
La Confessione
Gerald Laurel sedette al suo scrittoio dopo aver cenato. Si versò del whiskey (rigorosamente single malt invecchiato 16 anni) e accese la sua pipa con un fiammifero.
Dopo un sorso e qualche boccata di tabacco, si accinse ad aprire la lettera consegnatagli dal postino quella mattina.
Il mittente era un suo vecchio paziente, il signor Martin Birtch…
Saint Rose
27 Gennaio 1906
“Caro Dottor Laurel,
Le scrivo queste poche righe non potendo più godere, per ovvi motivi, del tempo trascorso insieme.
Ho sempre preferito considerarLa un amico piuttosto che il mio psichiatra e, nonostante debba ringraziare Lei per ritrovarmi rinchiuso in questa cella imbottita, che scricchiola ogni qual volta ne tasto la superficie, sento di doverLe confessare le mie sensazioni.
I medici e gli inservienti, finanche i guardiani, svolgono un lavoro egregio nel rispettare la mia persona. I pasti sono soddisfacenti e dormo a sufficienza. Il dottor Peckeridge si dedica alla mia terapia con la massima dedizione, nella speranza che essa sortisca effetti positivi su di me.
Il fallimento dei migliori dottori mi ha amaramente condotto alla conclusione che non esiste cura per me. Non che sia così importante ora, il vero problema è stato da sempre considerare questa “cosa” come una malattia, come un grave difetto che andava corretto a tutti i costi.
Lei mi ha accolto e ascoltato fin dal primo momento. Io mi rivolgevo ad una persona accogliente e Lei, ad un paziente bisognoso di aiuto. Mi piacevano i nostri incontri; sapevano donarmi l’opportunità di vuotare il mio sacco di pensieri nascosti e potermi così sentire libero, anche se per poco, prima di tornare alla sofferente realtà, in attesa della seduta successiva. Riuscivo a sentirmi al sicuro in quello studio, compreso e mai giudicato, anche quando confidavo le mie fantasie più insolite. Eppure, qualcosa all’interno della mia anima martoriata, mi sussurrava che non sarebbe durata a lungo. Avevo dunque capito che la Sua indole scientifica scalpitava dentro di lei, chiedendo di poter uscire fuori e potermi studiare con i suoi occhi indagatori, come un ragno osserva paziente la preda intrappolata nella sua tela mortale. Per cui non La biasimai quando smise i panni dell’amico e indossò il camice di medico, d’altronde di cose strane ne ha sentite da questo pover’uomo, non è così? Forse iniziò persino ad avere paura di me. Fu dopo averLe confessato delle notti di Luna Piena immagino.
Lei non ha colpe sia chiaro, è stato mio l’errore. Io che consideravo me stesso un “malato”, Io che dovevo farmi curare a qualunque costo, io che lentamente mi estraniavo dalla società civile. Ma quello che sentivo nascere dentro di me non era una patologia, bensì, un dono, senza alcun dubbio e ora, sono perfettamente conscio di potermi ritenere, in qualche maniera, benedetto!
Beh, non nel senso che può intendere Lei. Credo non vi sia alcun dio a illuminare il mio cammino; piuttosto, qualcosa di più profondo, di più oscuro; un qualche spirito proveniente dalle viscere della terra, che viene a farmi visita e a cui involontariamente offro, di volta in volta, un pezzo sempre più grande del mio cuore. Sono quindi anch’io un’anima inquieta, vagabonda nella notte?
Ad ogni modo, ho finalmente accettato il mio destino fra le mura di Saint Rose.
Sono in pace e anche questo, in un certo qual senso, lo devo a lei Dottore.
Ora devo lasciarla, sta per accadere di nuovo e presto rinascerò a nuova vita. Purificato. Potrei anche lasciare questo luogo e se così sarà, verrò a farLe visita, in memoria dei vecchi tempi. Non indugio oltre, ma la prego, tenga d’occhio la luna.
Con affetto
M.B.
