
La creatura nella foresta
Serie: Notte di Caccia
- Episodio 1: Memorie
- Episodio 2: La proposta di lavoro
- Episodio 3: Il grande incendio
- Episodio 4: La creatura nella foresta
- Episodio 5: Il corpo nel corpo
- Episodio 6: Ricerche e ritrovamenti
- Episodio 7: Visita ai testimoni
- Episodio 8: Visita in ospedale
- Episodio 9: Le sparizioni
- Episodio 10: 21 Novembre 1920
STAGIONE 1
In mezzo agli arbusti anneriti, in una buca di dimensioni gigantesche e parzialmente ricoperto di foglie secche e detriti, come se fosse stato coinvolto in un’esplosione, vi era un corpo…Un corpo ciclopico.
Era scuro e annerito.
Un’odore nauseabondo mi invase le narici, facendomi quasi impazzire. Ebbi come l’impressone che non ci fosse più ossigeno presente nell’atmosfera circostante, ma soltanto una pesante nube miasmatica.
“Ma cosa diavolo…” Pronunciai, senza tuttavia riuscire a completare la frase.
“Non ne ho idea, signor Dwight.” Moore si passò il fazzoletto sulla fronte, guardandosi attorno nervosamente.
Fummo raggiunti dal capitano della polizia: “Buon Dio!” Esclamò attonito. Rimanemmo inebetiti per un tempo che parve notevolmente lungo poi, il capitano disse “dobbiamo toglierlo da qui. Non possiamo permetterci che qualcuno lo veda.”
“Ma, capitano, come crede che si possa fare, in nome del cielo?” Chiesi io, confuso, mentre continuavo a fissare l’orrenda creatura.
“Lei conosce persone di scienza in grado di poter esaminare questa…Cosa?” Mi chiese Reginald Moore.
Intuii che nessuno di noi era consapevole di come procedere al meglio, in preda come eravamo ad un’ansia crescente oltre che ad uno straordinario stupore per l’inquietante scoperta.
Non fu per niente facile e furono necessarie interminabili ed estenuanti trattative telefoniche ma alla fine, i miei sforzi vennero ripagati e mi venne accordato che il cadavere venisse custodito nella vecchia miniera che sorgeva poco fuori città, a circa mezzo miglio dalla stazione ferroviaria. Il posto era decisamente indicato per via degli ampi spazi inutilizzati e per la temperatura fresca della stagione autunnale.
L’accesso indisturbato ci avrebbe inoltre concesso la discrezione che di certo necessitavamo. Ricevemmo l’aiuto di un ricercatore della facoltà di archeologia dell’università, Darrel James e di un medico legale di mia conoscenza, Mortimer Goodman. Entrambi stimati nei loro ambienti, avrebbero potuto svolgere un’analisi accurata e carpire, per quanto sarebbe stato possibile, informazioni e soprattutto spiegazioni scientifiche plausibili. Il nostro tentativo era quello di riuscire a riportare tutta quella serie di eventi su un piano razionale che potesse essere spiegato e di conseguenza compreso. Non era molto, ma avrebbe di certo fatto una grande differenza poter ricevere delle spiegazioni plausibili su almeno uno degli strani elementi di questo dedalo di stranezze.
Almeno quella era l’idea.
Ci vollero due giorni per predisporre il tutto con le autorità locali ma il sindaco fu davvero di grande aiuto. Ovviamente, l’accesso al sito degli scavi venne vietato e piantonato da due guardie armate. Non credo vi sarebbero state delle intrusioni ma fummo tutti dell’idea di non lasciare spazio al dubbio. Decidemmo di coprire il gigante per evitare che altri ne venissero a conoscenza ma fu nient’affatto facile. Dovemmo utilizzare gli ampi tendaggi del teatro e del cinema locali assieme a delle robuste corde di canapa, prese in prestito dal porto. Ci venne aiuto il signor Francis O’Rye che grazie alla praticità alla guida di un trattore sollevò il corpo in vari punti per permetterci di far passare i drappi e le corde. La decomposizione, accelerata dalla condizione di addiaccio, aveva già iniziato ad intaccare il corpo e il fetore era ancora più intenso, per cui quando il corpo fu interamente adagiato sui tendoni decidemmo di ricoprirlo con della terra umida, nel tentativo di smorzare quell’odore nauseabondo.
Visto così ci parve plausibile paragonarlo a un grande albero che dovesse venire ripiantato altrove per la sua salvaguardia e onestamente non fummo in grado di concepire una scusa migliore, per quando giunsero i trasportatori.
