
La civetta
Serie: L'essere
- Episodio 1: Il sindaco
- Episodio 2: La civetta
- Episodio 3: Virlvind
- Episodio 4: L’ogre
- Episodio 5: La strega
- Episodio 6: Fine?
STAGIONE 1
Ivan non si era mosso. Il sindaco lo osservò di spalle preoccupato, poi si avvicinò, Ghendalin lo seguì.
«Buongiorno cavaliere, sono Jude, sindaco di Demrunic. Scusami per il ritardo ma ieri ho avuto una giornata faticosa», il sindaco cercava di essere conciliante pensando che Ivan si fosse innervosito.
«Bene Jude, finalmente posso parlarti, siediti», Jude non se lo fece ripetere due volte, prese una sedia e si accomodò di fronte al cavaliere. Pensava che fosse un buon segno il fatto che volesse solo parlargli.
«Sono venuto da lontano, più lontano della capitale. Prima di venire qui ho visitato la biblioteca di Trifonte, nel nord. Dai libri di avventurieri passati, in particolare degli ultimi cento anni, ho compreso cosa tormenta la vostra terra e sono qui per liberarvi», Jude non si aspettava affatto una cosa del genere, non poté non mostrarsi sorpreso.
«Pensavo che fossi venuto fin qui per questioni amministrative».
«Infatti, voglio vedere subito la nota di banco inviata qui dalla capitale», Ivan approfittò dello spavento del sindaco per fare il suo gioco.
Jude corse alla cassaforte, prese il biglietto che valeva 3000 monete e lo portò al cavaliere. Ivan lo osservò. Il sigillo era integro, e per fortuna solo loro tre sapevano che in quella casa c’era una carta che poteva far ottenere una piccola fortuna a chiunque l’avesse portata in qualsiasi banco imperiale.
«Tua figlia deve accompagnarmi al castello di Verdorin», il cavaliere provò la strada impervia.
«Mia…figlia? Non è una combattente, ti sarebbe di intralcio, inoltre è l’unica figlia che ho, non sopporterei che le succedesse qualcosa».
«Ti assicuro che non le succederà niente, lei è indispensabile affinché la missione riesca. Ora non posso spiegarti ma sono sicuro che anche se io non ce la facessi lei tornerebbe immancabilmente qui in città sana e salva».
Il sindaco non era convinto, continuava a scuotere la testa e a dire di no. Ivan sapeva che senza la ragazza avrebbe avuto poche possibilità. Decise di spostare l’argomento sulla cosa che interessava un po’ a tutti.
«Potrai tenere per te la nota di banco».
«No, non se ne parla se… Cosa?»
«Hai capito bene».
«Tutte le 3000 monete?»
«Fino all’ultimo soldo», solo a quel punto Jude guardò sua figlia. Ivan sapeva che sarebbe stato molto più semplice convincere Ghendalin.
«Ghendalin, io sono tuo padre. Sai che non vorrei mai che ti succedesse qualcosa di male. Inoltre non ti ho mai obbligata a fare niente. Che dici?»
«Papà, io…»
«Considera anche la generosità di questo valoroso cavaliere. Io credo alle sue parole, se ha detto che ti riporterà sana e salva, allora è così. La parola per un cavaliere vale più dell’oro come puoi notare», Ivan pensava a quanto potere avessero i soldi, non c’era neanche bisogno che lui parlasse, l’avrebbe convinta suo padre.
Ghendalin sognava da tempo di avventurarsi per quella salita. Neanche lei pensava ai soldi, ma aveva dentro di sé una sete di avventura che le cavalcate per la campagna e la vita nel paese non potevano estinguere.
«Verrò con te Ivan», lo disse con una faccia quasi dispiaciuta, ma dentro di sé urlava dalla gioia.
«Allora è deciso, addio Jude. Andiamo Ghendalin!», la ragazza si stupì:
«Come? Partiamo subito? E i preparativi?»
«Giusto il tempo che tu selli il tuo cavallo», Ghendalin rimase a fissarlo, «Forza! Dobbiamo tornare prima di sera».
Ghendalin si mise a correre verso la stalla e in men che non si dica aveva sellato il suo miglior cavallo. Ivan la aspettava sulla strada. Appena fu arrivata gridò al cavallo e partirono al galoppo.
Una volta usciti dal paese, prima di arrivare all’incrocio maledetto, Ivan le parlò:
«Anch’io da giovane avevo la stessa voglia di avventura che hai tu e il tuo cuore puro. Sapevo che saresti venuta anche se tuo padre non avesse voluto».
«Come hai capito tutto questo?»
«Te lo si legge negli occhi. Ti ho guardata quando ho chiesto a tuo padre di portarti con me, i tuoi occhi si sono illuminati».
Ghendalin arrossì nel sapere come quel cavaliere le avesse letto nel cuore.
«Sì, tu hai il cuore puro, il rosso sulle tue guance me lo assicura. Ma non conosci ancora bene te stessa».
«Cosa vuoi dire?»