City Chronicles
3 Febbraio 1906
ORRORE IN CITTA’
Eventi sconcertanti avvenuti nella notte
Una notte di orrore ha scosso la tranquillità cittadina. Almeno ventisette corpi sono stati ritrovati all’interno del Saint Rose, il manicomio in cima alla collina. Un massacro senza pari, smembrati e mutilati, con vasti segni di morsi e solchi profondi, sono stati rinvenuti i resti di quelli che pensiamo siano i medici, gli inservienti e i pazienti. Ma non è ancora finita. Il corpo senza vita del noto psichiatra, Dr. G.H. Laurel è stato rinvenuto prima dell’alba. Alcuni residenti di Church Street hanno riferito alle autorità, di aver udito un gran trambusto provenire dall’appartamento del Dottore, residente al primo piano di uno dei palazzi della via. Da alcune dichiarazioni preliminari si è appreso che il cadavere è stato smembrato e presenta vasti segni di denti e graffi profondi su ciò che rimane del busto, mentre braccia e gambe sono stati strappati con una forza sovrumana e ritrovati poco lontano dal cadavere. Ulteriori aggiornamenti seguiranno nei prossimi giorni.
City Chronicles
5 Febbraio 1906
ESISTE UN COLLEGAMENTO?
Nuovi sviluppi sulla morte del Dottor Laurel e il massacro al Saint rose
Continuano le indagini sull’omicidio del Dottor Laurel, gli investigatori non escludono l’ipotesi di un collegamento con i recenti avvenimenti al manicomio. Il corpo infatti è stato ritrovato in condizioni molto simili a quelli del Saint Rose. “Tutte le nostre forze sono impegnate sul campo. Troveremo i responsabili di questi atti osceni” così ha dichiarato Il Capo della Polizia, aggiungendo poi che le identificazioni dei cadaveri del Saint Rose si stavano ultimando proprio in quel momento e che stando ai registri dell’istituto, uno dei pazienti risultava scomparso.
Un certo, Martin Birtch.
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Bellissimo! Un racconto che lascia inquietudine e allo stesso tempo una scia di mistero sulle sorti dei restanti personaggi. Complimenti. Molto scorrevole e mai un punto di noia
Ciao e grazie mille giglio! Felice che ti sia piaciuto! 🙂
Prego, grazie a te per averlo condiviso.
Ciao Daniele, anch’io scopro solo ora questo bellissimo racconto. Mi sono ripresa in mano il tuo profilo con l’intenzione di leggere quanto mi mancava e, sorpresa! A differenza di Sergio ho pensato ad un Martin licantropo: non ho mai scritto qui di loro, adesso mi hai fatto venir voglia di farlo 😀 Hai condotto il filo di tensione psicologica molto bene, dall’inizio alla fine, utilizzando l’espediente della lettera e dei trafiletti di giornale. Anche lo stile è adeguato all’ambientazione storica, tutto torna: complimenti
Grazie Micol! Ogni tanto lo rileggo con tenerezza. Il mio primissimo racconto. Grazie mille 🙂
Bello questo racconto, mi è piaciuta l’idea di presentarlo in forma epistolare (la forma utilizzata anche da Bram Stoker per scrivere Dracula, quindi direi una scelta molto azzeccata). Questa scelta indubbiamente comportava delle difficoltà: una lettera scritta nei primi del ‘900 doveva avere un determinato stile di scrittura, un’opportuna scelta di vocaboli, e tu hai secondo me hai centrato bene entrambi gli obiettivi
Questo è stato il mio primissimo racconto che nostalgia! Mi piaceva tantissimo l’idea di scrivere una lettera per confessare con lucidità dei pensieri però spaventosi, ma che forse (oppure no) potevano essere alleviati e addirittura curati se il paziente fosse stato trattato diversamente. Il City Chronicles, mi accompagna spesso ormai nelle mie storie, è un piccolo omaggio al mio amore per i quotidiani e tutto il mondo dell’informazione.
” se così sarà, verrò a farLe visita, in memoria dei vecchi tempi. Non indugio oltre, ma la prego, tenga d’occhio la luna.”
Una minaccia travestita da saluto cordiale. Ma fortemente una minaccia.
“(rigorosamente single malt invecchiato 16 anni)”
di invecchiati 16 anni non ne conosco molti. Al volo, mi viene in mente il Lagavulin.. parliamo di lui? 🙂
Solo una persona amante dei dettagli come te poteva indovinare! Grandissimo!
Eh… è il mio preferito! Considera che il protagonista della mia serie Fantasy-umorisica è Orion Lagavulin 😁