La fine

Serie: L'ottavo giorno della settimana


“Ehi Tom” disse quasi senza alzare gli occhi.

“Non ti ho visto alla riunione di prima” risposi mentre chiudevo la porta.

L’ufficio del notaio era abbastanza spoglio. C’era qualche foto di famiglia, qualche foto con i figli e qualche attestato. Un tipico ufficio di questo piano. Nessuno aveva personalizzato troppo il proprio ambiente tranne me e qualche altro. Hericksen era un uomo di mezza età che era entrato nella fase del “posso avere anche un po’ di pancetta, tanto ho due figlie e una moglie”. Era l’inizio del declino. Questo era evidente anche esaminando i suoi radi capelli che si ostinava a tenere nonostante ci fossero più cactus nel New Mexico che ciuffi nella sua testa. Gli occhiali lo facevano sembrare ancora più vecchio. Era l’uomo che, esteticamente, non sarei mai dovuto diventare se volevo vedermi ancora allo specchio.

“Non c’ero infatti.”

“Per quale motivo?”

“Avevo da finire di firmare scartoffie.”

“Scartoffie più importanti della mia promozione?” domandai stupito.

“Sì. Erano le mie lettere di licenziamento” disse sorridendo mentre si toglieva gli occhiali.

“Cosa? Per quale motivo te ne vai a sei anni dalla pensione?” chiesi mentre mi sedevo di fronte a lui.

“Perchè ho scoperto che il vecchio Hale si è fatto soffiare dieci milioni di dollari dal primo stronzo che capitava per strada. E non ho intenzione di affondare con lui.”

“Merda Jack, avresti dovuto dirmelo. Ero venuto a parlarti proprio di questo, Cristo.”

“Prendiamoci un bicchiere di whisky” disse lui mentre apriva il mobile bar.

“Quando lo sei venuto a sapere?”

“Ieri sera.”

“Dovevi avvertirmi, cazzo” ero molto deluso da quel comportamento. Tutti stavano pensando a scappare più velocemente possibile ed io ero fregato.

“Avevi già firmato, ti sei già fottuto con le tue mani” rispose mentre finiva di versare il liquido nei bicchieri.

“A questo proposito. Devo trovare il modo di stracciare quei contratti.”

“Non è possibile. Non puoi. Sono inattaccabili.”

“Non lo sarebbero se non esistessero” continuai mentre bevevo un sorso.

“E come avresti intenzione di farli sparire?”

“Una copia è mia, l’altra è di Hale e la terza è tua. Ora queste due possono sparire. Rimane solo quella del vecchio. Che, immagino, sarà in ufficio.”

“No. Sbagli. Non è in ufficio. La vecchia volpe bastarda tiene i contratti nella sua villa. Sai bene che si tratterebbe di almeno tre reati e non credo tu voglia farlo.”

“Merda. Merda. Merda” urlai io mentre lanciavo il bicchiere a terra. I vetri si sparsero ovunque.

“Tom. Sei nella melma fino al collo e sei senza uscita. Affonderai con questa merda. Non c’è scampo. Il vecchio ti ha giocato un tiro studiato nei minimi particolari. Lui sapeva già da tempo. Era strano da un po’ ma non riuscivo a capire per quale motivo. Ora lo so” disse Hericksen poco turbato dalla cosa.

“Deve esserci un modo. Deve.”

“Non che mi venga in mente. Proverò ad escogitare qualcosa. Ora però lasciami lavorare, altrimenti non avrò tempo di trovare un modo prima di andarmene.”

“Okay. Ma tienimi aggiornato.”

Una volta fuori dalla porta mi diressi direttamente alla reception. La donna mi guardò stupita. Per un attimo ebbi la sensazione che non sapesse cosa aspettarsi da me.

“Dica alla mia segretaria di annullare tutti i miei impegni. Mi prendo il giorno libero.”

“Ma non può signore!”

“Sì che posso. Entro fine mese tutti potrete farlo” conclusi uscendo senza voltarmi.

Il mondo stava per crollarmi addosso con un peso mortale. Non ero affatto preparato. Stavo affondando con una rapidità disarmante. Mentre scendevo nel garage incontrai nuovamente Jim. Aveva un’aria trafelata. Forse era in ritardo con il materiale da esporre per la riunione del pomeriggio. Aveva un paio di grandi cartelloni sottobraccio e un tablet. Quasi non mi aveva visto. Speravo non lo facesse ma, invece, mi notò.

“Ehi Tom. Congratulazioni ancora” disse mentre mi superava. Improvvisamente si fermò e si voltò verso di me, poi mi guardò con aria interrogativa.

“Dove stai andando?”

“Oh, ho scordato delle scartoffie a casa. Faccio una corsa e torno subito dopo pranzo. Giusto in tempo per la tua presentazione.”

“Hai un’aria un po’ strana. Per caso è successo qualcosa” chiese pensieroso avvicinandosi, come per indagare meglio.

“No no. Ho solo avuto una piccola discussione con mia moglie. Niente di irreparabile. Tranquillo.”

“Se vuoi parlarne sai dove sono.”

“Certo. Magari questa sera andiamo a prenderci una birra” risposi sorridendo.

