La Dea Eva

Serie: Le novelle della Luna: il lamento del mare


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Fabio ormai ha deciso, vuole Eva, ma sarà la scelta giusta?

Trascorsero un altro paio di giorni in maniera ordinaria, finché poi non giunse il fine settimana. Andrea mi avvertì che la sera sarebbe uscito per andare a guardare una partita assieme agli amici, io non fui mai più felice di così. Eva non lo sapeva, mi stuzzicava l’idea di coglierla di sorpresa.

Appena calò il Sole Andrea uscì, io intanto ero chiuso in bagno cercando di darmi un aspetto decente. Sembravo un idiota mentre mi aggiustavo le basette e mi radevo per bene il viso. Misi il profumo, cercai di aggiustarmi i ricci, ero io il ragazzino tra i due! Corsi subito in camera, volevo mettere qualcosa di speciale per l’occasione. Magari una camicia e cravatta? Forse era esagerato, era meglio una giacca?

Intanto che parevo una ragazzina sciocca e frivola la porta venne spalancata. Io mi voltai subito, ero in mutande, e con una decina di camicie in mano.

“E-Eva?!” mi lamentai, cercando di nascondermi dietro l’anta dell’armadio “Voi giovani non sapete cos’è la proprietà privata eh?” dissi ironico, ma Eva non mi ascoltò e chiuse la porta alle sue spalle.

“Fabio devo parlarti” sussurrò, facendomi sedere sul letto. Notai che aveva una vestaglia di seta molto lunga. Non gliel’avevo mai vista addosso, ma sapevo che, quando una donna indossava della seta, non si preannunciava mai nulla di buono…

“Va bene ma… Posso mettermi qualcosa prima?” mormorai, quando Eva sciolse il fiocco in vita e tolse la vestaglia. Indossava un intimo in pizzo nero, pieno di fiocchi e merletti, le autoreggenti di seta alte fino alla coscia. Aveva legato i capelli ed aveva messo un rossetto rosso assieme ad un trucco pesante.

“Eva…” riuscì soltanto a dire, guardandola ammaliato, ma lei mi zittì, avvicinandosi a me “Continuavi a rifiutarmi tutte le volte, ma alla fine ho capito dove stessi sbagliando. So di comportarmi da bambina delle volte, sono capricciosa, voglio continue attenzioni ed essere sempre coccolata … M-ma così sono una vera donna” spiegò quell’assurdità in modo impacciato. Si era conciata come una “vera donna” per me, era tanto tenera ed innocente da farmi impazzire.

Prima che potesse ricominciare a parlare la presi per i fianchi e me la feci cadere addosso sul letto “Eva, stai zitta. Ora dammi un bacio” le ordinai. Eva socchiuse gli occhi, e poggiò piano le labbra sulle mie. Era tanto delicata la mia bambolina, temevo di farle del male con una sola carezza. Cominciò a baciarmi in modo dolce, mi carezzava piano, quasi con timore. Credetti per un momento che Eva fosse inesperta, quel suo modo provocatorio era soltanto per trascinarmi nella sua rete. Fu sufficiente qualche attimo in più per far sì che capissi che in realtà Eva aveva troppa esperienza.

La mia ninfetta era meglio di come l’avessi sempre sognata, mi sembrò davvero di essere giunto in paradiso. Ripeto, io non sono un poeta, non riuscirei a descrivere cos’ho provato durante quella notte, ma posso soltanto dire che probabilmente la bellezza di Eva era invidiata dalla Luna, dalla notte, dal cielo, dall’acqua, e perfino dai fiori, ogni cosa che avesse creato il buon Dio, Eva era superiore.

