
La bicicletta rossa – Germania
Serie: Leggende (immaginate) dal mondo
- Episodio 1: Blanca e il vulcano – Ecuador
- Episodio 2: Badù e il pozzo ballerino – Mozambico
- Episodio 3: Mohandas e gli elefanti a “gettoni” – Bangladesh
- Episodio 4: La bicicletta rossa – Germania
STAGIONE 1
Ingrid si svegliò senza fare tante storie.
Non le piaceva andare a scuola, ma quel giorno non le importava. Quello era un giorno speciale: il suo compleanno!
Non stava più nella pelle, voleva vedere il regalo che le avevano promesso: una bicicletta rossa.
La prima bicicletta da grande, perché aveva già dodici anni!
Abbracciò e baciò papà e mamma, fece colazione in fretta e si preparò ad andare a scuola.
Scese i gradini due a due e tutti i vicini che incrociava, rimanevano di stucco davanti al suo sorriso. Non che fosse una ragazzina capricciosa, solo che fino alle dieci del mattino, di solito era imbronciata e non aveva voglia di parlare.
La rastrelliera in cortile era completamente vuota, tranne… sciolse l’enorme fiocco che chiudeva la carta trasparente, nella quale la bicicletta rossa era avvolta.
Dalla finestra i suoi la videro sfrecciare lungo la via, come un Bartali dei tempi d’oro.
In classe, quando sembrava che il tempo non passasse più, pensava al momento nel quale avrebbe ripreso la bicicletta e le tornava il sorriso. Decise che non avrebbe neppure pranzato, ma sarebbe andata in giro fino a sera.
Alla fine delle lezioni, nel parcheggio della scuola, tutti gli amici la attorniarono per guardare la sua bicicletta nuova. Ingrid pensò che sarebbe stato un giorno perfetto se solo… ci fosse stato anche Marcus.
Marcus era un ragazzino alto e magro, con un bel ciuffo biondo e aveva due anni più di lei. Le piaceva tanto e non perdeva occasione per stare in sua compagnia. Era arrivato a scuola solo da un anno, ma non gli piaceva raccontare dove aveva vissuto fino ad allora.
Pazienza, lo vedrò domani, pensò rassegnata. Però immaginava di scappare con Marcus, insieme sulla bicicletta, lui che pedalava e lei avvinta ai suoi fianchi.
– Me l’hanno regalata per il compleanno! – spiegò agli amici.
– È bellissima, me la fai provare? – le chiese Cristiane, una ragazza che abitava nel suo stesso palazzo.
– Però non andare lontano!
Cristiane partì di gran carriera, fece una piroetta e tornò indietro, inchiodando davanti a tutti. I maschietti esultarono, scambiando il cinque con lei.
Poi vennero i genitori a prendere i ragazzi. Ingrid salutò tutti e se ne andò fischiettando in sella alla sua fiammante bicicletta.
Sfrecciò tutta contenta per il lungo viale che attraversava la città. L’aria sulla faccia e nei capelli le dava una sensazione bellissima. Suonava il campanello a tutti quelli che incontrava.
A un incrocio le sembrò di vedere Marcus correre con alcuni ragazzi e decise di seguirli. Andavano incontro al muro. Quando furono arrivati, iniziarono a fare disegni con delle bombolette.
– Ciao, Marcus!
Ingrid scese dalla bicicletta e la appoggiò al muro.
– Ciao Ingrid.
Marcus era bravissimo a disegnare. Aveva i voti più alti di tutta la classe. Un ragazzino minuto, con un cappellino verde in testa, stappò una birra e la fece passare tra tutti gli altri.
Arrivata la bottiglia davanti a lei, le chiesero se ne volesse un po’. Ingrid non aveva mai bevuto una birra ma, per fare colpo su Marcus, disse di sì.
Mandò giù un goccetto, ma era così amara che la sputò, innaffiando tutto attorno. I ragazzi si misero a ridere a crepapelle.
Tutti tranne Marcus.
Lui stava disegnando una bellissima colomba bianca. Sembrava volare davvero, anche se il cielo era di grigio cemento. Il ragazzo della birra prese una bomboletta e contornò l’uccello di azzurro. Con altri colori lo decorarono di fuochi d’artificio e stelle filanti.
