LA CASA FREDDA In cui ci sono tempeste troppo fredde per sopravvivere

Serie: XIBALBA' OMBRE TRA LE ROVINE


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Con la sua lingua di liana, i suoi denti di latte di coyote, e dalla radice del pianto scaturivano le rovine delle sue grida.

Fui svegliata da un rumore improvviso. Mi alzai di scatto e vidi che la porta della capanna era aperta. Lory entrò piangendo. «Nicola se n’è andato. Ho cercato di fermarlo, ma è sparito nella foresta».

Le lacrime le rigavano il volto, mentre mi raccontava di averlo visto alzarsi lentamente, con uno sguardo vuoto, come in preda a un sogno.

«L’ho chiamato, ma non si è girato. Ho provato a fermarlo, ma mi ha spinta a terra. L’ho seguito fino al limite della foresta, poi ho avuto paura».

Hanna la prese tra le braccia, cercando di confortarla. «Non sono riuscita a fermarlo!» Gridò Lory con il terrore nella voce.

«Vestitevi. Dobbiamo trovarlo» dissi, rivolta a Cordero. Dentro di me sentivo che avrei avuto bisogno di lui.

Cordero mi fissò con uno sguardo grave. «Non è solo» mormorò «qualcosa lo sta chiamando.»

Ci ritrovammo tutti fuori dalla capanna, i nostri occhi puntati sull’oscurità minacciosa della foresta.

«Prendete le torce e seguitemi» ci esortò il professore.

Attorno a noi solo silenzio e il rumore dei nostri passi sul terreno umido. Sentivo il cuore battermi nelle tempie, il fiato corto per la corsa e la paura che cresceva sempre di più. Conoscevo Nicola: non avrebbe mai lasciato la capanna senza dire nulla.

«Tutto questo non ha senso» sussurrò Hanna accanto a me, ansimando.

Dovevamo trovarlo, ma non sapevamo da dove cominciare. La foresta sembrava impenetrabile, il buio troppo fitto.

A un certo punto, intravidi una figura. «È lui!» Urlai.

Nicola si trovava davanti a un grande albero, immobile, con le braccia tese verso l’alto, come se stesse invocando qualcosa dal cielo. Sembrava assorto in una preghiera silenziosa.

Hanna corse verso di lui e lo afferrò per le spalle, ma Nicola non si mosse. I suoi occhi erano vuoti, senza alcun segno di riconoscimento, come se fosse stato risucchiato in un altro mondo.

«Sta succedendo qualcosa… Non è normale» gridò Lory.

Mi avvicinai a lui e tentai di scuoterlo. «È in uno stato trance» dissi. La mente in cerca di una spiegazione razionale per quello che stava accadendo.

Il professor Cordero si avvicinò, scrutandolo attentamente. «E’ in contatto con Xibalbá» affermò con voce sicura «il potere di questo luogo… E’ troppo forte. Dobbiamo portarlo via.»

Le sue parole caddero come una sentenza, un richiamo dal passato, come se il regno dei morti si fosse aperto sotto i nostri piedi. Improvvisamente, il peso delle leggende che avevamo ascoltato non sembrava più qualcosa di lontano, ma di reale e tangibile e i racconti di Ixcotel risuonavano nella mia mente.

«Basta!» Urlai afferrandolo per un braccio. Ma proprio in quell’istante, la sua bocca si spalancò emettendo suoni incomprensibili. Il suo corpo scattò all’indietro, come se una forza invisibile l’avesse strappato via dalle mie mani. Con un movimento fluido e innaturale, si voltò e corse verso l’oscurità della foresta.

«Nicola!» Gridò Cordero. Ci lanciammo all’inseguimento, ma fu inutile. In pochi istanti, Nicola sparì tra gli alberi, inghiottito dalla notte.

Il cuore mi martellava nel petto, i polmoni bruciavano per lo sforzo. Lory si fermò all’improvviso, piegata sulle ginocchia. «Dov’è andato?» Ansimò incredula «non può essere sparito così…»

Ricominciammo a correre, disperdendoci.

«Venite! L’ho trovato» la voce di Cordero ruppe il silenzio alla mia destra. Mi voltai verso il suono e lo vidi: Nicola giaceva a terra, contorcendosi in spasmi dolorosi, il viso deformato.

«Presto, aiutatemi a tirarlo su» intimò il professore. Mi avvicinai e insieme a Lory lo sollevammo per le spalle.

«Forza, dobbiamo trascinarlo fuori da qui».  Ma la foresta non voleva lasciarci andare. I rami sembravano stringersi intorno a noi, le ombre si agitavano e il vento ululava con una furia spettrale. Ogni passo era una lotta, ma noi dovevamo raggiungere il luogo dove si ergeva imponente la piramide.

