La cena 

All’uscita Centro Commerciale Michelangelo di San Sestino un uomo ed una donna si dirigevano in silenzio verso il parcheggio sotterraneo. Lei: finta bionda, perfettamente truccata, unghie ricostruite, stivali con motivi glitterati e tacco 12. Lui: moro, atletico, sneakers ultimo modello bianche e giacca sportiva che gli conferivano un tono finto casual. Lei se ne stava giusto  un poco indietro mentre lui avanzava con il carrello. Lui avanzava con il carrello senza voltarsi indietro. Arrivati al parcheggio lei, con il capo un poco sollevato, premette indice e medio sulla tempia destra disegnando piccoli cerchi circolari mentre fissava un punto indefinito davanti a sé . Di tanto in tanto, badando bene di mantenere quell’espressione di silenziosa sofferenza, volgeva lo sguardo verso di lui. Lui silenziosamente sospirando, ripose la spesa nel bagagliaio di un SUV Mercedes di seconda mano e mise in moto. lei, sul sedile passeggero, appoggiò la nuca sullo schienale con lo sguardo di un filosofo metafisico in preda ad una gastrite.

Era un piovoso sabato pomeriggio di fine novembre. Quel giorno lui aveva invitato a cena alcuni colleghi di lavoro. Lei, dal canto suo, si era svegliata con una sensazione di vertigine e una violenta contrattura cervicale che l’aveva costretta a letto fino a pomeriggio inoltrato, quando aveva trovato, non sapeva neanche lei dove, la forza di uscire.

In fondo, gli aveva detto con un filo di voce, non voleva certo rovinare la sua cena.

« Che dici, le olive ascolane le serviamo come antipasto?» Fece lui per interrompere l’agonia.

Lei decise in altro modo:

« Carlo, hai per caso parlato di me con Claudia?»

« Ma no, figurati.»

« Non ti credo. So che ti sei lamentato con lei.»

« E come lo sai, di grazia?»

« Perché quando le ho chiesto se le avevi detto qualcosa, ha cambiato argomento.»

« Senti Elena, non le ho detto niente del nostro litigio, e poi mi sembrava ci fossimo chiariti no?»

«Tu hai chiarito. Io mi sono adeguata. Del resto mi devo sempre adeguare alle tue necessità. Ma per fortuna c’è Claudia, lei sì che ti capisce.»

« Amore, Claudia è una collega, e poi lo sai che è sposata.»

« Quindi se non fosse sposata ci faresti un pensierino? Andiamo bene.»

« Ma no, mi sono espresso male, lo dico solo per tranquillizzarti sul fatto che tra di noi è solo un rapporto di lavoro.»

«Certo come no, una collega di lavoro che ti chiama all’ora di cena sul personale.»

« Ma mancava la mia firma digitale sulla pratica e avevamo la scadenza a mezzanotte, cosa avrebbe dovuto fare?»

«L’altro giorno all’aperitivo si è seduta vicino a me e ha ordinato uno spritz con il Campari.»

« e quindi?»

« Io odio lo Spritz al Campari»

« E quindi?»

« Deve averlo saputo.»

« Ah. Okay.»

« Quella mi provoca, lo so. Lo sento.»

« Senti amore, non ha ordinato lo spritz al Campari per fare un torto a te, cosa vai pensando, dai. E poi lo sai che ha problemi di salute.»

«Certo solo lei ha problemi di salute, e io? Io forse non li ho i problemi di salute? Mi diverto a passare le giornate a letto secondo te?»

«Elena, senti, dai tesoro. Stasera facciamo questa cena che è molto importante per il mio lavoro. Domani andiamo in sauna e ci rilassiamo, così vedrai che ti passerà l’emicrania. Potremmo anche pensare ad un viaggio, magari gli Stati Uniti, ho sempre sognato di vedere New York.»

« Sai benissimo che soffro di crisi di panico in aereo e di mal di testa da decollo.»

Tacquero fino a casa.

Alle ore 19:30 avevano preparato la tavola, riempito vassoi di antipasti, e messo in forno arrosto e patate. Lei lamentava un dolore sordo in tutta la parte sinistra del corpo, ma ostentava una sopportazione silenziosa; talvolta claudicava dalla cucina al salotto, il che accadeva in special modo quando lui si trovava nei paraggi. In questa strenua lotta contro il dolore era comunque riuscita a passare mezzora dalla parrucchiera per una messa in piega impeccabile.

Gli ospiti arrivarono puntuali. Una coppia di Milano, entrambi cinquantenni, esperti di immersione subacquea che praticavano tutte le estati a Sharm el-Sheikh. Un quarantenne con la fidanzata dagli occhi perennemente spalancati in una sorta di stupore, la quale alzava ritmicamente la mano sinistra a mostrare l’anello, un Cartier da 18 carati comprato in una gioielleria di Parigi. E poi Claudia assieme al marito, gli ultimi ad arrivare:

« Elena cara! Ma guardati, sei proprio uno splendore, si vede che stai benone, fatti dare due baci!»

Elena stirò le labbra accennando a mostrare i denti e ricambiò il saluto:

« Eh benone è una parola grossa, piuttosto tu , guardati, i capelli ti stanno una favola.»

