
La Grande Cascata
Serie: Lin
- Episodio 1: Il Mito
- Episodio 2: La Promessa
- Episodio 3: La Nascita
- Episodio 4: La Grande Cascata
STAGIONE 1
Lin imparò a leggere molto prima di ogni bambino umano, e camminava goffamente sulle sue gambe tozze dopo pochi mesi da quando uscì al mondo dall’uovo. «Non sono mai stato qui.» Si guardò attorno, girando la testa sproporzionata sul piccolo collo cicciottello. «Lo credo, siamo nella Biblioteca di Alhambaran.» replicò Diana, sgranando gli occhi e muovendo le braccia per ottenere lo stupore del piccolo Alua. « Questa è la Sala dei Nodi Occidentali, qui dentro trovano rifugio storie inimmaginabili.» La voce della ragazza si fece acuta in un’espressione del corpo e del viso quasi estatica. «Quando sarò capace di leggere bene?» Cinguettò l’Alua, seguendo la sorella attraverso il corridoio austero dei leggii. «Sino a ieri stavi in un uovo! – ridacchiò – Passo dopo passo, con costanza, ci riuscirai, ma abbi pazienza.- Profferì con aria saccente- Guarda, Lin!» Diana alzò l’indice verso un cornicione ligneo della parete. Lin sgranò gli occhi: «Accidenti, sono uguali ai disegni di Johanna!» Una fila di incisioni snodatesi da movimenti di spirali davano vita a forme intarsiate flessuose ed eroiche al tempo stesso. «Ti avevo detto di averli già visti quei disegni.» Gorgogliò compiaciuta Diana. «Sai come funzionano queste incisioni?» La ragazza puntò l’indice, seguendo le linee degli intagli che s’incurvano in riccioli e ghirigori. Lin cercò di seguire la mano della sorella con la sua testa sproporzionata, non aveva alcuna idea di cosa stesse parlando, ma la sua attenzione era focalizzata su ogni sillaba discesa dalle sua labbra. «I maestri incisori sono Sciamani di livello molto avanzato.» Riprese lei «Da millenni adornano gli ambienti in cui i Lignaggi trovano rifugio.» Alzò una mano innanzi al suo viso e con un agile movimento dell’altra passando un polpastrello fra le dita, ne tracciò il contorno. Gli occhi del fratello si aggrottarono in un’espressione incuriosita. «Questo è il primo segno, Lin. -Il piccolo Alua indugiava nell’enfasi del momento che trasudava da ogni parola della sorella- La mano, cinque dita. Prima delle Guerre d’Ampliamento gli spiriti Sciamani Virgosguli mostravano le cinque dita delle loro mani quando s’incontravano con gli Spiriti dei Lignaggi Fratelli, In tal modo dichiaravano di essere incarnati nella specie umana. Gli Alua facevano altrettanto. Guarda.» Indicò a quello che negli intarsi erano due sagome di mani, l’una innanzi all’altra, con le cinque dita aperte. Una mano sembrava più grande ed era chiaramente umana, l’altra minuta, dalle dita in apparenza esili, connesse a un piumaggio sottile, era Alua. «Significa che questo cornicione è un accesso, quel limite che i Lignaggi chiamano la Grande Cascata.» Pontificò, compiaciuta del suo sapere. «Tutto ciò che vedi intagliato su questo legno è vivo, Lin!» Lin tentennò, cercava di seguire le parole della sorella guardando con attenzione ora la sua mano Alua, ora quella intarsiata così piccola innanzi a quella umana. «Gli Spiriti che stanno nel cornicione, sono quelli che uno Sciamano trova in quella parte di Ebhundai, oltrepassandolo. Come nel manoscritto di Johanna, nel capitolo sull’Abbazia degli Psicopompi, ricordi? Fra gli intarsi dei frontoni principali dell’Abbazia giacciono gli Psicopompi, entità che sorvegliano l’accesso agli Oceani Superni. Si svegliano dalla roccia e accorrono quando uno Spirito malevolo attacca la Nave delle Anime. L’Abbazia è un accesso fra questo e l’altro mondo, perciò gli Psicopompi pattugliano l’etere, celati negli intarsi. Credo che anche la Biblioteca sia qualcosa di simile.» «Qualcosa come l’Abbazia?» Diana annuì alla domanda del fratello che si guardava stupito e un poco intimorito attorno, fiera delle sue conquiste di sapienza.

