La guerra 

Serie: Una nuova Terra


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: I terrestri sono sbarcati su Tiger 72 con il "Progetto Nuova Terra" che ha come unico obiettivo la colonizzazione del pianeta. Fallita ogni negoziazione, la guerra è imminente. Matthew viene arrestato dal Generale Moore e messo sotto la custodia dello Sceriffo Rider.

Lo Sceriffo Rider era un colono, un uomo non troppo diverso in tutto dal Generale Moore, se non per il solo vizio di bere. Aveva ricevuto da quest’ultimo l’ordine di tenere sotto custodia Matthew. Data l’assenza di prigioni nel villaggio terrestre di New Rome, le conseguenze di tale ordine si erano tramutate per il giovane biologo in un arresto domiciliare. Matthew, infatti, era tenuto prigioniero, con polsi e caviglie legate da due manette, nella casa dello Sceriffo Rider.

Rider stava finendo di prepararsi la cena e Matthew era seduto sul pavimento della sua casa. Si era cucinato della carne alla brace e, da buon carceriere, ne aveva data un po’ a Matthew insieme ad un pezzo di pane, dell’insalata e un bicchiere di acqua. Rider, seduto al tavolo aveva ormai consumato la sua cena e bevuto la sua bottiglia di vino rosso, che faceva parte delle scorte alimentari che i coloni avevano portato dalla Terra. Il suo tono e il suo modo di parlare ricordavano quelli del Generale Moore. «Caro mio biologo, ormai è questione di giorni, liquideremo l’intera faccenda di questo popolo Roti come? Non mi ricordo mai! Questo è un posto dove si possono fare soldi a palate, caro mio! Quel minerale che c’è qui nel sottosuolo, il “Kolban”, si può vendere sulla terra a 1000 dollari al kg!» stappò un’altra bottiglia, quante gliene erano rimaste ancora? e si versò altro vino nel bicchiere «per non parlare delle case che costruiremo qui a bassissimi costi e venderemo a prezzi stratosferici agli acquirenti sulla Terra. Eh già, sembra che tutti ora vogliano venire a vivere qui su Nuova Terra: giovani, fidanzati ed intere famiglie. Beh, non mi sento certo di biasimarli, chi non vorrebbe vivere una nuova e diversa avventura su un pianeta, lontano anni luce, con un ambiente così simile al nostro?» Matthew, che provava per Rider lo stesso ribrezzo che nutriva per Moore, lo stava ad ascoltare, lo Sceriffo continuò «e anche tutto questo si tradurrà in smisurati guadagni per le agenzie immobiliari della terra che hanno già deciso di investire su questo pianeta! Ma c’è da risolvere il problema di questi selvaggi che vivono qua, questi Rotikawa» smise di parlare per qualche secondo strusciandosi il viso con una mano, il vino doveva aver cominciato a fare qualche effetto «sarà una guerra lampo, in meno di ventiquattro ore stroncheremo ogni velleitario tentativo di resistenza di questa gente! Ma dovremo rimandare tutto di qualche giorno. Siamo venuti a sapere che gli anziani e i bambini Rotikawa sono stati portati nei boschi di non mi ricordo dove» si stropicciò di nuovo gli occhi «il nostro Generale ama i bambini. Possono sempre essere venduti a chi, sulla Terra, non può avere figli o rappresentare una manodopera giovane e redditizia da impiegare qui nell’estrazione del “Kolban”. Sarebbe un vero peccato rischiare di farli crepare nei boschi!» «Maledetti, maledetti bastardi!» gridò Matthew. 

Si, era vero, Trevor, aveva detto, già da alcuni giorni, agli anziani e ai bambini di lasciare Espero per dirigersi ad Est verso i boschi Nascirin, da dove poi proseguire verso il confine estremo con il lato buio e freddo del pianeta, con l’ordine di rimanervi fino al termine del conflitto e di non fare più ritorno ad Espero, se le cose fossero andate per il peggio. Lì avrebbero provato, in qualche modo, a sopravvivere, lontano dalle ingerenze dei coloni. Il resto della popolazione, con le armi, si sarebbe concentrata a Nord sulle montagne rocciose di Kauramel. In definitiva, Trevor voleva spostare la battaglia in una zona di campo più favorevole ai Rotikawa. Bisognava raggiungere Trevor per avvertirlo e trovare una soluzione al più presto, ma come?

Rider, ubriaco, si era addormentato con la faccia tra le braccia appoggiate sul tavolo. Matthew strisciando sul pavimento raggiunse il tavolo sopra il quale Rider si era pesantemente addormentato. Riuscì ad alzarsi in piedi e a sfilare dalle tasche del giubbotto dello Sceriffo le chiavi per liberarsi dalle manette, che gli tenevano legati i polsi e le caviglie. Era libero! Uscì dalla casa eludendo alcuni soldati e, mischiandosi tra gruppi di coloni, lasciò il villaggio terrestre di New Rome dirigendosi, correndo più forte che poteva, verso Espero. Arrivato lì, raggiunse la casa di Lura, lei sobbalzò e corse ad abbracciarlo. «Matthew, allora sei vivo! Come stai?» «Io sto bene Lura. Dove è Trevor?» le rispose Matthew. «È sulle montagne Kauramel, insieme a tutti gli altri. Qui non è rimasto nessuno, io stavo giusto per raggiungerli. Sono felicissima di rivederti!» «Anche io sono felice di rivederti, ma non c’è tempo da perdere dobbiamo raggiungere Trevor e gli altri. Andiamo, ti spiegherò per strada!»

