
La carta rovesciata
“Dammene un altro Burgo!” Disse a gran voce Algero, sbattendo il bicchiere sul bancone appiccicoso:
“Fammelo doppio!”
Il locandiere alzò gli occhi al cielo e domandò: “Hai intenzione di pagare almeno?”
Algero lo fissò con uno sguardo di sfida e sorridendo beffardo mise una mano nella tasca della giacca lisa estraendo una piccola sacca marrone. La gettò davanti a Burgo la quale produsse un tipico rumore di monete sonanti.
“Dove hai preso tutti quei soldi?” Chiese Burgo stupefatto, mentre riempiva il bicchiere dell’ubriacone assetato.
“So fare il mio mestiere…” replicò Algero con la voce alcolica e biascicante.
“E da quando leggere le carte è un’onesta professione?”
Algero sentì una mano posarsi pesantemente sulla sua spalla sinistra: “Ehi Mannaique, n-non ti avevo visto…” replicò esitante.
L’uomo in piedi alle sue spalle sorrise compiaciuto poi gettò un’occhiata curiosa alla sacca di monete.
“Però…” Disse: “Niente male briccone, davvero niente male.”
Poi mollò la presa e si sedette al bancone accanto ad Algero. Gli bastò alzare l’indice a mezz’aria e il locandiere afferrò un bicchiere, lo riempì di whisky e glielo porse.
“Grazie Burgo…” Mannaique trangugiò d’un sorso il liquore e fece una smorfia mentre lo ingeriva. “Ah ci voleva proprio stasera.”
Tornò a guardare Algero con un sorriso meno compiaciuto: “Dí un po’…Non avrai intenzione di berteli tutti…” disse indicando le monete con un cenno del capo.
“No no…Forse un altro paio e poi…Venivo da te…per la percentuale.”
“Bravo ragazzo…” replicò Mannaique soddisfatto. Poi infilò fulmineo la mano nel sacchetto e la stringe avidamente raccogliendone una buona metà, cacciandosela in tasca con un gesto così veloce che nessuna moneta finì sul bancone o sul pavimento.
“Come hai fatto tutti questi soldi?” Chiese appagato del bottino.
“Un uomo di Egham…”
“Quei borghesi…Loro si che si bevono tutto!” Lo interruppe Mannaique con un ghigno: “Quante stronzate gli hai rifilato?”
“Non è cosi!” Si affrettò a dire Algero seccato: “Io…Io gli ho detto la verità e lui mi ha ricompensato.”
Tutta la locanda scoppiò in una fragorosa risata.
“Bravoooo!”
“La verità! Ah ah ah!”
Tutti risero e alla fine anche Algero con espressione complice sollevò il bicchiere incitando un brindisi collettivo.
“Bella questa…” mormorò di nuovo Mannaique prima di infilarsi la bombetta in testa e salutare tutti.
Quando fu uscito, Algero tornò a guardare il suo bicchiere riflessivo.
“Altri due giri?” Domandò Burgo.
“La prossima volta magari…” rispose amaro il ragazzo.
Il locandiere sorrise.
Quando finì il whisky Algero si alzò, lasciando le monete sul tavolo ed esaurendo quasi del tutto il sudato gruzzolo. Una volta fuori si strinse nel cappotto di lana che aveva visto giorni migliori e con una scrollata di spalle si diresse verso la sua roulotte.
Dentro si lui pensava che all fine era così che funzionava nel circo: un tetto sulla testa per chiunque fosse in grado di stupire la gente, perfino per quei poveri diavoli incapaci di fare anche una semplice burla e costretti a staccare a morsi la testa di una gallina viva, accendendo furiose scommesse fra gli avventori.
Lui era un abile cartomante, niente galline per lui grazie al cielo.
Mannaique si teneva la maggior parte dei guadagni ma a tutti era garantito un letto, del cibo e qualche alcolico.
La sua roulotte si trovava dall’altra parte dell’enorme tendone giallo-blu che sembrava avere vita propria in quella notte di vento gelido. Mentre si avvicinava, il cartomante si maledisse notando la porta lasciata aperta. La tendina di perline sull’uscio era squassata dal vento producendo un fastidioso tintinnio.
Che idiota! Pensò, ricordandosi di essere uscito un paio d’ore prima in preda all’euforia, diretto alla locanda.
Ora mi congelerò le chiappe! Si disse con un sorriso rassegnato di chi era solito commettere errori del genere. La colpa fu anche della bella giornata appena passata, un sole pieno e caldo aveva riscaldato gli animi dei circensi facendo dimenticare per un po’ l’inverno. La prima cosa che fece, una volta saliti i tre gradini scricchiolanti, fu di chiudere per bene la porta e di accendere la piccola stufa a carbone.
Fu mentre agitava i tizzoni ardenti con un piccolo attizzatoio che percepì un lieve movimento alle sue spalle.
“Chi c’è?” Domandò rivolto verso il fondo della roulotte, completamente buio. Il fuoco gettava lingue di luce vibranti tutt’intorno che arrivando al bordo del tavolo dove lui leggeva le carte.
Avvertì un lento movimento strisciante che dedusse provenire dal tavolo rotondo coperto da un telo di lana ricamato con decorazioni esoteriche.
Dall’oscurità emerse una mano ossuta e grigiastra.
Algero ebbe un sussulto: “Oh mio…”
Una fiamma più alta delle altre illuminò per un istante oltre il tavolo lasciando intravedere una figura nera col capo celato da una cappa.
Il cartomante era pietrificato dallo spavento e rimase dov’era per un tempo che a lui parve interminabile.