– Ora è perfetta, non trovi? – chiese Marcus, rivolto a Ingrid.
Il volto della ragazzina avvampò. – È… è… bellissima.
Era davvero bellissima, ma qualcosa le fece uno strano effetto.
L’occhio.
Era triste.
Accadde allora un fatto incredibile. La colomba si staccò dal muro e prese a volare veramente e a volteggiare sopra le loro teste. Ingrid era senza parole, con il naso all’insù, guardava quell’autentico miracolo!
L’uccello volteggiò sopra la cima di un lampione, che si stava accendendo mentre la sera avanzava.
D’un tratto, un colpo.
La colomba svanì, mutando in uno stormo di cupi corvi neri. I ragazzi sobbalzarono e si guardarono gli uni gli altri, spaventati. Ma Marcus era un vero capo. Fu il primo a capire che c’era qualcosa che non andava.
– Andiamo via! Subito!
Ancora immobilizzati dallo spavento, gli altri non capivano.
– Quelli di là sono pericolosi! Non vogliono che vediamo cosa c’è dall’altra parte del muro!
– Tu… come f–fai a saperlo?
– Me lo ha detto mio padre! – tagliò corto Marcus.
Detto ciò, afferrò Ingrid per la mano e la trascinò via, seguito dagli altri.
– La mia bici! – gridò la ragazzina, disperata.
– Lasciala perdere. Non ne potrai avere più, se non vieni via subito!
Mentre la trascinava via di forza, Ingrid piangeva senza posa. La mia bicicletta nuova, si struggeva, ora che dirò a papà?
Quando lui pensò che fossero al sicuro, si fermarono all’angolo di un palazzo.
Le prese il volto tra le mani.
– Mi dispiace per il tuo regalo, ma devi credermi, è stato meglio così – la confortò.
Vedendo che non smetteva di piangere, Marcus la abbracciò forte e stettero così per lungo tempo, finché Ingrid si fu calmata.Quindi la accompagnò fino a casa.
Poi, prima di andare via, la accarezzò e la baciò sulla guancia. Ingrid andò in brodo di giuggiole. Tutto ciò la ripagava della perdita della sua bellissima bicicletta rossa.
Era ancora in strada, sognando a occhi aperti, quando sentì un gran trambusto provenire dal palazzo.
Salì di corsa. La televisione era udibile fino dalle scale. La voce concitata di un uomo.
Entrò in casa, ma nessuno se ne accorse. Suo padre sembrava rapito dalle immagini della tv. Sua madre guardava fuori dalla finestra, immobile.
– Papà? Mamma?
Vide lui alzarsi dal divano e guardarla come trasfigurato. Così spettinato non lo aveva mai visto. Sussultò.
Poi attaccò frenetica. – Eravamo–davanti–al–muro–e–i–miei–amici–hanno–disegnato–una–colomba–che–ha–cominciato–a–volare–davvero–ma–poi–è–esplosa–in–tanti–corvi–neri–allora–siamo–scappati–e–io… io… – abbassò gli occhi – ho dimenticato la mia bicicletta.
Ancor prima che terminasse, suo padre la stava già abbracciando forte.
Invece di sgridarla disse: – Non preoccuparti, te ne regalerò un’altra. Anzi, te ne regalerò mille!
E poi sorrideva come non aveva mai fatto!
Il giorno dopo venne a prenderla a scuola in auto.
– Andiamo a riprendere la tua bicicletta rossa.
Scesero il lungo viale in auto, svoltarono a destra, fino al punto dove l’aveva lasciata il giorno prima.
Ingrid si guardò attorno, disorientata.
– L’avevo appoggiata lì… la mia bicicletta rossa – disse.
Ma non c’era più… il muro.
Serie: Leggende (immaginate) dal mondo
- Episodio 1: Blanca e il vulcano – Ecuador
- Episodio 2: Badù e il pozzo ballerino – Mozambico
- Episodio 3: Mohandas e gli elefanti a “gettoni” – Bangladesh
- Episodio 4: La bicicletta rossa – Germania
Già dal titolo s’intuiva che è narrativa mainstream.
Piccola nota di colore: mia madre ha una gatta di razza norvegese che ha chiamato Ingrid.
Buon Natale!