All’improvviso, Cordero inciampò e cadde a terra con un grido soffocato. “La mia caviglia…» Disse, stringendosi una gamba.

«Tenete Nicola ben saldo e continuate a camminare fino alla radura!» Ordinai alle ragazze. Le mie parole non ammettevano replica. «Venga Cordero, mi dia la mano».

Mentre mi tendeva il braccio, lo vidi. Il tatuaggio spuntava da sotto la manica della sua camicia: una testa di giaguaro, antica e minacciosa. Lo stesso simbolo che avevo visto su Ixcotel. Il mio cuore si fermò.

«Professore, quel tatuaggio…Che significa?»

Lui mi interruppe bruscamente.

«Corri! Non fermarti e raggiungi il gruppo. Io me la caverò».

In quel momento, un boato lontano fece tremare la terra sotto di noi. Pensai ai ragazzi e decisi di fare come Cordero aveva ordinato.

«Ci vediamo alla piramide, professore».

Raggiungemmo la radura con il fiato corto. Davanti a noi l’edificio si ergeva maestoso, come un antico guardiano del tempo. La foresta, che ci aveva avvolti con la sua oscurità e i suoi sussurri, sembrava ora essersi fermata ai margini della radura, come se in quel punto avesse imposto il proprio confine sacro. Il vento era improvvisamente cessato.

Con fatica, riuscimmo a salire il primo gradone e vi adagiammo Nicola, esausto, il suo respiro pesante e spezzato. Mi voltai cercando Cordero, ma non c’era traccia di lui. Era come svanito.

«Cordero!» Chiamai, ma non ci fu alcuna risposta.

Le parole di Ixcotel si fecero nuovamente strada nella mia mente. Rividi la testa di giaguaro, simbolo antico e potente, guardiano del confine tra i mondi. Il professore sapeva tutto. Lui apparteneva a quel luogo più di quanto avesse mai lasciato trasparire.

«Dov’è Cordero?» Lory mi sorprese nei miei pensieri.

La guardai e poi fissai gli altri. Eravamo diventati custodi di un segreto che ci avrebbe segnato sempre, intrecciando le nostre vite a quel luogo.

«E’ tornato a casa» sussurrai consapevole del peso delle mie parole.

In quel momento, il primo bagliore dell’alba sfiorò l’orizzonte. L’oscurità iniziava a dissolversi, e un tenue alone dorato si stese sopra la radura. La luce crebbe lentamente, spandendosi sui gradoni della piramide, sui nostri volti e sugli alberi silenziosi. Il sole si levava maestoso, allontanando le ombre e illuminando il nostro cammino.

***

Sono passati mesi da quella notte nella foresta, ma l’eco dell’esperienza vissuta mi risuona dentro come un canto lontano. Ora, seduta alla mia scrivania, sento il peso del passato avvolgermi come una nebbia fitta e opprimente.

Con un gesto involontario, mi sfioro il tatuaggio che porto sul braccio. Esso è parte di me, il marchio indelebile della mia trasformazione, un legame che pulsa sotto la mia pelle, vibrante di ricordi e segreti.

Quel giaguaro è diventato il mio custode. Mi chiedo cosa significhi davvero e se il suo spirito mi guiderà attraverso le ombre che ancora porto nel cuore.

In questo preciso istante, comprendo che non posso fuggire. La mia anima è legata a quella notte e ogni respiro risuona come il richiamo di ciò che ho lasciato indietro.

Serie: XIBALBA' OMBRE TRA LE ROVINE


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Discussioni

  1. Bello come le parole dell anziana non son state dette ma solo sentite dalla protagonista, aumentando la suspence. Queste omissioni hanno il loro fascino, però ho avuto come l’impressione che in questo capitolo si fossero svolte troppe cose e troppo in fretta. Da lettore avrei forse preferito ancora più dettagli, è molto breve nonostante diverse “evoluzioni” ( secondo me ), per questo dissonante con i due precedenti. Questo è quello che io ho percepito senza filtro alcuno, mi è piaciuto comunque e non vedo l’ora di leggere il prossimo! Cosa che farò nell’immediato

  2. Cara Cristiana, non me ne vogliano tutti coloro che hanno sofferto a causa del virus, ma tu sei la rappresentazione del fatto che anche dalle tragedie possono venire fuori delle cose buone. Forse se non ci fosse stato il covid questa piattaforma non ti avrebbe mai conosciuta, e chissà se avrebbe lo spessore che ha adesso. Credo di no.

