La dura legge del bar

Luca e Simone erano amici di lunga data.

Si erano incontrati sui banchi di scuola, proprio come Max Pezzali e Mauro Repetto.

Solo che i nostri due invece di scrivere Hanno ucciso l’uomo ragno e diventare milionari, avevano optato per uno stile di vita più sobrio e oculato: manager Luca, insegnante Simone.

Ma, come potevano, cercavano di liberarsi per incontrarsi e, essendo entrambi buongustai, spesso e volentieri finivano con le gambe sotto a un tavolino, a brindare ai bei tempi che furono, a scambiarsi idee e impressioni sull’età adulta e a ciarlare di preziosissime minchiate, un po’ come quando erano vicini di banco, solo che adesso non c’era la temibile professoressa di matematica pronta a sodomizzarli.

Quella volta il loro rendez-vous nostalgico era durato qualche giorno in più, durante il quale avevano particolarmente ecceduto in alcolici e manicaretti. L’ultima mattina, prima di tornare ognuno alla propria vita, i due fecero il programma dei saluti.

«Colanzioncina, no?»

«Sì, as usual, ma…»

I due si guardarono con la stessa precisa espressione di quando erano a scuola.

L’espressione di due che oramai si conoscono come le proprie tasche.

E ridacchiando dissero all’unisono: «Facciamo i bravi.»

Fare i bravi, nel loro gergo, significava: se semo magnati pure le zampe dei tavolini, per cui oggi colazione leggera e possibilmente salutare.

Si diressero allora verso il vicino BAR CAPRONI, un locale fresco di ristrutturazione con un design moderno, à la page (si diceva ‘na volta), che lo ascriveva per direttissima alla categoria dei bar-fighetti. Entrarono.

Dietro al bancone troneggiava Ivano, un barista vestito di tutto punto, con camicia bianca inamidata e gilet nero, la cui espressione facciale ricordava però un dipendente statale a tre minuti dalla pensione.

Come li vide si rianimò (ma poco), piazzò svogliatamente le tazzine sporche nel lavello, e senza guardarli borbottò: «Cornetto e caffettino, signori?»

Luca e Simone si lanciarono un’occhiata. Presero una pausa e poi: «Oggi facciamo il pieno di vitamine. Una bella centrifuga di frutta, grazie!» proclamarono entusiasti.

L’orologio del bar di colpo si fermò.

Un silenzio innaturale pervase ogni angolo del locale.

Alcuni avventori abbassarono il giornale per lanciare un’occhiata glaciale all’indirizzo dei nuovi imprudenti clienti. Un vecchio marinaio fece un segno a un pensionato come a dire: forestieri. 

Ivano fece un giro d’orizzonte con lo sguardo, come se stesse cercando un colpevole, poi si appoggiò al banco con i gomiti. Luca e Simone, nel frattempo, si erano trasformati in due statue dell’isola di Pasqua.

«Signori, lo farei volentieri. Anzi, morirei dalla voglia di vedervi carichi di vitamine. Ma sfortunatamente…»

«Sfortunatamente?» replicò Simone curioso.

«Sfortunatamente abbiamo terminato la frutta.»

A quel punto l’orologio del bar riprese la sua corsa contro il tempo.

Dalla filodiffusione riaffiorò la musica.

E i vecchi tornarono alle loro pagine di cronaca.

Luca e Simone confabularono un attimo sotto lo sguardo bovino del barista.

Poi tornarono all’attacco: «Ok, magari una centrifuga alle carote?»

Ivano mise su un sorrisetto spiacente: «Niente frutta e pure niente verdura.»

A quella frase Luca alzò un dito illuminato. «Ah, non ce l’avete? Eppure su quel cartello alle sue spalle c’è scritto distintamente “estratti e centrifughe”.

Ivano sospirò così profondamente che i tovagliolini di carta sul bancone tremarono nei loro dispenser.

«Già» continuò Simone «e pure l’orologio sempre sopra le sue spalle segna le ore 8 e 45. In pratica avete già finito tutta la frutta e tutta la verdura alle 8 e 45…di mattina?»

«In pratica sì,» sbuffò il barista girando le spalle e facendo un cappuccino alla signora Carlomagno che si fece largo fra i due, stizzita.

Abitualmente Luca e Simone se ne sarebbero già andati da un’altra parte. Ma quella mattina, non si sa come, volevano seriamente risolvere il mistero degli ortaggi scomparsi.

Simone incrociò le braccia, guardando il barista con sospetto. «Lei, non ha alcuna intenzione di farci la centrifuga, vero? Sta solo inventando scuse».

Ivano assunse l’espressione offesa di un cardinale accusato di eresia. «Sentite, signori. Se volete un cappuccino d’orzo in tazza grande, oppure un latte e menta, allora sono l’uomo che fa per voi. Altrimenti no. Vi piace il latte e menta?»

«No, ci fa schifo,» risposero i due all’unisono. Ivano alzò le braccia scuotendo la testa.

I due tornarono a confabulare ancora più fittamente.

Poi uscirono. Entrarono nel supermercato adiacente al bar.

E dopo qualche minuto tornarono trionfanti agitando delle carote e delle mele che distesero in bell’ordine sul bancone.

A quel punto Ivano, vecchia faina del breakfast, calò la carte pesante. « Ehhh, ma mi dispiace. La centrifuga è in manutenzione.»

Luca indicò la macchina dietro il bancone. «Ma è nuova!»

«Appunto. È ancora in garanzia. Non possiamo rischiare di usarla,» replicò Ivano con sufficienza.

Ci fu un lungo silenzio degno del miglior Sergio Leone.

Poi Simone tornò all’attacco. «Scusi, ma voi il bar come lo mandate avanti?»

«Con esperienza, organizzazione e un po’ di fantasia.»

«Si nota soprattutto l’ultima», commentò Luca.

Ivano fece finta di non sentire e servì un untissimo cornetto alla Nutella al vecchio marinaio.

A quel punto i due si scambiarono uno sguardo di profonda compassione mista a irritazione. Il bar ora emanava un irresistibile profumo di caffè e trigliceridi.

«Allora ci faccia due caffè…» disse Luca, abituato al problem solving.

Gli altri avventori tirarono tutti un sospiro di sollievo. Uno addirittura si alzò e strinse la mano ai due, calorosamente.

Ivano preparò i due espressi in meno di trenta secondi, con una precisione chirurgica.

Simone bevve il suo e sospirò.

«Sa qual è la cosa buffa? Che volevamo iniziare la giornata in modo sano.»

«E avete fatto bene», rispose il barista. «Il caffè è notoriamente senza grassi.»

Luca guardò la vetrina dei cornetti.

«Quello alla crema, invece, quanti ne ha?»

Ivano sorrise per la prima volta sinceramente. «Dipende.»

«Da cosa?»

«Da quanto volete sentirvi in colpa.»

I due si guardarono, poi indicarono il cornetto più grande, rimettendo nella busta le mele e le carote.

«Due di quelli.»

«Ottima scelta, ragazzi» concluse Ivano, elargendo i cornetti con aria trionfante. «La salute è importante, ma è il colesterolo di gruppo che unisce l’Italia».

Per la prima volta Ivano li servì con entusiasmo.

Mentre uscivano dal bar, Simone si voltò un’ultima volta.

«Comunque, non finisce qui. Prima o poi la centrifuga la otterremo!»

Il barista alzò il pollice. «Se venite domani avrete la centrifuga.»

«Davvero?»

«No. Domani è domenica. Siamo chiusi.»

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Umoristico / Grottesco

Discussioni