
La famiglia Gray, di Brent, Londra
La famiglia Gray risiedeva nel quartiere di Brent, città di Londra, metropolitana linea Bakerloo, colore marrone. Vi risiedeva non per scelta, ma per aver ereditato da una zia defunta un appartamento di quelli a schiera con giardinetto sul retro. Se chiedeste a un amico «dove si trova Brent?» in pochi vi saprebbero rispondere; ma se chiedeste «conosci Wembley?» la risposta sarebbe differente. La casetta si trovava a pochi passi dallo stadio, che nessuno dei componenti aveva mai frequentato per ovvie ragioni economiche.
La famiglia Gray era composta da Mr Gray, Mrs Gray e dai loro tre figli. Il grigio Mr Gray (grigi i suoi capelli e anche il logoro cappotto) era, come gli piaceva dire quando mai qualcuno glielo avesse chiesto, nel ramo banche e finanza. In realtà si recava ogni mattina nella piccola filiale a quattro isolati da casa che ci potevi andare anche a piedi, dove si occupava di controllare che i clienti onorassero puntualmente le rate del mutuo entro i termini. Se questo non accadeva, suo era il compito di effettuare la telefonata sgradita: «Buon giorno, Mrs Thingamabob, mi perdoni il disturbo a un’ora così molesta in cui Lei sarà certamente indaffaratissima (l’inglese suona molto più polite, in questo caso). Chiamo per conto della Sua banca di fiducia, abbiamo notato un certo ritardo nel versamento della Sua rata». La maggior parte delle volte la cliente riattaccava non senza qualche improperio rivolto al povero Mr Gray che subito arrossiva per tanta impertinenza, quasi la colpa fosse sua.
Mrs Gray si occupava della casa, di Mr Gray, dei figli e dei gatti. Ben cinque di questa specie condividevano l’appartamento: gattacci spelacchiati e con un pessimo carattere, che tuttavia godevano di molti privilegi. Le giornate erano sempre uguali, tranne la domenica, quando l’intera famiglia si recava puntuale alle ore 11.45 al salone del Bingo dove pranzava (di solito, stinco di maiale, purè di patate, salse varie e birra per sei pounds a testa) e poi trascorreva buona parte del pomeriggio giocando senza quasi mai vincere.
***
Quella domenica Mrs Gray si svegliò con una forte emicrania, una delle sue solite. I gatti miagolavano, ma lei proprio non ce la faceva a uscire dal letto.
«La nostra domenica è rovinata!», pensò il buon Mr Gray.
«Accidenti alla mamma e alle sue emicranie, che gran scocciatura!», pensarono i tre figli quasi all’unisono come se avessero un unico cervello in tre.
«Lurida schifosa!», pensarono all’unisono i gatti, che invece avevano proprio un cervello in cinque.
Nonostante l’incoraggiamento, Mrs Gray non ce la faceva ad alzarsi. La testa pulsava, la nausea saliva e il miagolio dei gatti era molto insistente.
Il dolore si faceva sempre più intenso e Mrs Gray, nel tentativo d’ingannarlo, pensava. Pensava che anni prima aveva avuto belle gambe, che portava scoperte perché le piaceva il suono dei fischi che i manager incravattati e ubriachi fuori dal pub emettevano al suo passaggio. Pensava che aveva avuto anche un bel seno, che ostentava sotto le camicette strette, per lo stesso motivo spiegato prima. Ricordava anche di un tempo in cui recarsi al sabato dal parrucchiere era una pratica normale e gratificante. A tutto questo pensava e anche ad altro di simile Mrs Gray, mentre l’emicrania si faceva, se possibile, ancora più intensa.
Poi si addormentò e fu il silenzio, finalmente.
