La gelosia dei bulli

Serie: Erasmus


Nelle settimane successive Andrea e Arja fecero sesso ogni volta che ne ebbero l’occasione, tanto che, ormai, la ragazza lasciava regolarmente un cambio d’abiti e lo spazzolino nell’appartamento di Andrea.

Arja aveva trovato in Andrea un ragazzo dolce, romantico e sensibile che la coccolava e le dava tante attenzioni, senza essere per questo geloso o invadente.

Andrea, dal canto suo, era finalmente felice e appagato. Con Arja aveva scoperto l’amore in tutte le sue più intime forme. Amava come la ragazza riuscisse a farlo uscire dal suo guscio di timidezza e gli facesse acquisire sempre più sicurezza di sé. Era diventato più socievole, più allegro, più spigliato e simpatico.

Era innamorato.

Il mese di ottobre passò rapidamente tra gite nei boschi, concerti e romantiche cenette preparate da Andrea.

Novembre diede un assaggio d’inverno con il suo freddo polare, e, come risvegliato da un sogno, Andrea dovette dedicare più tempo allo studio in vista degli esami. Il progetto con Pavel languiva da tempo. Dopo l’entusiasmo iniziale e i primi calcoli e test fallimentari, entrambi si scoraggiarono e si dedicarono ad altro.

Per metà novembre era attesa la prima neve della stagione.

In una di quelle fredde serate di attesa, Andrea si stava preparando per uscire con Arja, dopo che ebbe passato la giornata in biblioteca a riprendere in mano il progetto della monoposto.

Era tornato da poco e, dopo la quotidiana videochiamata con i suoi genitori, ancora ignari dell’esistenza di Arja, Andrea si apprestava a fare la doccia quando bussarono alla porta. Guardò l’orologio. Ian e Pierre erano ancora impegnati in un evento su Call of Duty, andò ad aprire sperando fosse una sorpresa di Arja. Si eccitò subito al pensiero di una doccia con lei.

Aprì e restò terribilmente deluso.

«Ciao Pavel, come va?» disse gentilmente ma la vera domanda che avrebbe voluto fare era “Ciao Pavel, che cazzo vuoi?”

Il ceco entrò con aria torva dentro, senza invito.

Fuori si gelava ma lui aveva appena un giacchettino sopra la T-Shirt. Andrea era giunto alla conclusione che si faceva di steroidi, non era possibile non sentisse freddo.

«Sono nella merda» esordì Pavel. «Mi devi aiutare, non so a chi altro chiedere, sei l’unico veramente mio amico.»

Andrea, sorpreso, cercò nei suoi ricordi il momento in cui gli aveva lasciato intendere che fossero più che compagni di laboratorio.

Pavel aprì l’armadietto all’ingresso e agguantò il giubbotto.

«Andiamo, ti offro una birra» disse lanciandoglielo.

Andrea lo prese al volo e ancora confuso fu trascinato fuori da Pavel.

Mentre il ceco camminava spedito, Andrea arrancava dietro, quasi trottava per compensare i venti centimetri d’altezza che avevano di differenza.

«Pavel, non ho molto tempo, stasera devo uscire con la mia ragazza» urlò a quella montagna Andrea.

Pavel si girò appena.

«Con Arja, lo so, è proprio questo il mio problema.»

Andrea si fermò, incredulo. Riprese a correre dietro Pavel e balbettò una richiesta di spiegazioni.

Pavel lo ignorò e lo trascinò dentro una bettola dove vendevano birra economica.

Si sedettero in un lurido tavolo di legno inciso e pieno di disegni, la maggior parte volgari.

Pavel svuotò in un sorso il suo boccale mentre Andrea prese appena un po’ di schiuma.

«Tra me e Karo non va molto bene, anzi va proprio male» disse Pavel pulendosi con la manica della giacca.

Andrea alzò le sopracciglia, come a dire “che novità” ma per sua fortuna Pavel non coglieva bene i segni.

«Mi ha lasciato, ma ho provato a farla tornare da me, solo che…solo che quando l’ho vista con quell’egiziano di merda io…io» le vene attorno al collo di Pavel si gonfiarono e Andrea temette che gli avrebbe lanciato il bicchiere in faccia.

«Altra birra!» urlò Andrea.

Pavel bevve ancora e si tranquillizzò, per gli standard di un mediterraneo passionale.

«Ha iniziato a frequentare un egiziano, un certo Abdul. Sono andato da lei e le ho chiesto di tornare con me, che sarei cambiato, che sarei stato meno geloso.»

Andrea ascoltava ansioso, avrebbe voluto controllare l’orologio ma ne aveva il terrore.

«Mi ha riso in faccia, quella troia mi ha riso in faccia, mi ha insultato in quella merda della sua lingua e io non ce l’ho fatta, le ho dato uno schiaffo per chiuderle quella bocca da puttana.»

Andrea, se fosse stato più alto e coraggioso, avrebbe voluto prenderlo a colpi solo per la leggerezza con cui aveva ammesso quella violenza.

