La dimora

Serie: Dagli occhi si vede

Lui è parte di me, vivo e portentoso pretende i suoi spazi, non riesco sempre a contenerlo. È successo di nuovo. Lui è uscito.

Stavamo camminando lungo i viali di Cervia, senza accorgermene avevo allungato il passo con il naso incollato sullo schermo del telefono, Google Maps mi diceva dove svoltare.

Mi accorgo di essere solo, mi volto a destra e a sinistra e vedo che Pietro e Laura camminano venti metri dietro a me. Mi fermo distrattamente con il telefono a mezz’aria, studiando il percorso sullo schermo, quando ad un certo punto Super mi dà una gomitata e mi dice

«Ci stanno guardando…».

Mi spavento, alzo subito la testa e mi accorgo di essermi fermato davanti ad una bella villa come ce ne sono molte a Cervia, che in quel momento aveva la porta principale aperta. Esce una ragazza che mi vede fermo in quella posizione ambigua con il cellulare a mezz’aria come se stessi facendo fotografie, sgrana gli occhi. Io la guardo. Lei mi guarda. Super ci guarda. Lei chiude la bocca e torna dentro di fretta. Super ha un’espressione strana sulla faccia, una scintilla negli occhi. Sta per succedere qualcosa.

Mentre rifletto vedo uscire una signorona con i capelli completamente bianchi e un’espressione incazzata sulla faccia. Si ferma sulla soglia dritta a spalle larghe con le braccia incrociate. Mi sta subito sui coglioni. Super si mette a ringhiare. Lei ci guarda malissimo. Io la guardo senza paura.

La mia famiglia arriva.

«Ma pensa te questi qui, hanno capito che li stavo spiando…». A quel punto Super irrompe, alza un braccio e urla contro la cervese canuta.

«Guardi che stavo solo aspettando la mia famiglia, sa, non me ne frega niente di quello che voi altri fate a casa vostra!».

Laura mi tira giù il braccio

«Amore non è il caso, dai, fregatene».

«NON ME NE FREGA UN CAZZO DI QUELLO CHE FATE A CASA VOSTRA, CAPITO?!».

Afferro Super e gli do uno scappellotto. ma che cazzo fai, scemo? Ti metti a urlare per strada così, davanti al bambino? Vaffanculo, stai zitto e rimani dentro, non voglio casini!

Ho sentito una risata. Poi più niente.

Voce, mi riempi e mi contieni nel tuo colore. Arancio carico di mistico e leggenda. Insisti. Insisti. Insisti. Il tuo timbro mi permea al punto da farmi dimenticare dov’è il limite oltre il quale tu non esisti. Contenitore sono io e tu vivi solo dentro di me. Sciocco il mondo che non ti contempla. Dannata la mente che invece ti desidera. Scrivi. Scrivi. Scrivi.

Mi sembra di essere qui a Cervia da quattro mesi. Siamo arrivati sabato: sono qui da soli sei giorni.

La mia mente corre veloce sul filo dell’orizzonte disegnando nella scia della corsa figure surreali e trasparenti. Tento di imbrigliarla costruendo testi. Mi vedo cazzuola alla mano costruire le tramezze di un’abitazione immaginaria fatta di nomi, aggettivi, verbi, avverbi e articoli. Ogni punto e ogni virgola sono calandro e livella. Ogni idea una planimetria. Ogni paragrafo un architrave. Mentre costruisco, mi sento felice, mi diverto e rido tanto, ma sotto sotto c’è la consapevolezza di essere l’unico abitante di questa dimora. Vorrei condividere di più. Troppo solo in questa avventura, ho bisogno di anime affini attorno a me. Questa sera 50 mg in più di Quetiapina.

Serie: Dagli occhi si vede
  • Episodio 1: Niente bruciore
  • Episodio 2: La spiaggia
  • Episodio 3: La dimora
  • Episodio 4: Superpsichiatrico
  • Episodio 5: Bancomat!
  • Episodio 6: Gli occhi chiusi di Sivuca
  • Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

    Letture correlate

    Discussioni