La battaglia del non-luogo

Il professore entrò nell’aula.

Calò il silenzio.

L’insegnante andò alla lavagna, si voltò a guardare gli studenti.

L’accademico incominciò a parlare: «Immaginate di trovarvi in un luogo che può essere tutto e anche nulla. Pensate ai legionari romani, i miliziani del medioevo, i soldati delle guerre napoleoniche o i reduci delle due guerre mondiali. Siete voi, i vostri commilitoni e le armi che imbracciate. Ebbene, davanti a voi c’è qualcosa di inspiegabile».

Gli studenti erano rimasti subito senza fiato.

L’accademico sorrise: li aveva in pugno. «Quel che avete davanti non è il nemico, che possa essere un’orda barbarica o i nazifascisti che compirono eccidi in tutta Europa, ma il nulla».

Alcuni ragazzi si scambiarono delle occhiate. Era evidente che non capivano.

L’accademico scoppiò in una risata. «No, non è una presa in giro». Camminò sul posto. «Questo non è che l’inizio della fisica storica, una materia di nicchia che può affascinare ma anche spaventare. Una volta superato il mio esame, saprete molte cose, ma forse sarete già impazziti».

Una ragazza sollevò la mano.

«Dica» la invitò l’accademico.

«Ma questo nulla… di cosa si tratta?».

«È il nulla, per l’appunto. Noi uomini combattiamo da sempre noi stessi, che siano le nostre personalità o lo straniero, ma non c’è nulla di peggio che affrontare la vita». Prese un pennarello, ci giocherellò. «La vita è misteriosa, la morte no perché sai che tutto finisce, la vita può essere tutto… ma anche niente. Noi combattiamo ovunque, ma pure da nessuna parte, però la guerra rimane, rimane eccome».

I volti erano perplessi, già qualcuno stava abbandonando l’aula.

All’accademico non interessò. «Si tratta della guerra contro tutto quel che la vita ci pone davanti, e cosa può essere? Tutto. Non preoccupatevi, non è grave, perché c’è di peggio, molto di peggio».

L’insegnante avanzò. «D’accordo, amico, hai finito di farci perdere tempo. Ora va’ via».

Prima che l’accademico potesse ribattere intervenne il professore. «Infatti, tutti e due, adesso lasciate la cattedra, ho una lezione da spiegare».

L’accademico rispose con degli insulti.

L’insegnante imprecò e maledì tutti.

Il professore chiamò la sorveglianza, gli studenti prendevano appunti: era la battaglia del non-luogo.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Mi piace. L’inizio è come l’inizio di una lezione da un bravo professore come raramente si incontrano all’università. Quando poi hai detto fisica storica, parlando del nulla mi hai messo l’acquolina in bocca (eh si ho fatto fisica all’università). Poi tutto finisce in assurdo. Ma mi piace anche quello.

  2. Ciao Kenji, non sono sicura di aver capito bene il finale, ma sono certa che tu abbia fatto un bel salto qualitativo importante. Scrivi e riscrivi; di qua e di la`, col cervello sempre in “eruzione”. Alla fine il livello sale, e si vede.