Al suo risveglio, ore 03.45 am della notte successiva, si sentiva riposata, i pensieri schiariti. Per prima cosa esaminò la casa: l’odore di urina di gatto era più forte del solito, ma stranamente non la disturbò e forse nemmeno le interessava. Lo stesso accadde alla vista dei cartoni di pizza da cui colavano unto e residui di peperoni: segno che la famiglia aveva disertato il salone del Bingo. «Sarà stato per colpa della mia emicrania?», ma subito capì che anche quella risposta non le interessava affatto. Ebbe l’impulso materno di controllare che i figli dormissero, ma quell’impulso durò meno dell’attimo in cui pensò che non le importava neanche quello. I gatti invece non c’erano, che grande sollievo. Si ricordò della valigia del viaggio di nozze, di colore rosa intenso che le aveva regalato la sua migliore amica, mai riempita di vestiti che non erano serviti a viaggi in posti dove non si era mai recata. La prese e la riempì: non di fretta come fanno le donne nei film americani, ma con calma e scegliendo con cura le sue cose. Nessuno l’avrebbe sentita, perché nessuno mai l’aveva ascoltata.
***
Anne, al secolo Mrs Gray (un secolo passato e remoto), quella domenica si svegliò come ogni giorno senza emicrania e aprì le tende della finestra del suo piccolo e confortevole appartamento vicino al parco. Il sole non entrò dalla finestra come d’altronde succede quasi sempre a Londra, tuttavia entrò la bellezza della città che lei guardava con occhi nuovi. Fece la sua solita colazione con calma e con la stessa tranquillità scelse accuratamente i vestiti facendo attenzione a mettere in risalto le sue gambe e il seno bello. Questo l’aveva aiutata e trovarsi un buon lavoro, dato che era l’ora di accantonare il pregiudizio che una donna con un buon biglietto da visita venga considerata una poco di buono. Lei si era accaparrata il diritto di sfoderare le proprie armi per aprirsi le porte e poi, ancora con calma, aveva mostrato la sua intelligenza e il suo ottimo cervello.
Mr Gray, la stessa domenica, si svegliò anche lui come al solito. Solamente che il suo “solito” era proprio “solito” e il grigiore del suo viso si faceva sempre più grigio. I figli aspettavano la colazione e i gattacci miagolavano. Lui fece un sospiro e si preparò ad affrontare un’altra domenica di Bingo.
Avete messo Mi Piace9 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Fantastico racconto* grazie. Divertente, ben scritto. Tanto tanto piacevole
Grazie Fabrizia☺️ apprezzo tantissimo la tua lettura e il segno del passaggio
Tutto quello che di positivo si poteva dire sulla tua Mrs. Gray è stato detto compiutamente per cui vorrei concedermi di complimentarmi con te per come hai reso Mr.Gray. Non è per niente facile far vivere i personaggi grigi e tu, con questo ometto, ci sei riuscita perfettamente. Quei rossori!
Caro, povero ometto. Londra, agli occhi di chi la visita, vive, ama, odia, può essere totalmente grigia oppure sfavillante. Così è la nostra coppia, uno di qua e l’altro di là. Senza vie di mezzo. Grazie Francesca per la tua lettura 😊
bisogna ringraziare Roberto per averlo riportato su, sarebbe stato un vero peccato perdersi questa elegantissima satira, in perfetto stile british, se mi passi il termine. I sancta sanctorum della piccola borghesia, i suoi incubi, i tic, le piccole miserie e le cefalee: non manca nulla, nemmeno i gatti.
Un tocco di Virginia Woolf, secondo me, qualcosa alla Mrs. Dalloway ma con molta ironia e disincanto.
Ciao Francesca☺️ bello incontrarci, io tu e @LegGoriferito in uno dei miei racconti. Sei troppo gentile e non mi merito certamente tutti i tuoi complimenti. Solamente volevo rendere omaggio alla seconda città che amo di più (😅) e soprattutto a tutte le signore Gray che prendono in mano la loro vita e la sanno trasformare. Perché non c’è mai un momento buono, c’è solamente il momento.
God Bless The Barradeiraccontisopralatimelinedelsito Cristiana, che mi ha dato la possibilità di leggere un altro dei tuoi scritti che mi ero lasciato sfuggire. Ho sempre adorato l’ambientazione merdosetta britannica (se mi concedi questo termine, che io utilizzo con tutto l’affetto che nutro nei confronti degli amici inglesi) e tu l’hai reso alla perfezione. Perfectly Splendid.
Ciao ☺️ che bello incontrarti anche qui e che sorpresa la tua lettura. Anche io adoro quella ambientazione merdosetta e le loro case così merdosettamente adorabili e puzzolenti, umide e che spesso sanno di cacchetta di gatto. Ricordi splendidi legati soprattutto alla giovinezza e ai viaggetti in quella Londra che oggi ai nostri ragazzi sembra quasi inaccessibile. Eppure lei è sempre là, incurante della stupidità umana e pronta a lasciarsi possedere da chiunque.