Tavole Gialle, all’interno della Grande Cascata: “[…]Innanzi alle pallide iridi dei maestri ostili/ assisi nella loro nube nera/ l’esercito dei Massacratori marcia/ al seguito della Scimmia Nascosta.[…]” [da: Canto per i Maestri delle Trasformazioni]
Una voce grave e densa percosse l’etere della sala, riscaldandolo: «In realtà furono i Maestri Incisori a ispirarsi con le miniature all’interno del Manoscritto di mia sorella.» Maestoso e solitario comparve Seamus, gli occhi più brillanti del ghiaccio nella notte del vecchio patriarca perforarono l’aria legnosa nei vapori del tempo aleggianti fra gli antichi scaffali. Lin indietreggiò, atterrito dalla fluente massa canuta della barba e della chioma del Virgosguli che avvolgeva la sua testa, rendendo l’uomo simile a un leone o a un orso. Nessuno dei due giovani aveva mai incontrato il più vecchio Uomo di Medicina fra gli Sciamani Virgosguli. Diana tentennò, ma non rimase immobilizzata dallo stupore come suo fratello. «Cosa fate qui, non siete troppo giovani per avere accesso a questi luoghi?» ruggì il Vecchio. Diana pur provando un’ancestrale suggestione per la figura avvolta in una bianca magnificenza, non temette nel rispondere: «Avete ragione, Signore, ma sono stata giudicata idonea, nonostante non abbia ancora raggiunto l’età stabilita, a consultare i documenti di questo luogo. Nessuno fra gli studenti dell’Accademia è in grado di studiare l’Opera di vostra sorella, il Manoscritto della Grande Cascata.» Estraendola dal suo astuccio, avanzò una lacca rosso vivo sotto gli occhi pungenti dell’uomo. Il Vecchio non fece neppure attenzione a quell’oggetto: «E tu, invece, saresti in grado di comprendere l’anima della Grande Cascata?» «Oh, no, Signore, chi mai potrebbe? Sono così irraggiungibili i confini di un’anima come lo è l’inafferrabile Logos.» «Ti conosco, Diana ev’a Kargaard degli Adanei, sei figlia di tua padre, l’orgoglio sembra voler esondare dal tuo petto. Non sono prodighi di umiltà i Kargaard, essi sono così. A quanto pare il sangue di tua madre non basta a tacitare quell’impeto.» «Ed è un male, secondo voi, tutto ciò, Signore?» Replicò senza indugi Diana. «Dovrebbe esserlo, un male? Tu non conosci gli esiti in cui si sta versando questa famiglia, inseguendo la stessa passione che ti divora, dilagherà presto nelle nebbie di oscuri desideri; allora quell’orgoglio diverrà una trappola.» «Non mi metterò in trappola, statene certo.» il Vecchio non le rispose e si rivolse verso Lin: «Lui mi pare troppo piccolo per aiutarti nei tuoi studi.» Non trasmise il minimo interesse per il fatto che fosse l’unico giovane Alua nel suo mondo. «In effetti, Signore, mi accompagna, perché gli sto insegnando a leggere.» Replicò Diana cercando di non aver indugi innanzi alla soggezione che l’avviluppava. Lo sguardo del Vecchio torreggiò sui due: «Quale argomento nella Grande Cascata ha attratto in particolar modo la vostra attenzione?» Lei, senza sottrarsi al piglio inquisitorio: «Fra tutti i capitoli, signore, ecco, sono rimasta affascinata dalle notizie circa il Signore degli Almanacchi.» L’anziano Virgosguli inarcò le sopracciglia folte e bianche: «Si tratta d’un argomento non adatto alla tua iniziazione, il tuo Spirito è impreparato per affrontare quell’entità.» Sul volto di Diana si accese una luce di fierezza: «Ho una media piuttosto alta rispetto al resto degli studenti, signore. Mi sono meritata ogni singola lettera impressa su questo sigillo.» Avanzò la ceralacca sotto gli occhi del Virgosguli. Lin invece sembrava non voler avere nulla a che fare con quegli occhi duri e simili al diamante che lo scrutavano. Con un passo cercò di nascondere il suo piccolo corpo dietro la sorella. «Non potrai accedere alle pergamene che riguardano il Signore degli Almanacchi, l’Abitante che le custodisce non te le farà trovare. Ogni tuo tentativo di recuperarle dagli scaffali risulterà vano. Esse ti scompariranno fra le mani.» «Ho il sigillo del Preside, annullerà ogni effetto del custode Abitante.» il Vecchio sogghignò: «Neppure Dārmien può annullare l’opera di quell’Abitante.»
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