
La bottiglia
Serie: Planavamo a stento
- Episodio 1: L’incontro
- Episodio 2: L’inizio della frequentazione
- Episodio 3: La nascita dell’amicizia
- Episodio 4: L’aeroclub
- Episodio 5: Il volo
- Episodio 6: Il gruppo storico
- Episodio 7: Le ragazze
- Episodio 8: L’appuntamento
- Episodio 9: L’impatto con gli esami
- Episodio 10: Il primo esame
- Episodio 1: La bottiglia
- Episodio 2: Secondo tentativo
- Episodio 3: L’esame
- Episodio 4: L’Interrail-La partenza
- Episodio 5: Interrail-Il viaggio
- Episodio 6: Si ricomincia a studiare
- Episodio 7: Il piano
- Episodio 8: Un’audace incursione
- Episodio 9: Il colpo di mano
- Episodio 10: Effimera tranquillità
- Episodio 1: Nuove difficoltà
- Episodio 2: La sconfitta
- Episodio 3: Il colpo
- Episodio 4: La fuga
- Episodio 5: Una specie di addio
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Il giorno dopo io e Carlo ci vedemmo a casa sua con l’intento di ricominciare a studiare per l’appello successivo che era fissato per metà Luglio. Discutemmo ancora dell’episodio dell’esame del giorno prima e facemmo nuovi piani d’attacco e poi arrivati a ora di pranzo decidemmo di vederci direttamente il giorno dopo per cominciare di nuovo la preparazione.
Una sera, che era ormai luglio inoltrato, decidemmo di staccare un po’ da quel ritmo serrato e asfissiante in cui eravamo immersi e di andare a vedere un film che davano nella rassegna estiva del grande cinema del centro del nostro paese.
In quel tempo non c’erano ancora le multisale e i cinema proiettavano solo un film alla volta e durante i giorni infrasettimanali o i periodi estivi spesso venivano programmati film più impegnati organizzati nell’ambito di qualche cineforum a quel tempo numerosi. Quella sera al cinema avevo visto che avrebbero proiettato un film uscito da poco, ma non molto conosciuto: si chiamava Fandango e io volevo vederlo perché ne avevo letto ottime recensioni. Andammo quindi al cinema nella serata calda di Luglio e vennero con noi anche Andrea, Luca e Nicola.
Il film raccontava la storia di un gruppo di ragazzi alla fine dell’Università e della loro ultima uscita insieme in cui si mettevano in viaggio, vivendo avventure goliardiche su strade circondate dagli immensi spazi americani, per recuperare una bottiglia di Dom Perignon che avevano seppellito 4 anni prima. Alla fine del film, dopo una bellissima festa, i ragazzi si separavano malinconicamente per seguire strade diverse senza sapere se si sarebbero rivisti.
Il film mi piacque così tanto che convinsi gli altri a restare in sala per vederlo tutto una seconda volta e poi quando uscimmo continuammo a parlarne mentre tornavamo a casa. Mi ero totalmente immedesimato nella descrizione del legame intimo fra quei quattro amici, ma mi sentivo anche invaso da un senso di malinconia per la sensazione di qualcosa destinato a una fine che pervadeva il film che avevamo visto e continuavo a rimuginarci.
Poi quello stato d’animo e la vicinanza di quelli amici per cui in quel momento mi sembrava di condividere un legame indissolubile mi fecero venire un’idea che mi sembrò bellissima.
Così mi voltai verso gli altri e dissi “Ragazzi, dovremmo farlo anche noi”.
“Cosa?”, chiese Luca.
“Dovremmo andare a seppellire anche noi una bottiglia che sia il segno del nostro legame e poi andarla a riprendere quando ci sarà un avvenimento importante per qualcuno di noi”.
“Ma dai, non siamo mica in America. Guarda che non ce li abbiamo noi dei posti come quelli del film e te lo dico per esperienza!”, disse Andrea, l’americano.
“Vabbè, è vero, ma non è quella la cosa più importante. L’importante è di fare qualcosa insieme, con la consapevolezza del significato che deve avere per noi. E poi possiamo andare sul Monte Conero: conosco un posto lì che è pazzesco: è a picco sul mare e quando lo vedrete vi farà andare fuori di testa”.
