
La clausola
Serie: La casa dei nostri sogni
- Episodio 1: Villa Passanelli
- Episodio 2: Nessuna leggenda particolare
- Episodio 3: L’erede
- Episodio 4: La clausola
- Episodio 5: Mio figlio
STAGIONE 1
Quando Rodrigo aveva quasi due anni, Maddalena rimase di nuovo incinta.
Mi piacerebbe poter dire che nel frattempo la situazione si era risolta, ma non era così.
Maddalena era incredibilmente felice di questa nuova gravidanza, così felice da provocarmi una gran rabbia.
Rodrigo era bellissimo, e, per quel poco che capivo di bambini, molto intelligente, addirittura precoce.
Mi sentivo un cavolo di vedovo prematuro, senza nessuno con cui condividere le grandissime soddisfazioni che provavo nei suoi confronti.
Non si era emozionata nemmeno il giorno in cui l’aveva chiamata mamma per la prima volta.
(Ok, erano settimane che lo imbeccavo, ma che altro avrei potuto fare? Non avrebbe mai riconosciuto l’importanza di qualcosa che semplicemente non conosceva! Avrei anche potuto aspettare che si mettesse a chiamare il postino!)
Restò ferma dov’era, a un paio di metri da lui, con lo sguardo perso nel vuoto. Neanche si voltò a guardarlo.
Il bambino le lanciò un’occhiata distratta, poi mi fissò a lungo, come a dire Visto? Non serve a niente…
Mi spezzò il cuore.
Maddalena continuava a ripetermi che stavolta sarebbe stato diverso.
Perché si comportava così?
Continuavamo a pagare il nostro ridicolo mutuo, naturalmente.
In occasione della seconda gravidanza di Maddalena, notai che la frutta sugli alberi del giardino era particolarmente grossa e succosa, come se la casa volesse procurarle tutte le vitamine necessarie, coccolandola a oltranza.
Come se avesse qualcosa da restituire, da farsi perdonare. Era assurdo, ovviamente.
Io mi occupavo quasi soltanto del bambino. Eravamo una cosa sola. Non mi riusciva di capire se si fosse reso conto che qualcosa non andava per il verso giusto, nel rapporto che aveva con la sua mamma. Tra non molto l’avremmo iscritto all’asilo: di certo i nodi sarebbero venuti al pettine, quando avesse avuto modo di accorgersi di come le altre madri guardavano i loro figli.
Tuttavia, anche se mi dispiaceva per mio figlio, essere il suo unico referente mi procurava una soddisfazione che dissimulavo a stento.
Stava imparando a parlare, era tenero e buffo. Addormentarmi stringendolo contro il petto era una delle cose più belle che mi fosse mai capitata.
Rodrigo era sensibile, una creaturina dolce in maniera quasi imbarazzante. Provavo un’inquietudine mai sperimentata prima, quando mi chiedevo cosa gli avrebbe riservato il futuro.
Così, di mese in mese, andavamo dritti verso un’altra estate, la nostra quinta, alla Rossa.
Mi ripetevo che, quando fosse nato il nostro secondo bambino, avrei finalmente riconosciuto Maddalena. La sua tenerezza, la sua capacità di amore, sarebbero esplose nuovamente.
Era soltanto un po’ in ritardo. Un giorno, avremmo spiegato a Rodrigo che la sua mamma era stata molto male, ma che poi tutto si era risolto felicemente.
Saremmo stati completamente felici, di nuovo.
Non potevo accettare che non andasse così.
Mancava poco meno di un mese alla data indicata per il parto. Dopo mesi di ovattata quiescenza, le cose balzarono in avanti come giaguari.
Tutto cominciò con una telefonata del nostro agente immobiliare. Maddalena stava riposando, così mi occupai io di prendere un appuntamento per pagare la rata del mutuo.
Ci aveva sempre pensato lei, per lo stesso motivo per cui io mi occupavo del bambino, credo. Nelle coppie, pensavo, i doveri, come i diritti, si tagliano a spicchi dalla torta della vita in comune.
Senza alcuna difficoltà, ci mettemmo d’accordo per il mattino successivo. Avrei potuto portare Rodrigo con me, tanto la burocrazia non ci avrebbe rubato più di una manciata di minuti.
“E come vanno le cose?” s’informò, a conclusione della telefonata. “Sempre entusiasti dell’acquisto, sì?”
Mi affrettai a confermare che avevamo per la Rossa una definitiva passione. Rise brevemente, soddisfatto come un gatto che fa le fusa.
“Sa, soprattutto ora, che siamo in attesa del secondo bambino…”
Non ho idea del motivo per cui lo dissi, a meno che non volessi inconsciamente vantarmi della completezza del mio successo. Ricordavo vagamente i suoi baffi ridicoli.
Dal silenzio che seguì, intuii che Maddalena non gli avesse detto nulla.
“Ma… ma cosa intende dire?”
Sorpreso dall’improvvisa intensità dell’emozione che traspariva dal suo tono di voce, ebbi un attimo di esitazione, prima di rispondere.