«Ghendalin, tu sei una mezzelfa».
«Non è così, te l’ho già detto, non vedi che non ho le orecchie a punta».
«Lascia stare le orecchie, ne ho visti tanti di mezzelfi, li so riconoscere sia dal colore della pelle, che dal fisico».
Ghendalin arrossì di nuovo guardando i suoi seni.
«Mio padre mi ha sempre detto…»
«Voleva proteggerti. Da queste parti i mezzelfi come qualsiasi altro ibrido non sono visti di buon occhio».
Intanto erano arrivati all’incrocio dove cominciava la salita. Ivan diede delle semplici istruzioni a Ghendalin: di stare dietro di lui, vicina, e di fare esattamente ciò che gli avrebbe detto.
«Non capisco perché hai deciso di portarmi con te».
«Te l’ho detto, tu hai il cuore puro».
Ghendalin notò che Ivan portava un bracciale di metallo al polso sinistro ma prima gli era sembrato bianco, ora, invece, aveva un colore bluastro. Anche Ivan diede un’occhiata: «Il male è vicino».
La salita era abbastanza leggera e gli scaloni molto bassi e larghi. C’erano delle rampe che permettevano, tempo prima, anche ai carri di salire. Il tutto era invaso dalle erbacce e il passaggio si era notevolmente ridotto. A un lato e all’altro delle scale c’erano dei muri di pietre, sembrava di attraversare una gola tanto erano alti. Cominciarono a salire lentamente i primi cento metri. Tutto sembrava tranquillo ma il bracciale di Ivan era diventato molto più luminoso, anche se era giorno si notava il suo bagliore.
Udirono un verso, sembrava quello di una civetta.
«Cos’è?», disse Ghendalin curiosa.
«Una civetta, probabilmente ce n’è più di una».
«Civette di giorno? Che strano».
«Delle civette hanno solo il nome. Sono esseri alati antropomorfi con un becco e degli artigli taglienti. Gli antichi cavalieri le hanno chiamate civette per il loro verso».
Ghendalin cominciò a pensare che forse non era stata una buona idea andare con il cavaliere. Un brivido le attraversò la schiena.
«Non temere, sono belve di basso livello. Presto ci attaccheranno. Preparati a piegarti non appena te lo dico. Sono abbastanza veloci».
Detto questo non fecero nemmeno altre due scale che qualcosa volò alto sulle loro teste oltre il muro.
«Stai pronta!»
Il cavaliere ascoltava attentamente l’ambiente circostante e con i suoi occhi fissava il cielo. Ghendalin non vedeva né udiva nulla.
«Adesso!», Ghendalin fu colta un po’ di sorpresa ma si piegò all’istante. La belva passò a pochi centimetri dalle loro schiene, nel frattempo Ivan aveva alzato la spada e la civetta, mentre passava, senza che Ghendalin si accorgesse di niente, si era sventrata da sola sulla punta della spada, finendo per rotolare a terra. Quando la ragazza alzò lo sguardo, vide la bestia contorcersi e poi smettere di muoversi. La civetta aveva delle piume su tutto il corpo, un grosso becco adunco e grossi artigli al posto dei piedi. Vedere quella creatura piena di sangue le fece molta impressione.
«Andiamo Ghendalin. Dobbiamo continuare, questo è solo l’inizio».
Serie: L'essere
- Episodio 1: Il sindaco
- Episodio 2: La civetta
- Episodio 3: Virlvind
- Episodio 4: L’ogre
- Episodio 5: La strega
- Episodio 6: Fine?
Confesso che la curiosità su questo mondo narrativo è cresciuta, la scelta di alcuni termini mi dà sensazioni contrastanti. Partendo strettamente dal fantasy, credo di aver compreso il motivo che ha spinto Ivan a chiedere a Ghendalin di unirsi a lui: di solito una ragazza pura serve ad attirare l’attenzione di creature magiche di varia natura. Il nemico che li attende in cima al castello?
Non posso anticipare niente ma Ghendalin sarà fondamentale per la riuscita, come ha già detto Ivan
“come qualsiasi altro ibrido non sono visti di buon occhio».”
mi ha colpita che tu abbia scelto la parola “ibrido” per chiarire la natura di Ghendalin. Ora mi viene da pensare che il racconto sia ambientato in un possibile mondo distopico nato dalle ceneri di uno estremamente biotecnologico
Non volevo usare termini offensivi verso nessuno. Interessante la tua idea. Chissà…
Non è per nulla offensivo, mi riferivo al fatto che strizza l’occhio al distopico. Anni fa, proprio qui, ho scritto una serie che racconta del mondo alle soglie dell’apocalisse dove sono state create in laboratorio delle razze che ricordano quelle fantasy. Ibridi semiumani
https://edizioniopen.it/funerale-vichingo/
Io volevo dire che se avessi usato un altro termine al posto di ibrido forse sarebbe stato irrispettoso. Semplicemente Ghendalin è metà elfo e metà umana.
Capito 😀