
La cassapanca
Adrien seduto in un pub stringe con la mano un bicchiere vuoto. Ha le spalle ricurve come se portasse un peso e muove il bicchiere facendolo scorrere ripetutamente sul tavolo;
«Ne vuoi un’altra?» domanda il barista dietro al bancone.
«Si, grazie» risponde Adrien.
Resta seduto per un’ora, poi paga ed esce dal Pub per ritornarsene nel suo atelier, prende la corda che aveva acquistato il giorno prima dal ferramenta e fa un nodo scorsoio, sale sulla scaletta e passandola intorno alla trave la fissa con un altro nodo.
Poi prende uno sgabello e lo trascina con i piedi fino sotto la corda e salendoci sopra infila la testa nel cappio, poi con le mani lo fa scorrere fino a stringere il collo, è fermo e osserva con occhi aggrottati la cassapanca macchiata di rosso.
In piedi sullo sgabello si spinge in avanti.
In un primo momento si dimena opponendo resistenza con collo e spalle ma non ce la fa, sorretto dalla corda che stringe violentemente il suo collo inizia ad oscillare come se non dovesse fermarsi mai.
• • •
«Adrien hai portato i soldi?» chiese a brutto muso lo sfregiato.
«Mi spiace Mattia purtroppo non mi hanno pagato, ma posso portarteli la prossima settimana» rispose Adrien intimorito.
«È un mese che devi darmeli, mi stai prendendo per il culo?» ribatté lo sfregiato mettendogli una mano intorno al collo.
«Cerca di capire non mi hanno pagato, sul serio, altrimenti te li avrei portati. Ho piazzato dei lavori e sto aspettando che mi paghino» ribadì.
Adrien sentì contrarsi il retto e la paura prese il sopravvento, non sarebbe stato in grado di reagire.
«Ti do tempo fino alla fine della prossima settimana, se non me li porti finisci male. Pezzo di merda!»
Lo sfregiato uscì dall’atelier prendendo a calci i barattoli di vernice.
Adrien iniziò a camminare velocemente per dirigersi alla galleria, voleva sapere quando lo avrebbero pagato per i due quadri, il gallerista gli rispose al massimo dopo domani, si tranquillizzò e tornò nel suo atelier per lavorare.
Trascorsero due giorni e tornò nella galleria per riscuotere il denaro ma con profondo rammarico il gallerista gli disse che alla fine avevano ne acquistato solo uno.
Adrien ebbe nuovamente quella sensazione al basso fondo, prese i soldi e uscì di corsa dalla galleria.
«Pronto Sofie, ascolta mi servono cinquecento euro poi te lì ridò»
«Cazzo Adrien cosa mi chiedi, non ho soldi, questo mese ho dovuto pagare le tasse di casa, si e no avrò duecento euro per mangiare» rispose agitata la sorella.
«Non puoi farteli prestare dal tuo ex?».
«Ma scherzi? Non lo sento e anche se lo sentissi non me li darà mai».
«Ci sentiamo Sofie, un cazzo d’aiuto da te è una cosa impossibile!» Adrien attaccò bruscamente il telefono.
Tornato nello studio girava intorno al tavolo succhiandosi la sigaretta fino al filtro con ripetuti tiri profondi, non gli restavano altre possibilità che fare affidamento sulla comprensione dello sfregiato.
A breve si presentò Mattia;
«Allora, dammi i soldi, forza stronzo!» minacciò con tono rabbioso lo sfregiato.
«Intanto prenditi questi, sono cinquecento».
«Cosa? Mancano altre trecento, pezzente!».
«Te le vado a prendere, aspetta».
Adrien entrò nel ripostiglio delle tele e si fermò ad osservare Mattia da lontano che stava rovistando tra gli arnesi, nello stanzino c’era un ferro da impalcature, lo afferrò e lo nascose dietro la schiena, poi si diresse di soppiatto verso lo sfregiato che stava chinato a frugare dentro un cassetto, Adrien elevò il ferro verso l’alto e stringendolo con le mani sferrò un colpo violento sulla testa, lo sfregiato cadde a terra rannicchiandosi e iniziò a fluire sangue sul pavimento, Adrien lasciò cadere il ferro a terra e si mise a fissare come ipnotizzato l’estendersi della macchia rossa.
Doveva disfarsi del corpo prima che qualcuno lo venisse a trovare nell’atelier così cominciò a svuotare la grossa cassapanca contenente colori, dopo averla svuotata trascinò il corpo dello sfregiato ai piedi di essa e con uno sforzo lo prese prima sotto le ascelle e mise il busto sul bordo e poi con altri sforzi riuscì ad infilarci tutto il corpo.
Iniziò a lavare via il sangue dal pavimento e riordinare tutti i barattoli dei colori, ai bordi della cassapanca il sangue era mischiato con altri colori e sarebbe stato impossibile rimuoverlo.
Trascorsero ore prima di ripulire e dopo aver finito uscì per andare al Pub.
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L’ho letto volentieri. Apprezzo il cambio di registro tra la parte 1 descrittiva e la 2 dove tutto si sviluppa. Trovo anche interessante a mio avviso aver iniziato questo pezzo dalla “fine”. Tutto incentrato su due fulcri, cassapanca e sgabello, i personaggi con i loro sentimenti e avvilimenti paiono ruotarci intorno, per niente banale nella sua costruzione. Piaciuto.
Che bel noir!
Grazie Kenji.