La cappa e la spada

Parigi, 1699

«Non sono un guascone, ma va bene così». Sfilò il fioretto dalla guaina e fece attenzione agli avversari. Si era appena divertito in un bordello e, dopo il piacere, il dovere – anche se sgradevole.

Quattro, come se fossero quattro demoni, le vesti nere, i volti coperti e sotto i tricorni capelli lunghi e unti. Uno solo portava una cappa, un elmo che era stato usato all’inizio del secolo.

I quattro lo assalirono allo stesso tempo e Nicholas parò un colpo, si spostò di lato per evitare gli altri tre fioretti.

Ci riuscì.

Per il momento.

Gli spadaccini insistettero a trafiggerlo con le spade, e Nicholas continuò a spostarsi come una scheggia. Adesso i suoi antagonisti si erano divisi, sembrava che la loro intenzione fosse di accerchiarlo e infilzarlo come se fosse un cinghiale.

Niente di tutto questo, pensò Nicholas. Si allontanò di un poco, per quel che gli era concesso visto che si trovavano in un vicolo puzzolente, e saltò su un cumulo di rifiuti, molle e dall’aspetto disgustoso. Approfittando della posizione elevata, si difese meglio.

Due avversari tentarono un assalto frontale, il terzo da destra e il quarto da sinistra.

Con la schiena al muro, Nicholas incrociò lama con lame, e arretrò. Non gli era possibile altro spazio di manovra, si era messo in trappola da solo, aveva rimandato la fine di pochi giri di clessidra. Nicholas strinse i denti, cercò di inventarsi qualcosa per uscirne in piedi, e non con i piedi davanti, quando dal vicino bordello, quello da cui era uscito, sbucarono alcune ragazze:

«Cosa succede qua?».

I brutti ceffi in nero si distrassero, anche perché alcune di loro, nonostante il freddo e l’umidità della notte, mostravano le loro grazie.

Nicholas fece la lingua lasciva, saltò giù dall’ammasso di schifezze, strappò la cappa allo spadaccino e filò via ridendo. Non solo era caduto in piedi, ma si era fatto pochi graffi. E dire che aveva giurato sarebbe morto. Uscito dal vicolo, gli si parò di fronte la carrozza.

Uno dei suoi servi gli fece un inchino: «Vi aspettavamo, signore».

«Sì. Ed è ora di tornare a casa. Queste serate mi distruggono». Nicholas reinfilò il fioretto nella guaina e montò in carrozza, la quale ripartì. A volte essere nobili annoia, si disse. Si rigirò fra le mani la cappa che aveva strappato al nemico, il suo obiettivo, perché conteneva un segreto, un segreto che non avrebbe confessato a nessuno.

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