La Banca

Serie: Il Branco Seconda Stagione

Non aveva alcun motivo per essere nervosa. Certo, era in gioco la sua vita, ma Juana doveva mantenere la calma e sfoggiare un bel sorriso. Un sorriso responsabile, degno di fiducia.

Sbirciò i volti degli altri clienti in attesa, seduti sulle scomode sedie di plastica su cui aveva cacciato il sedere a forza. Era riuscita a farcelo entrare, dimenandosi un po’. Le venne in aiuto un pensiero bizzarro, in grado di farla sorridere davvero. Dove diamine fabbricavano quelle sedie modello “anticamera per l’inferno”? Erano scomode, dure, foriere di notizie nefande. Un subdolo accorgimento messo in atto per sfiancare le persone raccolte in anticamera: un corridoio stretto dove si affaccendavano impiegati in doppio petto intenti a fotocopiare documenti e trasportare cartelle grandi come enciclopedie. Assurdo si affidassero ancora al cartaceo, Juana era certa che anche quella fosse una sottile tecnica di intimidazione.

Una segretaria sbucata dal nulla chiese alla coppia di anziani seduti alla sua destra di seguirla, conducendoli nell’ufficio del direttore.

Juana rialzò le spalle cercando di darsi un contegno: era la prossima. Aveva indossato il maglione portafortuna, quello che le avevano regalato il marito e sua figlia due anni prima per Natale: era orribile, ma la teneva al “caldo”. Dopo che Sara era morta in quell’assurdo incidente la vita di Juana si era congelata: il divorzio e la depressione l’avevano spinta a isolarsi dal mondo. Senza la sua presenza lo studio veterinario era fallito miseramente e si era vista costretta a vendere la casa.

Da un anno aveva trovato lavoro presso una clinica, ma già fremeva per fare ritorno a una realtà più contenuta in grado di darle soddisfazione. Le piaceva il contatto diretto con la clientela, condividerne le gioie e i dolori. Quando somministrava l’eutanasia a qualche animale sofferente lo faceva con le lacrime agli occhi: spesso conosceva quella creatura da anni e ne aveva seguito lo sviluppo fin dai primi passi. Era stato suo padre ad aprire l’ambulatorio e Juana vi si recava fin da bambina: le era risultato naturale seguire il suo esempio e prendersi cura dei suoi piccoli pazienti una volta ritirato in pensione.

L’uomo alla sua sinistra si schiarì la voce, ansioso quanto lei, e Juana gli rivolse un’occhiata furtiva cercando di non metterlo a disagio. Il poveraccio sudava come un cavallo, la giacca di pelle che indossava non lo aiutava di certo a tenere sotto controllo la situazione. Valutò che doveva essere alto poco meno di due metri e largo uno: non uno sportivo, la pancetta prominente denunciava la sua chiara predilezione per la birra. Aveva indossato una bandana, probabilmente per nascondere l’incipiente calvizie, da cui fuoriuscivano disordinati ciuffi di capelli castani lunghi fino alle spalle.

‹‹Miss. Roberts? Prego, si accomodi.››

L’invito della segretaria fece scattare Juana sull’attenti. La seguì mesta stampando un sorriso sulle labbra. Sicura e affidabile.

Una volta entrata nel piccolo ufficio il direttore le indicò la sedia di fronte alla scrivania, sollevando a malapena lo sguardo dagli incartamenti che gli erano stati consegnati pochi minuti prima. Indossava un paio di occhiali con lenti oscurate.

‹‹Miss. Roberts, vedo qui che le è già stata concessa una dilazione di pagamento. Conosce le regole, non posso posticipare il pagamento altri due mesi.››

‹‹Mr. Joyce, sono grata alla banca per avermi concesso del tempo. Esco da una situazione complicata, ho trovato un impiego remunerato e deciso di vendere un piccolo appezzamento di campagna che ho ricevuto in eredità da mio padre. Sono in trattativa con un possibile acquirente. Due mesi. È tutto quello che le chiedo. Non ho i soldi per adempiere al pagamento: finirei in bancarotta e i progetti che ho fatto per il futuro crollerebbero come un castello di carte.››

L’uomo, un mingherlino rigido come il manico di una scopa, sollevò gli occhiali rivelando un paio di occhi cisposi. Se fosse stato un suo paziente, magari un gatto, Juana gli avrebbe consigliato un buon collirio.

‹‹Dottoressa…››

Il passaggio al titolo accademico le fece ben sperare.