Con un sistema di pulegge e di cime industriali, issarono l’ammasso avvolto nei tendaggi su una piattaforma di legno, assicurata ad un autocarro il quale venne poi condotto vicino alle rotaie che conducevano ai sotterranei della miniera, dove venne caricato su un vagone merci.
Utilizzammo un carretto trainato a mano, azionato da Reginald Moore, James, il dottor Goodman e il sottoscritto.
Giungemmo nella stazione sotterranea in pieno pomeriggio.
Appena arrivammo Goodman e James apprestarono le postazioni per l’ispezione e analisi.
Io, nel frattempo, misi a disposizione la mia macchina fotografica per una scrupolosa documentazione.
Fummo grati di avere due uomini di scienza, che sebbene non fossero abituati ad un simile accadimento, quantomeno erano inclini al bizzarro, per via delle loro professioni in cui c’era sempre qualcosa di nuovo da scoprire. In questo modo potemmo analizzare il ritrovato mostruoso, che ora giaceva davanti ai nostri occhi. Ritengo sia d’obbligo descrivere l’autopsia del gigante attraverso le parole documentate del dottor Goodman:
La creatura giace in posizione prona e presenta chiari segni di macrosomia, ovvero l’eccessivo accrescimento somatico delle strutture anatomiche del corpo, più comunemente conosciuta come gigantismo.
Non vi è alcun segno vitale e, il corpo manifesta già i primi segni della decomposizione.
Colore della pelle violaceo.
Le proporzioni sono più che notevoli, con una lunghezza di circa cinque metri. L’essere può ricondursi ad una specie umanoide, per via di braccia e gambe dotate di estremità a cinque dita e che mostrano articolazioni antropomorfe.
La testa tuttavia, presenta delle caratteristiche anomale, paragonabile ad un animale di razza bovina, molto simile direi ad un bufalo, per via delle due grandi protuberanze ossee puntute, che fuoriescono dalle tempie e l’ampio apparato rino-laringeo allungato e dalle ampie narici.
Le gengive sono ritratte, scoprendo file di denti grandi e appuntiti, tipiche invece di razze canine.
Goodman e James ispezionarono poi la schiena e le gambe sul lato posteriore. Il corpo era estremamente magro ma tonico, nonostante lo stato cadaverico. Ad ogni esame i medici scattavano una fotografia a corredo della relazione.
Quando vidi il dottor Goodman dirigersi verso la tavola ed iniziare la preparazione di quelli che potevano essere attrezzi chirurgici, dedussi che era giunto il momento in cui bisognava ispezionare il corpo all’interno. Non poterono utilizzare i soliti strumenti e perciò applicarono l’incisione con un grande coltello da macellaio (non me ne vogliate per questa descrizione approssimativa legata alla mia scarsa cultura del settore medico). Nel momento in cui la pelle si divaricò un tanfo vomitevole invase lo spazio, rendendo insufficienti le maschere protettive. Indietreggiammo e dovemmo ricorrere al mentolo, spalmandocene in abbondanza sotto le narici.
Dopo qualche minuto mi sentii svenire e venni accompagnato fuori dal signor Moore.
L’aria fresca della sera ci tirò su di morale, tuttavia fu una magra quanto fugace consolazione dato che il grande portone in ferro battuto si aprì all’improvviso e dall’interno vedemmo James richiamarci a gran voce “Presto! Dovete vedere una cosa.” Disse, in preda all’agitazione (a me parve più isteria, ma non si confà alla descrizione che si dovrebbe dare di un uomo di scienza).
Per cui entrammo.
Serie: Notte di Caccia
- Episodio 1: Memorie
- Episodio 2: La proposta di lavoro
- Episodio 3: Il grande incendio
- Episodio 4: La creatura nella foresta
- Episodio 5: Il corpo nel corpo
- Episodio 6: Ricerche e ritrovamenti
- Episodio 7: Visita ai testimoni
- Episodio 8: Visita in ospedale
- Episodio 9: Le sparizioni
- Episodio 10: 21 Novembre 1920
Ricco e particolareggiato questo episodio e, direi, a tratti spaventoso. La scena dell’autopsia ti è riuscita molto bene e anche il colpo di scena finale.
Molto interessante l’espediente di riportare la relazione autoptica del medico, in quanto dà al racconto un certo realismo. Le mostruose fattezze del gigante sono inquietanti, così come le descrizioni dei mefitici olezzi che da esso si sprigionano.
Anche qui andrebbe fatta una rilettura per eliminare e correggere le piccole imperfezioni presenti.