La cabina del vento

Serie: Le Benandanti - Le eredi della camicia


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Clotilde incontra sua figlia e cerca di aiutarla con le sue doti. Sembrerebbe funzionare, ma alla fine la realtà si rivela molto diversa…

Ci scontriamo, la notte, nel prato di Santa Caterina, di là del fiume, benandanti [armati di rami di finocchio] e stregoni [con canne di sorgo] – […] Quando hanno la meglio i benandanti, il raccolto è buono e abbondante. Ma, se vincono gli altri la battaglia, allora c’è grande carestia.” Testimonianza di un benandante tratto da “Accusa: Stregoneria!” Di T. G. Chanu. Newton & Compton 2005.

Una benandante moderna potrebbe vivere il suo ruolo di guerriera con ariosa leggerezza?


Forza! Gli ultimi ottocento metri sembrano non finire mai, come sempre. Un passo dopo l’altro, un piede davanti all’altro. La stanchezza è tale da impedirmi di percepire la salita come un’ascesa; per me è solo un maledetto ostacolo, messo lì in sgradevole controtendenza con il mio moto, fisico e interiore. Eppure raggiungerò la cima, ce la farò.

Nelle cuffie, una stazione radio arricchisce il mio cammino con pezzi anni Settanta e Ottanta. Ne conosco a memoria ogni ritornello, ma non i testi completi. Canto stonata, a squarciagola, ripetendo le stesse frasi come un pappagallo vecchio e spennacchiato. Ho la sensazione che, al mio passaggio, gli alberi se la sghignazzino, ma li perdono: in effetti sono un po’ ridicola. Vesto male, sono sovrappeso, spettinata e in più non so cantare. Un disastro.

Mancano pochi minuti alle undici quando le note di Ti sento dei Matia Bazar s’infilano feroci nel condotto uditivo. Mi sollevano lassù. Gli ultimi passi? Quasi non li avverto, trasportata come sono da quelle vibrazioni vocali altissime e da quell’unica, impietosa battuta d’inizio: “La parola non ha né sapore, né idea.”

È così, sospesa a mezz’aria e quasi senza fiato, che raggiungo l’ormai famosa cabina del vento. 

Si tratta di una costruzione rudimentale che emana un fascino strano, quell’ineffabile sensazione di qualcosa che vorresti, ma che sai già non si lascerà afferrare. Non perché non voglia, ma perché non fa parte del programma, per quanto forte sia il desiderio. La sua luce è riservata a coloro che, con un atto di puro coraggio, hanno scelto il proprio destino, riscattandosi da quello collettivo.

Fatta di legno di recupero dipinto di rosso e vetro, vuole ricordare le vecchie cabine della defunta SIP, come la chiamava la nonna. A pensarci bene, però, assomiglia di più alle iconiche cabine londinesi.

La rossa se ne sta lì, piantata sulla vetta, spettatrice imperturbabile tra gli elementi.

Entro con garbo. All’interno trovo un telefono antico, grigio, e ci gioco un po’. 

La cornetta è pesante tra le mani. Infilo le dita nei cerchi del disco per comporre i numeri. Ruoto fino al fermo metallico, appena lo rilascio, torna in posizione grazie alla molla. Ricordo di aver letto da qualche parte che se sbagliavi un numero, dovevi agganciare e ricominciare daccapo.

Sul lato opposto all’apparecchio, una piccola mensola bianca ospita il diario delle testimonianze. Leggo qualche dedica e mi guardo intorno. Oltre i vetri, la vista si spalanca sulla valle intera. Mi appoggio come se fossi al balcone e mi godo lo spettacolo nella sua magnifica interezza.

Il sibilo del vento comincia quando meno me lo aspetto, nel tempo sospeso tra una canzone e l’altra. Non è un rumore esterno: è una presenza che preme. Entra dalle fessure tra le assi di legno, che sembrano aprirsi per lasciarlo passare, docili alla sua volontà di messaggero. Chiudo gli occhi e lascio che la cabina diventi una cassa di risonanza, con me dentro.

I quattro venti arrivano come stregoni volanti, affamati di umanità.

“Come ti senti?”

Si ritirano. Non si aspettano una risposta.

Poi tornano. Più forti.

“Come ti senti?”

Vedo gli alberi inchinarsi davanti alla potenza dell’aria. Mi aggrappo alla mensola della cabina, la mia spina dorsale mi tiene a terra.

Oltre i vetri il panorama non è più uno specchio di pace. Il piccolo banco di nebbia che indugiava sul fondovalle si squarcia, rivelando un formicaio di metallo e fumo. Sotto di me, la terra sembra bollire. I lampi si alternano a boati di tenebra, le nubi si scontrano e sembrano esplodere. Nei punti di contatto, l’aria si avvita in un vortice bianco. Spirali di polvere e vapor d’acqua ruotano violentemente, riflettono il caos che regna ovunque e nella mia stessa mente.

Stringo gli occhi e mi tengo più forte che posso.

Ecco che comincia davvero. Una valanga di risposte scende inesorabile dal mio lobo temporale destro e trascina a valle tutti i miei pensieri. Detriti intrisi di muffa e carta straccia macchiata d’inchiostro. Li guardo mentre se li porta via: alcuni li riconosco, altri non parrebbero neanche miei. Non se ne salva uno, tutta robaccia. “La parola non ha né sapore, né idea.”

Lentamente i venti si placano. Tutto si ferma. Stacco le mani dalla povera mensola. Mi guardo intorno. Riprendo contatto.

La rossa è perfetta, neanche un graffio; il telefono squilla.

“Pronto?”

“Hai capito?”

“Sì, ho capito. Ora devo tornare.”

Durante la discesa a valle saltello tutta soddisfatta. Gli alberi non mi deridono più. Mi sento magra e spettinatissima. Attraverso un campo vicino a un ruscello, un uomo cammina veloce sul sentiero che porta in paese, ha una busta rosa in mano. Non mi vede.

Arrivo a casa sudatissima e mi faccio la doccia. Una chiave entra nella toppa della porta d’entrata. Esco dal bagno.

“Ciao.”

“Tesoro, ti ho chiamato sul fisso, non c’eri. Dove sei stata?”

“Alla cabina del vento”.

“Eh? Dove?”

Mi siedo sul divano e appoggio la gamba sul bracciolo; l’accappatoio si apre un po’.

“Volevo chiederti… ma tu, come ti senti?”

Silenzio.

Risposta.

“Sabrina…ma che ne so!”

Sdraiato sulla mensola accanto al camino il mio gatto nero chiede: “Mi senti?”

Continua...

Serie: Le Benandanti - Le eredi della camicia


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Discussioni

  1. Ciao Laura, il tuo entusiasmo è contagioso. Grazie di cuore per i tuoi commenti! Sì, le cabine del vento esistono anche in Italia. Quelle ufficiali sono quattro o cinque, ma in realtà, secondo me, sono più numerose. Alcune non hanno le caratteristiche necessarie, però.

  2. non sapevo che ci fosse la Cabina del vento anche in Italia. Dopo aver letto il capitolo sono corsa a fare una ricerca 😊sono curiosa: cosa le avrà mai detto la voce al telefono? Il finale poi mi ha lasciata senza parole! Complimenti