‹‹Mi permetta di essere franco. Seduto a questa scrivania ho occasione di ascoltare storie strappalacrime dalla mattina alla sera, tanto che quando alla tv via cavo propongono un film drammatico mi affretto a cambiare canale.

Il mio compito è di dirigere una banca, non un ente di beneficenza. Esistono regole precise, nessuna eccezione. Eccezione dopo eccezione nasce l’anarchia. Il contratto che ha firmato quando le è stato concesso il prestito prevede la possibilità di posticipare una tantum una rata, su richiesta del cliente, e lei ha già usufruito di questa clausola. Anche volendo, ho le mani legate.››

‹‹Dovrà pure esistere una soluzione. Potrei contrarre un altro prestito e con quello saldare la rata.››

Il direttore sospirò infastidito. ‹‹Mrs. Roberts, lei non è solvibile: la scheda del suo profilo parla chiaro. Accetti un consiglio. Ha un paio di settimane ancora, venda quel terreno in fretta: a costo di incassare la metà del suo valore.››

Manico di scopa si era sporto dalla scrivania per dare enfasi alle sue parole e Juana si trattenne dal dargli un morso al naso.

‹‹Mr. Joyce, le mie condizioni sono cambiate. Quando ho compilato il questionario ero disoccupata.››

‹‹Ne sono felice. Tuttavia, il profilo non permette margine di azione. All’epoca faceva utilizzo di psicofarmaci, le statistiche indicano chiaramente che le persone che ne fanno uso sono finanziariamente instabili. Non posso che lodare la sua sincerità nel compilare la scheda.››

Juana ringraziò il cielo per essere afroamericana: il colore della sua pelle non rendeva evidente il rossore che le avvampava le guance. Non avrebbe mai dato una simile soddisfazione all’omuncolo.

Dopo la morte di Sara la depressione l’aveva spinta a chiedere aiuto medico. Aveva smesso di assumere antidepressivi da un paio di mesi, ma onor del vero la tentazione continuava ad essere forte. Non aveva gettato la confezione nella spazzatura. Il flacone aveva solo cambiato di posto, non era più sul comodino accanto al letto ma conservato nello stipetto dei medicinali.

La sua rabbia era tale che per un istante ebbe la tentazione di urlare come una pazza.

Il viso del direttore perse d’improvviso colore, facendole temere di non aver riservato quel desiderio alla sola mente: gli aveva urlato contro?

No. Juana avvertì chiaramente le grida disperate che provenivano dalla zona esterna, i rumori acuti che le ferirono le orecchie. Colpi sordi, vetri rotti, pianti e disperazione.

Quando la porta dell’ufficio si socchiuse si alzarono entrambi di scatto, spaventati.

L’uomo che Juana aveva visto in corridoio sporse la testa dentro l’apertura.

‹‹I mostri! Sono arrivati i mostri, dobbiamo scappare!››

‹‹Mostri?›› Il direttore sembrò ritrovare contegno. Si diresse alla porta, scostandolo con evidente insofferenza. ‹‹I mostri non esistono.››

Juana e il gigante lo lasciarono andare, rifiutandosi di seguirlo. La loro attesa fu breve, Manico di scopa tornò da loro in tutta fretta sbiancato in volto.

‹‹Daemon. È scoppiata la guerra!››

‹‹Dobbiamo uscire.›› Juana prelevò la borsa che aveva posato a terra lanciandosi contro l’unica finestra dell’ufficio. Lo sconosciuto la raggiunse in fretta e si mise a trafficare sul telaio d’acciaio.

‹‹È blindata.›› il direttore fece loro cenno di dirigersi verso il fondo del corridoio, all’interno dell’edificio.

‹‹È una pazzia, lì non avremo modo di uscire. Ci staneranno come topi.›› Gigante piantò i piedi a terra, ben deciso a utilizzare la finestra.

‹‹Vero, ma è l’unica possibilità che abbiamo. Il caveau si può aprire dall’interno e la serratura biometrica consente l’accesso solo a me e al vice direttore. Per la cronaca, quanto rimane di Mr. Milovìc è spalmato sul pavimento. La stanza corazzata è stata progettata per resistere a una guerra atomica, dubito che i Daemon possano sfondare la porta.››

‹‹Io… soffro di claustrofobia.››

La confessione dello sciagurato compagno di disavventura parve aprire un varco nel cuore di pietra del direttore.

