La dama nera

Serie: Helena Everblue


Nonostante avesse perso l’innocenza della fanciullezza molto tempo prima, per Erphinia Cowlow della Seconda Casata scendere in cantina non fu affatto facile. 
Ferma davanti alla soglia. Le mani appoggiate al legno invaso dalle tarme. L’enorme petto si abbassava e si sollevava, si abbassava e si sollevava. Un lungo sospiro e via: spalancò la porta per sprofondare nelle viscere della terra.

Intrecci di ragnatele adornavano ogni angolo della cantina e la polvere colorava centinaia di cianfrusaglie di grigio abbandono. Da anni nessuno aveva messo piede tra quella gocciolante umidità. Erphinia si guardò attorno, ma del barattolo descritto dal nonno nessuna traccia. Più di una volta fu tentata di abbandonare la ricerca. Continuò, scansando quadri senza valore scarabocchiati da chissà quali artisti senz’arte. Imprecò alla vista di un ragno intento a zampettare per i fatti suoi. Non si arrese, per rispetto alla memoria di un uomo che, per lei, era l’unico uomo che meritasse rispetto.

Il barattolo si trovava su una mensola, in vista eppure nascosto a un occhio disattento. Erphinia dovette alzarsi sulle punte per afferrarlo, ma una volta tra le mani il cuore le si riempì di nostalgia. Sfilò la mappa e la srotolò solo per rendersi conto che senza qualcuno che sapesse condurla nel posto contrassegnato, era solo un pezzo di carta inutile. Tuttavia non era il solo che il barattolo celava; il nonno aveva piegato il secondo foglio molte volte. Erphinia lo distese sulla superficie piatta di un vecchio tavolino di metallo mezzo arrugginito; vide che era quasi completamente ricoperto da una calligrafia ordinata. Nell’angolo in alto a destra, faceva bella mostra una sorta di stemma in rilievo: due occhi blu su sfondo nero. Cominciò a leggere:

Contro il Male e l’Oscurità, vergato di proprio pugno dal Primo Sacro Sacerdote.

Doveva essere un reperto molto antico. Tra una miriade di lettere, tre concetti catturarono la sua attenzione. Occhi di tempesta. Sangue nobile. Erede maschio.

***

«Mi perdoni se sono arrivata tardi, principessa».

«Jade, tu», la fanciulla dagli occhi di tempesta afferra le ginocchia con le mani e si pone in posizione fetale, «non dovresti essere qui».

La dama nera fa un passo, esce dall’oscurità che aveva celato il suo aspetto; è alta, gambe lunghissime e braccia nervose. Il viso, dalla forma vagamente appuntita, è deturpato da una benda che copre l’occhio sinistro; rossa come il sangue di Markus che spilla dalla lama della sua spada ricurva.

«Ha ragione principessa, non dovrei e non vorrei essere qui».

«Eppure io ti vedo, proprio davanti ai miei occhi».

Jade china il capo, un movimento quasi impercettibile. «Mi perdoni, ma era necessario».

«Questo può significare solo una cosa».

«Purtroppo è così, principessa.» Il capo si china di un altro centimetro. «Loro stanno arrivando».

Il leggero tremolio che stava attraversando il corpo di Helena si trasforma in terrore e in qualcosa d’altro, qualcosa di nascosto, di oscuro. Preda di sensazioni estreme, tarda ad accorgersi che qualcuno sta aprendo la porta: Hugo, il boss del mercato ittico. La ragazzina pensa che nell’ultimo periodo l’ uomo abbia perso parecchi chili; non è certo diventato mingherlino, ma la prestanza fisica di un tempo è solo un ricordo.

«Era mio amico!» sbraita il nuovo arrivato nel constatare la misera fine toccata all’anziano pescivendolo. Con un gesto feroce estrae il fido coltellaccio che custodisce sotto la veste e si precipita verso la dama nera.

Le lame cozzano liberando le loro stridule voci di metallo. Scintille d’argento sprizzano ovunque.

«Non si preoccupi, principessa! Adesso sistemo anche questo».

La lama della femmina taglia l’aria con un fendente destinato a colpire il collo di Hugo, ma questi è lesto a evitarlo con un agile salto all’indietro.

«Questa è casa mia» ribatte il boss, preparandosi ad attaccare a sua volta, «le sistemo io, le cose».

Le lame si incrociano nuovamente. L’uomo si muove senza grazia, spinto da una furia cieca, mentre la donna dimostra un’alta affinità al combattimento; si destreggia in una danza di veloci stoccate e sibilline ritirate, scocca fendenti che solo per un soffio non vanno a segno.

«Maledettaaa!» sbotta Hugo. «Era mio amico, l’unico che mi restava!» I suoi muscoli si alzano e si abbassano: il sudore li ricopre come una seconda pelle. Lanciando un urlo si esibisce nell’ennesimo attacco sgraziato, gettandosi a capofitto tra le braccia della dama nera, le braccia che potrebbero condurlo dritto alla morte.

Jade brandisce la spada con entrambe le mani; sospira al pensiero che presto un’altra testa incontrerà l’impassibile e gelido pavimento.

«Basta!» La voce della Helena s’innalza al di sopra di ogni cosa; la diffidenza, la furia, la paura, ogni attrito trova pace apparente in quella semplice parola.

«Principessa, io volevo solo…».

Gli occhi della giovane incontrano quelli di Jade, si spostano su quelli di Hugo, quindi nuovamente Jade. «Non devi ucciderlo, è un uomo buono. Se non fosse per lui sarei morta di fame».

