La danza tribale

Serie: La carezza della cometa - Il nuovo popolo


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Stefano è morto, la sua comunità lo onora.

La cerimonia funebre per Stefano fu organizzata per il tardo pomeriggio. Rispettando il suo desiderio di essere cremato e ridotto in polvere, gli amici storici accatastarono legna e carbone in abbondanza e il suo corpo fu bruciato. Mi piacquero le parole usate da mio padre e anche quelle di Marius e di Ornella, cariche di affetto, ma senza enfasi retorica. Quando parlò Sara, sua compagna negli ultimi vent’anni, scoprii di saper piangere. Non nascosi il mio dolore e come me molti altri. Era uno dei miei padri, forse il migliore, e questo valeva per altri miei fratelli. Non mancò nessuno della nostra comunità, ma vennero a salutarlo anche molti rappresentanti della Federazione: Branko dal Friuli, Antoine da Chamonix, Norbert dal Tirolo e poi gli amici lombardi e svizzeri e perfino alcuni autonomi che, pur fuori dall’unione, avevano beneficiato dell’assistenza medica e, in alcuni casi, dei servizi scolastici della Federazione. Stefano non aveva mai chiuso alcuna porta e chiunque ne avesse necessità era stato accolto bene. Abbracciai e cercai parole di conforto per Sergio, Werner ed Eldon che sembravano aver perso un fratello e pensai che per loro fosse proprio così. Terminati i brevi discorsi, Ornella accostò la torcia alla pira e gli opportuni inneschi sistemati da Marius crearono un fuoco omogeneo al quale il carbone aggiunto diede il calore necessario per incenerire il corpo.

Il nuovo popolo, al quale si erano uniti Nicola, Mattia, Edo, Hilde e altri giovani, iniziò quella danza tribale ideata per salutarlo. Alla fine, quando il falò si spense e i vecchi rientrarono per la cena di commiato, noi danzatori raccogliemmo le ossa calcinate in una cassetta di metallo: la mattina dopo i resti sarebbero stati frantumati e ridotti in polvere dai membri del gruppo storico. Nicola e Mattia, come anello di unione tra le due generazioni, avrebbero così partecipato ad entrambe le cerimonie. In seguito parte della sua polvere sarebbe stata sparsa attorno al villaggio e un’altra parte interrata nel giardino della casa di montagna dove, anni prima, Stefano, con l’aiuto di Marius e di Andrea,aveva seppellito i resti della sua amata Anna. Quest’ultima fase era stata proposta da Sara, e approvata da tutto il gruppo

«Ciao Patrick.»

mi girai sorpreso e risposi a saluto e sorriso.

«Ciao Ingrid.» Il tono strozzato della mia voce mi fece arrossire, ma era buio e lei non se ne accorse.

«Volevo salutarti prima di ripartire.»

«È bello risentire la tua voce―» esitai, poi ripresi «Sono venuto a Stelfes un paio di volte, ma non ti ho vista.»

«Abitiamo in un altro paese―» ora ebbe lei un attimo di esitazione «Mi è piaciuta la cerimonia, la vostra danza. Avrei voluto unirmi a voi.»

«E perché non l’hai fatto?»

«Mio padre. Mi ha trattenuta.» Intuii il suo rammarico. «È un brav’uomo, ma ha le sue idee. Per quelle abbiamo lasciato la comunità già all’inizio.»

Attesi che mi spiegasse, ma lei preferì non proseguire.

«Vieni al falò? Ti faccio conoscere i miei fratelli.»

«Non ho molto tempo, ho detto che venivo a salutarti, che ci avrei messo poco.»

Il fuoco era già acceso, Nicola suonava una canzone del vecchio tempo, una melodia semplice che avevamo imparato ad amare e che cantavamo spesso “… o mare nero, mare nero, mare ne… tu eri chiaro e trasparente come me” .

Non interruppi il coro e solo alla fine presentai Ingrid e tutti la salutarono con calore. Qualcuno mi sorrise compiaciuto, altri mi presero in giro e lei non capì. Poi mi chiese di riaccompagnarla e dopo saluti e abbracci ci avviammo verso La Casa della Comunità, attrezzata per la notte degli ospiti.

«Ci sono delle cose che non capisco. Forse la mia conoscenza dell’italiano non è così buona come pensavo.»

«Lo parli perfettamente, ma, se preferisci, possiamo usare il tedesco»

«No, no. È così bello parlare la tua lingua, mi sembra di cantare. Conosco le parole che usate, è il significato che date loro adesso che non sempre riesco a capire. Se con nuovo popolo mi è facile non riesco a capire chi intendete per fratelli, “vecchi” e “giovani”. E poi chiamate padre e madre persone che non sono i vostri genitori. Hai parlato con Nicola di ciò che avreste fatto domani e dalle vostre parole ho inteso che lui è vecchio e fratello allo stesso tempo e questo non mi è chiaro.»

Risi.

Si, hai ragione, la collocazione di Nicola può confondere, ma lui è tutto: è un vecchio perché è del gruppo fondatore e dovremmo quindi chiamarlo anche  padre, ma la cosa ci faceva tanto ridere da declassarlo a fratello.

Entrammo nella sala. La maggior parte degli ospiti era ancora lì, divisa in gruppetti più o meno numerosi, alcuni in piedi e altri ai tavoli. Rudolph, il padre di Ingrid, sedeva con Werner e Eldon. Ci salutò con un cenno e continuò la sua animata conversazione. Sedemmo a un tavolo poco distante da loro e Ornella ci portò, senza che le chiedessimo nulla, due succhi di mirtillo. Ripresi da dove mi ero fermato: «Per nuovo popolo si dovrebbero intendere solo i concepiti e nati dopo l’apocalisse, ma così facendo io sarei un ibrido e Nicola, Edoardo, Hilde e tanti altri ne rimarrebbero esclusi quindi abbiamo preferito che tutti quelli considerati fratelli fossero inclusi. Restano fuori, ma solo in senso relativo, i vecchi che però sono i nostri genitori, insegnanti, istruttori, persone alle quali dobbiamo tutto e che amiamo molto. Quindi, il nuovo popolo, è solo una denominazione che vuole essere bene augurante, un proposito per fare meglio.» Terminai compiaciuto, certo di essere stato chiaro. Lei nervosamente ruotava il bicchiere.

«Perché sei qui con me invece che con i tuoi fratelli?» chiese a bruciapelo.

La guardai negli occhi: «Perché ti ho vista a quattordici anni e da allora non è cambiato nulla.»

«Sei uno sciocco Patrick!» Si alzò con uno scatto e scappò dalla sala. 

Tutti si girarono per il rumore della sedia rovesciata sul pavimento.

La mia mente era una macchia rossa nell’universo buio.

Continua...

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