‹‹Nemmeno io sono entusiasta, ma le dimensioni sono notevoli. Occupa la superficie di tutto il seminterrato, vi sono custodite parecchie opere d’arte e oggetti di valore. L’impianto di aerazione e riciclo dell’aria è ottimo, collegato a dei pannelli solari e un generatore.››

‹‹E se… ››

Juana decise di dare un taglio all’escalation ipocondriaca del gigante. Lo afferrò saldamente per un braccio, trascinandolo verso Manico di scopa.

‹‹Fai strada!››

Serie: Il Branco Seconda Stagione
  • Episodio 1: Nessuna pietà per i meschini
  • Episodio 2: Assoluzione
  • Episodio 3: Famiglia
  • Episodio 4: La Banca
  • Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Sci-Fi

    Commenti

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Nicoletta, grazie 😀 Sono felice che ti sia piaciuto anche questo episodio. In questo momento sono gioco forza un po’ ferma, ma non vedo l’ora di riprendere possesso della tastiera come si deve. Nell’ultimo anno il Branco ha conquistato uno spazio sempre più ampio nel mio cuore.

    1. Alessandro Ricci

      Nuovi personaggi, bene bene. Non vedo l’ora di scoprirli . Come sempre la tua abilità descrittiva permettono una piena immersione nel tuo mondo e un odio profondo verso i direttori di banca.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Alessandro, appena riesco a conquistare di nuovo qualche momento al pc finisco per prima questa stagione de “Il Branco” 🙂 Hai ragione: a volte i direttori di banca appaiono ben più temibili di un branco di Daemon.

    2. Claudio Massimo

      Brava Micol. Non ho letto ancora gli episodi precedenti e colmero` questa lacuna . Amo le descrizioni dei personaggi e mi piaciuto come hai stravolto una scena di ordinaria quotidianità in cui vi è astio fra i protagonisti, in una in cui le cose precopitano e i contendenti di prima, si alleano per far fronte comine a una situazione di pericolo imminente. Una cosa che mi ha fatto molto riflettere. Forse per riacquistare quell’umanita che ci rende un tutt’uno, abbiamo bisogno di un di un evento che metta a rischio la nostra esistenza.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Claudio, è quello che spero di aver ottenuto in questa serie. Parla di un gruppo di sopravvissuti ad un disastro a livello globale che si incontrano e decidono di fare fronte comune. La mia intenzione era quella di dare il giusto spazio a tutti, far comprendere al lettore “chi sono” anche come individui.

    3. Francesca Lucidi

      <>… sembrano scemenze ma non lo sono, io adoro questi particolari che ti fanno “visualizzare”: umanizzano, avvicinano. Un bacio alla tua fantasia sempre così fervida. E a una sensibilità che si evince in ogni riga.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Rose, hai presente quei film dove per strada è scoppiato il delirio, zombie, alieni, squali volanti, e c’è un tizio in ascensore che canticchia la canzone mandata in filodiffusione? Mi piace inserire boccate d’aria, questa serie è nata per presentare un gruppo di persone che formeranno poi una specie di famiglia.

      1. Micol Fusca Post author

        I prossimi episodi saranno dedicati agli altri 2 del suo gruppo, il bancario e il motociclista panciuto. Si uniranno al branco di Kato al settimo episodio. Il mio intento, in questa serie, era dedicare a tutti uno spazio anche se non sono personaggi d’azione.

    4. Antonino Trovato

      Ciao Micol, non so se te l’ho mai detto, ma mi piace molto il modo meticoloso e dettagliato con cui descrivi personaggi come Juana, concentrandoti molto sul loro passato, e mi piace perché ha una funzione introduttiva che immerge totalmente il lettore, senza annoiarlo, anzi, ci si immerge nella vita del mondo da te creato. E questo episodio in particolare lo hai preparato depistando il lettore: sembrava procedere come se nulla fosse, come se attorno non stesse succedendo nulla, e poi… La quiete prima della tempesta, ed è quella che spero di ammirare nel prossimo episodio😃!

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Tonino, sono contenta di riuscire nel mio intento. Spero che i miei personaggi risultino vivi, pregi e difetti. In questo arco narrativo (parolone che ho imparato guardando le recensioni degli anime) il mio scopo è quello di presentare quello che Patrick ha definito il “trio malassortito”: Juana, James e Roger. In uno degli episodi de Il Dio Solo avevo accennato che si sono conosciuti in banca 😀 Non so se riuscirò a inserire anche l’Elfide femmina, Nim, e il Daemon che nasconde un segreto, Anuk. Temo che mi servirà una terza stagione per terminare questa serie.