“Ci conto. Ho avuto un periodo storto anche io a casa. Mona diceva che vuole avere un altro figlio. Io non credo sia il caso di metterne al mondo un quarto. Ho un buono stipendio ma non credo di poterne sostenere quattro e, soprattutto, di poter pagare il college a tutti loro.“

“Ti capisco Jim. Le donne vogliono figli a ripetizione. Nemmeno fossimo nel 1800. Non abbiamo bisogno di braccianti agricoli, cazzo.”

“Infatti. Abbiamo tre splendidi figli, bastano e avanzano per tutti noi.”

“Sante parole, amico” disse mentre riprendevo a scendere le scale.

“A stasera Tom.”

“A stasera.”

Il sole stava quasi per tramontare e io mi ritrovavo sdraiato sul cofano della mia auto fermo a guardare senza rendermi nemmeno conto che dovevo tornare a casa. Otto lattine di birra si trovavano a pochi metri da me, ovviamente vuote. Non ero completamente fuori di testa ma non nel pieno delle mie facoltà mentali. Quando mi venne in mente di controllare l’orologio rimasi stupito nello scoprire che erano già le sei e venti. Per tornare a casa ci voleva almeno un’ora di traffico. Dovevamo cenare alle sette e mezza. Dovevo muovermi. Lentamente scesi dalla carrozzeria e feci il giro. Entrai in macchina e cercai le chiavi nella tasca destra. Nell’euforia generale le avevo messe a sinistra. Accesi il motore. Stavo quasi per partire ma decisi, per sicurezza, di avvisare di un possibile ritardo mia moglie.

“Kate, forse ritarderò qualche minuto. Sono uscito ora dall’ufficio.”

“Tranquillo. Ti aspettiamo con ansia, Tom” rispose lei allegra.

La birra aveva aiutato a digerire il magone che avevo nello stomaco ma non lo aveva fatto scomparire. Mi sentivo un uomo finito e, mentre facevo retromarcia sullo sterrato, non sapevo che faccia avrei fatto vedendo mia moglie. Dovevo dirglielo. Questo avrebbe posto fine ai nostri sogni di gloria. Forse avrebbe portato ad una crisi il nostro matrimonio. Era l’unica soluzione. Farglielo scoprire dopo, a lavoro perso, era decisamente una pessima idea.

Il viaggio di ritorno fu lungo e faticoso. Rimanere fermo nel traffico immerso nei miei pensieri non aiutava il mio stato d’animo. Mentre guardavo per l’abitacolo della mia macchina, fermo in coda da qualche minuto, vidi una lattina di birra ancora integra. Senza attendere troppo mi chinai e la presi. La aprì e cominciai a sorseggiarla.

“Cazzo Tom. Stai precipitando come un aereo senza motore. Bere birra in macchina. Chi te l’avrebbe mai detto che dopo il college sarebbe successo di nuovo” dissi ad alta voce a me stesso.

Qualcuno bussò al mio finestrino. Mi voltai e guardai una signora anziana che si era sporta dalla portiera per attirare la mia attenzione. La sua espressione da bacchettona diceva già che cosa avrebbe detto. Decisi di tirare giù il finestrino.

“Signore, cosa sta facendo?” domandò quasi arrabbiata.

“Ho sete. Bevo.”

“Una birra?” domandò esterrefatta.

“Esattamente. Ha qualcosa in contrario?” chiesi deciso ad andare fino in fondo alla faccenda.

“Sì, chiamerò la polizia e poi dovrà spiegare a loro che cosa doveva fare con quella birra” rispose lei mentre frugava nella borsa.

“Mi ascolti bene, vecchia bacchettona del cazzo. Questa mattina doveva essere il mio giorno di gloria. Il mio cazzo di giorno di gloria. E non solo non lo è stato ma è cominciata la mia rovina. Il mio capo si è fatto fottere sotto al naso dieci milioni di dollari. Dieci milioni! Si rende conto? Come cazzo è possibile? Non contento di essere uno stupido coglione che si è fatto rubare un patrimonio ha ben pensato di fottermi facendomi diventare socio di questa società di merda che tra un mese avrà chiuso. Così non solo dovrò rimanere ma avrò anche la reputazione fottuta da questa schifezza. E come se non bastasse vado verso i cinquanta e nessuno vorrà avermi dopo aver fatto fallire una società. Questa sera mia moglie dirà che ho sbagliato a rimanere lì quando, due anni fa, ho avuto l’opportunità di andarmene e mi farà sentire un verme del cazzo che deve soltanto strisciare per terra e mangiare merda fino a quando il suo cuore non si fermerà. Quindi è probabile che tra quattro o cinque mesi lavorerò in un fast-food e non potrò vedere i miei figli più di una volta al mese perchè mi considereranno un soggetto pericoloso per lo sviluppo dei miei figli. E ovviamente vivrò in una stupida topaia di merda senza nemmeno acqua calda e aria fresca. Ora se voglio prendere una schifosissima birra mentre sto fermo in fila con la mia macchina in leasing credo di averne proprio il sacrosanto diritto.” La donna mi guardò esterrefatta per qualche istante. Scrutò la borsetta e poi il marito, altrettanto stupito, poi ritornò a me e alzò il finestrino.

Serie: L'ottavo giorno della settimana


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