Intervenne Carlo. “Io ci sto, mi piace questa cosa, anche se la copiamo dal film: mi sembra che così rafforzeremo la nostra unione, sarebbe una specie di celebrazione”
Sentire Carlo che mi appoggiava mi diede ancora più slancio. “Dai allora ragazzi! Facciamo domani sera, andiamo lì quando il sole è al tramonto: la macchina la prendo io, voi pensate alla bottiglia.”
Gli altri ormai erano stati contagiati dal nostro entusiasmo e sorridevano così ci demmo appuntamento per l’indomani nel tardo pomeriggio.
Il giorno successivo ci trovammo nel bar, eravamo tutti molto eccitati da quella strana idea. Carlo aveva portato una bottiglia di champagne Krug.
“Scusate ragazzi, non è un Dom Perignon, come nel film, ma l’ho fregata a mio padre. Quando se ne accorgerà mi darà una bella strigliata, ma se lo merita perché sono anni che gliel’hanno regalata e che gli dico che dovremmo aprirla, ma lui non si decide mai!” Ci disse con il suo solito modo con cui amava creare situazioni surreali in cui gli piaceva prendersi in giro.
“Io ho portato una vanga e un piccone, lì sul Conero il terreno è roccioso e temo che faremo fatica a scavare”, disse Andrea, che come al solito amava trafficare con gli attrezzi.
“Ottimo, allora andiamo ragazzi”, dissi io. E poi mentre salivamo in macchina li guardai e mi sentii fiero di noi e felice di essere lì per fare qualcosa che ci distingueva e ci definiva.
Così li guardai sorridendo e dissi con tono volutamente enfatico: “Ragazzi, questo gruppo può fare molto!”
“E vai, allora!” disse Carlo
Misi in moto e partimmo.
Mentre scendevamo dalla collina verso il mare, c’era una luce incredibilmente limpida e i particolari del paesaggio spiccavano vividi nel sole ancora brillante del tardo pomeriggio. Il mare risaltava blu intenso davanti a noi mentre percorrevamo la strada che scendeva, poi imboccammo la litoranea e cominciammo a costeggiare le spiagge, che erano già piene di ombrelloni e sdraio che si stagliavano sull’acqua calmissima. C’erano ancora ragazze in bikini che prendevano il sole o facevano il bagno e io provai una grande nostalgia per gli anni appena trascorsi, quando in quel periodo saremmo stati anche noi in mezzo a loro invece che immersi ancora nell’angoscia dello studio. Poi distolsi i pensieri rivolgendoli alla serata che avevamo davanti.
La strada cominciò a salire arrampicandosi verso il monte che si ergeva sul mare. Ci infilammo in mezzo a boschi fitti su stretti tornanti che ogni tanto si aprivano permettendo ampi scorci sulla costa che si stendeva verso sud. Arrivammo infine in un piccolo piazzale dove la strada terminava e lì lasciammo la macchina e ci incamminammo lungo una strada sterrata che diventò presto un sentiero in mezzo agli alberi verdissimi. Il sentiero faceva qualche curva e lo seguimmo per una mezz’ora finché non indicai agli altri una deviazione che entrava nel bosco, ma che dopo qualche decina di metri usciva dagli alberi e procedeva con scoscesi salti rocciosi da cui si vedeva tutto il ripido pendio che precipitava nel mare, quasi 500 metri più in basso. Gli altri rimasero ammirati perché non conoscevano quel punto, che io avevo scoperto nelle mie esplorazioni solitarie e Luca lanciò un urlo.
“Wow, avevi ragione, qui è pazzesco!”
“E vai! Questo è il posto che la nostra bottiglia si merita”, esclamò a voce alta Nicola.
“Dai ragazzi, datemi una mano e cerchiamo un punto in cui scavare”, propose Andrea.
Perlustrammo vari punti del piccolo sentiero che scendeva ripido e poi decidemmo di scavare sotto un grosso masso che si ergeva come una prua sul pendio. Ci demmo il cambio con il piccone e con la vanga, per togliere prima i tanti sassi e arrivare poi al terreno più morbido.
Avvolgemmo la bottiglia in un sacchetto di plastica e ci mettemmo dentro un foglio in cui ognuno di noi aveva messo dei pensieri su quel periodo, frasi sulle nostre paure per gli esami, sui nostri sogni di viaggi, o semplici cenni su qualche ragazza che ci piaceva. Ci eravamo detti che quando saremmo tornati a prenderla avremmo visto se le cose che speravamo si sarebbero avverate o se ne sarebbero successe di altre, magari ancora più belle. Oppure avremmo riso delle preoccupazioni di quei giorni, che in quel momento ci sembravano vicine e minacciose come macigni pesantissimi, e che invece allora ci sarebbero sembrate lontane, leggere, irrilevanti.