« Ah è una parrucca, sai com’è…la chemio. Comunque quasi quasi la tengo su lo stesso anche se mi crescono ah ah ah !»

Elena riprese a premere indice e medio sulla tempia sinistra. Carlo la vide, deglutì, e distolse lo sguardo. Si sedettero a tavola e il primo a parlare fu proprio il marito di Claudia:

« Ci tenevo a fare un brindisi stasera perché abbiamo avuto una splendida notizia: il tumore è in remissione completa e i dottori dicono che la probabilità di ricaduta è bassissima. Ma non ho mai avuto dubbi, e poi Claudia ha sempre mantenuto una serenità invidiabile, anzi era lei che stava dietro a me, figuriamoci!»

Carlo si alzò, levò il calice per primo e brindò entusiasta alla guarigione della collega. Tutti gli altri lo seguirono. Elena si alzò per ultima, lentamente, appoggiando una mano sul tavolo: 

« beata te che sei guarita Claudia, io invece…beh lasciamo perdere, non voglio deprimervi.»

« Perché? Sei malata?» domandò la fidanzata con gli occhi da pesce mentre appoggiava la mano giusta sulla guancia.

«Ho tante malattie. Inutile elencarle tutte. E poi a differenza di Claudia, per me non ci sono cure.»

«Per esempio?» Insistette la moglie subacquea.

«Per esempio oggi è stato davvero difficile organizzarvi la cena, visto che avevo un’emicrania feroce.»

«Ehi, hai provato con i nuovi farmaci per l’emicrania? Io ne soffrivo fin da piccolo e ora sono come nuovo!» Disse il donatore sano di Cartier.

« Non tollero alcun farmaco, sono poliallergica e non credo proprio che la tua emicrania sia come la mia.» Tagliò corto Elena, vistosamente rossa in volto.

 «Mmm…ma questo arrosto è divino! Complimenti Elena, devi darmi assolutamente la ricetta!» Si complimentò Claudia.

«Ah beh» fece Carlo « in realtà l’abbiamo comprato in rosticceria.»

«Come mai?» chiese il marito subacqueo.

«Insomma Elena c’è qualcosa che avete preparato voi oggi? Ah ah ah!» chiese ingenuamente Claudia.

«No Claudia non abbiamo preparato niente perché, sai, non siamo tutte fortunate come te.»

«Ehm, Elena è stata male tutto il giorno, e non siamo riusciti ad organizzare diversamente.»

«Ma caro, se tu non avessi insistito da subito per comprare tutto pronto, qualcosa sarei riuscita a fare anch’io. Ma probabilmente a Carlo non piace la mia cucina. Claudia: Spritz Aperol?»

«No grazie cara, solo a sentirne l’odore potrei svenire.» chiosò Claudia ammiccando verso Carlo e dandogli un pizzicotto affettuoso sul braccio.

«Allora, che programmi avete per l’estate?» si agganciò il subacqueo «noi andremo in Giordania due settimane, Petra, deserto e una capatina sul mar Rosso, per non farci mancare niente»

«Ma è magnifico!» esclamarono praticamente tutti in coro. Tranne Elena, che rimase in silenzio qualche secondo in contemplazione del bicchiere di spritz che faceva lentamente ruotare fra due dita: 

«certo che andare in quei posti, con tutto quello che succede in giro, mah. Non fa per me» dichiarò, al termine della rotazione oraria del calice. 

«Noi quest’anno abbiamo in programma un bel viaggio a New York» si agganciò il donatore di Cartier.

«Ah, tutti questi voli intercontinentali: vi siete mai chiesti quanto inquinano? E poi lo sapete che il livello di radiazioni per ogni singola traversata è l’equivalente di una TAC total body?»

A queste parole Carlo si alzò senza alcuna espressione, andò in cucina e tornò in salotto con una pila di piatti che scagliò, uno ad uno, per terra. I presenti, allibiti, rimasero in silenzio come quando si osserva un esercizio spirituale o una catarsi interiore. Non disse niente Carlo, semplicemente prese le chiavi della macchina e uscì di casa. 

Elena rimase seduta, impassibile, ferma, le labbra leggermente distese in un intimo sorriso:

« Volete altro arrosto?»

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Discussioni

  1. sembra che la sola cosa autentica in questa cena delle beffe – o meglio, dell’ipocrisia e dell’egoismo piccolo borghese – sia la malattia di Claudia. La reazione di Carlo nel finale segna un momento di verità e di definitiva rottura con la fatua gelosia della moglie. Molto ben condotto.

  2. Scritto davvero bene Zelda, la freddezza e l’artificiosità tra i rapporti personali dei personaggi mi ha fatto quasi venire i brividi 🙂 Mi ha ricordato qualche scena del film Perfetti Sconosciuti

  3. Caspita, Zelda. Mi hai messo addosso una tensione nera dall’inizio alla fine. Bravissima. Nessuna via d’uscita per Elena, nessun finale a sorpresa oppure lieto. Credo che sia giusto così. Quasi impossibile entrare nelle dinamiche di coppia. La maggior parte delle volte è meglio stare zitti. In questo caso, a rimanere zitta è lei. Un racconto magistralmente condotto fino alla fine che si sorregge su dialoghi importanti che snodano la vicenda. Complimenti.