
La banca dei topi
Serie: I ragazzi della via Polli
- Episodio 1: I ragazzi della via Polli
- Episodio 2: La banda
- Episodio 3: Il cortile
- Episodio 4: La vaccheria
- Episodio 5: I Siciliani
- Episodio 6: Suole cuore e umore
- Episodio 7: Il fico
- Episodio 8: La caccia
- Episodio 9: La banca dei topi
- Episodio 10: Le biglie
STAGIONE 1
Il muro in fondo al cortile era tappezzato dall’edera. In mezzo ai rami folti del rampicante si annidavano lucertole, gechi e pibizziris – grosse cavallette con i seghetti affilati. Qualcuno degli amici di Bianca, di tanto in tanto, nelle ore vuote, andava a caccia di quelle piccole prede, per sport, o per una sfida con chi ne aveva paura, divertendosi ad amputare le zampe, come facevano alle code delle lucertole e qualche volta persino alle code dei porcellini di tziu Peppi. Il geco veniva rispettato solo perché faceva repulsione.
Nel cortile sul retro della casa di Bianca, c’erano più topi, annidati intorno, che foglie sulla pianta del limone e del melograno, in primavera inoltrata. Piccoli roditori, apparentemente innocui, capaci di fare danni enormi. Il padre di Bianca metteva i lazzi con una briciola di casu marzu, il suo formaggio preferito. Il pecorino marcio che, nel cuore della forma, brulicava di vermi.
Qualche volta metteva una mollica di pane impastata con le larve del formaggio. Succedeva spesso, al posto del topo, di trovare qualche uccellino: un tordo, un cardellino, un pettirosso. L’uomo era ancora più contento: lo spennava e lo arrostiva, con un po’ di lardo fuso gocciolato sopra. Per far sciogliere il grasso, dopo aver infilzato la cotenna con uno stecco, lo univa ad uno stoppino di straccio e gli dava fuoco. Era un arrosto un po’ scarno, ma era pur sempre carne e lui lo divorava soddisfatto, come un boccone ghiotto, rosicchiando le due zampette che avevano la polpa grossa quanto l’ovatta di un cotton fioc. A vederlo, in quei momenti, sembrava l’uomo più appagato e più ricco del paese.
Qualche volta, per riempirsi la pancia, sotto la cenere calda, metteva a cuocere anche cinque o sei tappadas. Quelle monachelle erano un altro alimento che amava degustare, accompagnandolo con il vino rosso di tziu Giuannicu Mruxa: uno spuntino coi fiocchi. Le lumache, tra consumazione e siesta, lo tenevano zitto e buono per ore. Le più prelibate erano quelle che cucinava sua moglie Benedetta, col sugo piccante di pomodoro fresco e aglio in abbondanza che – diceva lui – «uccide i vermi e tiene a distanza parenti e conoscenti». Finiva il pasto con le solite proteine che saltavano anche sopra il tavolo, a frotte, dal cuore del formaggio. L’odore pungente del casu marzu infilato nei lazzi, qualche topolino lo attirava. Certe volte il furbacchione riusciva a tirar fuori l’esca senza restare intrappolato. Altre volte veniva catturato e moriva lentamente. Per uno che veniva eliminato a ogni morte di santo, un’intera nidiata, in mezzo alla legnaia, prendeva vita, aumentando la popolazione di muridi del cortile. Bianca ne aveva terrore. Sua madre le aveva trasmesso tutta la sua agitazione, ogni volta che uno dei topolini riusciva a intrufolarsi dentro casa.
Un giorno che pioveva a dirotto e loro tre erano tutti al caldo, vicino al fuoco del caminetto, la grossa radio a valvole Marelli, che tenevano in alto, sopra una mensola della cucina, prima aveva iniziato a gracchiare, poi a frusciare e fischiare; infine aveva smesso di funzionare. Benedetta, non potendo ascoltare le canzoni e le puntate delle solite commedie – non sapendo né leggere, né scrivere – era poco loquace, di malumore.