Ogni riga spinge a leggere quella dopo e immaginavo ogni scena. Merita tantissimo questo racconto
Grazie Giglio. Sullo sfondo c’è Londra, la mia passione, che mi ha ispirata.
Mi sono lasciata avvincere dalla storia di questa donna “grigia” e del suo improvviso risveglio. Solo un atto di coraggio permette di fare un passo avanti. Il sano egoismo, che chiamerei amore per se stessi, è una leva potente.
Grazie Micol per aver letto il mio racconto. Quel sano egoismo che a volte non basta una vita per provarlo…
Che bello quel risveglio senza mal di testa, che fa vedere i colori e aiuta ad uscire dal grigiore! Bel racconto, grazie
Grazie a te, Nyam per il tuo apprezzamento e per aver letto!
“Si ricordò della sua valigia del viaggio di nozze, di colore rosa intenso che le aveva regalato la sua migliore amica, mai riempita di vestiti che non erano serviti a viaggi in posti dove non si era mai recata.”
Bellissimo passaggio…
Ciao Cristiana! Ho letto questo tuo racconto con piacere. Sei stata veramente molto brava a raccontare in maniera semplice i dettagli “grigi” di una vita grigia e monotona di Mrs Gray. La calma e la compostezza con cui prepara la valigia e poi di colpo, già solo passando al nome Anna, mi si aprono tutti i colori. Mentre leggevo, anche se non è specificato, ho immaginato tutta la prima parte anche sotto la pioggia. Dopo, anche se è specificato che non c’è il sole, ho comunque immaginato un raggio di sole entrare nella finestra di Anna, o magari è solo l’effetto del passaggio dal grigio al mondo a colori di Anna. In ogni caso un effetto legato alla tua bravura ad essere riuscita a trasmettermi efficacemente questo cambiamento! Brava!
Grazie Carlo per essere andato oltre il testo! Nella prima parte non ho sentito la necessità di esplicitare le condizioni atmosferiche, mi è bastato descrivere il povero Mr Gray e utilizzare l’assonanza con il cognome per colorare tutto di grigia pioggia. Quando invece Anne apre la finestra, il sole in effetti fuori non c’è, tuttavia la luce è nei suoi occhi che guardano la vita in maniera differente. Io penso che i colori sono dentro di noi, non occorre scomodare la scienza per capire che il colore di quello che i nostri occhi guardano, dipende da come stiamo noi dentro. Ti ringrazio per aver letto
Il racconto fila liscio come l’olio: di più, con la cera Liù. Con la cera Gray era troppo scontato, me ne vergognerei. Per una volta i gatti vengono trattati come gli umani della stessa famiglia: dei “grigi” opportunisti. Mrs Gray oltre le gambe ha qualcosa di più: il cervello. Complimenti: Bingo!
I tuoi commenti sono sempre super graditi! Mi diverte molto il modo in cui usi i doppi sensi. Bella la tua definizione dei gatti (che confesso di amare e di “ospitare” in casa mia). Grazie per aver letto!
Molto bello, mi è sembrato di essere a Londra
E come si fa a non amarla? Grazie per aver letto!
Suscita molta simpatia questo racconto ironico e quasi grottesco, con tanto grigio che sommerge la famiglia Gray. Non potevi scegliere una citta` piu` adatta. Non per niente esiste una tonalita` di grigio “fumo di Londra”. Applausi a Mrs Gray, che finalmente ha deciso di sottrarsi alla monotonia di tutto quel grigiore familiare. E tanti auguri a tutte le donne come Anne, che si risvegliano dal torpore, per camminare sulle loro gambe – piu` o meno belle – valorizzare se stesse, le loro capacita`, l’ intelligenza e i loro talenti.
Ciao Cristiana, un abbraccio.
Mi unisco al tuo augurio e alzo un brindisi! E’ l’ora che qualcosa cambi. Certamente nel mio racconto ho volutamente enfatizzato la situazione, ciò non toglie che il quadretto sia purtroppo quasi la normalità. Grazie per aver letto!