  3. Ci hai portato in mezzo a una giungla intricata che riuscivo a vedere distintamente con gli occhi della mente, in tutte le tonalità del verde, rese oscure dal buio della notte, dalle ombre e dalla poca luce che riusciva a flitrare tra i rami anche di giorno. E il sole che illumina ogni cosa solo sul finale. In quest’ultimo episodio che completa una lunga escursione piena di insidie, ho avuto la sensazione di una descrizione molto precisa e suggestiva, come se venisse fatta da una persona che ha attraversato realmente quella foresta, passo dopo passo. Non so se rifletta le immagini di altri luoghi simili che hai esplorato veramente. In tutti i casi complimenti per questo percorso molto particolate, con il suo fascino un po’ inquietante; il mistero che non si chiarisce sino in fondo, (credo per una tua scelta) e coinvolgente anche grazie all’intensitá dei vari stati d’animo che hai saputo trasmettere.

    1. Grazie Maria Luisa per avermi accompagnata dentro e poi ‘fuori’ da questa giungla che diventa un luogo che ne racchiude molteplici. Hai ragione, il mistero non si chiarisce fino in fondo e hai ragione anche sul fatto che è una scelta, una specie di sfida. Grazie anche per l’aggettivo ‘coinvolgente’ che mi piace sempre molto. Un abbraccio

  4. Ho riletto tutti e quattro gli episodi e mi sembra che tutto questo tuo racconto contenga una specie di invito ad approfondire per conto nostro quello che tu ci hai dato da leggere. Magari mi sbaglio e non è cosi’, pero’ anche quei lunghi titoli servono a qualcosa, no? E insomma, per farla breve, le quattro case le ho trovate e i due tipi che citi nel secondo titolo pure (grandioso come hai infilato in una frase la vicenda del sole e della luna). Il significato del tatuaggio risulta chiaro se si va a vedere cosa rappresentava il giaguaro per i Maya e, di conseguenza, si evince cosa succede a chi lo indossa.
    La chiave è dunque il discorso di Ixcotel nel terzo episodio, come ricorda anche la protagonista qui.
    In conclusione, i quattro episodi vanno letti tutti d’un fiato e tu ci hai aperto una finestra verso una cultura che ti affascina attraverso un racconto scritto come sempre molto bene.

    1. Grazie Francesco. Mi fa davvero piacere che tu ti sia documentato perché, garantisco, c’è un fascino incredibile dietro a questa tradizione antichissima che si intreccia inesorabilmente con la geografia dei luoghi che l’hanno vista nascere. I titoli non sono miei, ma appartengono, pari pari alla tradizione e al testo da cui sono stati tratti. Le Case sono sei, ma io dovevo cercare di restare entro limiti di parole. Poi, anche questo è vero, io ho un po’ il vizio di ‘accennare’ alle cose e di terminare con finali aperti. Chiaramente, ci sarà chi avrà voglia di approfondire e chi, semplicemente, girerà pagina e continuerà oltre. Il Giaguaro è certamente un animale simbolo, come lo è ad esempio il serpente. Inevitabile, visto il luogo in cui il mito nasce. Volevo che si sentisse forte il legame fra la popolazione e il territorio. Si tratta, ancora oggi, per lo più di economie di sussistenza e separare l’uomo dalla propria terra è quasi impossibile. Così è l’America Latina, terra di profondi contrasti: economie rurali e di sussistenza da cui ‘spuntano’ le megalopoli più grandi e inquinate al mondo. Un profondissimo senso religioso e attaccamento alle proprie fedi, credenze e tradizioni a contrasto con una laicità dilagante. Giovani che suonano il punk, ma che se gli dai una chitarra in mano, il cantautorato di protesta, quello dei loro nonni, lo conoscono tutto. Mi fermo altrimenti divento noiosa. Spero che tu abbia voglia di continuare ad approfondire. Grazie ancora Francesco.

  5. Ciao Cristiana! Alla fine Nicola ha imparato la lezione🤣. Qui ci sono tante affinità col realismo magico (nei commenti ho letto anche qualche riferimento a Dylan Dog, in effetti c’è una vecchia storia con un richiamo ai giaguari, ma credo che ricalcasse più il film “Il bacio della pantera”). Che dire? Una bellissima escursione nel regno del mito e della magia😊

    1. Grazie Nicholas. Un’escursione che, volendo, poteva prolungarsi ulteriormente, ma per ragioni di finalità del racconto, mi serviva che alcuni aspetti venissero solamente accennati. Al lettore, se ne avrà voglia, spetterà fare il resto. Un abbraccio

