LA FIAMMA CONDIVISA 

La fiamma posta al centro della radura tremolava appena, come a voler sminuire la potenza del vento. Era una piccola fiammella ma potente e il fascio di luce che emanava pareva attirare l’attenzione di chiunque vi posasse lo sguardo. Accanto a essa, vi era un anziano maestro in religioso silenzio e due figure giacevano inginocchiate ai suoi piedi, in attesa di una parola che li motivasse ad agire e desse un senso alla loro presenza lì.

“Non è la fiamma a temere il vento,” disse il maestro Aryan, rompendo il silenzio. “È il vento che, senza volerlo le dà forza o la spegne.”

Surya strinse il pugno. “Maestro, non voglio che nulla annienti la mia forza, proprio come questa fiamma voglio essere saldo e incrollabile.”

Anya, accanto a lui, chinò il capo, turbato. “Io cerco solo di capire perché la fiamma brucia. Cosa le dà vita? Esiste qualcosa che ci sappia condurre nella retta via, illuminando il nostro cuore e il nostro cammino senza che ci consumi?”

Aryan li osservò a lungo, poi si alzò. “Non vi darò risposte che magari sono racchiuse dentro di voi, ma vi mostrerò come cercarle insieme.”

Il viaggio del fuoco

Per giorni, il maestro li guidò attraverso il bosco, fermandosi solo per accendere piccoli fuochi lungo il cammino. Ogni volta ripeteva lo stesso rituale: i tre si sedevano in cerchio, recitando in un sussurro il mantra:

“Quello che dovremmo auspicare e di riuscire ad essere protetti insieme. Che possiamo essere nutriti insieme. Che possiamo lavorare insieme con energia e vigore. Che possiamo sempre avere la lucidità per un apprendimento illuminante e di lunga durata e non generi ostilità tra di noi. Om, pace, pace, pace.”

La prima volta, Surya alzò lo sguardo con impazienza. “Maestro, io non credo che questo basti per donarmi la forza!”

Il maestro Aryan sorrise appena. “Il fuoco che brucia solo per sé stesso è un fuoco che muore presto.”

Anya osservò la cenere che si accumulava attorno ai fuochi spenti e si accorse che formava strani disegni sul terreno, come percorsi intrecciati. “Questi fuochi sono una dimostrazione di come dovremmo agire, sono dei segnali per noi!” mormorò.

La prova della luce

Una notte, Aryan si fermò e li mise di fronte a un’unica fiamma, più grande delle altre. “Questa luce non è mia né vostra,” disse. “È il riflesso di ciò che cercate. Ma ora dovete proteggerla.”

All’alba, un gruppo di stranieri emerse dalle ombre. Non erano amici, e le loro intenzioni erano chiare.

“Cosa proteggerete?” chiese Aryan. “La vostra forza o la vostra fiamma condivisa?”

Surya avanzò per primo, ma ogni colpo che tentava di sferrare sembrava mancare il bersaglio. Anya, però, trovò il ritmo nei movimenti del compagno, guidandolo come un’ombra silenziosa. I due non combattevano da soli, ma come un unico essere. Quando i loro assalitori si ritirarono, Aryan annuì.

La fiamma eterna

“Avete protetto solo voi stessi e la forza che inseguite ma si rivela essere solo uno strumento e non una virtù per diventare uomini.” disse il maestro. “E avete scoperto che il vero fuoco non brucia per distruggere, ma per illuminare.”

Surya e Anya si inginocchiarono davanti a lui. “Abbiamo capito, maestro. La fiamma non è nostra, ma brucia per tutti. Dovremmo abbracciare la condivisione.”

Il vento passò attraverso la radura, alimentando la fiamma senza spegnerla. E con esso, il mantra si levò ancora una volta:

“Che possiamo essere protetti insieme. Che possiamo essere nutriti insieme. Che possiamo lavorare insieme con energia e vigore. Che il nostro apprendimento sia illuminante e non generi ostilità tra di noi. Om, pace, pace, pace.”

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