Preludio di una giornata stupenda

Serie: La Camera Magica


Il parabrezza iniziava lentamente ad appannarsi mentre l’automobile percorreva il viale a bassa velocità.

La donna al volante azionò il riscaldamento, maledicendo l’umidità e ogni tanto sbirciava nello specchietto retrovisore sorridendo all’espressione assorta di sua figlia, seduta sul sedile posteriore che osservava il panorama attraverso il finestrino.

Gli alberi ai lati della stradina sfoggiavano fieri i colori dell’autunno inoltrato, restituendo tinte arancioni e marroni che si riflettevano sulla vernice lucida dall’auto.

“Ci siamo quasi Ale.” Disse la donna.

“Lo so.” replicò la bambina senza distogliere lo sguardo dalla natura morta che la circondava.

Sapeva benissimo dove si trovavano, era una cosa che aveva sempre saputo, da prima che avesse imparato il concetto di tempo e di distanza.

Sentiva di aver sempre conosciuto il tragitto per la casa di suo nonno.

Era una casa meravigliosa, piena di emozioni e di sapori.

Per lei suo nonno era tipo un mago o uno stregone delle fiabe fantastiche che sua mamma le leggeva sempre, anche se ormai era consapevole che non era certo quello il suo vero mestiere, però per lei era come se fosse dotato di poteri magici. Tutto quello che sapeva era che creava delle cose incredibili per il cinema, per cui era famoso in tutto il mondo.

La macchina si arrestò davanti a un grande cancello di ferro grigio scuro. La bimba vide sua madre tirare giu’ il finestrino e premere il pulsante su una colonnina di colore chiaro li di fianco.

Dopo poco la colonnina iniziò a parlare con una voce gracchiante: “Chi è?”

“Indovina?” Disse sua madre di rimando.

Si udi’ l’eco di una risata mentre il cancello si apriva con dei cigolii accennati.

La macchina si inoltrò borbottando oltre il cancello seguendo il viale di ciottoli che portava alla casa poco lontano.

La bimba si spostò di scatto verso il centro dei sedili, aggrappandosi con le mani ai posti davanti per poter scorgere attraverso il parabrezza. Un grande sorriso gli illuminò il viso quando vide suo nonno uscire dalla porta per salutare ‘le sue ragazze’, come le chiamava lui.

La donna quasi non fece in tempo a fermare la macchina, che la bambina schizzò fuori di corsa gridando “Nonno!”

“Fa attenzione piccola!” Si affrettò a dire l’uomo con un tono di affetto misto ad apprensione che solo l’impulsività delle emozioni di un bambino è in grado di provocare. Nel momento in cui terminò la frase, stringeva già tra le braccia sua nipote.

“Come è andato il viaggio?” chiese allora il nonno, stavolta in veste di padre, alla donna che stava scendendo dall’auto.

“Un’eternità!” Disse la donna alzando gli occhi al cielo: “Un traffico pazzesco per uscire dalla città, ma almeno ci siamo goduti la campagna.”

“Venite dentro.” Le esortò il nonno aiutando la donna a sollevare il borsone dal baule: “La nonna ha appena preparato la crostata e il tè alla pesca.”

“Siiiii!” La bambina a quelle parole corse su per le tre scale del patio e poi si fiondò in casa urlando: “Nonna!”

Una voce la chiamò da un punto nascosto della grande casa: “Ale amore mio, vieni qui!”

La piccola sapeva perfettamente dove trovarla, avvertendo il profumo intenso delle pesche, dello zucchero e delle uova che si facevano strada dalla cucina, mescolandosi al vago aroma di tabacco e liquore che avvertiva sempre quando andava a trovare i suoi nonni.

Entrò in cucina come una furia incontenibile e si tuffò fra le braccia infarinate di sua nonna, indaffarata ai fornelli. Si fece mangiare dalle sue labbra, avide delle guance della sua nipotina e poi prese velocemente posto sullo sgabello di legno venoso e consumato, attorno al grande tavolo dove sua nonna soleva preparare la pasta fatta in casa e come stava facendo anche in quell’occasione. Udì distratta sua madre che parlottava con suo nonno, mentre anche loro entravano in cucina.

“Qui c’è qualcuno di molto affamato.” disse la nonna, mentre tagliava una fetta di crostata dalla superficie leggermente abbrustolita. “Ecco a te principessa.”

La bambina sorrise di gioia e affondò i dentini nella pasta dolce e fruttata mentre vedeva i riflessi brillanti del sole sul bicchiere che si riempiva di tè alla pesca.

Ora che si sentiva piu’ appagata si voltò verso gli adulti attorno al tavolo. Erano intenti a bere un caffè, parlando del piu’ e del meno ma vide suo nonno che le sorrideva di sottecchi.

Lei sapeva perché.

Era stata tante volte lì, ma stavolta sarebbe stato diverso. Non dormiva da giorni per l’emozione.

Non passò in effetti molto tempo prima che suo nonno le si avvicinò dicendo: “Allora…Sei pronta?”

La bambina non rispose, ma annuì ripetutamente esibendo un sorriso sporco di crostata.

Suo nonno gli porse la mano e la aiutò a scendere dallo sgabello.

“Ciao a tutti.” disse la bambina: “Noi andiamo a vedere la camera magica!”

Si incamminò con il nonno salutando la madre e la nonna.

L’uomo la condusse nel dedalo di corridoi fino ad arrivare ad una scala che scendeva in basso. Iniziarono a scendere le scale verso un punto nascosto nell’ombra. Quando arrivarono in fondo, le voci delle donne in cucina erano sparite e la bambina sentiva il cuore arrivargli in gola dall’eccitazione.

Suo nonno prese ad armeggiare con la maniglia e per farlo le lasciò la mano, mormorando: “Dannata porta…Quando mi deciderò a cambiarla…”

Quello sferragliare nervoso e la penombra che iniziava a prendere il sopravvento, fecero affiorare nell’animo della bambina una certa sensazione, che ora sentiva salire lungo la schiena fino a stuzzicarla, con un formicolio permanente, alla base del collo.

Una strana paura.

Allora si voltò e alzò lo sguardo verso le scale. La luce del piano di sopra iniziò a sembrarle una piccola isola che lei aveva lasciato per immergersi nelle acque scure e…

L’urto metallico la fece urlare.

La bambina si voltò di scatto verso suo nonno il quale mortificato si affrettò a dire: “ Scusami tesoro. Non volevo spaventarti. Questa porta ogni tanto fa i capricci vedi? Non avere paura…Vieni.”

L’uomo la prese per mano e insieme varcarono la soglia.

“E adesso…” Disse l’uomo: “Facciamo un po’ di luce.”

La bambina udì lo scatto di un interruttore e di colpo la luce invase uno spazio enorme davanti a lei. Il respiro della piccola si fermò per un istante, rimirando gli oggetti e le stranezze che aveva davanti agli occhi.

Era la camera magica.

Era lì che suo nonno ideava tutte le cose speciali per il ‘Grande Schermo’, come lui le diceva sempre.

Il suo laboratorio…

Serie: La Camera Magica


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Mi sono immersa in questo racconto, sei riuscito a farmelo vivere come un film. Belli i particolari, ciò che rende la narrazione autentica e partecipativa non solo nelle azioni ma nei sentimenti che legano i protagonisti.