Il padre, invece, aveva iniziato a maledire il negoziante, tziu Nerinu Contu – noto Buginu* – per l’ intercalare continuo di una frase, soprattutto contro i giovani un po’ malandrini che gli rubavano qualcosa dal negozio. « A chi ti curra su buginu, po t’ appiccai a sa furca», che ti insegua il boia, per appenderti alla forca. Quel venditore di radio, giradischi e televisori Zanussi in bianco e nero, era un uomo burbero e diffidente. I pochi incassi del negozio, quando tornava a casa, li nascondeva nell’orto, in una buca, vicino alla pianta dei fichi. E scava oggi e scava domani, alla fine qualcuno l’aveva visto, il malloppo era stato rubato e Nerinu Contu sempre più arrabbiato, a maledire il prossimo e tutto il Creato.
Anche il padre di Bianca era fuori di sé. La radio gli era costata ottomila lire: i risparmi di un anno, senza fumare neanche mezza sigaretta, delle solite, senza filtro. Le maledizioni rivolte al venditore, erano continuate verso il produttore, per finire contro i dipendenti e tutti gli abitanti ladri del paese in cui sorgeva la fabbrica.
Quando l’aveva presa per ispezionarla ci avevano trovato un buco, all’interno, pieno di peli, paglia e carta sbriciolata. I topi si erano insinuati nelle fessure sottili del pannello posteriore della radio, e avevano fatto un nido.
Bianca era rimasta impressionata. Ogni notte, prima di spegnere la luce, controllava sotto il cuscino, scuotendolo forte contro il muro, poi guardava sotto il letto, apriva l’anta del comodino, ispezionava il vasino da notte, sbirciava in fondo al cassetto e apriva le tasche del pigiama.
Quando aveva perso uno dei primi denti i genitori l’avevano convinta a lasciarlo nel gabinetto, sopra una vecchia seggiola impagliata.
«Così il topolino ti porta i soldini.»
Bianca era un po’ incredula e senza troppa convinzione aveva lasciato il dente dove le avevano suggerito i suoi genitori.
La mattina dopo aveva trovato una lunga scia di monete, grandi e piccole, da cinque, da dieci e anche da venti e da cinquanta lire. La scia arrivava fino alla legnaia, come le lunghe file di formiche che attraversavano, spesso, un pezzo del cortile, fino al formicaio.
I soldi li avrebbero spesi per comprare l’albero di Natale finto che Bianca aveva reclamato tante volte, dopo averlo visto in casa dei Piroddi.
Le pareva strano che i topi avessero una loro banca – come diceva suo padre – e avessero deciso di donarle quel gruzzolo molto prima di Natale, «perché loro – diceva lui, dopo aver tracannato il terzo bicchiere di rosso – lo festeggiano molto prima». In fin dei conti, però, era felice: anche lei, come Dodi e Ale, avrebbe avuto il suo albero finto da addobbare con le pigne e le palline dei cipressi, verniciate di bronzina.
Il pensiero dei topi, dopo quella volta, che fossero davvero ricchi, con le tane piene di monete rubate a chissà chi, come diceva suo padre quando era in vena di scherzare, o fossero poveri mendicanti, golosi di cacio pieno di vermi; in ogni caso la spaventavano un po’ meno. Il loro musetto, gli occhietti vispi, la coda lunga, le corsette alla Speedy Gonzales, per andare da una parte all’altra del cortile; tutto quanto li faceva sembrare addirittura più simpatici.
