LA CATENA ALIMENTARE

Serie: IRIS ALLO ZOO


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Iris e Anteo si fermano a pranzare alla Locanda del Verzellino. La bambina è molto curiosa riguardo alle forme degli animali che un tempo popolavano la Terra. Racconto in tre episodi.

Iris mandò uno sternuto, poi subito un altro, e il profilarsi di un terzo le modellò sul visino una buffa smorfia di sospensione.

L’aria della locanda era irrespirabile.

La vecchia taverna pullulava di viandanti rumorosi e ciarlieri. Un mormorio costante infestava le sale di quell’antico fienile riconvertito in osteria, ancora cosparso da un fitto tappeto di stoppa e segatura così da arginare il pantano di fango e melma portato dentro dagli avventori.

Là, il tanfo soffocante di muffa, cibo e pagliume si sommava a quello chimico e pungente di polveri sintetiche esalate dalle decine di zaini impollinanti riposti sotto ai tavolacci dei viaggiatori.

Zio Anteo si fermava spesso lì, alla Locanda del Verzellino.

Lui non lo diceva, ma la piccola Iris sapeva benissimo che fra l’uomo e la signora Flora doveva esserci stato del tenero, in gioventù.

Lo capiva ogni volta che lo zio la portava là.

Era stampato ben chiaro sul volto della pasciuta locandiera, nella gioia con cui li accoglieva – strizzandole il mento con le sue dita forti e profumate di verdura – ma soprattutto nella malinconia che velava gli occhi di Anteo, ogni volta che il suo sguardo incontrava quello di Flora.

I due furono fatti sedere al tavolo migliore, quello accanto al camino acceso: un posto d’onore che la donna teneva in serbo tutti i martedì per l’arrivo di zio e nipote.

Iris non aveva mai visto altre osterie, oltre a quella, e per lei il mondo terminava sempre alla Locanda del Verzellino, appena al di là del portale ovest dell’Archeozoo, esattamente alla fine della passeggiata.

Il fumoso confine che lo zio le aveva fatto scoprire era come un universo fatiscente e caotico: la brulicante cambusa di una nave pirata che una bimba solitaria come lei non avrebbe mai sospettato esistesse a soli pochi chilometri da casa.

Non resta altro che l’immaginazione, pensò Anteo rimirandola mentre si scaldava le mani davanti al focolare.

Ogni volta, quei gesti replicati con rigore liturgico gli colmavano il cuore di gratitudine verso la piccola Iris. Per l’infinita sorpresa che non sembrava mai abbandonarla; per le frasi ripetute di continuo; per l’emotività cristallina dell’infanzia, che non le faceva provar vergogna nel sorprendersi sempre, in egual misura, di fronte alla visione del grande cane inciso sul portale o all’ennesimo ascolto dei soliti vecchi aneddoti reclamati ancora e ancora a gran voce.

Ecco: Anteo si sentiva di nuovo giovane in compagnia della nipote. Viveva di riflesso – dall’alto dei suoi quasi settant’anni – tutto lo stupore che un bambino poteva provare nell’affacciarsi alla vita, per quanto sciatta e misera fosse divenuta.

«Una volta la maestra ci ha detto che gli animali avevano i poteri come i supereroi…» riprese lei «…ha detto che i pesci respiravano sott’acqua, e che gli uccelli volavano come Superman».

«Se la tua maestra fosse più informata ti direbbe anche che tutta la tecnologia umana è stata ispirata dagli animali… molto prima dell’invenzione dei supereroi…» commentò mordace lo zio.

«Senza uccelli e pesci, probabilmente non avremmo mai inventato aerei e sottomarini… per non parlare delle abilità ingegneristiche di api e formiche…»

L’uomo si interruppe nel vedere l’espressione enigmatica della bambina: stava usando parole troppo difficili.

«Vedi, Iris… sto cercando di dire che il più grande talento dell’uomo è sempre stato quello di essere un ottimo imitatore.

Ne abbiamo persino fatto una scienza, la biomimesi, ossia l’arte di copiare dalla natura.

Tu non hai idea di quante cose non esisterebbero se l’uomo fosse sempre stato l’unico abitante del pianeta: abiti, vernici, adesivi, palazzi, tessuti… persino schemi di vita sociale… nulla sarebbe stato possibile senza animali come farfalle, gechi, ragni o squali… ma forse non puoi capire…»

Flora irruppe nel discorso, sventolando in aria un paiolo fumante ricolmo di crema di porri e patate.

«Non dare retta allo zio, bellina: lui tratta tutti come se fossero suoi alunni… come li chiamavi?» «Asini…» Specificò Anteo.

«Non ho mai capito questo modo di dire» proseguì la donna riversando la pietanza nei loro piatti con abbondanti affondi di ramaiolo.

«È un’espressione antica… in realtà gli asini erano bestie molto intelligenti…»

«Ma perché gli animali erano tutti così diversi?» Domandò la bambina soffiando forte sulla sua crema.

«Te lo spiego io», disse Flora posando una mano sulla spalla dell’uomo, «sembra che una volta, prima della grande estinzione, l’unico obiettivo degli esseri viventi fosse quello di evitare di venire mangiati. La chiamavano “catena alimentare” ed era una vera mostruosità: il più piccolo esserino rischiava ogni volta di finire nella pancia del più forte… un incubo, insomma! Ecco perché ogni genere di animale era diverso dall’altro: per riuscire a schivare quella legge spaventosa… sono stata brava, prof?»

Anteo dondolò il capo con aria indulgente mentre la donna si congedò, non prima però di avergli assestato uno scappellotto amichevole.

Quella scena fece ridere la bambina: vedere lo zio trattato come un ragazzino era qualcosa di strano ed esilarante, e il sorriso imbarazzato dell’uomo non fece altro che accrescere la sua ilarità.

Subito dopo, però, Anteo s’incupì: aveva adocchiato qualcuno nel fondo del salone; una persona che, a giudicare dalla sua reazione, avrebbe preferito non vedere.

Un ghigno posticcio gli si dipinse in volto, la cortesia ricambiata all’individuo sgradito che doveva averlo a sua volta notato.

«Professor Turrini!» Esordì una voce straniera.

Serie: IRIS ALLO ZOO


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

Discussioni

  1. I dialoghi secondo me sono il punto forte di questa storia, anzi, uno dei due punti forti. I dialoghi, a mio avviso davvero ben scritti, sono il punto forte per quanto riguarda il “come”, come presenti la tua idea di fondo; quest’ultima, l’idea di fondo, è il secondo punto forte per quanto riguarda il “cosa”.

    1. Grazie mille, Giancarlo, per aver letto il mio racconto! Da buon appassionato di realismo magico fatico molto ad approcciarmi al distopico e al fantascientifico (in verità, generi da me assai poco frequentati) senza cedere all’intimismo. Sono contento che apprezzi!