«Pavel…» sospirò, cercando le parole giuste per far capire a quel gorilla con il cervello compresso la gravità della cosa.

«Lo so, ho sbagliato, le ho chiesto scusa ma è entrata la tua ragazza.»

Andrea lo guardò non sicuro di voler sapere il seguito.

«Quella…Arja» si trattenne «ha subito difeso Karo e ha minacciato di chiamare la polizia se solo avessi provato ad avvicinarmi di nuovo a lei.»

Andrea calmò il suo respiro, da quel tizio si aspettava qualunque cosa.

«Ti prego, devi aiutarmi, parla con Karo, io sono disperato, te lo giuro, farei di tutto per lei. Di tutto.» levò la birra davanti e iniziò a piangere piegato sul tavolo, nascosto tra le potenti braccia.

Questo Andrea non se lo aspettava.

Si guardò attorno imbarazzato. Gli altri clienti, per lo più motociclisti dall’aspetto poco rassicurante, li fissavano come un inglese snob avrebbe fissato un americano campagnolo.

Andrea sorrise e a gesti rassicurò i presenti.

Poi, come se stesse per accarezzare un leone ferito, appoggiò la mano sulla possente e calda spalla di Pavel.

«Farò quello che posso.»

Pavel alzò la testa e tra le lacrime ringraziò Andrea, prima di trasformare il suo viso in una smorfia di rabbia e violenza.

In un tavolo, Jérémie, il ragazzo belga di origini congolesi, e due suoi amici guardavano il ceco e ridevano senza freni.

Pavel si alzò come una furia, rompendo il boccale di birra e si avventò contro il belga.

«Che cazzo hai da ridere, negro di merda!» urlò mentre gli dava un pugno in faccia.

Gli altri due difesero l’amico e ruppero i loro boccali contro Pavel, che manco li sentì.

Nacque una scazzottata impari: un Pavel furioso contro tre uomini.

Quando intervenne la polizia, chiamata da Andrea, ci vollero quattro agenti per portare via Pavel. Altri agenti misero in stato di fermo anche Jérémie e i suoi amici, gonfi in volto ma miracolosamente vivi.

«Anche quel nanetto» disse il barista indicando Andrea. «Sta con quella bestia e filmava tutto con il cellulare.»

«No! Ehi vi sbagliate, sono stato io a chiamare la polizia, fermi!» urlò Andrea mentre gli mettevano le mani dietro la schiena e lo portavano fuori. Le volanti con Pavel e gli altri ragazzi erano già partite.

Quando arrivò alla stazione di polizia fu sbattuto nella cella assieme a Pavel, tornato umano e che piangeva con la testa raccolta.

«Io dico che voi cinque ora ve ne state qui tutta la notte a sbollire la rabbia, poi domani mattina vediamo che fare di voi» disse un sergente osservando i ragazzi.

Andrea, con le mani aggrappate alle sbarre implorava di farlo uscire.

«C’è stato uno sbaglio! Io non ho fatto alcun filmato, controllate il cellulare, vi prego fatemi uscire! Ho un appuntamento! Io devo uscire! Fatemi almeno chiamare la mia ragazza, vi prego!»

Il sergente lo ignorò ed uscì.

Le luci si spensero.

Andrea continuò ad urlare al buio per qualche minuto, invano.

Passò la sua prima notte in cella. La notte più lunga della sua vita e in testa aveva un solo pensiero: Arja.

Serie: Erasmus


Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Capita di essere coinvolti in situazione impreviste, la vita riserva sempre delle sorprese. Un nodo di trama estremamente efficace che apre diverse strade: dove porterà questa notte da “leoni”? Andrea oramai è stato infilato fra due fuochi, anche se credo che tutta la sua solidarietà andrà a Karo e dovrà prendere una posizione netta

  2. “«Anche quel nanetto» disse il barista indicando Andrea. «Sta con quella bestia e filmava tutto con il cellulare.»”
    Ma esattamente il barista cosa si era fumato? Comunque, mai andare in un bar con un tipo come Pavel, piuttosto offrigli una birra a casa 😂 molto interessante anche questo episodio… sto già cominciando a fare tristi ipotesi sull’esito di questa storia

  3. Mi dispiace per Andrea che e` davvero un bravo ragazzo: un tipo cosi` sarebbe il mio figlio ideale. Il colpo di scena dell’ arresto, pero` ci voleva, per smuovere un po` le acque della narrazione; altrimenti rischiava di diventare melensa. Si sa gia` che la storia finira` in tragedia. Per un personaggio come Andrea il mio senso materno sarebbe piu` appagato con un finale da favola ma, si sa, la vita, a volte, riserva brutte sorprese anche ai bravi agazzi. Sono certa che ci sorprenderai ancora.😉

    1. Verissimo, forse ho impiegato troppo tempo ad entrare nel vivo della storia ma volevo provare a definire bene i personaggi principali. Più che un thriller sembra un teen drama fino a questo momento, ma dal prossimo episodio si tornerà sul crime come promesso e anticipato con il primo episodio.