*su buginu: il boia
Serie: I ragazzi della via Polli
- Episodio 1: I ragazzi della via Polli
- Episodio 2: La banda
- Episodio 3: Il cortile
- Episodio 4: La vaccheria
- Episodio 5: I Siciliani
- Episodio 6: Suole cuore e umore
- Episodio 7: Il fico
- Episodio 8: La caccia
- Episodio 9: La banca dei topi
- Episodio 10: Le biglie
Ammetto che, fra topi e carne a volontà, mi sono letta questo episodio tappandomi un pochino il naso 🙂
Tuttavia, le tradizioni sono e restano tali e per questo preziose e degne di essere narrate. I topi, invece, erano e sono ancora una realtà. Di loro difficilmente ci possiamo liberare soprattutto se viviamo in campagna. Però, quando corrono come dei pazzi dentro casa, fanno davvero impressione! Mi è piaciuta tantissimo la storia delle monetine messe in fila e soprattutto il pensiero che i topolini siano ricchi proprietari di una banca. Resta sempre bellissima questa serie, così immersiva e coinvolgente. Vorrei che non finisse.
Io ho ripreso da poco tempo a mangiare qualche volta un po’ di carne bianca, dopo decenni di alimentazione vegetariana. Ho calcato un po’ la mano in certe descrizioni volutamente sgradevoli, nella speranza di indurre qualcuno alla riflessione sul consumo della carne e quindi sulla macellazione del bestiame, senza considerare la questione degli allevamenti intensivi, dell’inquinamento, dell’enorme quantitâ d’acqua necessaria e tutto il resto. Non credo peró che riusciró a suscitare alcuni scrupolo e tanto meno a dissuadere nessun carnivoro dal suo abituale consumo di carne.
Secondo me, invece, qualche pensiero…
“Il loro musetto, gli occhietti vispi, la coda lunga, le corsette alla Speedy Gonzales, per andare da una parte all’altra del cortile; tutto quanto li faceva sembrare addirittura più simpatici”
Un finale davvero grazioso ❤️
Grazie Cristiana. Mi viene in mente un ‘immagine di tanto tempo fa: Sveva Sagramola, conduttrice di Geo, con un pipistrello in mano. Lo accarezzava come fosse una bellissima creatura. In realtâ é un topo volante che di bello, secondo me, ha ben poco. Chi ama tutti gli animali e ha una sensibilitâ particolare puó, evidentemente, provare tenerezza anche per i topi e tenerli in mano. Io non riuscirei.
Però Speedy, lui sì ☺️ che è tanto carino
Questa è una di quelle saghe familiari che vorresti non finisse mai. Un inchino Maria Luisa
Esagerato. Che poi essendo ormai alla pari anche nel lancio dei nostri libri, se tu mi facessi l’inchino e io lo facesdi a te, come merti, nello stesso momento, rischieremmo di sbattere la testa uno contro l’altra.😂
Grazie Roberto.
Come fai? Come riesci a trovare gli accordi giusti che ricordano la colonna sonora di quando ero piccolo? A casa mia non erano i topini a portare i soldi, ma la fata dei denti: il dentino veniva posto dentro una tazza o un contenitore qualunque e veniva coperto con una stoffa o un fazzoletto, la mattina dopo nel bicchiere il dente era sparito e al suo posto trovavamo dei soldi… Poca roba in realtà, magari la quantità esatta per un gelato o un dolcetto, ma una volta ricordo m’imbattei in una banconota da diecimila lire! Quella sera c’era mio nonno a coprire il dente da latte. Diedi a mio padre la banconota arancione con Michelangelo e gli chiesi di comprare tutti fumetti e le enormi buste a sorpresa che vendevano in edicola. Mio padre mi portò un unico volumetto dell’Uomo Ragno edizioni Corno e mi disse che tutto era aumentato! Mostrandomi il prezzo che diceva Lire 1000O con uno zero aggiunto a penna. Grazie Emme ogni volta mi fai sorridere con una bella sensazione di calore al centro del petto. ♥
Ciao Emy, che ridere questa storia che mi hai raccontato, davvero simpatica. Spero di farti sorridere ancora da poterti rilassare quando torni a casa dopo il lavoro.
Grazie Emiliano, un forte abbraccio.😘
Che bel tocco di ironia. È tutto più semplice osservato con gli occhi curiosi di Bianca, non trovi? Per il resto ormai i complementi sono sotto intesi.
