiti, pantaloni, gonne e anche una specie di tuta in microfibra colorata. Presa dall’entusiasmo provai tutto, anche la tuta, ma optai per un pantalone ampio e un top corto. Pagai e andai finalmente verso l’hotel.
Salutai con un cenno il ragazzo della reception e sal’ verso la mia stanza.
Passata mezz’ora ero pronta e profumata ed ecco il messaggio che stavo aspettando:
Igor:
“Siamo al Poseidone, ti aspettiamo.”
Scesi le scale a rotta di collo e mi incamminai trattenendo a stento un sorriso, ormai quasi saltellavo dall’eccitazione.
Dopo dieci minuti arrivai al ristorante posizionato sul lungomare. Per un istante dimenticai che i due stavano là ad aspettarmi, perché la visione che mi si parò davanti aveva del magico: le luci dei bar e del porto si riflettevano sull’acqua seguendo la linea curva della costa e accompagnavano lo sguardo fino alla sua punta più estrema, dove queste si fondevano in un’unica grande luce gialla , emanando un alone che virava quasi al viola, unendosi al blu profondo del cielo.
A completare l’atmosfera c’erano il brusio allegro delle terrazze dei locali e il profumo delle diverse pietanze che impregnava l’aria.
Cercai con lo sguardo i due ragazzi, ed eccoli accomodati su due grandi poltrone in velluto attorno ad un tavolo ovale.
Mi avvicinai sorridendo e Igor si alzò per salutarmi e spostare la mia sedia, Gorislav aveva invece l’aria abbattuta.
– Che c’è?- gli chiesi.
-No niente, sono solo stanco, il pranzo di oggi mi ha distrutto. Ho bevuto troppo.
-Quindi devi bere ancora per tirarti su!
-Visto te lo dicevo!- Intervenne Igor- Comandiamo del vino, una bottiglia! A te cosa piace?
-Una bottiglia?
-Si si una bottiglia!
Gorislav fece un verso a metà tra il pianto e il vomito.
Ma ormai era troppo tardi, ci scambiammo uno sguardo disperato, Igor stava già tornando con a seguito cameriera e bottiglia. La ragazza in questione non gli staccava gli occhi di dosso e ancheggiava facendo le fusa accanto a lui.
Te la faccio ingoiare la bottiglia.
Non so dire quale fosse la mia espressione in quel momento, ma sicuramente era abbastanza minacciosa da indurre la ninfetta a lasciare il posto al suo collega per servire il vino, eclissandosi dietro il bar.
Brava.
– La signora assaggia.- disse Gorislav.
Ora, io non ero certo un’esperta di vino ma sicuramente sapevo capire se una cosa faceva schifo ed era quello il caso.
-Il vino è bouchonné, sa di tappo. Potremo avere un’altra bottiglia per favore?
Il cameriere entrò nel panico, bofonchiò una scusa in inglese e partì per cercare un’altra bottiglia.
Igor e Gorislav mi guardavano con le sopracciglia alzate.
-Ma che c’è?
Gorislav indicò un’ombra scura galleggiante nel mare in lontananza:
-La vedi quella?
-Eh.
– Ecco è il cameriere che è andato a suicidarsi
-…sicuramente era il suo primo giorno…
– Tranquillo amico domani se ne torna in Francia
I due latrarono per qualche minuto e mio malgrado cominciai a ridere anche io.
Il resto della cena trascorse in maniera piacevole, scambiandoci aneddoti sulle nostre vite e di nuovo quel senso di calore e famiglia pervase tutto il mio corpo fino alla punta delle dita. Igor aveva completamente perso quell’attitudine maliziosa e provocatoria, era agitato, le parole si affollavano sulla punta delle sue labbra e sembravano voler uscire a fiotti, come se avessimo il tempo contato.
Io dal mio canto mi beavo di tutte le sue storie e del suo buffo accento , allungandomi inconsciamente sul tavolo quasi a volerlo toccare.
Era bello, certo, ma non era questo il punto. Emanava una sorta di di energia luminosa, una gioia contagiosa.
Come il sole.
-Madonna santa, ripigliati un poco Lisa. – dissi tra me e me.
Gorislav invece, aveva assunto un’espressione pensierosa e indecifrabile e stava in silenzio, osservandoci.
Mi ricordai improvvisamente di avere un corpo con dei bisogni.
-Scusatemi devo andare al bagno, torno subito
Istintivamente passando accanto a Igor, posai una mano sulla sua spalla e lui rapido mi afferrò per la vita:
-Muoviti o ti lasciamo qua con il fantasma del cameriere.
Ridacchiai e corsi su per le scale che portavano alle toilette.
Con la coda dell’occhio scorsi Gorislav che afferrava la spalla dell’amico con forza e al mio ritorno sentii chiaramente che la temperatura era cambiata.
I due ragazzi discutevano animatamente in polacco e io stavo lì al mio posto ad osservarli, non capivo un piffero ma non sembrava niente di buono.
Igor sospirò e si grattò la tempia, spento, con la schiena curva come un giocattolo scarico.
-Scusaci, niente di importante. Andiamo?
Gorislav aveva ancora uno sguardo pesto e serio ma fece un sorriso dolce:
-Andiamo a divertirci no?
Decisi che era meglio non indagare, per il momento.
Uscimmo dal ristorante e ci dirigemmo verso la via dei bar per continuare la nostra serata.
Serie: χαλαρά-l'arte del vivere lento
- Episodio 1: Kalarà, ragazzina
- Episodio 2: Risveglio
- Episodio 3: Incontro
- Episodio 4: L’ascensore
Ciao Eleonora, non so se hai invertito di proposito l’ ordine cronologico degli eventi. Non riuscivo a capire. Ho riletto tutto daccapo, dal primo episodio fino al quarto. Ora e` tutto piu`chiaro, anche se ci sono alcuni aspetti oscuri che ci rivelarai a suo tempo. E noi aspetteremo.
Si si ho invertito di proposito per fare uno spaccato temporale e un quadro delle due diverse ambientazioni, però forse avrei dovuto essere più chiara nel passaggio tra i capitoli:) in ogni caso sto lavorando sul quinto,aspetto che le idee si mettano in ordine:)
Buon divertimento, allora!
Ahah grazie Kenji:)