l bambino e il segreto della biglia
Tanto tempo fa, in un paese di collina dove l’estate arrivava con il profumo del fieno e delle vigne, viveva un bambino che non sapeva bere dalla bottiglia della spuma.
All’epoca le bevande gassate erano vendute in pesanti bottiglie di vetro chiuse da una biglia incastrata nel collo. Non c’erano tappi a vite né di plastica: quella piccola sfera custodiva le bollicine come un segreto.
Ma nessuno spiegò mai quel segreto al bambino.
Timido, orgoglioso e inesperto, cercava di spostare la biglia con le dita o con la lingua, senza sapere che bastava inclinare la bottiglia perché la sfera si fermasse in un piccolo incastro del vetro. Così la spuma restava prigioniera oppure schizzava all’improvviso, colandogli addosso.
La madre allora sgridava il padre:
«Non comprargliela più. Ogni volta torna tutto appiccicoso e devo cambiargli i vestiti. Con tutto quello zucchero, un giorno o l’altro se lo mangeranno le formiche.»
Da quel momento, ogni volta che qualcuno gli offriva una bottiglia di spuma, abbassava gli occhi e rispondeva:
«A me non piace la spuma.»
La gente sorrideva stupita. Come poteva un bambino non amare una cosa così dolce? Nessuno immaginava che non fosse il sapore a infastidirlo, ma quel semplice meccanismo che non era mai riuscito a capire.
Passarono gli anni. Le bottiglie con la biglia scomparvero dai negozi e dalle osterie. Diventarono oggetti da collezione, reliquie di un’altra epoca.
Il bambino diventò uomo e, una sera, guardando un documentario scoprì finalmente il segreto di quelle bottiglie. Bastava inclinarle nel modo giusto affinché la biglia si fermasse nell’incastro previsto dal vetro.
Sorrise.
Fu però un sorriso amarognolo, come il retrogusto che solo la spuma e certi ricordi lasciano quando ritornano troppo tardi.
Quelle bottiglie non esistevano più.
Nessuno gli avrebbe più offerto una spuma e lui non avrebbe mai saputo se, con la calma della maturità, sarebbe riuscito a berla senza impiastricciarsi le maniche.
Allora gli venne un pensiero.
Forse tutta la sua vita era stata un susseguirsi di bottiglie chiuse o di bottiglie dalle quali non aveva saputo bere.
Alcune andavano aperte con coraggio, altre con esperienza per altre sarebbe bastato mettere da parte l’orgoglio, molte non si sarebbero aperte affatto.
E come per la spuma, si chiese se non avesse rinunciato troppo presto. Forse la paura di non riuscire era sempre stata il suo vero limite.
Le occasioni non assaggiate non svaniscono mai del tutto: fermentano silenziose e riaffiorano quando il tempo comincia a inclinarsi verso la sera.
Solo allora comprendiamo che ciò che ci ha trattenuti non era la difficoltà dell’impresa, ma la timidezza del tentativo.
Ma ormai era tardi e si dice che, con l’età, gli uomini perdano un poco alla volta la voglia di bere.
E la spuma, quella di una volta, da tempo non era più in commercio.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Discussioni