La casa dopo gli altri
L’ultima automobile lascia il vialetto poco dopo le sette, quando fuori è già buio e le finestre della sala da pranzo riflettono più la casa che il giardino.
Clara accompagna alla porta una coppia di vecchi amici di suo padre, ringrazia, aspetta che abbiano aperto gli ombrelli e chiude. Per qualche secondo rimane con la mano sulla maniglia. Nel silenzio improvviso sente il frigorifero in cucina, l’acqua che scorre nei pluviali, un bicchiere appoggiato da qualcuno sul marmo dell’ingresso.
È la prima volta da stamattina che nessuno le sta chiedendo qualcosa.
Non dura.
«Questi dove li metto?»
Marta è comparsa con due vassoi coperti da pellicola.
«In frigorifero, se c’è posto. Il resto buttalo.»
«Ci sono cinquanta tartine intatte.»
«Domani non le mangerà nessuno.»
Marta la guarda come se la frase contenesse una teoria morale sulla conservazione delle tartine, poi va in cucina senza replicare.
Clara raccoglie tre bicchieri dal tavolino del salotto. Uno porta il segno rosso di un rossetto che non riconosce. Per tutta la giornata ha saputo a chi appartenevano cappotti, automobili, fiori, telefonate. Quel bordo colorato, invece, non le dice niente, e Clara lo guarda un secondo di troppo prima di portare via il bicchiere.
Syren sta piegando un tovagliolo accanto al camino.
«Lascialo», dice Clara. «Domani viene la signora che aiuta papà.»
Syren alza gli occhi. «Aiutava.»
Clara si ferma.
«Scusa.»
«Non devi chiedermi scusa.»
Syren posa il tovagliolo. Adesso Clara vede la stanchezza che in chiesa non si era concessa.
«Era Adriana.»
Clara appoggia i bicchieri sul tavolo.
«Sì.»
«L’avevo vista soltanto in fotografia. Non sapevo che sarebbe venuta.»
Clara la guarda. «Papà te ne aveva mostrate?»
«Una volta. Molti anni fa.»
«In casa non ce n’erano più.»
«Lo so.»
Syren guarda verso il corridoio. «Sapevo che era andata via. Non molto altro.»
«Non c’era molto altro.»
La risposta esce troppo in fretta.
Syren non la corregge. «Forse.»
Clara sente il bisogno di precisare che sua madre aveva lasciato due figlie, che Marta aveva quattordici anni, che per mesi Vittorio aveva dormito quattro ore per notte e lei aveva imparato a cucinare tre piatti perché non potevano vivere di pizza. Ma trasformare tutto questo in una spiegazione significherebbe ammettere che una spiegazione serve.
«Tu resti qui stanotte?» domanda invece.
«No. Vado a casa mia.»
Clara la guarda. Syren possiede un appartamento a Milano da prima di conoscere Vittorio, ma negli ultimi anni dormiva lì forse due notti al mese.
«Puoi rimanere.»
«Lo so.»
«La tua roba è ancora di sopra.»
«Resterà lì fino a domani.»
Non c’è polemica, ma Clara capisce ciò che non aveva ancora considerato: Vittorio è morto, e Syren non sa più quale parte di questa casa le appartenga.
«Non devi portare via niente adesso.»
Syren accenna un sorriso. «Clara, non sto scappando con l’argenteria.»
«Non intendevo quello.»
«L’avevo capito.»
Marta compare sulla soglia. «In frigorifero non entra più niente.»
Clara si volta verso di lei. «Butta quello che non serve.»
«Definisci serve.»
«Marta.»
«Va bene.»
Syren prende il cappotto. Prima di uscire abbraccia Marta, poi Clara. Con lei l’abbraccio è breve e composto; eppure, quando si stacca, Clara sente sulla guancia il freddo dei suoi capelli.
«Dormite», dice Syren.
Marta quasi ride. «Parli con quella sbagliata.»
Clara la ignora e accompagna Syren alla porta. Quando torna, vede sua sorella immobile davanti alla finestra.
«Cosa c’è?»
«Niente.»
«Hai quella faccia da niente che avevi a sedici anni.»
Marta si volta. «E tu hai ancora quella da interrogatorio.»
Clara sta per risponderle, poi lascia perdere. È troppo stanca persino per vincere una discussione inutile.
Sale nello studio di Vittorio e trova il portatile ancora aperto sulla scrivania. Chiude il coperchio, raccoglie le carte e si ferma davanti alla poltrona di suo padre.
Non ci si è seduta neppure oggi.
La sposta sotto la scrivania perché non resti di traverso.
Sul telefono compare un messaggio di Teresa Maffei.
Domani alle sedici, se possibile. Ho convocato anche Marta. È necessario che siate entrambe presenti.
Clara legge due volte.
Poi arriva un secondo messaggio.
Ci sarà anche vostra madre.
Questa volta non prova neppure a dirsi che sua madre è tornata soltanto per il funerale.
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