Ma poi prese coraggio e sussurrò: “S-senti…Io non so chi sei…Ti devo forse dei soldi? P-perché se è così…Possiamo sistemare tutto…”
La mano si sollevò.
Una mano sospesa nel buio che ora si voltava su se stessa e, inarcando l’indice verso il palmo, fece un lento ed inequivocabile gesto rivolto ad Algero di avvicinarsi.
Il cartomante non sapeva cosa fare. Decise di scappare ma quando fece per voltarsi la porta era chiusa.
Ma come è possibile!? Si chiese terrorizzato. Afferrò la maniglia con forza e la tirò a se ma la porta emise degli scricchiolii ma non si mosse. Il panico dilagò in tutto il suo corpo che iniziò a tremare visibilmente.
Algero tornò a a guardare la mano, rimasta immobile nel terribile invito.
Nessun movimento, nessun tentennamento.
“C-che cosa vuoi da me…” sussurrò.
Nessuna risposta.
Nessuna alternativa a quella di accettare l’invito.
Perciò, con passo titubante si avvicinò al suo tavolo. Quando fu abbastanza vicino notò degli strani e minuscoli occhi blu, senza pupille che parevano contenere tutto il freddo di questo mondo.
Sedette al tavolo, percependo di trovarsi al cospetto di un’entità malvagia.
La mano si mosse tornando nella sua posizione precedente, poggiando le dita scheletriche sul panno. In quel momento l’altra mano apparve dall’oscurità ed andò a posarsi sul suo mazzo di tarocchi.
Algero vide le mani iniziare a mescolare le carte e posizionarle al centro del tavolo.
Il cartomante non sapeva cosa fare avvertendo il suo respiro esplodergli nelle orecchie.
L’entità oscura sollevò la prima carta e la mise sul tavolo scoperta.
Algero era interdetto, non sapeva cosa stesse accadendo mentre la figura nel buio continuava a sollevare e girare le carte sul tavolo.
Poi, guardando i simboli raffigurati sulle carte, i suoi dubbi vennero spazzati via da un rinnovato terrore.
Sapeva cosa stava guardando. Erano le carte che lui aveva letto al suo ultimo cliente.
L’essere oscuro girò l’ultima carta.
L’uomo appeso…
Le mani si fermarono, le dita ossute poggiate sul tavolo, in una stasi.
Algero prese coraggio e disse: “Io…Io non capisco…”
Una mano si mosse verso la carta dell’uomo appeso. La sollevò delicatamente e la girò così che il cartomante potè vederla al contrario.
Algero rabbrividì.
Aveva sentito delle storie in passato, quando studiava il significato delle carte.
I tarocchi potevano avere diversi significati in base alle culture, alle tradizioni e alle credenze.
Ma chiunque faceva quel mestiere conveniva su una cosa.
Quando la carta toccava il tavolo, non doveva per nessuna ragione essere mossa.
Sarebbe stato un tentativo di cambiare qualcosa che non poteva essere cambiato. Una forzatura del destino.
Lui invece lo aveva fatto. Aveva forzato la lettura del destino per piegarlo al suo volere.
Aveva fatto quello che non andava fatto. Per nessuna ragione.
“H-ho sbagliato…Lo so…” Tentò di dire: “M-ma quel tizio, aveva tanti soldi e…E voleva sentire cose belle…N-non potevo…”
La mano puntò il dito sulla carta rovesciata.
Era un debito, si disse Algero. Un debito che lui aveva sfrontatamente contratto infischiandosene di quell’unica regola.
Quella mano immobile puntata sulla carta era la prova che il debito ora, andava pagato.
“M-mi…Mi…Dispiace…”
Quando Mannaquie si avviò verso il tendone l’indomani mattina, non poteva sapere che quello sarebbe stato l’ultimo giorno del suo circo. In quel momento rigirava fra le mani una delle tante monete che il suo cartomante era riuscito a racimolare la sera prima.
Completamente ignaro andò a bussare alla porta di Algero, vedendola ancora chiusa con gli avventori già persi fra le attrazioni.
Ad oggi non circolano altro che voci su quello che l’uomo vide dentro la roulotte.
Sussurri nelle orecchie di vecchi ubriaconi nascosti nelle locande dei bassifondi.
Si parla di un orrore inaudito.
Di un signorotto di città suicidatosi per aver perso i suoi investimenti avventati e del tremendo destino toccato ad cartomante, di un circo di campagna, ritrovato impiccato in maniera bizzarra.
Il cappio fissato al pavimento e il corpo penzolante verso il soffitto…
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Molto bello questo racconto ispirato ai tarocchi. Mi hanno sempre affascinato, perchè spesso le raffigurazioni non coincidono con il significato dato. Quella dell’impiccato di per sé mette i brividi…
Grazie Micol! Mi sono ispirato alla trasposizione cinematografica di Sherlock Holmes – Gioco D’ombre, quando Sherlock legge i tarocchi alla zingara e in base a come orienta le carte la lettura assume un significato differente! Mi affascina molto 🙂
L’esoterismo fatalista di questo racconto mi ha ricordato Il Settimo Sigillo di Bergman, dove il protagonista sembra essere guidato da un senso di disperazione e assenza di Dio, ma c’è anche della speranza e dello humour.
Grazie Mille David, contento che ti sia piaciuto!
Interessante racconto su quanto possa essere pericoloso “giocare” a carte con il destino. Ancor di più manipolando forze sconosciute.
Mi e’ sempre piaciuta questa atmosfera con le sue regole particolari. Grazie mille e contento che ti sia piaciuto!