Riprendemmo il sentiero mentre il sole ormai tramontava e sbucammo sul versante che guardava l’entroterra. Da lì vedevamo in cielo l’azzurro che mutava scendendo verso l’orizzonte diventando giallo, poi arancione, fino a diventare rosso proprio sulla linea dove si stagliavano le montagne.
Mentre camminavamo, immersi in quella luce gialla e calda della fine del giorno, ascoltavo i discorsi degli altri che andavano avanti fra battute e prese in giro per qualche frase che uno o l’altro aveva scritto e mi piaceva ascoltare le loro voci. Pian piano però cominciai a sentire una sottile malinconia che si diffondeva dentro di me come una nebbia impalpabile e quello stato d’animo mi fece pensare a tante domande.
Mi chiedevo da dove nasceva l’unione che c’era con tutti loro, e soprattutto con Carlo, anche se era l’ultimo che avevo conosciuto. Mi chiedevo se quel rapporto così forte che ci univa sarebbe durato negli anni o se invece ci saremmo persi piano piano nell’indifferenza reciproca. Mi chiedevo se quella fosse la conclusione inevitabile delle amicizie, se fosse impossibile impedire che le strade diverse che avremmo preso ci avrebbero allontanato. Mi chiedevo se era normale sentire che la mia identità si concretizzasse così tanto solo nel rapporto con quegli amici, se era sana la necessità che provavo di sentirmi parte di un gruppo, se questo legame sarebbe stato un ostacolo o un vantaggio nel nostro futuro.
Non trovai nessuna risposta, ma mentre pensavo a quelle domande cominciai a provare un senso di attesa per le cose che dovevano accadere, per il futuro che avevamo davanti e mi piaceva pensare che quella bottiglia fosse un ancoraggio che ci avrebbe tenuto uniti e che in qualche occasione importante ci avrebbe riportato tutti lì, cinque, dieci o quindici anni dopo.
Serie: Planavamo a stento
- Episodio 1: La bottiglia
- Episodio 2: Secondo tentativo
- Episodio 3: L’esame
- Episodio 4: L’Interrail-La partenza
- Episodio 5: Interrail-Il viaggio
- Episodio 6: Si ricomincia a studiare
- Episodio 7: Il piano
- Episodio 8: Un’audace incursione
- Episodio 9: Il colpo di mano
- Episodio 10: Effimera tranquillità
Purtroppo c’è stato un errore nel sistema e questo episodio è passato nella stagione 1, quando invece era il primo della stagione 2: lo staff mi ha detto che dovranno sistemare la situazione, dovuta a degli aggiornamenti, ma intanto lascio questa nota esplicativa. Il primo episodio della stagione 2 al momento è Il volo che invece è il quarto episodio della stagione 1.
Nostalgia, attesa e aspettative. Particolarmente romantico questo episodio
Si, infatti, ho voluto descrivere uno stato d’animo che ho provato rivedendo quel film recentemente e che mi sembrava adatto alla storia che stavo scrivendo.
Questo capitolo infatti l’ho aggiunto dopo aver scritto i successivi.
Uno dei miei preferiti ☺️
“Mi ero totalmente immedesimato nella descrizione del legame intimo fra quei quattro amici, ma mi sentivo anche invaso da un senso di malinconia per la sensazione di qualcosa destinato a una fine “
Bello❤️
Ciao Federico, anche questo episodio mi convince, magari avrebbe bisogno di una piccola rilettura per renderlo più fluido. Tocchi con garbo un tema importante, le ramificazioni della vita, le strade che possono spingerci lontano da amici cari, ed il desiderio di trovare un punto di ancoraggio. Bella anche l’idea di seppellire insieme alla bottiglia alcuni pensieri da rileggere quando si riporterà alla luce la bottiglia. Ti seguirò con piacere.
“Alla fine del film, dopo una bellissima festa, i ragazzi si separavano malinconicamente per seguire strade diverse senza sapere se si sarebbero rivisti.”
😂 SPOILER ALERT !!! 😂
Dai, è un film di quarant’anni fa 😉 🙂