Lo ricordo perfettamente il suo corpo sopra il mio, come muoveva i fianchi morbidi, la vita stretta, le cosce piene, il segno dell’abbronzatura vicino al seno e l’inguine, il trucco sbavato per la troppa passione, i suoi baci, i suoi gemiti fanciulleschi…

Quello divenne il nostro segreto, sapevo che non c’era amore nel nostro rapporto, una musa come lei non si sarebbe mai innamorata di un vecchio burbero, ed il vecchio burbero non riusciva più ad amare da anni. La nostra sarebbe stata una relazione passeggera, io avrei accontentato volentieri tutte le sue voglie, ma sapevo che sarebbe giunto un giorno in cui io per lei non avrei contato più nulla. Un angolo del mio inconscio sperava che quel momento arrivasse in un tempo lontano.

Certamente, in tutto questo, mi sentivo in colpa per aver “tradito” in un certo senso la fiducia di Andrea, e in verità temevo la sua reazione se mai un disgraziato momento dovesse venire a scoprirlo. Fortunatamente aveva numerosi impegni, tra lavoro e problemi legali, e non sembrava sospettare di nulla.

Ad Eva invece non sembrava importare di essere scoperta da suo padre -di sicuro la testa l’avrebbe tagliata solo a me, non a lei- tant’è che continuava a stuzzicarmi, ancor più di prima. Ed avendo già provato il suo corpo, era divenuto ancora più difficile resisterle.

In una delle ultime mattine piovigginose di primavera, in cui sia Eva che Andrea erano fuori, io non avevo scuola, cercai di rilassarmi con un buon libro. Ma ormai nulla riusciva a darmi pace: non facevo che pensare ad Eva ancor più di prima. Ogni cosa riusciva a condurmi da lei, immaginai come sarebbe meraviglioso fare un viaggio assieme, non mi importava dove, volevo solo stare con lei lontano dalla realtà. Con Eva stavo bene, e ciò che spaventò anche me è che con lei odiavo un po’ di meno la mia vita.

Feci un sospiro e chiusi il libro, fermo sulla stessa pagina da mezz’ora, ero strano io o anche le persone provano questo mio tipo di sentimento a cui non do ancora un nome? Di certo questo strana passione racchiudeva l’ossessione, il desiderio, il piacere, il dolore…

Mi alzai in piedi, e senza pensarci mi recai in camera di Eva. Respirai profondamente, la sua stanza era impregnata del suo profumo. Andai a sedermi sul suo letto, e mi guardai un po’ in giro, chiedendomi quale fossero le sue passioni.

Avevo già notato che le piacevano molto gli animali, ora trovai conferma dalle riviste che aveva in un angolo. Scoprii anche con piacere che le piaceva dipingere con l’acquerello, avevo una decina di blocchi pieni di schizzi, principalmente animali. Era certamente anche una tipa vanitosa, le piacevano i vestiti, i trucchi, e tutto ciò che riguardava la cura del corpo. Notai poi che collezionava… Conchiglie?

“Buongiorno signore” sentii una voce maschile profonda e rauca rimbombare nella casa vuota. Io scattai in piedi e guardai fuori dalla camera, credevo che Andrea fosse rientrato. Lo chiamai, e non mi rispose nessuno.

“Sono qui” continuò la stessa voce, era vicina. Io continuai a guardarmi attorno, ma l’unico essere che vidi fu un gatto sulla finestra. Aveva il pelo grigio e lucido e due occhi verdi. Non era uno di quei gatti che solitamente veniva nel mio giardino, non l’avevo mai visto.

Ero talmente divenuto folle da aver scambiato un miagolio per una voce umana? Restai a guardarlo con aria sconcertata, mettendomi le mani sui fianchi e scuotendo il capo, ma poi potei giurare di aver sentito quel gatto parlare.

“È una piacevole giornata oggi, vero? Una di quelle che solo il mare sa offrire”

Io spalancai gli occhi, colpendomi più volte per cercare di svegliarmi da quello strano sogno, ma il gatto continuò a parlare “Signore, è inutile, io esisto come la tua anima, così come quella di tutti noi, di tutti quelli che sono stati, che erano, e che verranno. Qual è il tuo nome?” mi chiese il gatto, alzandosi e mettendosi a sedere.

“F-Fabio” risposi un po’ tentennante.