Matthew e Lura si diressero verso le montagne rocciose di Kauramel. Giunti ai piedi di un pendio incontrarono alcuni Rotikawa che gli intimarono di fermarsi. «Sajgiurj, siamo noi, portaci subito da Trevor, presto!» disse Lura.

La resistenza Rotikawa era composta da poche centinaia di uomini e donne, armati di lanciagranate e fucili d’assalto. Trevor, dopo aver ascoltato ciò che lo Sceriffo Rider aveva raccontato a Matthew, ordinò di tornare alla città di Espero per poi proseguire, quella stessa notte (“giorno-notte”) fino ai boschi Nascirin. «Non ci resta, a questo punto, che spostare lì il campo di battaglia!» disse.

Quando Trevor, Lura e Matthew, insieme a quello che si sarebbe potuto definire l’esercito Rotikawa, raggiunsero l’altopiano di Espero non poterono credere alla vista dei loro occhi. Una moltitudine di persone armate delle più sofisticate e potenti armi si era radunata in prossimità delle porte della città. «Sapevo che sarebbero arrivati!» disse a voce alta Trevor. Si trattava di persone dalla fisionomia, dai tratti somatici e dal colore della pelle più disparati. Si sarebbero potute identificare origini asiatiche, latinoamericane, africane e persino europee. Erano i discendenti di popoli e minoranze etniche che avevano subito, nel corso dei secoli, atrocità ed ingiustizie simili a quelle subite dai Rotikawa, nonché i successori di dissidenti politici che avevano lottato contro regimi totalitari, ai quali i “Signori del Cielo” avevano concesso un’altra possibilità: quella di poter vivere secondo i propri costumi, la propria cultura e i propri valori, in un nuovo mondo, un pianeta lontano e sperduto dell’universo. I “Signori del Cielo”, avevano fornito loro armi sofisticate e potenti, affinché essi si fossero, all’occorrenza, potuti difendere. L’uso che questi nuovi popoli avrebbero fatto delle armi fu pensato e sperato nella mente dei “Signori del Cielo”, come strumento a difesa (e non di offesa) della giustizia, dell’armonia, della propria sopravvivenza ed esistenza.

La battaglia, nessuno può ancora dire se la guerra, fu vinta dai Rotikawa e da suoi inaspettati alleati. Quest’ultimi, erano i Nauari e gli Haramasi che vivevano più a nord e i Pentaforze e i Calundi che abitavano a Sud. Pur sapendo, quasi per certo, di non essere l’unico popolo che viveva nella “fascia abitabile” del pianeta, i Rotikawa avevano vissuto per undici secoli in totale solitudine, senza cercare un minimo contatto con altre popolazioni che potevano abitare il pianeta (la cosiddetta “Zona Terminator”). Quando i primi coloni arrivarono su Tiger 72, Trevor organizzò due spedizioni, una oltre le montagne rocciose di Kauramel con a capo Saníco e l’altra nella “Regione dei Laghi”, in direzione dei “Grandi Crateri”, guidata da Karamat. Al loro ritorno, circa un mese dopo la loro partenza, Saníco e Karamat raccontarono di aver incontrato due popolazioni, i Nauari e i Pentaforze i quali si sarebbero uniti nella lotta contro una colonizzazione del pianeta da parte dei colonizzatori terrestri. I Nauari e i Pentaforze, poi, avrebbero preso contatti, rispettivamente, con gli Haramasi del Nord-Est e i Calundi che vivevano a Sud-Est. Tutte queste popolazioni si sarebbero organizzate, nel più breve lasso di tempo possibile, per raggiungere i confini Rotikawa e prepararsi a fronteggiare una resistenza contro una probabile invasione terrestre.

Al termine della battaglia tutti gli alleati del Popolo Rotikawa fecero ritorno nelle loro terre. Numerose furono le perdite, i morti e i feriti da entrambe le parti. Nonostante il conflitto fosse iniziato lontano da Espero, molte case della città furono danneggiate. La guerra aveva lasciato macerie dalle quali, ora, il Popolo Rotikawa doveva ripartire. I coloni ritornarono con la coda tra le gambe sulla terra; anche alcuni Rotikawa li seguirono, forse attratti dal progresso di un mondo lontano capace di generare egoismo e distruzione ma ancora in grado, malgrado ciò, di farsi in qualche modo amare. Il Generale Moore perse la sua vita in battaglia mentre dello Sceriffo Rider non si ebbero più notizie.

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