
La donna sorridente
Serie: Il settimo bicchiere - Oscura follia
- Episodio 1: L’uomo nero
- Episodio 2: Il vecchio bifolco
- Episodio 3: La donna sorridente
- Episodio 4: L’Abisso
STAGIONE 1
(Attenzione! Linguaggio e temi espliciti.)
John pensò e osservò, osservò e pensò. La testa gli girava incessantemente e dallo stomaco proveniva un gorgoglio fastidioso. Non avrebbe voluto pensare alla moglie, ma pensa e osserva, osserva e pensa, si ritrovò a pensare proprio a lei.
Era una donna enorme, tanto che a paragone perfino la padrona del bar avrebbe potuto essere definita esile. John la odiava: le cosce lardose, i seni cadenti e il muso perennemente incagnito. Quando andava a farsi un goccio con gli amici non mancavano battute taglienti sulla sua dolce metà. -La sua dolce tre quarti- la definivano. John Ellen rideva. John Ellen fingeva di ridere.
La sera che avrebbe stravolto la vita di John, la moglie era andata a dormire presto; un russare poderoso proveniva dalla camera da letto. La tranquillità, non c’era altro che John desiderasse; si sarebbe accontentato di finire la sua…sesta?…settima?…birra in santa pace. Un uomo non può nemmeno godersi una birra ghiacciata? No! Sentila come russa, quella scrofa maledetta.
Il figlio di quella coppia sciagurata si trovava a casa di un compagno di scuola ed era un bene: avrebbe evitato di assistere all’orrore.
Nel preludio di tal orrore, il marito osserva la sagoma della moglie riversa nel letto: l’enorme sedere troneggiante e le spalle da lottatore di sumo.
Le faresti solo un favore, John.
Dicono che le donne grasse sono sempre allegre, ma è una menzogna.
Le faresti solo un favore…e tu lo sai.
Le si avvicina brandendo un grosso coltello. Appoggia la lama sull’immenso collo e ZAC! Un taglio netto, come nei film gialli del dopo mezzanotte. Il sangue esplode letteralmente dalla ferita.
La moglie si dimena, mentre il marito conclude l’opera poggiandole un cuscino sul viso; sbatte braccia e gambe con la grazia di un pachiderma. Ricorda un cartone animato della Warner Bros ed è quasi divertente, ma il sangue…il sangue non lo è affatto.
Comincia a pulire, il figlio dovrà trovare la casa in ordine una volta tornato. Pulire è forse la parte più faticosa di un omicidio, ti sembra di non arrivare mai alla fine. Per il marito non è così. La parte più faticosa? Far sparire un cadavere di centocinquanta chili.
Pensa di non aver fatto rumore. Pensa di non aver fatto alcun rumore, ma i dubbi lo assalgono.
Osserva il viso della (ex?) moglie: è un sorriso quello che vede? Non l’ha mai vista sorridere dal giorno in cui si sono conosciuti e lo fa da morta?! Si sta prendendo gioco di lui, la sua dolce tre quarti?
«Smettila, maledizione.»
Teme di aver urlato quelle ultime due parole. Finire in carcere? Avrebbe potuto sopportarlo. Neppure la coscienza è un problema, non gliene frega un cazzo di quella cicciona. Il sorriso! Quello sì che è un grosso, grossissimo problema.
In modo ingegnoso fa sparire il cadavere: lo copre con una marea di coperte. Eppure, nonostante abbia cercato di nasconderlo sotto quella collina improvvisata, il sorriso non smette di tormentarlo.
Prova con una doccia gelata. Zero risultati: lei sorride come non ha mai fatto prima.
«Ti ho detto di smetterla!» Stavolta ha urlato, nessun dubbio.
Improvvisamente la casa in cui ha sprecato gli anni migliori della sua vita gli sembra una prigione. Anche lui ha diritto alla sua ora d’aria, giusto? Anche lui ha diritto alla libertà.
Uscire all’esterno non lo rende libero. Il faccione della moglie lo segue ovunque; negli anfratti ombrosi, accanto a un vecchio cassonetto, dietro le anonime finestre di altrettanto anonimi palazzi. Lei è dappertutto. Sorride, sorride e ancora sorride: non l’ha uccisa? Si è trattato forse di un sogno?
Cammina, lo spaesato John e nel suo vagabondare senza meta giunge nei pressi di un lampione; la lampada sta tirando gli ultimi e presto si spegnerà del tutto. Ha lo stomaco in subbuglio e la testa leggera, tanto leggera che sembra librarsi. John Ellen chiude gli occhi sperando di cancellare tutti i sorrisi del mondo.
«Ehi, amico.» Qualcuno lo sta chiamando.
Lasciami in pace…Lasciami stare…Un uomo non può nemmeno godersi una birra ghiac…
«Ci sei, amico?»
John aprì gli occhi.
Il bar era ancora al suo posto, così come il donnone accanto all’ingresso.
«Oh, bene così.»
Di fronte a lui, un vecchio lo stava fissando; aveva una folta barba biancastra e la pelle più nera della pece.
«Ci facciamo un altro giro, amico?»
Serie: Il settimo bicchiere - Oscura follia
- Episodio 1: L’uomo nero
- Episodio 2: Il vecchio bifolco
- Episodio 3: La donna sorridente
- Episodio 4: L’Abisso
Molto bello questo episodio, una vera discesa nell’ordinaria follia.
Domani mi aspetta il finale, sono curiosissimo
Ciao Alessandro, ormai avrai intuito la mia malsana passione per i personaggi folli!?
Mi innamorò sempre di più dei personaggi che offrì e che sai esporre in maniera idilliaca, nella tua contorta maniera XD
Grazie Daniele, in realtà questa è una delle prime storie che ho scritto quindi il fatto che piaccia è un sollievo.
Oscurità in ogni dove: nelle parole, negli sguardi, nei sorrisi… nella mente. La follia appartiene i personaggi, tutti i tuoi personaggi. Ti “appartiene” perché parte integrante del tuo stile 🙂 Mi avvio alla conclusione! 🙂
Diciamo che in questa serie l’alcol gioca un ruolo ben più importante che in Eterno oblio. John Ellen è forse il personaggio più odioso che abbia mai concepito.?
Più che dalla Warner bros mi sembra una scena tratta da Grattachecca e Fighetto! (se frequenti i Simpson, sai chi sono). La follia si cela dietro ad un sorriso, un sorriso che rappresenta tutte le prese in giro subite. John, in fondo, con gli amici finge… mi avvio alla fine del tuo abisso…
Certo che li conosco! Antonino, che dire! C’è qualcosa di peggio di un falso sorriso? A parte un weekend con mr B…?
Inizio a pensare che i due John siano in realtà persone diverse e che il “gioco” del nome sia stato creato per portare alla memoria la miserevole coppia. Ci spalanchi una mente disturbata come molte volte hai saputo fare, il confine fra umano e bestia che si nasconde in tutti noi. In questo senso, sì, il linguaggio è esplicito e non si nasconde nell’ombra del dire non dire. È una delle caratteristiche che apprezzo dei tuoi racconti. Il concetto del “sentirsi derisi” non è sottovalutato: credo sia una leva importante che può portare al delirio una mente instabile e una personalità insicura. Tutti, abbiamo avuto a che fare con questa sensazione e tutti, credo, avremo voluto dare un ceffone ad altri.
Micol, tutti abbiamo una zona d’ombra; nel caso di John é molto, molto oscura. Sì, i personaggi non sono legati all’altra mia serie, forse nemmeno l’uomo nero è Geremia…?