La dea sui tetti

Serie: LA DEA


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Uno strano incontro, che inaspettatamente ha un seguito.

«Salta, cosa aspetti? Sono trenta centimetri, non puoi cadere. Non provare a tornare indietro perché l’allarme si è riattivato.»

Carlo alzò un secondo lo sguardo verso quella sterminata distesa di scaldabagni solari, di antenne e di unità esterne di condizionatori. Il sole dell’Attica al tramonto giocava con i riflessi di quell’immenso agglomerato di edifici, ognuno diverso dall’altro. Anche nel caos, Atene non riusciva a non essere bella. «Allora, vuoi saltare o no?»

«Soffro di vertigini.»

«E me lo dici adesso, cretino?»

Solo mezz’ora prima o poco più, come ogni giorno di lì a un mese, passava da quel punto dove l’aveva incontrata per la prima volta, sperando che la dea fosse scesa nuovamente tra i mortali per qualche imperscrutabile motivo. Quel venerdì, una figura femminile stava appoggiata al muro, giusto all’altezza della scaletta che portava al suo nascondiglio. Stivali in pelle nera, pantaloni aderenti dello stesso colore e una felpa grigio scuro con il cappuccio alzato. Una mano nella tasca della felpa, con l’altra teneva il telefono, aspettando qualcuno.

«Ehi.»

Alzò lo sguardo e gli fece cenno di scendere.

«Ciao, che accoglienza oggi.»

«Dai, non te la sarai mica presa. Non ti conoscevo. Comunque, aveva la sicura inserita.»

«Ah ok, se aveva la sicura.»

Decise di dare un’occhiata ai libri che stavano su una piccola libreria incassata nel muro del minuscolo appartamento.

«Non sono miei, li ho trovati lì.»

«Non abiti qui, mi pare di capire.»

«No, è comodo perché il proprietario mi chiede solo l’affitto in contanti e non fa domande. Senti, puoi dare un’occhiata in giro finché disattivo un allarme qui vicino? Una cosa semplice e ti darò la tua parte.»

Ci sono momenti della vita in cui incontri uno sguardo che inizia subito a smontare tutto quello che pensavi di conoscere e a mettere in crisi quel poco in cui credevi. Alla fine ti rimane come unica scelta praticabile quella di seguire il tuo destino. Eros, ti diverti a farci finire nei guai? Cercava di non guardarla negli occhi, pur sapendo che oramai, era tardi.

«Dove andiamo?»

«Ad un attico dove non c’è nessuno. Lui è a Hong Kong e la domestica è ammalata. Prendiamo la somma che lascia in casa per le consegne. Spiccioli, per lui. Ma io ci campo un mese.»

«Quelli dell’altra volta, li hai già spesi?»

«Mica erano tutti per me. Sai in quanti hanno lavorato a quello? Lascia qui il telefono. Poi, se vuoi puoi salire con me, basta che non tocchi niente. L’appartamento ha accesso alla terrazza e poi possiamo scendere con calma dal palazzo a fianco, ho le chiavi. Sono praticamente attaccate le terrazze.»

***

Sedevano sul divanetto della tana, con la gamba di lui appoggiata sulle ginocchia di lei.

«Bel salto, devi solo migliorare l’atterraggio. Non si è gonfiata la tua caviglia, vedrai che in un paio di giorni sarà a posto. Se ce la fai a camminare, ti accompagno alla metro. Vuoi andare all’ospedale?»

«Se me la massaggi altri due minuti, sono sicuro che mi passerà tutto.»

«Dovresti fare un po’ di attività fisica, invece di comprare tutti quei libri.»

«Mi fa piacere che ti interessi di cosa faccio nel tempo libero. Ma sai, si può anche chiedere.»

«Sai qualcosa di antichità?»

«Dipende, qualcosa sì. Ma aspetta, cosa intendi?»

«In alcune case ho visto degli oggetti che, per come sono esposti, non credo siano souvenir.»

«Ascoltami, lascia stare. Quelli sì che vengono a cercarti se glieli tocchi, altro che la polizia.»

«Lo so, ma sai ogni tanto ci penso. È roba grossa. Significherebbe cambiare vita.»

«Certo, ma sbagli se pensi che te la cambierebbero in meglio.»

Gli occhi di Atena si velarono di malinconia e non è mai bello scoprire che anche una dea ha i suoi problemi.

«A te, cosa piace fare?»

«Mi piace nuotare, solo che purtroppo non ho il mare vicino a casa e non riesco ad andare spesso quanto vorrei. Domani, forse.»

«Quindi, con Posidone tutto a posto?»

«Cosa?»

«Niente. Ma scusa, siamo a febbraio…» 

Continua...

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