La Fiamma Dorata

La fiamma dorata era stupenda, e il pensiero che fosse l’unico a vederla lo faceva sentire tanto speciale. I suoi genitori infatti non la notavano nemmeno, le passavano accanto e non facevano una piega, confermando pienamente la sua ipotesi. La fiamma, toccandola, non bruciava, ma aveva la particolarità di rendere tutto ciò che avvolgeva magnifico e ammagliante nel suo splendore. L’unica cosa che aveva notato era che la fiamma avvolgeva solo gli oggetti che avevano un qualche legame, o potenziale legame, col suo futuro; e in particolare con quegli oggetti in cui riponeva le sue speranze per un futuro più luminoso. La fiamma dorata infatti aveva catturato la tastiera musicale, i pennelli e i teli per la pittura, alcuni suoi libri, e una volta aveva visto la fiamma avvolgere la sua palla da basket mentre era al campetto, ma nemmeno i suoi amici l’avevano vista. In particolare si ricordava come la palla s’incendiasse intensamente quando immaginava intorno a sé il pubblico che impazziva al vederlo schiacciare con una mano sopra l’avversario. E si ricordava anche come, una volta ritornato alla realtà da quei sogni a occhi aperti, si sentisse eccitato e motivato a dare il meglio sul campo.

Era da tanto tempo che non giocava a basket, pensò; si ricordava come, nonostante quei sogni, la realtà per lui sul campo fosse sgradevole e come a fatica riuscisse a segnare un paio di canestri, tanto che alcune volte gli altri ragazzi non lo difendevano nemmeno, provocandolo. E quel fuoco dorato rendeva la situazione ancora più dolorosa da accettare, finché un giorno decise di non ritornare più al campetto. La palla da basket era ancora nella stanza, spenta e immobile; ma capitava ancora che, nello spostarla, essa prendesse fuoco e proiettasse quei sogni e quelle immagini delle sue fantastiche schiacciate. A quel punto il dolore tornava a tormentarlo e subito nascondeva la palla dentro l’armadio. Questo però col tempo accadde a molte altre cose e sembrava come se la fiamma e i suoi sogni si alimentassero l’un l’altra, finendo però per consumare così la sua passione e annichilire i suoi sforzi con quel riecheggiare d’immagini gloriose lontane da lui.

Nel tempo la sua stanza si era riempita di oggetti che lo avevano fatto sognare, appassionare, per infine farlo demordere e desistere dal proseguire quelle passioni, togliendogli quei sogni e rattristirlo sempre più. Un giorno, svegliandosi, trovò la camera avvolta da fiamme dorate; lui rimase seduto sul letto, la contemplò per qualche minuto come paralizzato. Un gran dolore affiorò dal suo volto. Ormai non abitava più a casa dei suoi genitori; si coprì il volto con le mani e iniziò a piangere amaramente in mezzo a quel brillante cimitero di sogni ormai andati.

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Discussioni

  1. una crescita che delude: delle aspirazioni rimane solo la luce, la fiamma. Credo che molti di noi si riconosceranno nello stato d’animo che descrivi così bene.

  2. Molto efficace l’idea che hai avuto. In effetti è una cosa che può capitare quella di mettere da parte, per diverse ragioni, i propri sogni. A volte sogniamo cose per le quali non siamo portati, e non c’è niente di male nel riconoscerlo. Se ci dovesse però essere un collegamento fra il narratore e il protagonista di questo racconto, spero solo che la fiamma dorata che avvolge la sua penna lo convinca a non desistere nel continuare ad usarla, perchè credo che saprebbe tirarne fuori molto di buono.

  3. Un’allegoria triste, ma molto significativa. Una rapida discesa nel profondo della propria anima per affrontare le proprie paure e delusioni, per poi, chissà, riemergere sotto una nuova forma.