«Riesce a sentire le sue stesse parole, principessa? Si rende conto di quello che sta dicendo?!».

Ma lei sorride, un sorriso stanco, sbilenco ma sincero. Si alza dalla branda, le bastano pochi passi per raggiungere Jade. E così, improvvisamente e senza altre parole, la stringe in un abbraccio.

«Principessa, io…».

«Va tutto bene, Jade. Tranquilla».

Mentre cinge il corpo della dama nera, percepisce i fremiti dell’adrenalina che lo attraversano; non se ne stupisce, la linfa dei guerrieri scorre in lei.

«Principessa! Lui è un uomo e lei, insomma, ecco…una donna!».

Hugo assiste alla scena; avrebbe potuto approfittare dell’intervento della bambinella e vendicare Markus infilando il coltello tra le scapole della misteriosa donna nera, ma la mano che lo impugna non è salda, è la sua stessa volontà a non esserlo.

«Eccoci, signor Hugo», la voce della bambinella lo fa trasalire. «Questa è la donna che ha ucciso Markus ed è anche la donna che mi ha salvato la vita».

«Ti ha s s salvata?!».

«Questa e altre volte».

Hugo abbassa la testa; l’ira che fino a quel momento aveva acceso le sue pupille lascia spazio alle lacrime. «È tutto così strano, bambinella. Principessa?! Non riesco a capire».

L’uomo attende che sia la piccola a dissipare i suoi dubbi, ma è la dama nera ad aprire bocca: «Non c’è niente da capire: quella che hai davanti è sua altezza la principessa Helena della sacra casata Everblue».

«Everblue? Sacre casate? Io non so niente di queste robe e non so che farmene delle tue parole!» La mano destra di Hugo è nuovamente salda, pronta a colpire l’ombra di pece.

«La prego, principessa!» Con un gesto risoluto, Jade si slega dall’abbraccio. «Mi lasci sistemare questo energumeno».

«Io sono qui! vieni avanti dunque, figlia della notte; vediamo che sai fare».

«Uccidetevi!» Nessuno dei presenti ha mai sentito la voce di Helena raggiungere tonalità così alte, forse nemmeno lei stessa. «Trafiggetevi con le vostre stupide armi e io sarò sola, di nuovo!».

«No bambinella, ci sono io con te».

«Tu?!» La spada nella mani di Jade freme. «E chi diamine saresti tu?! Te lo dico io chi sei! Nient’altro che un codardo che si nasconde, ecco chi sei.» Sputa per terra e corruga la fronte in un’espressione di disprezzo. «Te ne stai tranquillo e beato nella tua isola felice fregandotene di quello che succede nel mondo!».

«Questa isola è l’unico mondo che conosco!» ribatte Hugo. Non riesce a capire se le lacrime che escono dai suoi occhi siano di rabbia o dolore. «L’unico che ho mai conosciuto! Newcity!».

Le lame si sfiorano. «Vi chiedo di perdonarmi principessa, ma sono costretta a farvi assistere a un altro spettacolo indegno. Se penso che questo porco vi ha…».

Hugo spalanca la bocca, la mascella penzoloni. «Ma per chi mi hai preso?! Non toccherei mai una bambina!».

Un brevissimo lampo di incertezza attraversa gli occhi di Jade. «Quindi lui non sa niente».

Helena scuote il capo.

«Cosa dovrei sapere? Cosa diavolo dovrei sapere?».

Le piccole mani di Helena gli sfiorano le guance; si inumidiscono di acqua salata. «Mi piace quando mi chiami bambinella, mi piace davvero tanto ma…».

«Ma?».

«…ho compiuto diciannove anni lo scorso venticinque dicembre, è questa la verità».

Serie: Helena Everblue


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Discussioni

  1. Avevo erroneamente letto: “ho compiuto centodiciannove anni lo scorso venticinque dicembre, è questa la verità.» Ahahahah 🙂
    Altro ottimo episodio, intriso di azione (che bello!) e tante rivelazioni. Ho come la sensazione che questi episodi siano una sorta di prologo, prima di un ipotetico viaggio da parte dei protagonisti. Chissà! E chissà perché Helena si sia rintanata (nascosta?) in questo bel posticino! Mi hai lasciato con altre nuove domande, la curiosità è a mille. Aspetto il prossimo episodio! 🙂

  2. Ciao Dario, anch’io sono stata colpita dalla data: 25 dicembre. E’ davvero una coincidenza? Mah… il tempo dirà. La trama si è aperta, hai seminato mille nuovi indizi da decifrare. Sono contenta che non hai “fatto fuori” il vecchio Hogo. 😉

  3. Qualcosa mi suggeriva che tanto piccola non era Helena… bel combattimento, preciso ed esaltante, e ovviamente, chissà chi sono “loro”… episodio condotto magistralmente, come al solito, del resto… ah, ma il venticinque dicembre è casuale? Mah, secondo me no…

    1. Antonino! Non fare troppo caso alla data. Piano piano stiamo cominciando a scoprire nuovi particolari riguardo Helena. Come ho già detto, questa serie rimarrà sempre nell’ambito del verosimile, quindi la soluzione dei misteri sarà piuttosto plausibile…ma non per questo meno sconvolgente.?

  4. E’ sempre un vero piacere leggerti.Adoro come scrivi, mi dimentico del mondo circostante e mi catapulto nelle vicende che racconti.Helena è così fragile e forte allo stesso tempo.Sai descrivere veramente bene le emozioni.