Sï, credo che i bambini come Bianca, a quell’etâ, in quel periodo tra la fine degli anni sessanta e i primi anni settanta, in quelle periferie dei paesi al sud della Sardegna, con una situazione economica e sociale senza connessioni complicate da tecnologie sofisticate, che ci offrono comunque tanti vantaggi, la visione della vita fosse davvero piú semplice. Oppure, nei miei ricordi un po’ sfumati dal tempo e addolciti dal sentimento che suscita l’infanzia quando iniziamo ad avere i capelli bianchi, potrei aver descritto un quadro semplificato da un senso di tenerezza.
Ciao Giuseppe, grazie di leggere i miei librick e grazie dei commenti che mi inducono a riflettere ulteriormente.
Che immagine questi topolini dappertutto…mi hai ricordato le battaglie quotidiane che abbiamo un po tutti. (Battaglia con la radio compresa, me la prendo sempre anche io con il televisore 😅)
Sempre meraviglioso lo sguardo incantato di Bianca, che ormai è diventato anche il nostro.
Credo che tu possa immaginare quanto sia importante far riaffiorare certi ricordi piú o meno simili all’esperienza vissuta e dargli nuova vita, piú gioiosa, con il conforto delle vostre bellissime parole. É una sorta di riscatto che non avevo previsto e che ha un potere terapeutico enorme.
Grazie Dea, un abbraccio.
Ammetto che, da vegano, la parte iniziale con le abitudini culinarie del padre di Bianca mi hanno fatto storcere il naso non poco. 😊
Molto bella l’immagine della fila infinita di monetine, che hai paragonato a quella delle formiche. Un episodio ricchissimo di scene evocative, che fanno quasi da anello di congiunzione tra passato e presente, perché anche nel nostro presente queste tradizioni esistono ancora, sebbene, forse, in maniera rivisitata.
Sono stata vegetariana rigida, per piú di vent’anni, poi ho dovuto adeguarmi ad un’alimentazione un po’ piú flessibile. Credo che abbia influito anche tutto il sangue che ho visto scorrere nei “mattatoi”, dei cortili che frequentavo. Ti risparmio i particolari e ti capisco. Ci vuole coraggio a mangiare uno scricciolo o tanti altri animali, piccoli o grandi che siano. Oppure tanta fame, povertâ e istinto di sopravvivenza.
Spero di non essere costretta, in futuro, a mangiare grilli e altri insetti vari.
Grazie Giuseppe🐣😉
Grazie per avermi fatta tornare bambina con questo episodio che a tratti sembra una bellissima favola sui topi! 😻
Ho sempre avuto un debole per i sorci (tanto da aver cercato di convincere il mio compagno a prenderne di quelli domestici), trovo che siano creature intelligentissime.
Ho provato un sincero dispiacere per il papà di Bianca quando si è rotta la radio, ma, ammetto, mi ha fatto anche sorridere! 😸
Grazie Mary. Non so se ho capito bene, per sorci addomesticati intendi i porcellino d’india? Ne aveva uno anche mia figlioccia; quando é morto (lei ancora piccola), era disperata. La cavia era bianca, una palla di pelo morbido.
Per la questione della radio la mia versione era un po’ edulcorata, per far sorridere. Quindi sono contenta se, almeno un po’, ti ha fatto ridere.
G
Nulla togliere ai porcellini d’india, anche loro molto carini; io intendevo priprio il ratto domestico, quello con la coda lunga. 🐀
Mi ero anche informata in merito, ma mi era stato detto che andrebbero presi almeno tre alla volta hanno una vita molto breve perchè muoiono d’infarto.
È un vero peccato, perchè mi sarei affezionata subito. 😿
Ma davvero, Mary? Non sapevo che si possono addomesticare i ratti grossi con la coda lunga. A noi, a momenti veniva quasi un infarto, pochi mesi fa, quando i ratti hanno fatto il nido nel cassonetto dell’avvolgibile della cucina. Quelli , però, provenivano dalla fogna.