Lui ne approfittò per esplodere quasi, dritto nel mio orecchio:
“Non vorrà mica dire che ne avete fatto un altro!!”
Per un momento mi sentii imbarazzato e preso in castagna come un quindicenne che ha scordato per la seconda volta di usare il preservativo. Poi, subito, mi salì una discreta furia assassina.
“Non penso proprio che dobbiamo rendere conto a lei delle nostre scelte di coppia, o sbaglio!”
Restò in silenzio per quasi un minuto. Potevo sentirlo respirare affannosamente nel ricevitore.
“No, certamente… La prego di perdonarmi, non è questo il punto… Ma come avete fatto a prendere una decisione del genere, sapendo della clausola?”
Per un paio di secondi, mi mancò il terreno sotto i piedi. Presi la decisione meno sensata possibile, aggrappandomi al cellulare con tutte e due le mani, come se potesse sostenermi.
“Cosa… Ma… ma quale clausola?”
Poi, travolto da un senso di panico che non sapevo neppure io come spiegarmi, gli urlai addosso:
“Di che cazzo sta parlando, per amor del cielo?!”
Silenzio, un silenzio da dubbio sistematico. Poi:
“Venga in ufficio, signor Corsi. Lasci perdere tutto, e mi raggiunga. Dobbiamo parlare prima possibile.”
E, dopo una pausa, come se non potesse credere a ciò che aveva appena saputo:
“Signor Corsi… Ma davvero sua moglie non le ha detto niente?”
Solo il fatto che avevo Rodrigo nel seggiolino sul sedile posteriore mi impedì di uscire di strada.
Non avevo perso tempo a svegliare Maddalena per chiedere spiegazioni. No, dovevo vederci chiaro, subito, il tempo, intuivo oscuramente, era fondamentale; e lei mi avrebbe di certo depistato, avrebbe trovato la maniera di…
No, ma cosa stavo pensando! Era mia moglie, santo cielo! La donna che avevo sposato, la madre dei nostri figli!
Davvero? Una vocetta irriverente mi ridacchiava nel cervello. E quante volte l’ha guardato, vostro figlio?
Per la miseria, ma cosa stava succedendo?
Parcheggiai praticamente su due ruote. Quando sollevai Rodrigo dal seggiolino, mi guardava sbalordito.
Povera creatura. Due genitori pazzi, ecco cosa gli aveva riservato il destino.
Spinsi la porta a vetri facendo tintinnare un ridicolo campanello, e mi gettai sulla porta dell’ufficio giusto.
“Sua moglie sa della clausola, signor Corsi. Abitavate a Villa Passanelli da circa un anno, quando ha voluto l’intera documentazione sul lascito.”
“Il lascito?”
Gentilmente, spinse verso di me il bicchiere d’acqua che avevo precipitosamente rifiutato al mio ingresso. Lo afferrai e buttai giù l’acqua senza protestare, solo perché speravo di perdere meno tempo possibile.
“Non ricorda? Le parlai del lascito, il giorno stesso in cui firmaste il rogito… Vi dissi che si trattava di una faccenda noiosa…”
Accennai di sì, senza interromperlo. Mi ero improvvisamente ricordato.
“In seguito, come le ho detto, sua moglie mi richiese la documentazione. Quando poi venni a sapere che aspettavate un figlio, mi convinsi che anche lei sapesse, che sua moglie l’avesse informata…”
Maddalena cos’hai fatto? Cos’è, che non so?
Istintivamente lanciai un’occhiata a Rodrigo, che giocava con il laccio di una delle sue scarpette da ginnastica. Avevo una morsa al posto dello stomaco.
“Per favore, mi spieghi con calma ogni cosa. Non trascuri nulla.”
Serie: La casa dei nostri sogni
- Episodio 1: Villa Passanelli
- Episodio 2: Nessuna leggenda particolare
- Episodio 3: L’erede
- Episodio 4: La clausola
- Episodio 5: Mio figlio
Uno degli episodi che mi è maggiormente piaciuto. Ottime le considerazioni iniziali sull’essere genitori e sul rapporto con i figli e poi un colpo di scena da maestro. Veramente bravissima e la curiosità è alle stelle.
e allora via, dritta al finale! già disponibile, eh… qua non si dorme mai… XD
Scritto davvero bene. Complimenti.
grazie 🙂
Magistrale, nient’altro da aggiungere.
vorrei l’emoticon che si toglie il cappello, ma non l’ho trovato 😉
Sono molto preoccupato. La storia mi ha messo addosso una certa ansia.
ottimo! la mia spietatezza è leggenda XD (risata vagamente satanica)
Oh! Molto interessante
😉
ah. io pensavo che era giusto XD sisi, l’ansia va bene, è proprio la cosa giusta da fare data la storia 🙂
Non puoi finire così però, ci lasci in ansia…
Scherzi a parte, complimenti per il racconto e seguirò con interesse il seguito