  6. Sai che c’è? Non tutte le storie devono il lieto fine o uno spiegone finale in cui viene precisato tutto per filo e per segno.
    Personalmente, il finale aperto o mezzo aperto mi piace molto, perché lascia sempre quello spiraglio, quell’ultimo tassello nelle mani del lettore.
    Bellissima storia, molto intrigante e coinvolgente, immersa in un’atmosfera e in un’ambientazione evocativi e perfetti per la trama.
    Chissà, forse, in futuro, ti avventurerai nuovamente in queste foreste? 😊

  7. Un finale degno di una storia molto intensa. Non tutte le risposte sono state date, anzi si sono aggiunte domande. Mi è piaciuto molto il passaggio in cui la foresta sembra viva e non vuole lasciare andare i personaggi.
    Complimenti Cristiana!

    1. Grazie Melania per aver seguito fino alla fine il filo del racconto. Bello quando dici che nuove domande sono state aggiunte perché è proprio quello che mi piace fare: lasciare il lettore al suo finale, quello che preferisce e io restare sospesa come a metà.

  8. 🙁
    Da dove spunta ora il tatuaggio? Quando lo ha fatto? Perché? Ho riletto due volte il racconto, prima veloce per ritrovare Nicola e sfuggire alle forze del male, poi a cercare Cordero, senza successo. Alla fine eccomi qui, seduto alla mia scrivania, a chiedermi da dove venga il tatuaggio. Dov’è la prossima puntata?
    Brava, ottimo scatto in avanti.

    1. Mamma mia Giancarlo, che capricci che fai oggi! 🙂 🙂 🙂
      Non lo vogliamo chiedere a una signora quando e dove se l’è fatto un tatuaggio, o sbaglio?!
      Battute a parte, sai che a me piace restare lì, a metà e un poco sospesa sulla fune. Il lettore si arrovellerà da solo il cervello, ciascuno scrivendo per sé il proprio finale migliore. Un abbraccio

  9. Un bellissimo viaggio attraverso il mistero che, a volte, popola di ombre la nostra esistenza.. una scrittura densa e rapida, come un sogno pieno di paura..io l’ho immaginato come un racconto di Dylan Dog..

    1. Da ragazzina sbirciavo Dylan Dog fra i fumetti del moroso. Magari non mi ci sono mai appassionata, però ne percepivo il fascino e ti ringrazio davvero per il paragone. Bello anche quando dici che la mia scrittura è ‘densa’. In effetti, mi piace proprio essere prolissa, soprattutto nelle descrizioni dei luoghi che per me sono sempre parte integrante della storia. Se togliessi quello ai miei racconti, mi resterebbero un pugno di personaggi in cerca di un luogo. 🙂

  10. Che colpo di scena Cristiana, bravissima! Mai mi sarei aspettata di vedere Nicola “rapito” dalle forze misteriose, proprio lui che non ci credeva. Il confine tra i due mondi si è frantumato e lo abbiamo percepito come fossimo lì. Il ruolo finale che hai dato a Cordero mi ha affascinata, mi sono tornati alla mente tanti piccoli indizi, sparsi qua e là, e tutto si è fatto più chiaro.
    Ho apprezzato l’atmosfera sospesa del finale, mi sono resa conto che non avrei voluto più risposte di quelle che ancora sono da cercare. Mi piace immaginare la professora che aspetta di svelarne il significato.
    Un lavoro davvero eccellente Cristiana, mille applausi!

    1. Grazie Dea, mille volte. Felice che la nostra professora (o profesora) ti sia piaciuta. Diciamo che, con un po’ di orgoglio, è piaciuta anche a me. Volevo che mantenesse sempre il suo contegno ed equilibrio. Sai, i miei finali sono quasi sempre finali aperti. Qualcuno giustamente ne resta deluso a volte, ma a me piace così. Mi piace restare ‘sospesa’. Il lettore faccia il resto. Un abbraccio

  11. L’ho letto d’un fiato, tutto il racconto intendo. Sei riuscita a creare quella tensione, tanto rara, che ti fa correre sulle parole. Ora dopo aver commentato me lo rileggo con calma e assaporerò tutta la cura che hai esso nella costruzione. Ammiro il coraggio che ti ha guidato e la maestria con cui sei riuscita a portarmi li ad aver timore del movimento di un’ombra, ad udire ciò che non si dovrebbe udire. Grazie Cristiana!!!

    1. Grazie Giuseppe, che bello sempre leggere i tuoi commenti perché sai cogliere gli aspetti più delicati. Sono davvero contenta che ti sia piaciuto e anche del fatto che un pochino ti abbia spaventato.