“Fabio, ti ho visto molte volte, piacere, Marius. Che stavi facendo?”

“Ehm, non saprei dirti in realtà”

“Pensavi alla tua innamorata?”

Io scossi il capo e mi avvicinai a lui, poggiandomi contro il davanzale, e con dispiacere sussurrai “Non è la mia innamorata”.

“E allora cos’è per te? Tu sei entrato qui perché ti mancava, e il solo scoprire delle piccolezze su di lei ti sta rendendo felice. Se non è amore questo amico mio, mi spieghi cos’è?”

“Anche se io fossi innamorato di lei, a cosa servirebbe questo mio sentimento? Io sono solo un vecchio, Eva è giovane”.

“Questa storia credimi che l’ho già sentita troppe volte, e devo dire che un po’ mi ha annoiato. Al destino piace creare problemi alla gente, ma alla fine è proprio questo il bello… Non dovrei essere io a dirtelo, ma un tipaccio come te non sa proprio aspettare. Le cose belle si fanno attendere, caro mio. Guarda nel secondo cassetto vicino la porta” io mi voltai dove aveva indicato il gatto. Lo guardai un po’ confuso, poi però lo feci. Aprii il cassetto stracolmo, inizialmente non capii, ma osservando ogni particolare mi si strinse il cuore. Eva aveva conservato con cura ogni oggettino che ricordasse un nostro momento assieme, dalle scatole di cioccolatini, piccoli fermagli, biglietti su cui scrivevo per esempio di ricordare di fare la spesa o altre stupidaggini. Notai che aveva conservato con cura anche una mia vecchia collana della gioventù, non la indossavo mai, a lei piaceva e avevo deciso di regalargliela.

“Perché fa questo?”

Marius scosse il capo e mormorò afflitto “Quale potrebbe mai essere la ragione! Prova a guardare meglio sulla scrivania, così magari ti sarà più facile comprendere!” mi suggerì. 

Serie: Le novelle della Luna: il lamento del mare


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Discussioni

  1. ““Sono qui” continuò la stessa voce, era vicina”
    ❤️ ❤️ ❤️ Eccolo!!
    Personalmente mi piace un sacco che nelle tue serie ci siano personaggi ricorrenti, che ci siano questi speciali legami. E poi il gatto Marius è decisamente il mio preferito! Certo, è un tocco surreale all’interno di vicende altrimenti verosimili, ma mi piace!

  2. “come muoveva i fianchi morbidi, la vita stretta, le cosce piene, il segno dell’abbronzatura vicino al seno e l’inguine, il trucco sbavato per la troppa passione, i suoi baci, i suoi gemiti fanciulleschi…”
    Beh, una scena molto vivida ed “efficace”…

  3. “La nostra sarebbe stata una relazione passeggera, io avrei accontentato volentieri tutte le sue voglie, ma sapevo che sarebbe giunto un giorno in cui io per lei non avrei contato più nulla”
    l’amarezza di questa riflessione marca in modo incisivo la credibilità del personaggio Fabio. Bisogna essere davvero adulti, navigati e di esperienza per rimanere lucidi e consapevoli in una circostanza come questa, che porterebbe chiunque a fare voli pindarici e a sognare a occhi aperti

  4. “a bellezza di Eva era invidiata dalla Luna, dalla notte, dal cielo, dall’acqua, e perfino dai fiori, ogni cosa che avesse creato il buon Dio, Eva era superiore.”
    e invece questo passaggio è davvero poetico, questo Fabio è fin troppo modesto

  5. “Appena calò il Sole Andrea uscì, io intanto ero chiuso in bagno cercando di darmi un aspetto decente. Sembravo un idiota mentre mi aggiustavo le basette e mi radevo per bene il viso.”
    immagine patetica e simpatica allo stesso tempo 😂

  6. E’ un’dea originale e piacevole intrecciare tutte le storie tramite Marius e alcuni tuoi protagonisti che diventano comparse nelle altre storie. Chissà come riuscirà Fabio a rislvere i suoi conflitti,