Confesso che con i miei figli porto avanti la tradizione del topolino che porta i soldi pure qui in Francia. Certo, la grande lo ha capito che nell’appartamento topi non ce ne sono… Ma vabbè 😅
Quindi una tradizione che resiste. Non tutto é cambiato da quando, mezzo secolo fa, Bianca e company simpatizzavano con i topi del cortile. Gli stessi che prima della lieta sorpresa sembravano solo mostriciattoli.
Grazie Francesco. La mia risposta al tuo interessante quesito sulla presentazione dei libri, se vuoi, puoi trovarla nel racconto “La promozione”, che ho pubblicato oggi.
Ciao Maria Luisa, mi ha fatto sorridere l’immagine del padre di Bianca inveire contro il mondo per la radio, così come le spiegazioni date alla figlia per i soldini e il suo stupore.
Complimenti anche per questo capitolo!
Ciao Melania, mi sono chiesta spesso se da qualche parte esista ancora questa usanza di far lasciare in vista, uno dei primi denti persi dai bambini, convincendoli che durante la notte passerà il topolini e lascerá i soldini. O forse questa é un’usanza superata. In cittá, negli appartamenti, sembrerebbe una promessa ancora più assurda; oltretutto i bambini di oggi sono meno ingenui di quelli della “via Polli”.
Grazie di cuore, Melania. 😘
Esiste, invece. Per questo mi ha fatto sorridere, mi ha ricordato quando da piccola lasciavo il dentino sulla scrivania aspettando il topolino e i suoi 5 euro. Finché ho beccato mio papà in camera e qualche sospetto mi è venuto😂
Prima o poi, come tutte le befane e i Babbo Natale, anche i “topolini” vengono scoperti. Finché dura, però, é un’ attesa piena di aspettative che riserva spesso anche qualche bella sorpresa 😨
Mi hai fatto ricordare una scenetta divertente che ho assistito mentre visitavo i giardini botanici di Villa Hanbury: l’incontro occasionale tra un topolino e mia figlia. Quando si sono visti, il topolino era dietro a un cespuglio, sono rimasti immobili e impietriti, si sono guardati fissi negli occhi per qualche secondo, poi, contemporaneamente, si sono dati a una fuga precipitosa prendendo direzioni opposte. Brava M.Luisa, se voglio rilassarmi leggo un tuo racconto e non resto mai deluso, anche i topi mi hanno divertito.
Oh, che bello, Fabius P., non dico che finalmente mi sono sdebitata con te per tutte le sane risate e altri benefici che mi hanno dato i tuoi racconti in questi due anni e più; però almeno mi sento utile, nel procurati un po’ di relax.
Grazie Fabius P. 🙏
Lo leggo con quella che immagino sia la tua voce, piena della dolcezza e del calore che questo narrare merita. Grazie M. Luisa! Un abbraccio.
Non amo molto la mia voce, ma é comunque preziosa, come per chiunque, e cerco di farmela piacere. La sentirai domani, forse, in un video. Ora non posso dirti di più.
Grazie Giuseppe, i tuoi commenti sono sempre morbidi come un bel maglioncino di lana d’angora. 🙏
Una guerra, quella con i topi, che risale all’antichità più lontana, e assume forma assai diversa da quella, solo apparentemente analoga, con le blatte, assai meno simpatiche ed enormemente più sfuggenti e persistenti ma, storicamente, meno pericolose.
Prosegue questo racconto, semplice, leggero e che tocca sempre qualche nota comune a tutti noi.
Sì, una guerra quotidiana, non solo per combattere i topi ma anche per campare, un arrabattarsi continuo per procurate il pane quotidiano e qualche volta anche il companatico. Ci sta che il genitori di Bianca fossero spesso nervoso e poco calorosi. In fondo Bianca era fortunata: aveva un tetto sicuro sopra la testa e il fuoco nel camino per scaldarsi; pane e latte non le mancavano e un tesoro enorme che scopriremo strada facendo.
Grazie Giancarlo perché continui ad esserci, commentatore puntuale molto gradito 🙏